Immagine di copertina: L’arte di convincere la gente ad amare il mare e i suoi abitanti esiste per mano di Ada Pasta (foto concessa dall’autrice, come tutte le altre che seguono)
EnglishSabato 19 settembre 2020 è stata inaugurata nello spazio di Arte Borgo Gallery, … Il mio Mare, prima mostra personale realizzata da Ada Pasta e curata da Anna Isopo, che dà seguito ad una serie di mostre collettive internazionali dell’artista.
di Guido De Simone
Dopo averne annunciato la sua mostra personale a Roma, abbiamo il piacere di intervistare la pittrice Ada Pasta, per capire meglio come nasce il suo originale messaggio artistico che crea, opportunamente, tanta attenzione sul mondo sommerso dei mari.
Ada Pasta, noi di PLANET360.info abbiamo avuto il privilegio di vedere in anteprima i suoi quadri e, sinceramente, ne siamo rimasti molto colpiti, sia sul piano dei soggetti, tanto originali quanto affascinanti, sia sul piano delle tecniche da lei utilizzate per far vivere in preziose immagini piene di colore o trasognate, il fascino di un mondo tutto da scoprire e di cui sappiamo molto poco, ma che, più o meno volontariamente, stiamo mettendo a rischio di sparire ancor prima di averlo apprezzato.
Lasci che le poniamo alcune domande:
Planet360 – il paesaggio naturale come soggetto pittorico degli artisti non è certo una novità nella Storia dell’Arte, ma il paesaggio sottomarino è decisamente un soggetto curato da pochi pittori. Cosa l’ha indotta a questa scelta?
AP – Credo sia giusto chiarire un punto. All’inizio io non pensavo di farne dei quadri e poi anche delle mostre. Era una cosa per me, iniziando come un “gioco”. Per una mia ricerca estetica, volevo giocare con le forme e, siccome mi ha sempre affascinato il mondo marino (fin da bambina mi sono sempre guardata con stupore i documentari, allora per lo più editi dalla Walt Disney, su ciò che è nascosto sotto il pelo dell’acqua, e ascoltavo affascinata le descrizioni di tutti quegli esseri strani ben tradotte in italiano. Poi sono arrivati i documentari commentati da Jaques Cousteau, Piero Angela, ecc., e quelli di National Geographic), beh, mi sono domandata “quale forme tra le più particolari ci sono sulla faccia della terra se non quelle del mondo sottomarino?”
È stato veramente come un gioco. Però, il percorso di ricerca e scoperta che ho intrapreso mi ha sempre più appassionata all’argomento, perché mi ha portato a far evolvere sempre più sia i protagonisti di quel mondo da raccontare che i modi di descriverli.

Planet360 – Abbiamo notato che i primi quadri del suo “periodo sottomarino”, che ormai dura da tre anni, hanno trovato sfogo in uno stile alquanto naif, molto colorato. Ultimamente, però, è sempre più presente una forma espressiva tra l’iperrealismo e l’onirico… Cosa è accaduto?
AP – Come ho accennato, essendo un inizio per puro gioco, una ricerca per me stessa, all’inizio non pensavo a qualcosa da mostrare ad altri. Ma col tempo mi sono resa conto che potevo veramente farne dei quadri. l’approfondimento è continuato andando a cercare e studiare tutte le fonti possibili, dagli splendidi documentari a i tanti documenti scientifici e esplorativi disponibili su Internet. Ho scoperto migliaia di pesci sconosciuti ai più, di piante e fondali di ogni tipo. Lo studio originale era sulle forme e di certo il mondo sottomarino ne offre di veramente strane, che quasi fanno pensare ad un “mondo alieno”, extraterrestre. Qualcuno può aver pensato che alcuni dei miei soggetti me li sia inventati, ma sono tutti reali (ne ho le foto!). Certo, giocando con i colori e con le forme qualche forma l’ho estremizzata, ma fondamentalmente ho descritto ciò che l’acqua del mare davvero ospita, per quanto assurdi alcuni esseri marini possano sembrare. Quella che voi definite l’espressione onirica è venuta quasi spontaneamente quando ho visto alcune immagini controluce, dove la fonte luminosa erano i raggi del sole che attraversano l’acqua del mare dalla superficie e che si ammirano solo guardandolo dal fondo… Se volete, in qualche modo, ho provato a descrivere quello che è il punto di vista degli abitanti del mondo sommerso! Ne sono nate delle immagini soffuse, in controluce, in effetti quasi come in un sogno. Perciò, sì, qualcosa di onirico negli ultimi quadri c’è.

