I RIBELLI, FRUSTRATI, ACCUSANO CHI NON REAGISCE. E SBAGLIANO

Immagine di copertina: Possiamo anche rimanerci male, ma ciò non ci autorizza a prendercela con chi non reagisce, come ci aspetteremmo, ai propri aguzzini. Perché non tutti sono al meglio delle loro condizioni, ma anche perché forse abbiamo sbagliato noi (Composit di Guido De Simone)

 

Prendersela con chi sembra paradossalmente impermeabile ai nostri accorati allarmi è un nostro meccanismo di autodifesa. Ovverosia, è un modo per rendere più sopportabile la frustrazione di non essere ascoltati o capiti. Certo, è una reazione umana e comprensibile… ma è anche e soprattutto un pessimo errore.

di Guido De Simone

 

Un caro amico di Milano, molto attivo nel cercare di aiutare le persone a capire in quale guaio siamo tutti, mi ha mandato un messaggio che esprime il suo sconforto di fronte all’apparente inedia dei suoi concittadini.

Riporto le sue parole:
«Guido… il mondo vuole solo calci in culo…».
Parole che denunciano la sua perplessità, sconcerto ed impotenza di fronte ad una specie di inspiegabile autolesionismo, pur di evitare la frustrazione di ammettere di essere stati abbondantemente manipolati da molto tempo, forse da sempre.

 

La mia risposta

Il problema è che da molto tempo, decenni, le persone sono state abituate a prendere prima piccoli buffetti sul sederino, poi calcetti, poi calci veri e propri, sempre più forti, fino a quelli attuali, per lo più vere e proprie sodomie pure dolorose, dolorosissime.

Ciò non significa che le persone che subiscono tutto ciò lo amino , ma solo che non vedono da decenni alternative.

In sostanza, sono senza SPERANZA.
E se ti levano la speranza, proverbialmente “l’ultima a morire”, sopravvivi, ma non vivi.

La terapia per uscire da tale TRAPPOLA è la stessa che verrebbe utilizzata per un individuo depresso, che infatti preferisce paradossalmente rimanere nella sua depressione piuttosto che affrontare un mondo diverso ma “probabilmente” peggiore.
“Peggiore” proprio perché è il depresso, nel suo stato mentale negativo, a temere il peggio… Ora, si immagini quanto più un depresso tenderebbe a chiudersi, quasi a rifugiarsi, nella sua depressione se perfino il medico o una persona fidata gli raccontasse che fuori dalla sua depressione il mondo è molto peggiore! E per ottenere questo era sufficiente ottenere il controllo dei mezzi di informazione, i media principali.

Foto: il concetto di inquinamento e riscaldamento globale è basato su problemi concreti, ma ingigantiti a dismisura per imporre, in nome della conseguente EMERGENZA, regole draconiane che spazzano via diritti e libertà conquistati a duro prezzo nei secoli (fonte: www.ilmanifestoinrete.it)

Alla luce di ciò, va tenuta presente la propaganda che impera nel mondo – e in particolare nel cosiddetto “Occidente” – da ormai oltre 50 anni: che il mondo è in “pericolo” e che la situazione potrebbe essere peggiore… Ma che il governo è lì, imperituro e inamovibile, per “difenderci”, ovviamente!

Una strategia comunicativa iniziata negli anni ’70, con due tattiche:
1) o ingigantendo un pericolo marginale,
2) o inventando di sana pianta minacce spaventose.

Ma comunque è da allora che, chi più chi meno, molte delle società occidentali sono prigioniere di una quasi perenne “EMERGENZA“.

E tale propaganda è sempre a cura o sotto la regia (spesso coordinando gli esperti assoldati allo scopo, per essere più convincenti) di chi così, sfruttando tale strategia manipolativa, il potere o lo conquista, o lo tiene e mantiene sotto il proprio controllo, terrorizzando la gente con un mondo pieno di “EMERGENZE”.

Foto: Gli anni ’70 in Italia furono denominati gli “Anni di Piombo”, quando la nazione fu tenuta ostaggio del terrorismo che giustificò le prime “eccezioni” alla Costituzione Repubblicana, Da allora, le EMERGENZE si sono succedute, anno dopo anno, anche a danno della Costituzione.
Foto: Il vero attaccante esce allo scoperto, a conferma che l’Ucraina è solo la sua esca e agnello sacrificale, come ultima delle EMERGENZE nel tempo (fonte: farodiroma.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli allarmi succedutisi sono tra i più variegati: «Se non facciamo tutti così:

