Futuro del Mediterraneo e Riforma dell’Onu sono due sfide globali

Immagine di copertina: Il futuro del Mediterraneo e la riforma dell’ONU: due sfide globali

Si parla spesso, in diplomazia come in politica e in affari come in finanza, della riforma dell’ONU e delle tante, troppe e ormai costantemente irrisolte e quasi infinite, crisi nel Mediterraneo.​ Tuttora sembra utopia riuscire, thinking the unthinkable, a superare le antinomie e gli odi secolari e tribali che dividono ciò che la Storia, la logica e l’evoluzione globale vorrebbero unire.​

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Il punto di Leonardo Dini

Quasi mai o raramente si parla in simultanea dei due temi e li si confronta. Eppure, in teoria come nella pratica, è la lezione della Storia: non esiste un’equilibrio mondiale stabile senza il Mediterraneo in pace; e non esiste una stabilità del Mediterraneo che astragga dall’ONU e dal suo intervento.​ ​ ​

Purtroppo, tuttavia, le politiche positive e pacifiche della FAO, vengono spesso contraddette dagli interventi militari concertati dalle maggiori potenze presenti nell’ONU e la terza via, il peace-keeping pacifico, appare tuttora insufficiente, strumentalizzato, inefficace, particolarmente nella tutela dei beni archeologici e artistici ma anche delle vite umane e dei migranti.

Se infatti esistono gli esempi virtuosi in Libano e in alcune crisi umanitarie, esistono anche i pessimi retaggi del Ruanda, della Bosnia, dell’Afghanistan, della Libia, dove le istituzioni nate dal Trattato di Versailles e dalla Carta di San Francisco mostrano tutti i loro limiti, per così dire, ontologici.​

Quanti secoli occorreranno per vedere un’ONU che sia realmente governo del mondo e delle crisi mondiali e governo democratico, non board dei Ceo delle super potenze?​

La riforma ONU, affastellata, pasticciata, perennemente rinviata, appare tanto una mission impossible quanto l’armonia tra le superpotenze o tra nord e sud del mondo.​ Eppure mi chiedo dove e come nel progettare riforme dell’ONU si tenga conto dell’esperienza dell’Unione Europea e dell’Unione Africana e del Commonwealth e dell’Unione Asean e di quella Euroasiatica.​ E poi della storica alleanza dei Paesi terzomondisti che si dissero “Non allineati”, delle esperienze parallele di costruzione di una comunità mondiale realizzate dalla comunità scientifica internazionale e dal mondo della cultura letteraria e dai musicisti internazionali.​

Dunque, se esiste un mainstream mondiale per matematica, musica, ricerca scientifica e universitaria, se lo stesso Comitato Olimpico Mondiale dello Sport è un’ONU nato nel 1896 e che ha ispirato la nascita della stessa ONU, perché appare tanto farraginoso, incerto, impossibile fare dell’Assemblea ONU il Parlamento mondiale? E del Consiglio di Sicurezza il nucleo di governo mondiale, con 5 componenti uno per continente, espressione a rotazione di tutte le nazioni? E della FAO un’assemblea regionale esecutiva per Stati del parlamento mondiale specializzata su crossover migranti, su risorse agricole e del food e su institutional building dei Paesi in via di sviluppo e in crisi?

Dall’altra parte del problema, il Mediterraneo, somma di tante contraddizioni e paradossi della Storia, risulta di fronte al suo futuro e al futuro della storia mondiale essere nuovamente, come nelle remote antichità Mesopotamiche e dell’Egitto, la culla di un domani di pace e di sviluppo equilibrato per il mondo se supera la pars destruens (parte distruttiva) costituita da odio fra popoli, integralismo e lotta tra le religioni e xenofobie incrociate.​

Crediamo nel progetto Euromediterraneo e in un futuro stato unico mondiale. Valutiamo possibile un Paese EuroMediterraneo inteso come una Europa estesa al medio oriente e alla costa nord dell’Africa e in funzione di una civiltà condivisa e senza califfati e crociate neomedievali.​

