Immagine di copertina: la saggezza popolare spesso riesce a far vedere ciò che è ovvio anche a chi è sconvolto da sentimenti negativi (composit di Guido De Simone)
EnglishUna lettera aperta ai tanti italiani (e chiunque altro in Europa sopporti situazioni anche in parte simili) che, a ragion veduta, sono molto arrabbiati e pieni di sdegno per quanto è accaduto particolarmente in questi ultimi quattro drammatici e purtroppo anche tragici anni… E una promessa: alla fine della lettera troverete una SOLUZIONE per liberarsi dell’acqua sporca.
Il modo migliore per ribellarsi a ciò che è sbagliato e ingiusto è evitare di lasciarsi condizionare dalla rabbia. Ma l’Europa ha torto, è ingiusta e merita rabbia? Il suo attuale modo antidemocratico di operare sì, lo è. Ma il modello attuale non è il progetto originale che ogni cittadino europeo sperava di vedere al servizio dei popoli europei.
La ricostruzione storica fornisce le cause e individua chi ha manovrato per trasformare l’Unione Europea in uno strumento di controllo sui cittadini e sulle loro istituzioni locali. POLIS ETICA ha capito che esiste una strada per realizzare l’Europa concepita dai padri fondatori e dai popoli europei: LA COSTITUZIONE EUROPEA DEVE ESSERE SCRITTA O DETTATA DA LORO, I POPOLI.
di Guido De Simone

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LA LETTERA
Cari ribelli,
per quanto ne abbiate motivo, non siate solo arrabbiati.
vi scrivo da “ribelle” quale sono da 46 anni (ed ora ne ho quasi 70).
E, per quanto di motivi per essere arrabbiato e anche furioso ne abbia parecchi, accumulati negli anni, ho imparato ben presto che è meglio trattenere il respiro per un po’ e calmarsi, perché è la cosa migliore da fare proprio per ribellarsi concretamente.
CALMARSI è la cosa migliore da fare per ribellarsi concretamente, il modo più intelligente e fruttifero per essere ribelli.
Scusatemi per queste parole, che non vogliono essere un sermone o un rimprovero. È solo un suggerimento da chi ha vissuto gli stessi traumi e sentimenti e ha verificato sul campo cosa conviene fare.
Vedete, i problemi, tanto più se sono problemi seri e che riguardano molti, bisognerebbe avere la buona abitudine di esaminarli da tutti i punti di vista. E sottolineo TUTTI. Sanza pregiudizi: meglio sapere, anche come la pensa chi è all’opposto. È comunque utile.
Quanto meno è giusto farlo per evitare errori che poi si pagano cari e, se riguardano molti, si fanno pagare a molti.
E quello sì che sarebbe grave.
Se si calma il proprio giusto sdegno, si è abbastanza lucidi per analizzare la situazione e cercare soluzioni.
Le decisioni migliori sono quelle prese da un saggio equilibrio tra ragione e sentimento, mente e cuore, razionalità e passione.
Perciò, pur capendo la vostra rabbia, vi consiglio di non prendere decisioni sull’onda dell’emotività, non sotto l’effetto destabilizzante dei soli sentimenti, specialmente se travolgenti, perché è altamente probabile che si faccia un errore.
La situazione è già grave così com’è. Cerchiamo di evitare addirittura di peggiorarla.
Se qualcuno avesse dubbi sul fatto che non sarà la rabbia e la conseguente vendetta all’insegna delle violenza a cambiare le cose, dovrebbe controllare LA STORIA, maestra di vita.
Dando per certo che conosciate la figura sovraumana di Gesù, vi posso solo ricordare due voci semplicemente umane che la Storia l’hanno fatta, perché hanno cambiato il mondo proprio rifiutando il male ed aiutando tutti a ragionare, per il loro stesso bene: Gandhi e Tutu.


Se hai subito soprusi, ingiustizie e violenza, non rispondere con soprusi, ingiustizie e violenza, perché diverresti come coloro che hai subìto e perciò avrebbero vinto loro.
Il vero cambiamento in meglio è realizzare l’esatto contrario di ciò che hai subìto.
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Seleziona il meglio del tuo passato e presente e riconosci i tuoi errori e limiti. Costruirai un futuro migliore
Non molto tempo fa, ho pubblicato un articolo che poteva anche essere titolato: «Mai buttare il bambino con l’acqua sporca». Ecco perché ora è il titolo di questo scritto.
Sono cose che suggerisco da tempo, ma, presi nel vortice del caos, peraltro provocato ad arte, pochi tra voi le hanno lette.
Quell’articolo ve lo allego qua: https://www.planet360.info/dare-la-colpa-allo-strumento-e-lideale-dei-criminali/
Se volete un consiglio, leggetevelo con pazienza e attenzione.
Vi troverete un apposito capitolo sull’Europa e su come sia evidente che ormai, a causa di una serie di fatti accaduti in questi ultimi tre decenni, per un numero crescente di cittadini l’Unione Europea sia diventata una delle principali “cause di tutti i mali”, un perfetto feticcio da prendere a calci per sfogarsi.
Purtroppo, ci sono fin troppe ragioni per lamentarsene; e perfino per voler rompere i rapporti.
… Però, vedete, io ho una strana quanto utile abitudine:
Quando vedo troppe dita accusatorie contro un solo soggetto… hmmmmm, beh, smetto di guardare chi o cosa è sotto accusa e cerco di capire a chi appartengono quelle dita accusatorie… e specialmente perché lo fanno, con quale vero scopo.

Infatti, il fine di “alcuni accusatori” è di distrarre l’attenzione dalle vere cause dei guai e da chi li ha causati. E chi li ha causati spesso coincide proprio con quegli “alcuni accusatori” con il dito spianato, o coincide con chi agisce dietro di loro e ne tira i fili.
Ma completiamo la LISTA DEI VARI TIPI DI “DITA ACCUSATORIE“.
- Cominciamo con “chi lo fa per interesse diretto”, perché dovrebbe essere tra gli accusati o li copre, come ho appena descritto… In effetti, può sembrare più che strano che tra gli accusatori si siano aggiunti perfino alcuni tra coloro che hanno contribuito a costruire l’Unione Europea trasformandola pian piano in un incubo… «Perché ora addirittura non la difendono più?!» è la domanda più ovvia… Beh, tra qualche riga spiegherò pure perché e con quale contorta e cinica strategia;
- Poi c’è chi lo fa “per interesse indiretto”, cioè opportunismo: sono, ad esempio, coloro che sfrutterebbero qualsiasi cosa e chiunque pur di apparire come i “salvatori della patria”. Perciò, nulla di più comodo che accusare un’entità astratta e tutti quelli che ci lavorano, presentando questi ultimi come dei “complici” o dei “carnefici”, pur essendo solo stati sfruttati. Una delle tipiche tecniche dei demagoghi: offrire qualcosa/qualcuno da prendere a calci, meglio se non può facilmente difendersi, anche perché non sanno che in un luogo remoto del continente qualcuno sta parlando male di loro.
- Si aggiungono gli “arrabbiati cronici“, che hanno sempre bisogno di qualcuno o di qualcosa su cui sfogarsi e contro cui inveire, altrimenti esplodono. E cosa può essere meglio di una “quasi istituzione”? In effetti, l’Unione Europea la si può definire “quasi” perché giuridicamente non è pienamente un’istituzione, come il filosofo Giorgio Agamben ha recentemente documentato, un’istituzione che sta degenerando perché è in mani sbagliate.
Fatto sta che gli “arrabbiati cronici” spesso si fermano alle apparenze e, più che prendersela con quelle “mani sbagliate”, che comporta un attento e paziente studio, si concentrano più comodamente sulla “quasi istituzione” che, più che indifendibile, è indifesa. E lì, purtroppo, rischiano di fare danno, pur non essendo quella la loro intenzione. - Infine, ci sono “tutti gli altri consapevoli” dei guai in corso, che sono impressionati dall’atteggiamento aggressivo dei primi tre gruppi e, influenzati, più che dalle loro ragioni, direi dalle loro dure reazioni. Così ci cascano e, senza approfondire (questo è il problema), si aggiungono a chi accusa, però diventando una massa ben più consistente e impressionante, tutti che accusano il nuovo “feticcio cattivo”.
Vedete, cari ribelli, la realtà è di per sé complessa. Perciò, è poco o affatto realistico che vi sia UN SOLO RESPONSABILE E UN’UNICA CAUSA per qualcosa che accade, tanto più se ciò che viene contestato è così grosso…
È poco o per niente realistico che per qualcosa che accade vi sia UN SOLO RESPONSABILE e UN’UNICA CAUSA.
