Isole e Popoli isolati. Una loro libera scelta. Grazie a loro il resto del mondo può capire cos’ha perso e può recuperare

immagine di copertina: Buona parte delle popolazioni citate in questo articolo preferiscono non avere contatti con popolazioni che si dicono e si credono “civilizzate” perché, dal loro punto di vista, non lo sono. Anche a costo di scacciarle con le armi.

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INTRODUZIONE DELLA REDAZIONE: Pubblichiamo, con piacere, un estratto dello studio del filosofo Leonardo Dini sui popoli che si sono isolati dal resto del mondo. È opportuno premettere che questo articolo non è un appello ad abbandonare tutto ciò che offre il mondo moderno e a tornare allo stato selvaggio. Si tratta solo di individuare gli aspetti migliori di ambedue i modi di vivere, ma di certo è auspicabile RECUPERARE alcuni concetti fondamentali che le popolazioni che vivono nella natura hanno mantenuto ben vivi da millenni, mentre le popolazioni moderne li hanno quasi del tutto persi, vivendo una vita vorticosa che non lascia tempo per pensare, riflettere se sono veramente FELICI; e neanche per coltivare i sentimenti, ma tantomeno è uno stile di vita che permetta un vero contatto con la NATURA e la sua conseguente vera conoscenza… Paradossalmente, per molti, specialmente nelle grandi città, è come se della Natura non ne facessero più parte: cosa profondamente e pericolosamente falsa.
Quello che le comunità urbane moderne hanno perso, nonostante sia estremamente prezioso, è il segreto della vera felicità: rapporti NATURALI tra le persone e in simbiosi con la NATURA, alla quale apparteniamo, nonostante le nostre trappole mentali spesso costruite appositamente da chi vuole il controllo su tutto e tutti: se non capiamo più la natura e che ne facciamo parte, non siamo in grado di difendere la natura e noi stessi da chi vuole il CONTROLLO su natura e popoli.
Infatti, uno dei concetti chiave è che permettere che alcuni potenti sfruttino senza ritegno e di fatto uccidano la NATURA è COME PERMETTERE CHE UCCIDANO NOSTRA MADRE. Così facendo, anche se non teniamo personalmente l’arma in mano, siamo complici di queste persone ciniche che pensano solo a SFRUTTARE per accumulare inutili ricchezze e poteri che servono solo a illudersi di calmare i loro complessi di inferiorità. Ma, così facendo, distruggono il futuro delle nuove generazioni, che perciò troveranno solo il deserto e, probabilmente, neppure sufficiente ossigeno da respirare, visto che stanno tagliando sempre più alberi.
E siccome sono degli ipocriti, questi SFRUTTATORI COMPULSIVI allestiscono costose campagne mediali per convincere i popoli che i responsabili dei problemi ambientali sono proprio i popoli (!), oppure le scoreggie delle mucche (!!) o qualunque altra cosa possano inventarsi e far proclamare drammaticamente come “la dura realtà” a qualche scienziato che hanno comprato e che compaiono su tutti i canali tv e web… Insomma è solo nostra la colpa, non loro… Mentre la VERITÀ è che il 90% dei disastri ambientali sono creati proprio da quei pochi, ma potenti e senza scrupoli, che inquinano e distruggono tutto come un’orda di cavallette. E, siccome è colpa dei popoli che, secondo loro, vivono un benessere “al di là del ragionevole” (dimenticando che è lo stile di vita che sempre costoro hanno propagandato per decenni, il CONSUMISMO, così da vendere e incassare sempre di più), anche questo “problema” è diventato un astuto e cinico pretesto per chiedere ai popoli più tasse e maggiori sacrifici… come sempre.
Questo, lo ribadiamo, non significa che la modernità e il benessere, in sé, siano una brutta cosa… MA, ad una condizione; che siano in equilibrio con la NATURA e perciò con il pianeta su cui viviamo.