​Il ruolo delle potenze orientali, quali la Cina (o, come si diceva un tempo, il “Regno di Mezzo”, e la Corea (quando sarà unita), così come il ruolo della Russia, non sarà indifferente e potrà, anzi, determinare il famoso battito di ali di una farfalla che crea terremoti dall’altra parte del mondo.
Cioè, il nuovo baricentro asiatico e africano del mondo non potrà non ripercuotersi sulle riforme ONU, così come tutto sarà sempre specchio di un mondo liberato dal moloch delle guerre mondiali, forse, ma non dalle minacce alla specie indotte dalla natura: pandemie, meteoriti, vulcani, tsunami, terremoti: siamo sempre su uno sperone di roccia in un oceano universo e non su un luogo immutabile come specie.​ ​

ONU e Mediterraneo, in ultima analisi, si rivelano due aspetti dello stesso problema, la costruzione e l’evoluzione di un mondo non formalmente migliore per tutti gli umani.

Tra i progetti di riunificazione del Mediterraneo il più razionale e ragionevole è quello di MEDCOM, lanciato proprio su questo giornale. Potete leggerlo (cliccate sui collegamenti in blu per aprire le pagine relative) nell’Insight360 “Se una Comunità Mediterranea tornasse ad esistere“, dove nell’indice in calce è richiamato l’articolo del 2015 che analizza in dettaglio il problema e per primo lancia la sfida, nonché l’articolo del 2017 che descrive le modalità per realizzarlo e i motivi per cui tutto ciò può riuscire.

Un progetto che si propone come sintesi unificante delle tante organizzazioni e progetti di coordinamento mediterraneo che operano nelle decine di campi che coprono tutti gli interessi comuni a tutti gli stati aderenti, cioè coloro che di fatto già gestiscono quotidianamente il compito difficile ma non utopico, come essi dimostrano, di rendere il Mediterraneo “Mare omnium populorum“, il Mare di tutti i Popoli.

Leonardo Dini
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Con questo articolo il Dr. Leonardo Dini inizia la sua collaborazione con PLANET360.info. Siamo certi che la sua notevole esperienza nell’analisi strategica e dei vari aspetti politici, sia in campo nazionale che internazionale, nonché la sua preparazione in campo filosofico, contribuiranno a offrire un punto di vista interessante per chi sta cercando sulle nostre pagine gli elementi utili a formarsi una propria opinione.

La redazione

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Leonardo Dini, classe 1966, è nato a Roma, primogenito di una storica famiglia di origini fiorentine e parigine che ha più volte lasciato il suo segno nella Storia, come con Lamberto Dini (presidente del consiglio dei ministri e ministro degli esteri e del tesoro, economista del FMI e direttore generale della Banca d’Italia), nonché erede da parte materna della dinastia francese del Cardinale de Fleury, primo ministro per ben 18 anni nella Francia nel ‘700.
Dopo gli studi di laurea magistrale in Legge con una tesi in Teoria della politica e Filosofia del diritto, nel 1989 è divenuto per formazione universitaria filosofo del diritto e teorico di politica e dal 1993 studioso e filosofo della scienza ed epistemologo. È socio della Società Italiana di Logica e Filosofia della Scienza (SILFS) e della Società Italiana di Filosofia del Diritto (SFI).
Dal 1988 si è dedicato alla politica estera, dal 2008 collabora col Dipartimento Esteri del Partito Democratico essendo impegnato in campo politico come sostenitore LibLab ed ecologista, poi centrista nei Liberal Pd e ora con Italia Insieme, di cui è Presidente. È stato anche presidente della sezione PD Centro Storico Roma e dirigente Anpi Roma centro.
Dal 1984 scrive romanzi, poesie e saggi di filosofia, pubblicando tre di questi ultimi con Aracne editore: “Idea Donna”, “Idea Cinema” e “Immagine e Logos”. Scrive saggi sul cinema da filosofo per Diari di Cineclub. Organizza numerosi seminari e workshops sui temi di politica internazionale.

Posted by Guido De Simone

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