Tanto più se quel soggetto sotto accusa è un mero strumento, peraltro astratto e quindi, di fatto:
- non può difendersi 🤐
- e, proprio perché è solo uno strumento, non potrebbe agire autonomamente, bensì solo se qualcuno lo prende, lo tiene saldamente in mano e lo usa.
Perciò, bisognerebbe domandarsi:
Chi sta usando l’Unione Europea non per fare del bene ma per fare del male?
Allora, se volete sapere e capire come si è arrivati a questo è meglio che vi prendiate qualche minuto in più e leggiate fino in fondo… altrimenti, poi, non vi lamentate e giustificate dicendo: «Accidenti! Mi hanno strumentalizzato perché non avevo capito!»
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UN PO’ DI STORIA
In Europa tutto è cominciato molti anni fa, in effetti anche decenni prima. Ma il punto cruciale di questa storiaccia cade nel 2005, con il fallimento dell’approvazione popolare, tramite referendum, di quella bestialità che osarono definire “costituzione europea” 🤮.
Definirla “costituzione” è un insulto al diritto costituzionale: non solo era un testo enorme e illeggibile, difficilmente comprensibile e affatto condiviso con i popoli europei, ma era anche una presa in giro, perché non aggiungeva nulla in senso democratico a come l’Unione Europea era stata impostata, a beneficio di potentati esterni e non dei Popoli europei.
Infatti, manteneva la assurda assenza di una vera DEMOcrazia. E di certo manteneva il potere nelle mani del mondo della Finanza e delle Banche nonché degli affaristi e altri “potentati non sempre visibili”, soggetti che di fatto già da un po’ tengono in pugno i governi e la politica: quanto meno è certo che chi gestisce i soldi comanda… o non è così?
Ma, cosa anche più grave, quell’impostazione faceva il gioco di chi da molto tempo punta al CONTROLLO TOTALE GLOBALE e particolarmente al CONTROLLO DELL’EUROPA, la più difficile da dominare, perché molto evoluta, e il più ricco mercato del mondo. L’impostazione dell’Unione Europea è stata dirottata dal progetto originale pian piano, un pezzetto alla volta, in modo che non se ne accorgesse né chi ci lavora dentro, a cui è stata venduta la favoletta che era tutto per il bene dei cittadini e per l’efficienza dei loro stati, né gli stessi cittadini europei, che speravano in un qualcosa che garantisse loro un continente e un mondo migliore e un’entità superiore a cui appellarsi in caso di abusi di potere nel proprio Stato.
Ebbene, quel lento dirottamento è un perfetto esempio di “strategia della rana bollita”, come la definì argutamente il filosofo e linguista Noam Chomsky: la rana capirà che la stanno bollendo solo quando sarà troppo tardi, ormai troppo debole per reagire.
Quel “trattato costituzionale” ribadiva il funzionamento della “macchina-Unione-Europea” così come era stato confermato con il Trattato di Nizza del 2000: di fatto, ben presto rivelatosi un incubo per i cittadini, pure presi in giro con un ipocrita “Stiamo facendo tutto per voi!”.
E, ATTENZIONE! Come ho appena messo in evidenza, tutto ciò è un imbroglio anche a danno di coloro che ci lavorano in quella “macchina”, facendo credere loro, appunto, che stavano e stanno operando solo “per il bene dei cittadini europei”!
Perciò, almeno coloro che vantano una decente intelligenza, si astengano dal cadere nella tentazione di sparare nel mucchio e di generalizzare, definendo tutti, indistintamente: “quella feccia schifosa dei burocrati a Bruxelles!”
Di quei “burocrati” ne conosco molti personalmente, ottime persone e molto seriamente impegnati per fare qualcosa di buono per tutti. E, chi tra loro ha cominciato a vedere delle “stranezze” sta cercando di avere spiegazioni dai propri capi, che gli hanno fatto credere che tutto quello che viene loro ordinato è, appunto, “per il bene di tutti”.
Ma sono anche spaventati dal sentirsi insultare come se fossero loro i veri colpevoli! Almeno chi lo ha saputo.
Tanto per ritornare alla STORIA, il maledetto e vergognoso “giustizialismo” ha sempre e solo colpito degli innocenti, o persone sfruttate, neanche sfiorando i veri colpevoli.
LEGGETEVELA LA STORIA, così capireste che molti degli STESSI ERRORI, commessi migliaia di volte, sarebbero stati tutti EVITABILI da chi la Storia l’avesse letta bene e soprattutto capita… Fermo restando che non abbia letto un’altra “Storia”, quella scritta da chi non ha alcun interesse che i cittadini sappiano la verità e che perciò sappiano difendersi da quegli stessi errori e da chi li commette: sempre chi comanda.
Anche in base a ciò, vediamo di mettere un po’ in ordine i fatti sull’Europa e sull’Unione Europea e su chi l’ha fatta diventare quello che è ora:
– A) Ad interferire con l’impostazione affaristica data all’Unione Europea, sotto il controllo e nell’interesse di FINANZA (Banche) e dei grandi potentati senza scrupoli che vogliono il CONTROLLO, negli anni ‘80 intervennero due notevoli innovazioni sociali: ERASMUS, iniziativa ideata da una pedagogista italiana, Sofia Corradi (che il prossimo 5 settembre compie 90 anni e dovrebbe essergli già eretto un monumento in tutte le università d’Europa), varando il libero movimento degli studenti; nonché l’accordo di SHENGEN per il libero movimento dei cittadini e perciò non solo dei soldi e delle merci. Due iniziative che dimostrano che nell’Unione Europea non ci sono solo delle carogne a manovrare, assicurandosi che sia tutto meno che qualcosa di utile per i popoli europei… Anche se i veri “controllori” hanno poi sfruttato tali iniziative per nascondere le loro vere intenzioni… Stupidi non lo sono, affatto.
Da quelle due conquiste, però, crebbe la richiesta dal basso di una più completa Costituzione europea. Dopo vari tira e molla, improvvisamente arrivò la dichiarazione della necessità di una Costituzione europea dall’allora Presidente della Repubblica Italiano, Carlo Azeglio Ciampi (perciò, non insabbiabile), espressa durante un discorso all’università di Lipsia (7 luglio 2000)… Al di là del fatto che lui, comprensibilmente (da ex governatore della Banca d’Italia) la vedesse anche come una legittimazione della moneta comune, l’Euro, proprio in quel momento introdotta.
Le autorità di Bruxelles, per calmare le crescenti sollecitazioni e critiche per l’inerzia in merito ad un’evoluzione socio-politica, decisero di varare una CONVENZIONE (28/02/2002 – 13/06/2003, poi estesa a luglio 2003) per studiare una bozza di Costituzione, un “Trattato Costituzionale. Pertanto, è da notare che non venne indetta l’elezione popolare di una ben più logica e DEMOcratica COSTITUENTE, che avrebbe coinvolto direttamente i popoli europei.
Per aggirare le polemiche, la “guida politica” di detta Convenzione fu affidata a tre personaggi di notevole peso e spessore politico e istituzionale: l’ex presidente della repubblica francese Valery Giscard d’Estaing, l’ex primo ministro italiano Giuliano Amato e l’ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene, rispettivamente presidente della Convenzione il primo e vicepresidenti gli altri due. Con la collaborazione di alcuni dei 102 membri della Convenzione, tra cui parlamentari nazionali ed europei dei rispettivi paesi, i tre riuscirono a introdurre nel testo alcune innovazioni democratiche, dando tra l’altro più poteri al Parlamento Europeo, l’unico organismo democraticamente eletto.
– B) Il 18 giugno 2003 il testo fu presentato da Giscard d’Estaing al Consiglio Europeo di Salonicco (18/20 giugno), che lo approvò definendolo (riporto testualmente dal punto 5: “una buona base per la Conferenza Inter-Governativa (CIG)”. Va notato che la CIG è un organismo a prevalente controllo governativo e che, pertanto, avrebbe avuto l’ultima parola. Insomma, una decisione di pochi. Tutt’altro che una scelta democratica.
– C) Dal 4 ottobre 2003, il testo presentato da Giscard d’Estaing è stato vivisezionato dalla CIG, Conferenza InterGovernativa (composta da: i capi di Stato o di governo degli allora 25 Paesi dell’Unione, i ministri degli Affari esteri di tali Stati, il Presidente della Commissione europea, allora Romano Prodi, e il Presidente del Parlamento europeo, allora Pat Cox, nonché alcuni membri attivi della Convenzione). Lo scontro su molti punti portò ad un primo fallimento, risolto tra marzo e giugno 2004.