  • il clima ci si rivolta contro!
  • I virus ci distruggeranno!
  • L’inflazione ci mangerà tutto!
  • La “democrazia”, in base alla quale voi ci avete “liberamente” scelti, sarà solo un ricordo!
  • I terroristi ci sconvolgeranno l’esistenza!
  • La Russia ci travolgerà!
  • Il cibo non basterà per tutti!
  • Il pianeta sarà finito e tutti noi pure!
  • Ecc., ecc., ecc.!».
Foto: L’EMERGENZA e la conseguente motivazione è la protezione della popolazione da un “pericolosissimo” virus, poi rivelatosi poco più di un virus influenzale cinicamente ingegnerizzato per essere più aggressivo fonte di paura, così da motivare l’uso di uno pseudo-vaccino sperimentale altrimenti proibito dalle leggi internazionali. Conseguenza: tutti con la museruola in faccia (contro la legge) e tutti obbligati a controlli di ogni tipo, minando ogni libertà e, peraltro, distruggendo una prima parte dell’economia locale.
Disegno: dal servizio giornalistico di Byoblu Tv (televisione indipendente) sull’uso improprio del cosiddetto “Green Pass”, peraltro gestito dall’Agenzia delle Entrate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo ripeto: alcune minacce sono solo ingigantite a dismisura in maniera decisamente irrealistica, altre sono letteralmente inventate o montate ad arte o, per meglio descrivere le ultime “armi” messe in campo, ingegnerizzate in laboratorio.

Ma l’effetto è lo stesso: EMERGENZA è sinonimo di PERICOLO e di conseguenza di PAURA.
E, pur di essere salve, le persone si adeguano al calcio nel “di dietro” e poi pure alla sodomia più dolorosa: è “LA STRATEGIA DEL MALE MINORE”.
E, com’è fin troppo visibile, funziona.

E funziona ancor più se nessuno è all’altezza di offrire un’alternativa credibile.

Su questo mi sembra opportuno ribadire ciò che cerco di spiegare a tutta la Società Civile italiana da oltre due anni:
Non è con un “Fronte del DISSENSO” che si convince la maggioranza della popolazione. E il motivo è semplice:  avendo finora subìto, non ama e rifiuta ulteriore conflittualità. Pertanto, non è la PROTESTA ciò che li convincerà

Ho semplicemente suggerito che si cominciasse con l’adottare almeno dei termini più COSTRUTTIVI, per esempio definendosi come il “Fronte del CAMBIAMENTO“, che già qualcosa di accettabile annuncia, ma soprattutto poi se, al di là delle parole, si dimostra con obiettivi precisi e credibili, quale è il cambiamento che si propone.
Comunque, sarebbe almeno una PROPOSTA e non solo una PROTESTA.
Senza dimenticare che è ben più facile che la protesta possa essere accusata di pericoloso disfattismo da parte di chi vuole mantenere lo status quo.

Ma questo era solo un inciso, perciò torniamo al problema di fondo: la depressione individuale e, come vedremo tra poco, la depressione sociale.

 

A tutto c’è rimedio

Da uno stato di depressione sociale, per quanto pesante possa essere, se ne può uscire, come dalla depressione del singolo individuo.

In effetti, dopotutto, il “corpo sociale” o “comunità” è un insieme vivente formato dalle proprie “cellule”, cioè dai singoli individui che lo compongono.
Perciò, né più né meno come per il singolo individuo, una situazione di “depressione sociale” va semplicemente curata.

Basta che la terapia sia ben impostata e non tralasci fattori determinanti.

La depressione – è bene tenerlo presente – non è un semplice disturbo psicologico. Si tratta di una vera e propria malattia perché al di sopra di un certo livello interferisce con i processi fisiologici, quelli cerebrali e del sistema nervoso, con ricadute in molti campi fisiologici.

La causa ha senz’altro un’origine psicologica che si potrebbe definire una “tempesta perfetta”: tanti, tantissimi, troppi, collegamenti neuronali scatenatisi per via dei troppi problemi affrontati e la sensazione ansiogena di non riuscire a contenerli, di esserne travolti.

Per spiegare tale fenomeno con un esempio più noto, basta tenere presente la reazione di fronte ad una situazione sconvolgente e spaventante: lo svenimento, che altro non è (mi perdonino i puristi del linguaggio scientifico, ma farsi capire dai più è un’arte che spesso sottovalutano) che un rimedio difensivo del cervello ad uno stato di sofferenza PSICOLOGICA. E lo stesso si potrebbe dire dello stato di coma, definibile come una strategia del nostro cervello per rimediare ad uno stato di sofferenza FISICA.

Quindi, di fronte ad una “tempesta perfetta” di problemi che ci investe alcune persone riescono a resistere e superare la prova, per quanto dura essa sia; altre persone, purtroppo, crollano.

