Immagine di coperrtina: DIPLOMACY, il Festival della Diplomazia di Roma, è arrivato alla Nona Edizione. Se volete capire cosa sta accadendo nel mondo, non perdetevelo… o leggete sulle nostre pagine cosa vi è stato discusso.
Inizia a Roma DIPLOMACY, il FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA, una settimana, dal 17 al 26 ottobre, con un elenco impressionante di incontri e dibattiti, tutti estremamente interessanti, perchè consentono di capire meglio, dalla diretta voce dei protagonisti, cosa sta accadendo a livello internazionale. In occasione della giornata inaugurale, incontriamo per un’intervista l’Ambasciatore Giampiero Massolo, Presidente del Comitato Scientifico della manifestazione.
di Guido De simone
Roma, 17 Ottobre 2018 – La IX edizione di DIPLOMACY, l’appuntamento annuale ideato nel 2009, come spiegano i suoi fautori, “dalla consapevolezza della centralità di Roma in ambito internazionale“, si conferma come un appuntamento molto prezioso nel panorama internazionale degli incontri più noti a livello mondiale, dove i protagonisti delle sorti del pianeta si incontrano per discutere le scelte strrategiche del presente e del futuro. Ma, al contrario di quanto avviene per quasi tutti gli altri casi mondiali, inclusi quelli italiani (Cernobbio, San Pietroburgo, Davoz, ecc.) DIPLOMACY non è riservato ai soli addetti ai lavori, bensì è un’occasione sempre più apprezzata dal pubblico, particolarmente dai giovani, di dibattito e interazione con chi può testimoniare ai cittadini le forze e le volontà che stanno muovendo il mondo e che perciò, in un modo o nell’altro, riguardano tutti.
Perché a Roma? In effetti, come è ben sottolineato nel sito web della manifestazione (www.festivaldelladiplomazia.eu), “Roma è considerata un punto nevralgico per le relazioni diplomatiche con 139 ambasciate accreditate presso la Repubblica Italiana, 78 presso la Santa Sede, 73 presso San Marino. A questo, va aggiunto il ricco tessuto di Organizzazioni internazionali (tra cui la sede mondiale della F.A.O., Food and Agriculture Organization), università, accademie e istituti di cultura stranieri che vanno a consolidare la proiezione di Roma come prima città internazionale al mondo“.

Il programma di quest’anno è particolarmente ricco, così come le sedi che ne ospitano gli incontri, molti ogni giorno. Vi consigliamo di dare un’occhiata al nutrito PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE. Noi seguiremo personalmente molti degli incontri più strategici e ve ne daremo conto.Foto:
Il tema di riferimento dell’edizione 2018 è “What makes the world go round. Are National States still in charge?” (“Cosa fa girare il mondo. Gli Stati Nazionali sono ancora in carica?”). Perciò, sarà dedicata alle forze che sfuggono al controllo degli Stati Nazionali, e tuttavia determinano modifiche nell’equilibrio fra le potenze e mutamenti delle condizioni geopolitiche attuali.
Un aspetto molto delicato che richiedeva la partecipazione di molti soggetti “influenti” per rendere più chiaro il panorama in cui la politica e l’economia mondiali si stanno muovendo. Un obiettivo curato nei minimi dettagli da un prestigioso Comitato Scientifico, presieduto dall’Ambasciatore Giampiero Massolo, che abbiamo intervistato per dare un quadro dei temi più delicati sul tavolo internazionale.
PLANET360 – Ambasciatore Giampiero Massolo, il FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA è arrivato ad un punto molto importante della sua esistenza, anche perché si impernia in un momento storico in cui il mondo ed in particolare l’Europa ed i suoi singoli stati membri stanno cercando di trovare una guida o una via, insieme o disuniti. Ma questo è forse il quesito principale. Cosa pensa che il FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA possa dare per contribuire ad affrontare questa situazione?
Intanto è utile il metodo e lo strumento, visto che il FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA è di nuovo la riproposizione della validità e dell’attualità di strumenti di sintesi e di dialogo e riflessione approfondita, ma anche sintetica sui fenomeni del mondo e di questo tentativo costante di offfrire ai governi delle ipotesi di soluzioni complesse a problemi complessi.