Di fatto, concentrati sul trovare un compromesso per i meccanismi di potere negli organi governativi, le innovazioni democratiche inserite (maggiore capacità legislativa e poteri di controllo attribuiti al Parlamento Europeo, unico organo democraticamente eletto) furono cassate (cancellate), di fatto tornando al Trattato di Nizza del 2000. Ma le notizie date dai media, rassicuranti, specialmente in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo nel giugno 2004, enfatizzarono entusiasticamente che: «i cittadini europei finalmente avevano una “costituzione”!».
– D) Il 29 ottobre 2004 il testo fu firmato da tutti i capi di stato e di governo durante una cerimonia in pompa magna trasmessa in Eurovisione e svoltasi a Roma, nella Sala dei Cesari in Campidoglio, nonché nella Sala degli Orazi e Curiazi, dove è avvenuta la firma.
– E) Tale testo revisionato fu quello che fu fatto approvare dai vari parlamentari nazionali, controllati a maggioranza dai governi in carica… Ma, ciò non fu possibile in alcuni casi, dove la cosiddetta “costituzione europea” fu sottoposta ai rispettivi referendum di approvazione popolare. Iniziò la Spagna, quando la favola ancora reggeva; e vinsero i sì, ma solo il 42,32% degli elettori spagnoli partecipò con un voto valido e, perciò, solo il 32.47% degli spagnoli rispose sì.
Poi arrivò la doccia fredda. Nei referendum successivi, in Francia e Paesi Bassi, che si svolsero a distanza di 3 giorni l’uno dall’altro, il 29 maggio in Francia e l’1 giugno nei Paesi Bassi, la bocciatura fu solenne (in Francia il 54,68% di no, in Olanda il 61,54%) e bloccò definitivamente il tentativo di rifilare ai popoli europei un testo illeggibile e senza alcuna parvenza di democraticità. Difatti, salvo il referendum il 10 luglio nel piccolo Lussemburgo, dove vinsero di misura i sì, motivati dall’importanza di essere sede di alcune importanti istituzioni europee, negli altri paesi in procinto di effettuare un referendum (Gran Bretagna, Polonia, Irlanda, Danimarca, Portogallo) i rispettivi governi lo bloccarono. L’impressione fu che si volle evitare una conferma inesorabile del fallimento. La scusa ufficiale fu che non era opportuno sprecare soldi pubblici…
(… diplomaticamente: no comment).
Risultati del processo di ratifica nei paesi membri:

Nelle tabelle di seguito la situazione delle ratifiche
| Parte contraente | Data[7] | Risultato[8] | Notifica presso il Governo italiano[9] |
| Lituania | 11 novembre 2004 | Ratificato dal parlamento unicamerale (Seimas) con 84 voti a favore, 4 contrari e 3 astensioni.[10] | 17 dicembre, 2004 |
| Ungheria | 20 dicembre, 2004 | Ratificato dal parlamento (Országgyűlés): 323 voti a favore, 12 contrari, 8 astenuti.[11] | 30 dicembre, 2004 |
| Slovenia[12] | 1º febbraio 2005 | Ratificato dall’Assemblea Nazionale (Državni zbor): 79 voti a favore, 4 contrari, nessun astenuto.[13] | 9 maggio, 2005 |
| Italia[14] | 25 gennaio 2005 6 aprile 2005 |
Ratificato dalla Camera dei deputati: 436 favorevoli, 28 contrari, 5 astensioni.[15] Ratificato dal Senato della Repubblica: 217 voti a favore, 16 contrari, nessun astenuto.[16] |
25 maggio, 2005 |
| Spagna | 20 febbraio 2005 | Ratificato con referendum: 76,73% favorevoli, 17,24% contrari, 6,03% bianche, 42,32% di votanti sul totale degli aventi diritto.[17] Ratificato dal Congresso dei deputati (Congreso de los Diputados): 311 voti a favore 19 contrari, nessun astenuto.[18] Ratificato dal Senato (Senado): 225 favorevoli, 6 contrari, 1 astenuto.[19] |
15 giugno, 2005 |
| Austria | 11 maggio 2005 25 maggio 2005 |
Ratificato dal Congresso Nazionale (Nationalrat): approvato per “alzata di mano” con un voto contrario.[20] Ratificato dal Consiglio Federale (Bundesrat): approvato per “alzata di mano” con 3 voti contrari.[21] |
17 giugno, 2005 |
| Grecia | 19 aprile 2005 | Ratificato dal parlamento (Βουλή των Ελλήνων): 268 voti a favore, 17 contrari, 15 astensioni.[22] | 28 luglio, 2005 |
| Malta | 6 luglio 2005 | Ratificato dalla Camera dei rappresentanti (Il-Kamra).[23] | 2 agosto, 2005 |
| Cipro | 30 giugno 2005 | Ratificato dal parlamento (Βουλή των Αντιπροσώπων): 30 voti a favore, 19 contrari, 1 astensione.[24] | 6 ottobre, 2005 |
| Lettonia | 2 giugno 2005 | Ratificato dal parlamento (Saeima): 71 voti a favore 5 contrari, 6 astenuti.[25] | 3 gennaio, 2006 |
| Lussemburgo | 10 luglio 2005 25 ottobre 2005 |
Ratificato tramite referendum: 56,52% favorevoli, 43,48% contrari calcolati sull’87,77% dei partecipanti al voto sul totale degli aventi diritto[26] Ratificato dalla Camera dei deputati (Châmber): 57 favorevoli 1 contrario, nessun astenuto.[27] |
30 gennaio, 2006 |
| Belgio | 28 aprile 2005 19 maggio 2005 17 giugno 200520 giugno 200529 giugno 2005 19 luglio 20058 febbraio 2006 |
Ratificato dal Senato (Sénat/Senaat): 54 favorevoli 9 contrari, 1 astensione.[28] Ratificato dalla Camera dei rappresentanti (Chambre/Kamer): 118 voti a favore, 18 contrari, 1 astensione.[29] Ratificato dal Parlamento di Bruxelles (Parlement Bruxellois/Brussels Hoofdstedelijk Parlement): 70 favorevoli, 10 contrari, nessun astenuto.[30] Ratificato dal parlamento della comunità germanofona (Parlament der Deutschsprachigen Gemeinschaft): 21 favorevoli, 2 contrari, nessun astenuto.[31] Ratificato dal parlamento Vallone (Parlement wallon): 55 favorevoli, 2 contrari, nessun astenuto.[32] Ratificato dal parlamento della comunità francofona (Parlement de la Communauté française): 79 favorevoli, nessun contrario, nessun astenuto.[33] Ratificato dal parlamento fiammingo (Vlaams Parlement): 84 favorevoli, 29 contrari, 1 astensione.[34] |
13 giugno, 2006 |
| Estonia | 9 maggio 2006 | Ratificato dal parlamento (Riigikogu): 73 voti favorevoli, 1 voto contrario, nessun astenuto.[35] | 26 settembre, 2006 |
| Bulgaria | 1º gennaio, 2007 | Ratificato in base al Trattato di adesione all’Unione Europea | Non richiesto |
| Romania | 1º gennaio, 2007 | Ratificato in base al Trattato di adesione all’Unione Europea | Non richiesto |
| Slovacchia | 11 maggio, 2005 | Ratificato dal Consiglio nazionale (Narodna rada): 116 favorevoli, 27 contrari, 4 astenuti.[36] | Sospesa. Il Presidente della repubblica non ha firmato la relativa legge. |
| Germania | 12 maggio 2005 27 maggio 2005 |
Ratificato dalla Dieta federale (Bundestag): 569 voti favorevoli, 23 contrari, 2 astensionsi.[37] Ratificato dal Consiglio federale Bundesrat: 66 favorevoli, nessun contrario 3 astenuti.[38] |
In attesa di decisione da parte della Corte Costituzionale[39] |
| Finlandia incl. Åland[40] |
5 dicembre 2006 In sospeso |
Ratificato dal parlamento (Eduskunta/Riksdag): 125 voti a favore, 39 contrari, 4 astenuti.[41] Parlamento delle Åland (Lagting)[42] |
In sospeso |
| Francia | 29 maggio 2005 Non definito Non definito |
Respinto tramite referendum: 54,68% a 45,32%, con una percentuale di votanti del 69,34%.[43] Assemblea Nazionale (Assemblée Nationale): Senato (Sénat): |
|
| Paesi Bassi | 1º giugno 2005 Non definito Non definito |
Respinto tramite referendum: 61,54% a 38,46%, con una percentuale di votanti del 63,30%.[44] Seconda camera (Tweede Kamer): Prima camera (Eerste Kamer): |
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| Rep. Ceca | Cancellato Non definito Non definito |
Referendum cancellato Senato (Senát): Camera dei deputati (Poslanecká sněmovna): |
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| Danimarca | Posposto Non definito |
Referendum cancellato Parlamento (Folketing): |
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| Irlanda | Posposto Non definito Non definito |
Referendum cancellato Camera (Dáil Éireann): Senato (Seanad Éireann): |
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| Polonia | Posposto Non definito Non definito |
Referendum cancellato Camera dei deputati (Sejm): Senato (Senat): |
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| Portogallo | Posposto Non definito |
Referendum cancellato Assemblea della repubblica (Assembleia da Republica): |
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| Svezia | Non definito | Parlamento (Riksdag): | |
| Regno Unito | Posposto Non definito Non definito |
Referendum cancellato Camera dei comuni (House of Commons): Camera dei pari (House of Lords): |
Riepilogo dello stato del processo di ratifica (dati aggiornati al 22 febbraio 2007)
| Stato del processo | Numero di paesi membri | Con referendum |
| Processo di ratifica completato | 15 Austria Belgio Bulgaria Cipro Estonia Grecia Ungheria Italia Lettonia Lituania Lussemburgo Malta Romania Slovenia Spagna |
2 |
| Ratifica da parte del parlamento completata | 3 Finlandia Germania Slovacchia |
0 |
| Non ratificato | 2 Francia Paesi Bassi |
2 Francia Paesi Bassi |
| Processo non concluso | 7 Rep. Ceca Danimarca Irlanda Polonia Portogallo Svezia Regno Unito |
5 |
– F) Dopo un periodo di oltre due anni di “riflessione” dei governi, si optò per la soluzione di redigere un nuovo Trattato semplificato, privo di connotati costituzionali e da approvare solo per via parlamentare. Perciò, di fatto sono stati messi fuori dal gioco i Popoli europei, affinché non interferissero. Il 13 dicembre 2007 fu firmato il Trattato di Lisbona, su cui si basa attualmente il funzionamento della Unione Europea. Con alcune aggiunte al Trattato di Nizza, si cercò di porre rimedio al clamoroso fallimento del tentativo di consolidare l’attuale meccanismo dell’Unione Europea sotto forma di una FALSA costituzione condivisa, in cui le popolazioni non furono affatto coinvolte, al di là del successivamente enfatizzato “invito fin dall’inizio alle società civili nei rispettivi stati membri a partecipare”… di cui però quasi nessuno ha avuto reale notizia.
