Immagine di copertina: Se anche fosse di origine naturale, e due su tre delle ancora possibili spiegazioni propendono per tale esito, rimane il fatto che il SARS-CoV-2 sia il virus più manovrato della Storia per scopi che, se si riveleranno per quello che comincia a intravedersi, sono tra i più inconfessabili (fotomontaggio di Guido De Simone, su disegno di Leonardo Garzón)
EnglishNote di filosofia della politica sul mondo in tempo di pandemia.
di Leonardo Dini (con il contributo informativo di Guido De Simone)
Il pianeta della specie umana affronta dal 2020 una sfida complessa e imprevista.
Mai nella storia era esistita una pandemia a livello mondiale. L’unico precedente significativo fu la peste che per molti secoli ha colpito il pianeta causando danni ingenti e vasti.
L’ultimo caso di peste fu riscontrato nel 1944, alla fine della SECONDA GUERRA MONDIALE.
Le origini del virus. Le ipotesi rimangono 2, anzi, 3
Come la peste originava dai topi che erano vettori inconsapevoli della devastazione, così oggi la scienza si interroga su quali vettori animali, a partire dai pipistrelli, siano responsabili del passaggio del virus alla specie umana.
Fermo restando che non è ancora risolta la querelle tra i tanti scienziati che propendono per l’origine naturale e quei pochi ma molto preparati che sono convinti che di “innaturale” nel SARS-CoV-2 c’è una precisa traccia e pertanto denunciano che all’origine del problema c’è un’interferenza umana, esiste anche un’altra variabile di cui perfino la scienza parla poco: una possibile origine esterna del virus, dallo spazio, portato da frammenti di meteoriti o comete che superino la difesa dell’atmosfera.
Perfino gli astronauti, nell’esplorazione lunare degli anni ‘60 e ’70, facevano una quarantena al ritorno proprio in funzione di possibili rischi di diffusione di virus sconosciuti.
Stavolta speriamo che Nostradamus sbagli

Di fatto, il mondo e l’OMS si trovano di fronte a una pandemia che, se si tiene presente la profezia cinquecentesca di Nostradamus sulla misteriosa “guerra infinita” nel XXI secolo, potrebbe durare oltre 27 anni.
Contemporaneamente nasce il problema di come e quale situazione geopolitica emergerà dopo la pandemia, per breve o lunga che quest’ultima possa rivelarsi.
Si pone il tema di possibili guerre globali durante la pandemia che, esattamente come accadde durante la terribile epidemia di influenza detta “spagnola” nel primo Novecento, potrebbero fare esplodere la pandemia con una progressione esponenziale delle vittime, con milioni di morti.
Nel 1900, infatti, la Prima Guerra Mondiale costituì un moltiplicatore per la pandemia in corso fino a causare oltre sessanta milioni di decessi.
Oggi, pure a fronte dei progressi indiscussi della medicina contemporanea, sia la medicina che la scienza si trovano scavalcati dalla politica che ha imposto loro le proprie logiche demagogiche, dirottando le potenzialità del sistema scientifico attuale per asservirle ad un terrorismo mediatico che ha colto impreparati i governi di tutto il mondo. E, infatti, sono tanti i governi del pianeta che ci sono cascati, hanno preso per verità assoluta quell’allarmismo mondiale, e non hanno ascoltato gli accorati appelli di molti dei loro medici che non hanno smesso di essere tali ed hanno subito capito che era tutta una montatura, su di un virus esistente, sì, ma sfruttato per scopi evidentemente con nessuna logica medica.

Va tenuto peraltro in conto che un numero crescente di esperti giustamente sottolinea che il COVID-19 altro non è che l’influenza della stagione in oggetto, seppure con caratteristiche quantomeno “strane” e perciò le cui “origini” sono decisamente da appurare. Tant’è vero che, in effetti, l’influenza nelle versioni che conoscevamo da tanto, quest’anno non si è vista.
Pertanto, non sorprende che una sfida solo apparentemente “inedita” per qualsiasi medico degno di questo nome sia stata trasformata in una apparente debacle della Scienza medica (con scopi da appurare con prove adeguate ma che cominciano ad essere abbastanza evidenti, visti gli sconvolgimenti sociali, economici e costituzionali che ne stanno conseguendo), mentre, in realtà, come per l’abuso delle religioni, è la Politica che fa il danno.
Poco importa, ai fini del risultato, se qualcuno ha manipolato i politici al potere grazie alla loro ignoranza, o se alcuni degli stessi politici a capo delle proprie nazioni sono collusi con gli scopi inconfessabili di tutto questo disastro. Ma ciò importerà quando si dovranno fare i conti.
Se, ragionando per assurdo, quia absurdum, anche a causa di eventi militari, la situazione sfuggisse alle potenzialità di reazione di scienziati e medici poiché ancora condizionati e destabilizzati dai governi, quest’ultimi a loro volta condizionati da chi sta manovrando tutto ciò dall’alto… si avrebbero perdite umane molto ma molto considerevoli in breve tempo. Già ora si sospetta che almeno il 70% delle morti siano state causate dall’assurdità di aver di fatto impedito ai medici di fare il loro mestiere secondo coscienza e perciò dalla tragica assenza di assistenza medica. Il 100% di guariti in pochi giorni tra chi è stato curato a casa è ben più che una prova, diventa una denuncia.
E continuiamo a far finta che la Natura non esista
Si è detto che, anche in assenza di conflitti tra umani, protagonista del virus è la Natura, che in qualche modo si vendica dell’invadenza e dell’arroganza umana, dell’essere stata limitata, circoscritta e costretta dagli umani in “riserve indiane”, come accadde agli indigeni nativi americani nel 1800. In sostanza, i cosiddetti “Parchi Nazionali” sono una bella cosa, ma, a dire la verità. sembrano anche un alibi per sentirsi autorizzati a fare, al di fuori di essi, tutte le porcherie più assurde a danno della Natura.
Al tempo stesso, in effetti, come avviene in Amazzonia e in molti altri contesti tropicali (Papua Nuova Guinea, Indonesia, ecc.), la specie umana sta estinguendo molte delle altre specie animali e botaniche. Dunque, una reazione da parte della Natura sarebbe più che comprensibile.