Pertanto, l’articolo di Leonardo Dini è un invito a riflettere e smettere di credere, presuntuosamente, che la nostra sia una “grande” civiltà. Lo sarà se saprà riaprire un contatto con la NATURA, la saprà capire come tante generazioni fa o come quegli autentici agricoltori ancora esistenti, e perciò la saprà tutelare non solo a parole, ma con ATTI CONCRETI, che non sono sacrifici, come certi politici vogliono far credere per sfruttare anche questo problema come una ennesima “emergenza” che diventi motivo per far accettare ai popoli, da sudditi obbedienti, ulteriori limitazioni alle loro libertà. Si tratta, invece, di atti di riavvicinamento alla NATURA, per capirla di persona, per viverla e rispettarla, così da assicurare un futuro a tutti. Capiremmo anche perché alcuni popoli si sono isolati dal resto di un mondo che sembra impazzito, perché non si rende nemmeno più conto che sta precipitando in una trappola mortale, voluta da chi, egoisticamente, oggi pensa solo a sfruttare tutto e tutti, ma così distrugge il futuro di tutti.

A voi il prezioso…

articolo del Prof. LEONARDO DINI:
I popoli nascosti incontattati del pianeta che scelgono di vivere isolati offrono un’opportunità a tutto il resto del mondo che definiamo “civilizzato” di capire cosa è stato perso e andrebbe recuperato nel modo di vivere in simbiosi con l’ambiente e tra essi.

di Leonardo Dini
Filosofo

 

Foto: dal satellite o da un aereo o elicottero è impossibile vedere alcun segno di vita sotto la fitta chioma della foresta tropicali dell’isola di North Sentinel, nessuna costruzione di rilievo che abbia indotto a tagliare alberi. Per cui si potrebbe pensare che sia disabitata.

I Sentinellesi

L’isola North Sentinel fa parte dell’arcipelago delle Andamane, nel golfo del Bengala, nella zona orientale dell’Oceano Indiano. C’è

anche un’isoletta dal nome South Sentinel, essendo le due isole quelle più ad ovest dell’arcipelago, prima dell’oceano aperto, quasi due sentinelle, appunto, a guardia delle Andamane e del Golfo del Bengala.
Ebbene, North Sentinel è la sede millenaria di un popolo nativo tuttora incontaminato dalla civiltà occidentale e moderna. Tuttora vive secondo usi e abitudini che risalgono a oltre 60.000 anni fa: alla preistoria. Dunque è un ramo della specie umana e un popolo che nasce dalla preistoria e ancora esiste. E che proseguirà così nel futuro, a quanto sembra.

I Sentinellesi sono dunque un prototipo ideale degli umani del passato. ma anche di quelli del futuro che vivranno in un mondo riconciliato con la natura e con l’ambiente, sempre che non si autodistruggano prima in futili conflitti locali, o che non siano distrutti dalle assurdità nucleari o convenzionali del mondo moderno.

I sentinellesi non si sa neppure quanti siano, secondo gli antropologi sarebbero fra 50 e 400 circa, non si manifestano al mondo vivendo costantemente tra monte e foresta e la loro fenomenologia è circoscritta ai rari tentativi di incontro con spedizioni occidentali, cui i sentinellesi hanno reagito con ostilità per essere lasciati in pace. Nel 2006, un caparbio missionario cristiano americano, John Allen Chau, cercò di entrare in contatto con la tribù, ignorando i divieti imposti dalle autorità indiane. Non voleva lasciarli ed è stato ucciso con delle frecce pochi giorni dopo il suo arrivo.
È molto probabile che in un passato molto lontano vi siano state una o più esperienze di contatto con dei visitatori, rapporti che si sono rilevati estremamente negativi per i sentinellesi. Da ciò, pertanto, potrebbe derivare il categorico rifiuto di contatto con chiunque.

Per altri dettagli, vedi su Geopop: https://www.geopop.it/perche-north-sentinel-e-considerata-una-delle-isole-piu-pericolose-del-mondo/
e su National Geographic: https://www.nationalgeographic.com/premium/article/andaman-islands-tribes dove appaiono le uniche foto finora riprese da chi ha solo tentato di avvicinarsi all’isola.