Strano, no?
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LA FINE DI UN MITO
A mio parere, quanto è accaduto in quei primi cinque anni del 2000 ha determinato l’inizio della fine del mito che aleggiava tra i popoli europei; e cioè che l’Europa e l’unione tra i popoli europei potesse essere una grande cosa e una garanzia di una pace che mancava da ben oltre un millennio e mezzo e perciò un fattore di miglioramento per tutti.
Un mito molto diffuso, specialmente in paesi come l’Italia con molti problemi di democrazia interna e burocrazia pesante.
Il caso dell’Italia è anche più “speciale”, perché va aggiunta perfino una sua posizione come “controllata speciale” da parte dei cosiddetti “Alleati”, in quanto trattata da “nazione perdente” nella Seconda Guerra Mondiale, pur essendosi il suo popolo ribellato e liberato quasi da solo. Con un trattato segreto, detto “armistizio corto” e firmato in segreto il 3 settembre 1943 a Cassabile, vicino a Siracusa, agli italiani è stata di fatto sottratta la loro “sovranità politica” prima ancora che la conquistassero, mantenendola poi solo di facciata nella Costituzione redatta tra il 1946 e il 1948.
Perciò, per noi l’Europa significava anche liberarsi da quella ingiusta e vile catena. Ma su questo delicato aspetto troverete molti più dettagli in un altro articolo.
Ogni popolo, chi più chi meno, sperava che l’Europa unita avrebbe contagiato positivamente il proprio sistema nazionale con l’efficienza e l’equità di cui in certi casi c’era decisamente bisogno. Si credeva veramente che si potesse fare della Unione Europea uno strumento democratico al servizio dei cittadini.
Ma, caduto il velo dell’ipocrisia e delle etichette ufficiali, quanto è accaduto tra il 2001 e il 2005 ha reso possibile capire a moltissimi che si trattava di uno strumento affatto democratico.
Poi, col passare del tempo è stato sempre più chiaro – e inesorabilmente dal 2020 – che stava diventando anche uno strumento oligarchico per il controllo dei cittadini in tutta Europa.
Il tentativo, fortunatamente fallito, di far accettare ai popoli europei quell’obbrobrio della cosiddetta “costituzione” fece crollare il mito di un’Europa come fattore positivo ed entità superiore, ai cui i cittadini potessero denunciare eventuali abusi e soprusi.
La scoperta che di democratico l’Unione Europea aveva ben poco ha precipitato molti nella delusione.
Solo pochi altri hanno continuato a lottare per realizzare il vero obiettivo federale originario descritto da Altiero Spinelli e altri. Tra questi il Movimento Europeo Internazionale e il Movimento Federalista Europeo.
L’atmosfera era così pesante che per molti è stato ovvio e quasi liberatorio dare il via ad una *caccia all’Europa*. Però, basta delineare le categorie degli accusatori più attivi (e tra loro i più efferati) per capire che il gioco non è stato affatto del tutto “pulito”:
– 1) i *sovranisti in buona fede*. Sono persone deluse che, consci che il problema della sovranità per un popolo è essenziale per ottenere rispetto, ne hanno fatto un emblema. In sostanza, sono dei patrioti genuini, cosa apprezzabile. Alcuni di essi sono arrivati a tali considerazioni da soli o tra persone della stessa indole, con cui hanno dato vita a raggruppamenti associativi il cui nome, appunto, si richiama alla sovranità desiderata o, più ideologicamente, al cosiddetto “sovranismo”.
Altri, per quanto in buona fede, sono il frutto delle sollecitazioni di coloro che sono descritti nelle due categorie che seguono, divenendone i sostenitori o addirittura i seguaci.
– 2) i *sovranisti in mala fede*. Sono classificati come tali non pochi personaggi che, sfruttando il patriottismo, lo hanno spinto verso una forma di intransigente nazionalismo cui hanno dato il nome di sovranismo, spacciandolo per una forma di ribellione all’oppressione di altri soggetti stranieri. Purtroppo, nella Storia il nazionalismo, anche se sotto altri nomi, è quasi sempre deragliato in un arrogante complesso di superiorità a danno di terzi. Ne è impregnata tutta la Storia dell’Europa per oltre 16 secoli. Chi ha sfruttato e cavalcato la tigre della delusione e della rabbia di molti ha indossato i panni del “salvatore della patria” unicamente per farsi una carriera politica. Sono persone molto abili in demagogia, quanto nel deresponsabilizzarsi quando, con i loro atti inappropriati, causano un danno più o meno serio agli altri che hanno creduto in loro. E talvolta il danno è a tutta la comunità nazionale.
– 3) i *depistatori*: Sono coloro che sono stati o sono al governo e, al fine di depistare chi li critica per i loro comportamenti non nell’interesse dei propri concittadini, hanno spazzato via tutte le proprie responsabilità scaricandole sulla “cattiva” Unione Europea, dichiarandosi vittime di un “sistema subdolo” che li ha costretti a fare quello che hanno fatto. Pertanto, fanno dell’Unione Europea il caprio espiatorio che incolpano di tutto.
Il resto dei cittadini sta apparentemente solo a guardare. Ma, considerando che la categoria dei “depistatori” è fatta di politici di vertice (oligarchi), spesso al potere, anche in contesti territoriali minori con i propri pedoni locali, nonché tenendo presente che queste persone hanno una notevole influenza e visibilità sui media, è facile che le loro continue accuse contro l’Unione Europea, ascoltate o lette molto spesso da tutti gli italiani, alla fine influenzino anche la popolazione, che comincia a pensare che Bruxelles sia sinonimo di “girone infernale”, dove operano solo efferati vampiri e sadici burocrati, sotto il comando di capi satanici e indiavolati… Di tale girone dantesco, l’unica figura azzeccata potrebbe essere quella dei capi, ma quasi tutti i cittadini italiani (tranne i “ribelli”) ignorano che anch’essi sono “telecomandati” da altri ben più potenti di loro e che in Europa neanche vivono.
… E allora dovrebbe sorgere un dubbio: ma se i depistatori sono i politici che hanno collaborato con chi ha trasformato l’Unione Europea in quello che è attualmente e perciò sono alleati con e al servizio dei “controllori globalisti” extra-europei e senza patria… non è possibile che in realtà, dando ora addosso all’Unione Europea, ci stiano anche e soprattutto DEPISTANDO da un’altra strategia in corso?
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E SE IL CROLLO DELL’UNIONE EUROPEA E DI QUALSIASI UNIONE IN EUROPA FOSSE UNA DELLE OPZIONI PER IL CONTROLLO DEFINITIVO?