Planet360 – Lei si è resa conto che i suoi quadri inducono alla consapevolezza della bellezza e dell’affascinante quanto delicata complessità della natura del mondo sottomarino, contribuendo a far capire cosa rischiamo di perdere?
AP – no, all’inizio non me ne sono resa conto. Onestamente, stavo lavorando principalmente per me stessa, affascinata dal mondo marino e con l’intenzione di descriverlo. Poi, mentre leggevo i messaggi allarmati di scienziati ed esperti, l’intenzione è diventata di documentare questo mondo così sconosciuto e che stavo imparando a conoscere ed apprezzare. Avevo iniziato con soggetti forse un po’ più banali, ma ben presto la ricerca mi ha fatto scoprire forme insolite e quasi incredibili, una ricchezza di forme e colori, TANTISSIMI colori! Quasi incredibili e spettacolari! Ed è allora che ho cominciato a darmi l’obiettivo di descrivere tutto ciò, di farlo vedere anche con i miei quadri, nella speranza che si capisse quello che rischiamo di perdere prima ancora di averlo scoperto.

Planet360 – Il fatto che i suoi quadri diano visibilità al sempre più ampio movimento di coloro che si battono in tutto il mondo per la tutela del mare e della sua flora e fauna, le crea dei problemi o le dà soddisfazione? E comunque, tale parallelo tra la sua arte e i movimenti ambientalisti è casuale o è stato da lei voluto?
AP – È ovvio che mi dia soddisfazione! No, non posso affermare che il mio messaggio sia stato volutamente parallelo a quello di chi da molto più tempo di me si dedica alla difesa dell’immenso e favoloso patrimonio sottomarino. Come dicevo, tutto è iniziato per quello che io definisco un “gioco”. La mia ricerca era dedita alle forme e ai colori nascosti sul fondo del mare, ma scoprivo anche che quel mondo era in pericolo. La mia reazione è stata di fastidio per la stupidità umana, che colpisce, spesso involontariamente, tante specie di questo pianeta, che non hanno fatto nulla per meritare tale sorte. Da lì è nata l’idea di contribuire, a modo mio, con l’arte, a rendere le persone più consapevoli e piuttosto che fare qualcosa di involontario ma letale contro quel mondo, comincino a fare qualcosa di concreto per salvarlo. Un esempio? Se tutti ci rifiutassimo di comprare prodotti confezionati in plastica, ancora adesso la stragrande maggioranza, ben presto tutti i produttori troverebbero soluzioni alternative e forse smetteranno di aumentare il numero di quelle spaventose masse di plastica che stanno tragicamente invadendo tutti i mari e lordando le spiagge di mezzo mondo, formando addirittura isole di centinaia di chilometri quadrati. E molto pericolose sono anche le plastiche che, sminuzzandosi in micro particelle che vengono ingerite da pesci, crostacei e dagli altri esseri marini, scambiandoli per plancton, vengono così soffocati o avvelenati, oppure, paradossalmente, arrivano nei nostri piatti e poi nelle nostre viscere, con conseguenze che sono ancora da capire. Così alla fine stiamo per pagare tutti, esseri marini ed esseri umani, per l’incapacità o l’ozio mentale di quei pochi che non vogliono fare uno sforzo per sostituire la “comoda e poco costosa plastica” con altri materiali meno pericolosi e che danno la precedenza al loro benessere economico!
Planet360 – Ogni suo quadro è come se desse voce e visibilità alle creature del mare, vegetali e animali.
Quale crede che sarebbe il loro messaggio se potessero parlarci? E qual’è il SUO messaggio?
AP – Chiederebbero aiuto! “Fermatevi!”, questo potrebbero chiedere! Il mio messaggio? Gente, guardate cosa c’è sul fondo del mare, guardate cosa vi state perdendo… che cosa CI stiamo perdendo!
Vorrei aggiungere che i miei quadri, partiti per “gioco”, in realtà VOGLIONO essere un gioco, quasi per sdrammatizzare e, piuttosto che accusare qualcuno, preferisco far innamorare tutti di questo mondo fatato, così da indurli a porsi il problema e non lo sentano più come un qualcosa di “alieno”, fino al punto di considerare la sua perdita una cosa poco importante, che dopotutto non li riguarda perché non ne sanno nulla. Spero così di dare una mano, costruttivamente.

Planet360 – Lei ha già esposto alcuni dei suoi quadri marini a Barcellona, Firenze, Treviso, ora nella sua città, Roma, dove fece la sua prima collettiva. Ha già programmi per il futuro? Accetterebbe l’invito a portare i suoi quadri in altre città? Glielo chiedo perché, poche ore dopo il primo annuncio del suo vernissage, ci hanno già contattato da vari angoli del mondo per chiederci di lei e dei suoi quadri.

AP – In verità non avevo previsto tale reazione, seppure non possa che farmi piacere. Se ciò può essere utile a rendere le persone coscienti di cosa stanno rischiando di perdere e le induca a fare uno sforzo, anche personale, nell’evitare quello che fa male al mare ed ai suoi abitanti, ne sarò molto felice.

__________________________
A cura di Guido De simone
Il sito dell’artista: www.adapasta.it