Ma il virus, tanto più se non fosse esso stesso così “naturale”, o anche semplicemente qualora il suo sviluppo e la sua diffusione siano stati – diciamo – spinti su strade che di “naturale” hanno ben poco (diciamo che il virus sia stato “aiutato”?), non è questa la vera risposta della Natura allo sfruttamento e alla cinica distruzione che ne abbiamo fatto. Quello è un conto che la Natura, se non ci fermiamo in tempo, ci presenterà sotto ben altre forme, molto più catastrofiche.
E se anche in questo caso non si ascoltano gli scienziati (e non più solo quegli “scalmanati” degli ambientalisti, che però, a quanto pare, avevano ragione fin dall’inizio), stavolta la razza umana rischia letteralmente di sparire dalla faccia di questo pianeta… Per cui la Natura potrà finalmente tirare un sospiro di sollievo. Perché a questo ci stiamo riducendo: ad essere, a causa della tendenza distruttiva di pochi e al disinteresse egoistico e scioccamente miope di molti, degli indesiderati su questo pianeta… L’unico per il virus – bel paradosso – poiché esso sopravvive solo grazie alla nostra presenza, per sfruttarci al punto di debilitarci e finirci, proprio come noi facciamo con la Natura, da perfetti “virus umani“.
Ma il virus, non per sua volontà, è diventato un punto di svolta della Storia umana
In definitiva la pandemia si rivela essere lo spartiacque tra due ere del mondo: quella post Guerra Fredda (occidente-centrica) e quella che potremmo definire “Asiatico-Africana”, visto che questi due continenti emergeranno a seguito del suicidio del mondo occidentale.
Ma vediamo quali partite sono sul terreno di gioco.
Dopo le accuse reciproche tra Cina e Usa di avere creato in laboratorio il virus, in conclusione si rivela essere un interesse di entrambi i contendenti che si svolga una guerra batteriologica, più o meno di origine naturale o ritenuta “ufficialmente” tale.
Lo scopo sarebbe che tale “versione” ammortizzerebbe ed eviterebbe uno scontro militare vero e purtroppo finale (perché in ultima analisi sarebbe atomico) tra le due superpotenze globali.