La strategia di chi, sul piano internazionale, ha l’obiettivo di garantirsi il *CONTROLLO GLOBALE*, si fonda su di un punto prioritario: garantirsi un controllo efficace sull’Europa, che non è solo il mercato più ricco del pianeta, ma anche il più evoluto contesto popolare e intellettuale, che può capire il gioco dei globalisti e ostacolarli.
Per ottenere ciò, era essenziale mettere a tacere o liberarsi di coloro, troppo numerosi tra gli europei, che sono troppo evoluti per essere soggiogati con la sola manipolazione.
Hanno perciò iniziato tentando di indebolire chiunque fosse capace di allertare il resto della popolazione. Le tre categorie sono:
- Le società civili dei vari paesi, che sono state sottoposte un’astuta forma di “corruzione” (specialmente con fondi a pioggia apparentemente in loro aiuto, ma anche colonizzandoli con le loro “pedine” nei ruoli chiave, oppure destabilizzando l’insieme con la creazione di fazioni e conflitti interni).
- I “corpi sociali intermedi” (sindacati, associazioni di categoria, albi professionali, ecc.) che sono stati indeboliti con il classico “divide et impera” (sindacato non più unitario), o facendosi coadiuvare dai politici locali già al servizio dei “controllori”, per mettere le loro pedine al vertice di tali organismi.
- Poi sono stati sottomessi i media principali, mezzi di informazione inclusi (insieme detto “Mainstream”: flusso principale), con operazioni di acquisizione in nome del “libero” mercato. D’altro canto, per mettere sotto controllo i giornalisti, tra cui emergono i veri e propri “cani da guardia” investigativi, che hanno la missione di fare le pulci a chiunque sia al potere, sono arrivati corposi fondi all’editoria affinché venissero ampliati i contratti a tempo indeterminato, inducendo i “fortunati” a contrarre mutui per la casa o lo studio dei figli, ovverosia, facendone dei debitori ricattabili (ai quali può essere detto, senza mezzi termini: «Spiacente. O scrivi così, o sei fuori!»).
Nel frattempo, i “controllori” ottenevano il controllo politico anche delle istituzioni dell’Unione Europea e dei singoli stati membri mettendo le proprie pedine nei posti di comando in tutti i settori strategici (di fatto, un DEEP STATE europeo).
E che questa non sia fantapolitica lo dimostrano i fatti.
Salvo che non si possa credere ad un’epidemia di pazzia acuta e masochismo politico, il comportamento sul caso Ucraina di quasi tutti i capi di stato e di governo d’Europa e della Commissione Europea sotto la Von der Leyen, tutto meno che nell’interesse dei loro concittadini, è molto più di un indizio che il controllo politico globalista in quasi tutta Europa ha raggiunto i massimi livelli.
Nonostante questo, però, nel secondo decennio degli anni 2000 era divenuto chiaro che un controllo totale non era riuscito, poiché le società civili, in molti paesi, sono molto più ramificate e, in particolare in Italia, sono anche puntiformi e variegate e perciò poco visibili a chi in quel paese non ci vive da tempo e non capisce l’individualismo italiano. Ma neanche i francesi, molto più portati per il “gioco di squadra”, sono stati dominati del tutto. Inoltre, sono nati sindacati alternativi che hanno spiazzato quelli tradizionali, ormai sotto controllo. Infine, esistevano e sono poi nati mezzi e canali d’informazione minori che sono indipendenti dai grandi editori e perciò sfuggiti ad acquisizioni e controllo.
Quindi, a fronte di questa serie di schegge non gestibili, l’obiettivo è probabilmente diventato molto più radicale: Se l’Unione Europea non riesce ad ottenere il risultato perché gli europei sono troppo difficili, si passa alla fase 2: *INDEBOLIRE l’Europa* con un caos provocato, seguito dal classico “Divide et Impera”.
- Per prima cosa, in Europa, come in tutto il mondo, è stata scatenata la *PAURA* di una “pseudo-pandemia” grazie ad un’astuta e massiccia propaganda mediale (facile con il Mainstream sotto controllo). Un comune virus dell’influenza stagionale è stato presentato allarmisticamente come il “terrore del secolo“, peraltro adeguatamente ingegnerizzato per provocare la morte dei più deboli, così da non poter essere smentiti circa la pericolosità e con ciò giustificare ogni “legge speciale” che ha azzerato diritti e libertà, con divieti che in Italia avevano anche lo scopo di mettere in ginocchio la struttura economica del Paese, per eliminare le fastidiose e autonome “piccole imprese” che rappresentano l’80% dell’occupazione e il 95% delle imprese italiane. L’obiettivo è di mettere l’Europa in ginocchio e l’Italia in particolar modo.
- Poi, in tutto l’Occidente e con particolare accanimento in Europa e nei paesi più ribelli, come l’Italia, è stata imposta la più clamorosa campagna “vaccinale” OBBLIGATORIA della Storia, con qualcosa che vaccino scientificamente non è, non avendo superato i necessari test, nonché prodotto con metodi e contenuti sperimentali che non sono affatto propri dei vaccini. Le morti improvvise e gli effetti collaterali sono progressivamente diventati sempre più evidenti. Ma, grazie alla paura e all’ignoranza della maggioranza, gli architetti di questa messa in scena hanno screditato chiunque si opponesse alle imposizioni (che sono “per il bene di tutti”, ovviamente) e chiunque anche solo sollevasse leciti dubbi, limitando o distruggendo l’influenza delle voci fuori dal coro.
- Infine, vedendo che il mito del vaccino salvifico non funziona più e che in troppi hanno aperto gli occhi, sono state preparate ulteriori “EMERGENZE”, come la carenza di acqua o di cibo, o l’emergenza climatica, tutte “emergenze” che giustificano il razionamento dei generi di prima necessità, onerosi cambi di motorizzazioni e il sequestro di case (che in Italia sono di proprietà nell’84% dei casi, dato inusuale altrove) perché non “ecologiche”.
- Ma la carta finale era già pronta ed operativa dal 2014 e approntata dal 2003, il più antico dei rimedi: *LA GUERRA*.
Essendo l’Europa uno dei principali obiettivi, insieme con la ribelle, pericolosa e inaffondabile Russia, hanno generato l’ennesima guerra interna o sui confini continentali, prima tentando in Georgia, poi in Ucraina. Ma, con i Russi non ha funzionato. Allora è stato il turno di Gaza, sfruttando un vecchio conflitto che da sempre serve a tenere l’intero quadrante islamico sotto scacco.
… E attenzione alla prossima mossa: la Georgia, appositamente in fibrillazione in questi giorni.
E proprio questa ricerca, un po’ spasmodica, di una Guerra che provochi un collasso europeo, in cui poi, guarda caso, arrivino i “salvatori” a mettere tutto a posto… “Salvatori” verso cui, ovviamente, saremo DEBITORI (come da “tradizione”, no?) a me sembra un film già visto e molte volte… mi sbaglio?
Fatto sta che, in tutte le precedenti visione di quel film, chi arriva con il ruolo di “salvatore” stranamente coincide con chi ha provocato quella guerra, anche se indirettamente o per procura.
Però, vorrei far notare un altro aspetto: ANCHE questi tentativi a tutti i costi di provocare una guerra sui confini dell’Europa che la mettano in una crisi definitiva, fanno pensare che anche lo strumento Guerra non stia proprio funzionando… Perciò, hhhmmmmm…
E se, a fronte dei fallimenti dei metodi precedenti, i “controllori” avessero avviato una strategia quasi opposta?
Un momento, prima di proseguire è bene rimettere le idee in ordine.
È fondamentale non scordare che:
IL VERO INTENTO PRIMARIO È E RIMANE IL CONTROLLO DEL CONTINENTE EUROPEO.
Ma ci sono almeno tre strade per ottenerlo, il CONTROLLO:
- far prevalere l’Unione Europea attuale, che ha l’obiettivo di smontare, letteralmente, ogni potere, sovranità e identità dei paesi europei e dei loro popoli, appropriandosene;
- oppure, se la prima non funziona abbastanza, far crollare le economie e le strutture socio-culturali di tutta l’Europa, a partire dalle economie industriali più consistenti (Germania e Italia). E in parte è proprio quello che è stato provocato, con la scusa dell’embargo alla Russia e perciò la rinuncia a energia e materie prime a bassissimo prezzo, la fortuna dell’Europa! Pertanto, è bene capire che l’uso dell’Ucraina come “pungolo per procura” aveva come primo scopo quello di costringere la Russia a reagire per avere la scusa per un EMBARGO e così dividere il resto d’Europa dalla sua principale fonte di risorse.