Disegno: Le vie nervose che soffrono nella depressione (fonte: corriere.it)

Fino al punto di causare una specifica reazione FISIOLOGICA negativa nel cervello, che diminuisce, più o meno pesantemente, la produzione di alcuni preziosi neurotrasmettitori grazie ai quali ci vengono garantiti il buon umore, la capacità di attenzione, il contenimento dell’ansia.
Sto riferendomi alle monoamine serotonina (o 5-HT), noradrenalina (o NA) e dopamina (o DA). (per chi volesse documentarsi, suggerisco un testo abbastanza conciso  in inglese: www.slideshare.net/damarisb/neurotransmitters-27039224)

Pertanto, per curare una depressione conclamata raramente basta solo una terapia psicologica.
È come se a chi si è rotta una gamba si dicesse: «E dai, mettiti in piedi e fai uno sforzo! Vedrai che ti passa tutto!». Metodo che suona più che altro da idioti irresponsabili. Allo stesso modo, dire il classico incoraggiamento: «Reagisci! Vedrai che ti passa, tutto» ad un VERO depresso è solo un’ulteriore fonte di sofferenza per quest’ultimo, non essendo né psicologicamente né fisiologicamente in grado di reagire.

Disegno dal sito di www.studiobattinelliscozzi.it

In quasi tutti i casi, il VERO depresso (e dico “vero” perché molti sono i casi di chi è solo sulla via verso la depressione e può ancora reagire da sé o con un adeguato sostegno da parte di persone care all’altezza della situazione o di un terapeuta) va curato, in fasi concordate e con modalità personalizzate sul caso specifico, da uno psichiatra (che è anche un medico e perciò darà alla persona depressa dei medicinali, nel dosaggio richiesto dal caso specifico, che stimolano il ritorno alla produzione normale dei neurotrasmettitori suddetti) e da uno psicologo (psicoterapeuta) di supporto.

La depressione maggiore è attualmente la quarta causa di disabilità in tutto il mondo e il disturbo mentale più diffuso in Italia (fonte: www.spazidelse.com)

 

Il rimedio a una “depressione sociale”

Come dicevo, in un certo qual modo se ne esce come con i singoli individui depressi, con una cura doppia e ben concertata: REALTÀ e SPERANZA.

  • È purtroppo essenziale far vedere la VERITÀ per quanto cruda e motivo di sofferenza essa sia.
  • Ma, contemporaneamente, se non come primo approccio, mettere a disposizione una VIA D’USCITA, SICURA E DI GRAN LUNGA MIGLIORE dell’attuale situazione.

Quasi nessuno avrà dubbi su quale strada prendere.

Foto: Cuscino gonfiabile per il salvataggio di persone ai piani alti di un edificio in fiamme (fonte: naviglioparlante.blogspot.com)

Ma, non ci si aspetti che non ci siano coloro che continuano testardamente ad AGGRAPPARSI alla “realtà” che è stata loro venduta da lungo tempo, ad alcuni dalla nascita (perciò, non hanno nemmeno esempi precedenti di un mondo alternativo…. E notate bene che lo studio della Storia, per niente a caso, è molto manipolato per presentare il passato solo nella sua veste peggiore: ergo, “il presente è il migliore possibile”).

Il termine “aggrapparsi” è decisamente appropriato perché è come il vigile del fuoco che urla dal basso alla persona affacciata alla finestra di un appartamento in fiamme: «Dai, buttati! Il cuscino gonfio è sicuro! Non ti farai nulla!». Cosa che purtroppo non riesce in alcuni casi, con coloro che hanno più paura di ciò che devono affrontare di fronte che di ciò che li minaccia da dietro.

Perciò, un po’ di buonsenso, per cortesia.

Le persone vanno aiutate, non accusate di essere degli stupidi che «si meritano di fare una brutta fine perché non reagiscono ai nostri solleciti!» … reazione indispettita, questa, tipica di chi è frustrato dal proprio fallimento in quel caso.

Non è colpa di chi non reagisce ed è quasi paralizzato da quella situazione spaventante e fonte di un enorme stress. Semmai siamo noi che dobbiamo cercare un’altra via, usando la nostra intelligenza e, sopratutto, la nostra umanità.
Ed infatti, è quello che fa un buon vigile del fuoco, che, piuttosto che rinunciare, se può raggiunge la persona in pericolo e l’accompagna nel volo verso il cuscino.

Se è una Umanità migliore ciò a cui aspiriamo, cominciamo dal comportarci umanamente con tutti, nessuno escluso.

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Guido De Simone

Posted by Guido De Simone

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