Sono dunque in una forma di isolazionismo volontario, individualistico e consapevole. Peraltro, il governo indiano, a sua volta tradizionalista, rispetta questa scelta e non li forza alla convivenza con il resto della società umana “evoluta” contemporanea che per loro si trova oltre il mare. In questo caso i popoli di oltremare sono quelli occidentali e orientali di oggi e non i nativi come in Polinesia.

 

Una realtà che riguarda i vari angoli del mondo inesplorati

Eppure sia in Polinesia che in Amazzonia e in Africa, in Australia e Asia esistono popolazioni con identiche caratteristiche di isolamento dal mondo. Tutto questo poi è parallelo alla costante riscoperta archeologica delle vestigia, nel deserto o nel  mare, di antichissime civiltà dimenticate dal tempo. La più recente è stata nel golfo dello Yucatan, verso Cuba.
E in passato è accaduto davanti alle Coste dell’India e nell’Africa Sahariana.

 

Un inciso extraterrestre

Lo spazio esterno al pianeta, a sua volta, è probabilmente popolato da civiltà ancora esistenti, così come poteva esserlo nel passato e sono ancora da scoprire le conseguenti archeologie, tuttora invisibili ai telescopi umani e alla limitata esplorazione spaziale in atto.

 

I Nunak

Ma torniamo sul pianeta Terra.

Nelle regione forestale tropicale di Guavare, in Colombia, i fiumi Guavare e Inirida, si trova il popolo indigeno nativo dei Nukak.

È decisamente un altro esempio di popolo fuori dal mondo e che vive in un suo mondo parallelo.

In questo caso è stato almeno possibile prendere delle foto della popolazione, cosa piuttosto difficile con chi non vuole contatti.

 

La deriva è nel mondo moderno

D’altra parte – e lo dico da filosofo – oggi l’egocentrismo umano ha trasformato il pianeta in un pianeta con miliardi di individui, ciascuno dei quali si comporta come un popolo o entità a sé stante, fin troppo individualista. E le nazioni stesse sono ormai indirizzate all’isolazionismo nazionalista e spesso autocratico, allineandosi involontariamente al primitivismo naif dei popoli fuori dal mondo.

Foto: purtroppo comuni esempi di ciò che viene definito Civiltà e Modernità. Presenza della Natura: zero.

Perciò, oggi è il mondo evoluto che si auto-pone fuori dal mondo in divenire. Paradossalmente il “villaggio globale” si rispecchia nei villaggi primitivi, oltre che nella Polis e Agorà della Grecia antica.

 

Ciò che dovremmo reimparare dai popoli ancora a contatto con la Natura e parte di essa

I popoli Nukak e i Sentinel fanno parte di quello che viene descritto in antropologia culturale come “Sociologia dei Popoli Incontattati“; e aggiungerei “incontrattati”, perché rifuggono dai contratti sociali occidentali e orientali che si ritengono e configurano come il cosiddetto “mondo evoluto”.

Tuttavia sorge spontaneo il dubbio se abbiano piuttosto ragione loro e se siano loro i veri popoli evoluti. Pertanto, o popoli occidentali, europei e extraeuropei, e quelli orientali (anche se nel loro caso con modalità meno dirompenti), sono dei popoli lontani dalla natura umana e dai sentimenti umani originari e sempre più archiviati come “Roba del passato!” (quanta presunzione e cecità in tali parole), dimenticando concetti fondamentali come:

  • solidarietà,
  • scambio solidale senza denaro,
  • pre-economia o “economia secondo natura” (vedi l’etimologia, il vero significato, della parola “economia”: gestione delle risorse della natura/comunità. Perciò, non l’attuale economia aggressiva),
  • “casa senza casa” e, dunque, nella natura, o quanto più a contatto con essa,
  • simbiosi con la natura (imparando a conoscerla e rispettarla, appunto),
  • equilibrio fra donne e uomini fondato sul matriarcato pre patriarcale,
  • senza governi o autorità superiori,
  • senza religioni se non al più forme di animismo o di rapporto con il cielo e la natura.