- oppure, se quanto sopra non funziona o non è abbastanza, in ultima analisi basta fare in modo che gli stessi popoli arrivino, per disperazione, a buttare l’Unione Europea al macero, così che TUTTI gli stati europei l’abbandonino, per esempio uscendone!
E questa terza opzione dovrebbe portarvi a porre la domanda chiave!
PERCHÉ FAR FALLIRE L’UNIONE EUROPEA, dopo tutto quello hanno fatto per ottenerne il controllo e usarla?!
Perché, cari ribelli,
Non potendo mettere sotto controllo tutti gli Stati europei insieme (via Unione Europea snaturata), si induce gli stessi Stati ad affondare l’Unione Europea. Una volta che gli stati europei sono di nuovo divisi e perciò DEBOLI, diventa facile prenderne possesso, uno ad uno.
Come?
- con l’inganno, offrendo accordi che sembrano un apparente “aiuto”, ma che ne fa dei debitori.
il Fondo Monetario Internazionale ne è un perfetto esempio: domandatelo, tra i tanti esempi, ai coreani come stanno ora, dopo che le loro piccole imprese sono state portate al collasso e al fallimento e l’economia del paese è in mani alle multinazionali globali (chi ne voglia sapere di più può guardare il film “DEFAULT” che racconta l’intera strategia subita dai coreani, disponibile in rete). Ma potete chiederlo anche al popolo inglese, che sta subendo la stessa sorte. - Oppure vi si organizzano sconvolgimenti e conflitti interni, grazie a cellule mercenarie di sovvertitori, capaci di creare e contrapporre più fazioni. Le finte rivoluzioni colorate in Georgia, in Ucraina, nei paesi islamici, a Hong Kong… sono solo alcuni esempi ed alcune finte ONG hanno questa “specializzazione”.
E allora che fare?!
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E ALLORA? NONOSTANTE TUTTO QUESTO, L’EUROPA È DA SALVARE?
Quanto sopra non significa che l’Unione Europea, com’è ora, vada bene! È esattamente il contrario.
L’attuale Unione Europea è stata trasformata in un incubo inaccettabile!
Così come sarebbe un’imbecillità non chiedere conto della situazione attuale a chi ne ha fatto un incubo per i popoli europei.
È altrettanto un’imbecillità, però, inveire contro lo strumento! Come quelli che, se il computer non fa quello che vogliono, lo prendono a calci! Rischiando pure di romperlo davvero! Tipica sciocca reazione d’impulso.
Infatti, quello che potrebbe essere il peggiore degli errori è…
… L’idea di procedere d’impulso:
Prima facciamo saltare l’Unione Europea, uscendo uno dopo l’altro o in massa! (In base al famoso art. 50 del Trattato vigente)…
Poi, ci mettiamo d’accordo per ricostruire un’Europa come la vorremmo tutti! …
ERRORE! GROSSISSIMO ERRORE!
NON si salta dall’aereo se non dopo aver ben indossato il paracadute e controllato molto bene come funzioni tutto!
Ma, diamine! Davvero nessuno si ricorda neanche i fatti recenti?! Vi siete tutti scordati che non molti anni fa il metodo del “PRIMA DISTRUGGIAMO IL DESPOTA, POI STUDIAMO COME RICOSTRUIRE IL PAESE!” ha messo letteralmente in ginocchio e disintegrato prima l’IRAQ e poi la LIBIA?!
Un grosso CAMBIAMENTO va PREPARATO PRIMA e anche MOLTO BENE e con molta UMILTÀ, di certo non con l’ingenuità, o l’arroganza, di chi crede di fare tutto con una bacchetta magica!
Prima si prepara il PROGETTO DEL PAESE CHE VOGLIAMO E COME FARLO (perciò sia COSA, dove si vuole arrivare, ma soprattutto senza dimenticare il COME, altrimenti rimane un libro dei sogni) e poi, solo poi, butti giù la “Bastiglia”, quando sei veramente pronto.
La differenza tra coloro che giocano ad atteggiarsi a “grandi condottieri” e “salvatori della patria” e coloro che hanno veramente a cuore il bene del Paese e, soprattutto, il bene e la salvaguardia della popolazione… è proprio nel metodo:
1) i primi fanno i gradassi e, con le loro rumorose sparate scenografiche, mettono a rischio la popolazione (alla quale, ipocritamente, poi diranno che la colpa degli errori è sempre di qualcun altro, l’ipotetico “nemico” interno o esterno che salta fuori sempre con costoro!),
2) i secondi hanno la pazienza di studiare a fondo il problema e prevedere anche l’imprevedibile, preparandosi seriamente e condividendo il progetto quanto più possibile con la popolazione. Perché per i veri DEMOcratici il committente è e rimane il POPOLO, che perciò deve poter capire, eventualmente modificare e poi approvare il progetto, per farne il progetto di TUTTI.
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PERCIÒ, COSA FARE?
La seconda domanda chiave da porsi è:
Allora, cosa servirebbe e sarebbe nel vero interesse di ciascuno dei popoli europei, quello italiano incluso?
La risposta parte da alcune basilari considerazioni:
Singolarmente presi, tutti gli stati europei, TUTTI, sono troppo deboli rispetto ad alcuni “giganti” esteri!
Neppure la Germania, economicamente, o la Francia, militarmente, sarebbero in grado di resistere a Stati Uniti d’America, Cina, Russia, ecc., se dovessimo trovarcele di fronte con cattive intenzioni… Per capirci, il comportamento di tutte queste mega-potenze dipende da chi ne avrà il controllo e questo nessuno può prevederlo.
Né possiamo illuderci che ci si possa chiudere in casa propria, autarchicamente, sperando che ci lascino in pace. Sarebbe di un’ingenuità imperdonabile e ben presto punita! Staremmo solo in ansia tutto il tempo, finché qualcuno busserà ai nostri confini e andremmo nel panico, prima di essere definitivamente soggiogati.
Perciò, la cosa più logica è
trovare un modo affinché:
I POPOLI EUROPEI AGISCANO UNITI, ovverosia creino una “massa critica” e in pratica si rendano inattaccabili, nell’interesse di tutti i Popoli europei
e GARANTISCANO A TUTTI I POPOLI EUROPEI LA PROPRIA SOVRANITÀ E IDENTITÀ.
Quindi, allo stesso tempo, l’obiettivo è di consolidare e rendere inattaccabile proprio quello che hanno cercato e stanno ancora ora cercando in tutti i modi di sottrarci.
In sostanza…
è come se ognuno torni ad essere padrone a casa sua, ma insieme abbiamo da gestire un CONDOMIINIO, nell’interesse di tutti.
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UNA BUONA NOTIZIA: ECCO LA SOLUZIONE!
E sarebbe ora!
IL MODO PER FARLO C’È.
E la Legge, almeno quella ancora in vigore, è dalla parte dei Popoli!
Peraltro, ancor più, sono i Popoli Sovrani che fanno Legge, sia che ciò avvenga tramite rappresentanti eletti in un’assemblea legislativa, sia direttamente (per esempio, della stessa indole è la consuetudine). È uno dei princìpi fondamentali del Diritto.
Non è un’operazione semplice, ma dipende solo dalla buona volontà dei cittadini e da un pizzico di strategia e abilità organizzativa, sapendo farne capire la CONVENIENZA alla gente comune, ai Popoli, perché allora diventa un’azione popolare, incontenibile.
Si inizia in pochi, ma si cresce presto, perché ciò che si propone è quello che volevano tutti fin dall’inizio.
Ci sono operazioni che, proprio perché si occupano di costruire qualcosa di innovativo, coinvolgente e utile, nato direttamente dalla partecipazione attiva delle persone, hanno anche una enorme e immediata funzione EDUCATIVA. Imparare mentre si fa.
Ecco perché a POLIS ETICA è particolarmente sembrata la mossa giusta.
immediata funzione EDUCATIVA: si impara mentre si fa
In poche parole, si tratta di:
SCRIVERE LA COSTITUZIONE EUROPEA DAL BASSO, per una VERA EUROPA DEI POPOLI e con il fine del rispetto reciproco delle identità e delle sovranità di ciascun Popolo partecipante.
Un testo che deve essere concepito e condiviso da tutti i cittadini d’Europa che vogliano contribuire, discutendo nei gruppi di lavoro formatisi spontaneamente in tutte le nazioni (anche se strutturati, se numerosi, in gruppi per ogni località principale), gruppi nazionali che lavorano nella lingua locale e hanno un costante interscambio tra loro in una lingua internazionale concordata (presumibilmente l’inglese), fino ad arrivare a un testo di base condiviso.
Basta un PORTALE su Internet, con una sezione per ogni nazione e popolo interessato, e la traduzione in una lingua d’interscambio per permettere a tutti di seguire quello che avviene in ogni nazione.