In ogni caso la Cina e il blocco che si sta formando con la Russia, l’Iran e le due Coree (una volta, in ipotesi, queste si siano riunite), sarà il nuovo dominus mondiale, il nuovo signore dell’ordine internazionale, o almeno aspira ad esserlo.
Ma nel frattempo, si rischiano altre guerre calde: fra l’America e la Russia, o fra la Cina e gli altri stati intorno al Mar della Cina.
Intanto Francia ed Inghilterra, con gli Stati Uniti, si aggrappano al loro ruolo di potenze mondiali, stigmatizzato dalla loro appartenenza ai privilegiati nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre in realtà emergono le potenze asiatiche.
Troppi sono i fattori che possono intervenire. Infatti, il problema resta come sempre lo stesso: potremmo facilmente verificare che lo stesso quesito si poneva prima della Seconda Guerra Mondiale e, ancor prima, alle soglie della Prima Guerra Mondiale: chi e come poteva sapere e affermare chi e come avrebbe guidato il mondo dopo la guerra? Quale potenza sarebbe risultata con chiarezza la vincitrice?
Così oggi, allo stesso modo, occorre chiedersi chi e come dopo questa sorta di Terza Guerra Mondiale in modalità batteriologica, esca vincente.
Chiamiamo la Filosofia della Politica in aiuto
La filosofia della politica nel tempo si è più volte confrontata con temi concernenti il rapporto tra sistemi politici e crisi continentali o globali: già Machiavelli al Tempo del suo celebre scritto “Il Principe”, dedicato a Cesare Borgia, scriveva in tempo di peste in Toscana e descriveva la difficile dicotomia tra il particulare, vale a dire l’interesse personale, e quello collettivo della res publica, la comunità generale.
Rousseau, d’altro canto, con la sua “teoria del contratto sociale” vedeva, nei tempi difficili che in prospettiva sarebbero sfociati nella Rivoluzione Francese, una sinergia tra individui e collettività come la migliore delle risorse possibili per migliorare il mondo.
Duecento anni dopo un altro filosofo francese, Derridà, proponeva il dualismo tra individuo e Stato come ineludibile nel costruire e ampliare le libertà universali.
Più di recente, Jurgen Habermas, nel suo saggio “Per l’inclusione”, individuava nell’apertura al prossimo e allo xenòs, allo straniero, il modus vivendi della pace sociale universale.
Eppure, lo scenario inquietante della nuova pandemia ha rigettato Il mondo in un nuovo medioevo, ha riaperto la via al rigetto dell’altro, alla separazione e alla distanza, imposte e ineludibili, tra gli individui e tra le civiltà, come “nomos”, cioè regola dell’esistere nel mondo.
La distanza sociale così ricostruita ha spazzato via sia gli individualismi, ponendo la necessità di nuovi collettivismi, sia le classi medie nel mondo letteralmente falcidiando quelle esistenti da decenni. Sono una storia a parte quelle allo stato nascente in Cina, India e Africa dove, con un secolo di ritardo rispetto all’occidente, si stanno sviluppando ora.
Mentre le classi medie occidentali, ormai troppo colte per essere controllabili o manipolabili, sembra siano divenute un fastidio per chi vuole il controllo sul mondo e perciò è bene farle ripiombare in un incubo e ridimensionarne le pretese, quelle emergenti sono ancora abbindolabili con il miraggio di un benessere ancora mai o solo parzialmente assaporato.
La solitudine, da cifra esistenziale, quasi letteraria, borghese, si è tradotta in “tempo di pandemia”, in imposizione “inevitabile”, dove la socializzazione si è frantumata definitivamente in una società che già il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman descriveva come liquida ed evanescente.
Inoltre, la pandemia ha dissolto le sfere sociali di base descritte dal filosofo della politica americano Michael Walzer come “plessi di interessi” progressivamente dominanti e accentranti.
Si è dunque arrivati in epoca pandemica alla disgregazione del complesso sociale, proprio quando il concetto di villaggio globale, internet e la facilità di viaggiare da un luogo all’altro del pianeta sembravano consolidare l’idea di una età aurea e felix.
Proprio come accadde al mondo nel 1915, al termine della Belle Epoque, o nel 1938, dopo i tumultuosi 15 anni di pace mescolata con guerre coloniali, il mondo oggi si trova di fronte alla fine di una epoca.
Ma che non è la “fine della Storia” decantata dallo storico Francis Fukuyama. E non è neppure il “conflitto di civiltà” evocato dal politologo americano Samuel Phillips Huntington. Ma forse, più banalmente, è “la prosecuzione della guerra con altri mezzi”, appunto batteriologici, parafrasando la storica frase dello stratega e generale prussiano Carl Von Clausewitz.
Gli scenari, i teatri di questa guerra infinita, sono molteplici. Potrebbe sfociare, come nella profezia di Michael de Notre Dame, in una guerra senza guerre, senza fine, per trent’anni (27, dando retta a Nostradamus)… E l’idea di una “guerra senza guerra” richiama la “Guerra Fredda” di recente memoria.
Una guerra dei Trent’anni come quella così chiamata e proverbiale del 1600, tra Cattolici e Protestanti in Europa, ma senza ne’ vinti, ne’ vincitori.
Oppure, potrebbe sboccare in altre guerre calde e globali del tutto imprevedibili, perché nascono dal celebre paradosso del battito d’ali di una farfalla che provoca cataclismi dall’altra parte del mondo. (Cfr. Ubiquity di Mark Buchanan).
Se infatti il pianeta rischia di ritrovarsi, presto o tardi, in un disordine globale, a mio avviso non sarà la pandemia a crearlo, ma le conseguenze sociali globali di una controrivoluzione che, quasi parafrasando quella del 1815, cioè la Restaurazione, sta devolvendo l’economia e il potere nelle mani di pochi, gattopardianamente “cambiando tutto affinché nulla cambi”.
Questo il possibile esito del nuovo disordine globale oggi, originato in tempo di pandemia, se proiettato nel futuro prossimo del pianeta degli umani. Un futuro voluto, evidentemente, da una minoranza che vorrebbe comodamente controllare tutto e tutti.
Rimane un fattore, imprevedibile: cosa farà la popolazione? Perché l’attuale popolazione non è quella dei secoli scorsi e una maggiore presenza di persone colte, nonché la disponibilità della “rete” e la facilità di comunicare, può aiutare le masse a ribellarsi.
Ma i prodomi di ciò li vedremo presto… O sono già in vista?

Meglio non sottovalutare mai il FATTORE UMANO.