Questi popoli incontattati, di cui si parla poco o mai, sono popoli indigeni in isolamento volontario.

Forse gli stessi umani, nel contesto del cosmo, sono considerati come degli “incontattati primitivi” da parte dei popoli non terrestri, probabilmente esobiologicamente diversi, auspicabilmente con una filosofia ben più evoluta e applicata costruttivamente.

Secondo gli antropologi e secondo SURVIVAL, organizzazione ONG nata e sviluppatasi per difendere i popoli isolati, sarebbero fino a 200 le tribù isolate esistenti nel mondo e con almeno 10.000 componenti.
Vidi il sito italiano: https://www.survival.it/

Spesso nella storia, l’arrivo degli europei occidentali in America, Polinesia, Africa, Asia, ha portato a relegare i nativi di tante zone del mondo in altrettante riserve indigene, sempre con l’arrogante presupposto che costoro erano inferiori rispetto alla “civiltà” che arrivava nelle LORO terre… e gliele prendeva senza il loro permesso… da veri popoli “civili”.

 

L’isolamento delle comunità religiose

Foto: Monastero buddista di Popa Taungkalat in cima al Monte Popa, Myanmar
Foto: MonasteroKozheozersky cristiano-ortodossoì fondato nel 1550 vicino al lago di Kozhozero, in Russia, una delle zone più isolate del pianeta

 

 

 

 

 

 

 

Nel Tibet invece, come in Vaticano e sul monte Athos, sono le comunità religiose a porsi in isolamento ascetico.

Lo fece San Francesco d’Assisi, rifugiandosi sul Subasio, a contatto con la Natura.
Come lo fecero Budda e Confucio. Ma anche alcuni filosofi occidentali e orientali del passato.

 

 

Foto: Monastero buddista Tibetano di Phugtal Gompa, a 3.850 metri di altezza
Foto: il famosissimo Monastero greco ortodosso di Meteora, in Grecia

 

 

 

 

 

 

Una scelta di isolazionismo che fecero anche alcuni intellettuali, come Ingmar Bergman nella sua isola privata, o Arthur C. Clarke a Ceylon.

Mappa: in verde scuro la Foresta Amazzonica (ciò che ne rimane). Le zone in giallo sono ex foresta.

Numerosi popoli incontattati e incontaminati abitano in Sudamerica, nell’Amazzonia (nel Brasile settentrionale), ove, secondo il governo Brasiliano, che “tendenzialmente” le rispetta… anche se non limita adeguatamente le speculazioni e costruzioni moderne che stanno sconvolgendo sempre più la preziosa foresta amazzonica, peraltro preziosa per tutto il pianeta Terra, essendo uno dei suoi polmoni che trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, permettendo la vita animale sul pianeta. Tali popolazioni amazzoniche constano di 84 tribù autonome indipendenti e allo stato naturale.

Gli incontattati non sono degli “apocalittici non integrati”, come alcuni e perfino alcuno media cercano di etichettarli. In sostanza,  non sono affatto delle degeneri “sette occidentali”, bensì si possono definire i rappresentanti contemporanei del mondo postmoderno.

 

Foto: i terreni agricoli dell’Amazzonia ottenuti disboscando pesantemente la giungla amazzonica
Foto: Gli effetti collaterali della deforestazione dell’Amazzonia brasiliana (© Mario Tama/Getty Images)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esistono anche:

Foto: La popolazione Ruc, in Vietnam, che i francesi affermano essere più felice dopo i miglioramenti avuti dalla civiltà occidentale.

Foto: La popolazione Ruc, in Vietnam, che i francesi affermano essere più felice dopo i miglioramenti avuti dalla civiltà occidentale.