Tale TESTO BASE POPOLARE sarà sottoposto, per la scrittura formale, agli degli esperti (giuristi, costituzionalisti, filosofi ed esperti in comunicazione), tutti selezionati democraticamente dai cittadini partecipanti.
Questa composizione mista di competenze è importante, perché l’obiettivo è un testo comprensibile a TUTTI, nessuno escluso. Perciò non è solo una questione di correttezza giuridica, ma anche e soprattutto che sia LA COSTITUZIONE DI TUTTI, così che tutti sappiano cosa significa e come farne uso per tutelarsi.
Non posso affermarlo per altri popoli, ma ritengo che questa operazione di scrittura costituzionale dal basso sarà particolarmente utile per gli italiani, che hanno un problema in sospeso: mettere mano alla propria Costituzione, rinnovandone i punti di forza, e attualizzandola senza i punti di debolezza sperimentati in questi primi 80 anni di Repubblica.
Dal 1994 si parla di una ipotetica “Seconda Repubblica”, che avrebbe fatto seguito alla “Prima Repubblica”, defunta a seguito dello scandalo definito “Tangentopoli”.
In realtà, da un punto di vista giuridico, in Italia non è mai nata formalmente una “Seconda Repubblica”, perché, come è accaduto ben 5 volte nella ben più lunga esperienza della repubblica francese, una nuova edizione di una Repubblica è segnata da un rinnovamento della sua Costituzione.
Cosa che in Italia non è avvenuta. Qualcuno afferma che sono stati apportati sufficienti “cambiamenti sostanziali” con le modifiche effettuate dal Parlamento italiano, in forza dell’art. 138 della Costituzione. Ritengo che tali “cambiamenti sostanziali” hanno due difetti:
1) se erano sostanziali, sono stati fatti con un metodo MOLTO opinabile: non si cambia la Costituzione a colpi di maggioranza; ma il Parlamento italiano è eletto con premi di maggioranza, che sfornano un’assemblea che non è affatto corrispondente alla realtà del Paese, modificata al solo scopo di garantire una maggioranza sufficientemente solida ma artificiale e perciò ai soli fini della governabilità; inoltre, la ormai consolidata ma criticabile abitudine dei partiti di imporre i propri candidati preferiti in collegi elettorali con cui tali candidati nulla hanno a che fare, al solo scopo di determinarne la vincita certa, ha determinato una sempre maggiore mancanza di rappresentanza nel Parlamento nazionale di tutti i territori e dei loro cittadini; pertanto, un Parlamento così configurato non è un’assemblea che possa assumersi un ruolo costituente, poiché non vi è rappresentato EQUAMENTE TUTTO IL POPOLO ITALIANO, COSTITUZIONALMENTE SOVRANO;
2) se un cambiamento fosse veramente sostanziale andrebbe affidato, non ad un normale Parlamento, che non è eletto a tale scopo, bensì ad un’Assemblea Costituente, appositamente eletta dal Popolo e con quel solo scopo. Un’Assemblea che non deve rappresentare dei partiti politici, bensì unicamente e proporzionalmente la popolazione italiana nella sua interezza e in tutta la sua territorialità, senza vincoli o sbarramenti di alcun genere.
3) i suddetti “cambiamenti sostanziali” si sono rivelati estremamente azzardati e pieni di falle ed effetti collaterali, procurando non pochi problemi al funzionamento della Repubblica. Si è infatti dimostrato con i fatti il principio che le Costituzioni funzionano e sono funzionali e funzionanti se sono ben equilibrate e con tutte le sue parti perfettamente armonizzate tra loro, garantendone il funzionamento impeccabile, come per il meccanismo di un orologio. Pertanto, basta il cambiamento di uno dei suoi ingranaggi, che non abbia tenuto in conto dell’adeguamento conseguente degli altri ingranaggi, per bloccare o mandare in crisi tutto il meccanismo. Esigenze di “propaganda politica” o, peggio, di pura demagogia, non possono mettere le mani su meccanismi così delicati, come può fare un’Assemblea con meri intenti politici e senza alcuna coscienza della delicatezza costituzionale. A mero titolo di esempio, eliminare le Province italiane per il vantato merito di dimostrare agli italiani, pur di temerli calmi, che finalmente si tagliavano i costi della politica, è stata una incosciente operazione di facciata, visto che il personale delle province e i relativi costi, non sono stati affatto toccati, riciclati nelle sostitutive “Città Metropolitane”, il cui vertice, però, non è più eletto da chi non abita nel capoluogo, mentre i tagli sono andati a discapito dei fondi di gestione di ciò che competeva alle Province, come, ad esempio per la manutenzione di buona parte delle strade extraurbane d’Italia, creando un drammatico e pericoloso calo della qualità delle strade stesse, a cui si è rimediato solo con cartelli di limite di velocità a 30 all’ora, con un danno enorme alle popolazioni che su quelle strade devono passare, ma che non hanno un voto per sostituire chi non provvede, cioè contravvenendo agli artt. 3 e 5 della Costituzione.
Pertanto, questa esperienza con la Costituzione Europea diventa estremamente utile ed istruttiva/educativa per i cittadini italiani, come accennavo prima, per un necessario momento di coinvolgimento popolare anche in Italia, con un POPOLO consapevole e pienamente sovrano anche perché in grado di essere protagonista nel definire una vera Costituzione della effettiva “Seconda Repubblica Italiana”.
Peraltro, già dal 1994 espressi il pericolo che, avendo abbandonato la sponda della “Prima Repubblica” e non essendo ancora arrivati, dall’altro lato, alla sponda di una vera “Seconda Repubblica”, l’Italia e gli italiani si sono ritrovati nel mezzo di un pericoloso guado, con il rischio che qualunque “onda anomala” avrebbe potuto investirli disastrosamente… Cosa che, inesorabilmente, è accaduta nel modo più sconvolgente nell’anno 2020 e seguenti.
COME ARRIVARE AD UN TESTO PIENAMENTE CONDIVISO: innanzitutto, va precisato che tutte le regole ipotizzate in questo testo sono, appunto, IPOTESI proposte da POLIS ETICA, regole che pertanto vanno approvate ed eventualmente emendate democraticamente da tutti i cittadini partecipanti di tutta Europa.
In prima istanza, il testo redatto sul piano formale dagli esperti, sulla base di quanto raccolto dai cittadini partecipanti, sarà verificato e approvato proprio dai cittadini partecipanti ai tavoli di lavoro di tutta Europa.
Poi è la volta della verifica da parte di TUTTI i cittadini degli stati interessati, con un REFERENDUM CHE SI SVOLGA IN TUTTA EUROPEA.
Se l’unico organo eletto dell’Unione Europea, il Parlamento Europeo, sarà composto da una maggioranza di parlamentari che ci tengono al proprio ruolo di rappresentanti dei propri concittadini, allora potrebbe decidere di supportare l’iniziativa e sarà un buon segno.
Ma, se ci verrà rifiutato, il referendum lo organizzeranno e gestiranno insieme tutti i cittadini che, presenti capillarmente in tutto il territorio di ogni nazione, hanno partecipato alla stesura del testo.
Individueranno i luoghi per i seggi in ogni località. Con un’operazione massiccia di volontariato ben organizzato, lo faremo svolgere su tutto il territorio del continente.
Sarà possibile votare anche sul sito. Un sistema di voto certificato, probabilmente facendo uso della tecnologia Blockchain e/o altre nuove formule anche più sicure, che protegge l’unicità e l’inviolabilità del voto di ciascuno.
Per garantire la massima trasparenza, verrà chiesto a stimate organizzazioni internazionali, come Amnesty International, Democracy International, ecc. di fare da osservatori internazionali. Inoltre, saranno invitati osservatori da tutti gli stati che siano interessati. Alcuni tra i nostri contatti internazionali hanno già manifestato un forte interesse per l’eventuale iniziativa.
Quanto ha scritto recentemente il filosofo italiano Giorgio Agamben conferma che solo “un potere costituente europeo” può farlo. Ciò che oggi sembra “un fantasma che nessuno osa oggi evocare“. Eppure “solo un tale potere costituente potrebbe restituire legittimità e realtà alle istituzioni europee“. E quel potere costituente ce l’hanno solo i POPOLI.
Per chi è interessato. può cliccare QUI per leggere il breve ma significativo testo scritto da Giorgio Agamben.
AGAMBEN: “Solo un tale potere costituente potrebbe restituire legittimità e realtà alle istituzioni europee”. E quel potere costituente ce l’hanno solo i POPOLI
La procedura completa, al momento allo studio, la annunceremo dopo le elezioni europee ed entro l’estate 2024, comunque quando avremo un primo nucleo di cittadini in un numero significativo di Paesi europei.
I cittadini possono partecipare fin da adesso. Chi ha contatti in altri cittadini, anche se residenti in altri paesi d’Europa, li avvisi di quello che sta accadendo e, se sono interessati, possono partecipare anche solo per dare una mano nell’organizzazione del gruppo di lavoro sul posto e delle fasi operative. Oppure, se hanno idee e suggerimenti su quali dovrebbero essere i princìpi fondamentali di una Costituzione Europea, cioè cosa si aspetta un cittadino da degli organismi europei in comune, e come dovrebbero funzionare tali organismi, ebbene, sono i benvenuti e saranno partecipi al tavolo pubblico che sarà istituito anche nel loro paese.
Tutti gli interessati possono contattarci a:
nostracostituzionenostraeuropa@polisetica.org
oppure oureuroconstitution@polisetica.org
Quanto prima, per evitare un enorme lavoro troppo centralizzato, sarà messa a disposizione un sito dedicato, con una sezione per ogni nazione partecipante, e una e-mail dedicata per ciascun gruppo di lavoro nazionale, che gestirà direttamente la sezione del sito di propria competenza.
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UN PROCESSO CHE NON INIZIA OGGI
Un primo documento di presentazione, che dà avvio dell’iniziativa, è stato già tradotto in più lingue e consegnato a diversi cittadini che già sanno cosa fare e sono disseminati in varie nazioni europee.
Non ci si meravigli che il progetto sia già in corso. Tutto inizia un paio di anni fa, quando, ragionando su come risolvere il problema nel modo più democratico, intuii che questa poteva essere la strada, coinvolgendo direttamente le popolazioni, com’è giusto. Peraltro sapendo che i Popoli si possono ingannare, ma, se capiscono, nessuno li può fermare.

Nel 2023, uno degli organismi che hanno contribuito a creare i contenuti e gli eventi della prima edizione della manifestazione ROME FUTURE WEEK (RFW), svoltasi in tutta Roma e anche presso EUROPA EXPERIENCE, il Centro di informazione dell’Unione Europea a Roma intitolato a Davide Sassoli, (mi riferisco alla rete di elaborazione tecnologica EUWEB3, curata da Fabrizio Fantini) mi ha chiesto se potevo dare la mia disponibilità durante la Settimana delle Innovazioni, per una lectio magistralis sulla Importanza dell’Educazione Civica.
Dopo aver illustrato il ruolo strategico della conoscenza da parte di tutti i cittadini delle regole che garantivano loro chiarezza su diritti e doveri dell’essere cittadini, ma anche sugli strumenti che consentono loro un intervento diretto, in chiusura, con grande sorpresa di tutti, annunciai l’idea che, per risolvere i tanti, troppi, problemi delle istituzioni europee e delle loro debolezze, incoerenze e manipolazioni rispetto all’idea originaria di un’Europa dei Popoli, è necessaria la nascita di una COSTITUZIONE DEI POPOLI, scritta dal basso dai popoli stessi, perché è l’unico modo certo affinché essa sia per i Popoli e perciò pienamente DEMOcratica.
L’esposizione, come programmato, era finita in 20 minuti, ma i presenti mi hanno trattenuto per oltre un’ora, organizzatori inclusi, per approfondire il come tutto ciò poteva avvenire.
È stata una conferma di quello che è evidente, anche in base ai miei studi in psicosociologia e antropologia culturale:
Dai alla gente comune un modo per partecipare e la prova concreta, ancor più che la sensazione, che chi partecipa conta, e avrai la partecipazione più ampia della Storia
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Perché dopo le elezioni?
Oltre ad esigenze organizzative, si aggiunge una questione di principio. POLIS ETICA non è e non sarà mai interessata ad essere coinvolta in attività elettorali dove si scontrano varie parti politiche, specialmente se sono ancora parti prigioniere del metodo più deteriore di gestire la politica: la POLITICA DI PARTE (dove uno vince e gli altri soccombono, focalizzandosi solo sulla vittoria della propria parte e non più sulle reali esigenze della popolazione che “dovrebbero” rappresentare, unico motivo per cui “dovrebbero” esistere. Il condizionale è necessario, vista la realtà dei fatti).
Inoltre, se è chiaro che scendere in campo sul piano elettorale è indispensabile e decisamente molto apprezzabile, se ben fatto, però, è altrettanto chiaro che non basta solo scendere in campo sul piano politico.
Per un cambiamento completo e una Nazione sana, fatta da una comunità che sappia vivere in pace e nel rispetto reciproco, è altrettanto essenziale rimettere in sesto quella che Hegel definì “la società civile”, per distinguerla dalla “società politica” da una lato e dalla “società” in genere dall’altro. Quella significativa frazione della società particolarmente attenta ai processi pubblici e che, perciò, va preparata bene e resa indipendente e impermeabile rispetto a tutte le possibili manipolazioni di parte.
La Società civile è un insieme complesso che include il volontariato, il movimentismo, il giornalismo indipendente, i corpi sociali intermedi, gli attori economici con uno spiccato senso sociale, il mondo intellettuale e scientifico, ecc., una minoranza significativa e rilevante della popolazione che si fa anche carico di sorvegliare e se necessario criticare costruttivamente (invitando tutti a preferire una costruttiva “politica di scopo”, piuttosto che una conflittuale e distruttiva “politica di parte”, cioè lavorare tutti e prioritariamente per il bene del paese e del suo popolo), e, se necessario, denuncia pubblicamente chi non fa buon uso del proprio ruolo di “servitore dello Stato”, e ancor più coloro che non fanno buon uso del ruolo conferito loro dagli elettori come “rappresentanti del Popolo” e controllori del potere, o addirittura ne abusano, chiunque essi siano.
La scelta di dedicarsi all’Educazione Civica e alla Società Civile, operando in tale ambito, comporta per POLIS ETICA alcuni doveri morali:
- favorire la vera DEMOcrazia, mettendo tutto il Popolo in condizione di sapere quanto meno l’indispensabile per convivere pacificamente con i propri concittadini nel rispetto reciproco, nonché come tutelarsi da eventuali abusi, da parte di chicchessia;
- avere rapporti costruttivi con tutti, nessuno escluso;
- mantenere la propria indipendenza e perciò non essere manipolabile da chicchessia, ma essere aperta a tutti contributi di idee e partecipazione che abbiano gli stessi intenti;
- dedicarsi alla ricostruzione di una Società Civile indipendente da qualsivoglia parte politica in campo, quella società civile che, guarda caso, fa paura a chi vuole il potere e il controllo a tutti i costi e senza “disturbatori”;
- favorire in particolare la ricostruzione di veri corpi sociali intermedi indipendenti e di un’informazione libera da condizionamenti e perciò in grado di compiere la sua missione essenziale per una vera DEMOcrazia, perciò non ostacolando un giornalismo in grado di denunciare pubblicamente qualsiasi abuso, chiunque lo compia, senza favoritismi per nessuno.
Appare ovvio che chi la vera DEMOcrazia la vuole davvero è ben felice di questi obiettivi.
E a chi invece la democrazia non piace va ricordato che:
Per quanto la democrazia abbia molti difetti tra cui:
1) comporta tantissimo scomodo lavoro dal basso, che non piace a chi vorrebbe tutto deciso subito e comodamente dall’alto,
2) non sempre le scelte democratiche sono giuste (si può decidere male a maggioranza), ma la democrazia è l’unico metodo che consente a chi subisce le conseguenze dell’errore di porvi rimedio e imparare.Quindi, di fatto, non esiste un metodo migliore, salvo voler credere che al potere assoluto vada un “santo”, fatto piuttosto raro visto che il potere attira chi è tutt’altro.
Un’ultima nota, resa necessaria dalla casistica degli ultimi quattro anni.
Onde evitare tentativi di mettere POLIS ETICA sullo stesso piano di chi in questi ultimi tempi ha agito unicamente per mania di protagonismo e di aspirazione al potere, ogni iniziativa di POLIS ETICA punta a favorire la partecipazione dal basso. Peraltro, POLIS ETICA non “capeggia” proprio nulla, mettendosi da parte dopo aver avviata un’iniziativa, affidata a chi ne deve essere protagonista, auspicabilmente e quanto più il Popolo.
Però, controlla e denuncia pubblicamente – e se necessario legalmente in tutte le sedi necessarie – qualsiasi tentativo di metterci le mani sopra per altri scopi.
Diamo per scontato che chi ha la coscienza a posto consideri questa nota finale una lieta novella.
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Guido De Simone
POLIS ETICA
Scuola Popolare di Educazione Civica e Politica per Cittadini
info@polisetica.org