  • popoli in contatto iniziale con il mondo “evoluto”, di cui cercano di capire cosa li ha portati ad essere diventati così incivili (!),
  • o altri che, dopo il contatto con gli europei, hanno scelto di tornare isolati dal resto del mondo, o quantomeno isolati dagli stessi occidentali lì presentatisi come i “padroni”, come fu nel caso dei cosiddetti “indiani d’America”, in realtà affatto “indiani”, errore dovuto all’errata credenza che fossero arrivati al lato più orientale e inesplorato dell’India ,
  • o coloro che furono isolati dai loro popoli nativi in Africa, Asia e Sudamerica, come gli schiavi rapiti e prelevati con la forza nei secoli da turchi, arabi, europei (particolarmente attivi inglesi e francesi, data la loro politica colonialista).

Sono anche detti “popoli incontattati”, o “popoli nascosti”, perché non sono facilmente individuabili da aerei o satelliti, non avendo costruzioni artificiali, bensì interagiscono con la natura, eventualmente abitando in piccole costruzioni in materiali naturali, al punto di fare della Natura la loro unica casa.
Esistono anche popoli del mare nascosti, come in Polinesia, o come un tempo gli eschimesi nell’Artico.

Si aggiungono poi i miti sui popoli segreti del Tibet, di Shangrilà in Oriente, di Atlantide, del Prete Gianni, mito medievale ispirato dai popoli nomadi Kirghizi e Uzbeki, di stirpe mongola, nonché i Keraiti: popolo mongolo, detto Khar bruni, per i loro supposti tratti somatici originari, quasi africani.
E ancora il mito delle Dieci tribù perdute di Israele, poste a sud dell’Eufrate.

E gli infiniti miti nati dall’isolamento nel tempo di intere popolazioni nei cinque continenti, per vari aspetti.

I popoli incontattati, inoltre, vivono costantemente in fuga dal contatto con i popoli evoluti e rischiano molto, non avendo difese immunitarie, anche verso malattie semplici, è quanto successe all’arrivo degli europei in America, al tempo di Cristoforo Colombo.

Questi popoli, come tutte le popolazioni, cambiano ed evolvono, ma in armonia con la natura.
Fra i popoli nascosti geograficamente si annoverano:

  • I Sentinellesi sull’isola di Noth Sentinel, Arcipelago delle  Andamane;
  • i Ruc in Vietnam;
  • i Lacandon del Chiapas, in Messico, che derivano dagli unici Maya non conquistati dai “Conquistadores”, ovverosia i colonizzatori spagnoli; sta di fatto che parlano la lingua Maya;
  • in Brasile abitano oltre ottanta gruppi etnici incontattati;
  • cinque gruppi etnici sono in Bolivia;
  • in Colombia tre tribù, tra le quali i Nukak;
  • in Equador due tribù, nel parco Yasuni;
  • in Guyana due tribù;
  • in Guyana francese i Wajãpi;
  • in Perù quindici tribù, fra i quali una derivata dai Nahua centroamericani, originari da Aztlan, forse la vera mitica Atlantide;
  • in Paraguay gli Ayoreo;
  • in Venezuela gli Yanomami che sono anche in Brasile (sul confine, per loro inesistente, ovviamente);
  • in Suriname gli Akulio.

Complessivamente quasi tutte le tribù nascoste sono in Amazzonia, tranne una, gli Ayoreo, del Paraguay.

  • In Australia, nel deserto di Gibson, i Pintupi;
  • in Nuova Guinea a Papua esistono addirittura popoli incontattati ancora non individuati e studiati.
Foto: L’agglomerato degli isolotti di Raja-Ampat, nella Papua Occidentale.
Foto: Australia, nel deserto di Gibson vivono alcune etnie rimaste isolate, ma forse anche per questo vive e vegete.

Va considerato che tutta la specie umana alle origini viveva esattamente come oggi vivono le tribù nascoste e questo fa meditare sulla vera natura umana, ormai dimenticata dai popoli che si autoproclamano evoluti.

C’è di che riflettere.

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Leonardo Dini

Posted by Guido De Simone

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