In secondo luogo, abbiamo cercato anche quest’anno di dare un’unità tematica a questa congerie molto ricca di mamisfestazioni che occupa un’intera settimana, che coinvolge esponenti della politica, della cultura, del mondo dell’impresa, del mondo della diplomazia, i giovani, soprattutto, il mondo della tecnologia. Abbianmo cercato di dare un’unità tematica che questa volta abbiamo cercato di focalizzarla intorno al tema delle forze che muovono realmente il mondo, quali sono i fattori e le dinamiche profonde che in qualche modo non si prestano ad essere accese o spente come si accende o spegne la luce di una stanza, ma che sono durature e, oggettivamente, pongono delle delle sfide agli stati-nazione.
Gli stati-nazione di cui, da un lato, se ne avverte sempre più il bisogno – il che, si badi, non significa smontare l’europa o smontare il multilateralismo, perché l’Europa e il multilateralismo intanto sono efficaci in quanto sono composti da stati forti e determinati che trovano al loro interno, grazie al dialogo ed alla sintesi, delle risposte condivise -, proprio perché gli stati, dei quali si avverte molto il bisogno e dai cui si aspettano molte risposte, hanno a che fare non solo con le dinamiche profonde, ma anche con molti fattori che ne condizinano molto la possibilità di gestire. Si pensi ai flussi migratori, ai flussi di merci e di persone, ai flussi finanziari, ai flussi di armi che pure esistono in molte aree di conflitto che ci sono nel mondo. Si pensi alla tecnologia… tutto questo ha una valenza in qualche modo frenante, che indebolisce gli stati dal di dentro.
Ed è una sintesi che va trovata, tra l’esigenza di trovare una governance all’altezza delle aspettative dei cittadini e i fattori che tendono a rendere gli stati meno forti, erodendoli dall’interno.
Non sappiamo come questa sintesi sarà trovata e come le cose si assesteranno, ma vogliamo dibatterne, parlarne. Vogliamo indicare il metodo del dialogo per affrontare i problemi.
La Storia ci giudicherà.
PLANET360 – Considerando che lei ha appena citato i giovani e che di fato uno dei “fattori” rilevanti è anche la popolazione, dei singoli stati così come dell’europa e del resto del mondo, visto che gli elettori hanno sempre più peso se il sistema è veramente democratico, in questo contesto credo di capire che il FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA già parla queto linguaggio, perché si è aperto molto verso i giovani.
Assolutamente sì. si è aperto particolarmente verso i giovani che sono una parte molto considerevole del nostro pubblico e sono sempre più anche protagonisti dei nostri dibattiti. non solo con le loro domande, ma anche con le loro relazioni, con le loro esposizioni. Credo che questo sia un ottimo segno, perché credo che, soprattutto chi ha avuto il privilegio e la fortuna di ricoprire o di aver risoperto incarichi di responsabilità istituzionale o anche all’interno di aziende, ha il dovere di travasare esperienza e di fornire anche risposte all’altezza delle attese. soprattutto di quelle dei giovani.
PLANET360 – Ritiene che per quanto riguarda il dialogo tra gli stati in questo momento ci sia una tendenza, specialmente qui in Europa, a trovare diciamo la “quadratura del cerchio”, il sistema per riuscire a condividere piuttosto che contrastarsi, specialmente nei rapporti, per esempio, con ciò che è fuori dell’Europa?
Noi intanto siamo quasi alla vigilia di un importantissimo appuntamento elettorale che sono le elezioni europee nel prossimo Maggio del 2019. Come in tutte le campagne elettorali, i toni e i problemi tendono ad essere sempre enfatizzati e quindi le campagne elettorali non sono mai i momenti migliori per ricercare dei punti di contatto. Credo che questo sia fisiologico e che questo rappresenti un modo democratico di far affiorare i problemi, di confrontarsi, di avere poi, sulla base degli equilibri che saranno raggiunti per effetto del voto popolare in Europa, la possibilità di fare una sintesi politica di tutte queste istanze che adesso stanno emergendo in maniera piuttosto assertiva.
Credo che questo è in fondo il sale della democrazia. D’altra parte, le organizzazioni internazionali e soprattutto quelle sovra-nazionali, come l’Unione Europea, o quelle molto multilaterali, come l’Organizzazione delle Nazioni Unite, camminano sulle gambe dei paesi che le compongono. Quanto più questi paesi sono autorevoli ed hanno dei meccanismi decisionali al loro interno che sono snelli e riescono a produrre risultati, quanto più gli interessi nazionali vengono individuati e coerentemente perseguiti con chiarezza, tanto più forti, paradossalmente, sono le organizzazioni internazionali, perché riflettono stati membri che sono sani e disposti a contribuire.
Poi io credo che questo processo non si arresterà, che andrà avanti, perché noi abbiamo bisogno di una migliore governance mondiale e all’interno dei paesi europei abbiamo bisogno sempre più di fare fronte comune, perché la concorrenza, come peso politico, economico, commerciale e finanziario del resto del mondo è destinato ad accrescersi.

PLANET360 – Ci dica se è una pia illusione per noi italiani il fatto che l’Italia si trovi al centro di un incrocio Est-Ovest e Nord-Sud, inteso che sul primo asse c’è da una parte il mondo americano e dall’altra parte si trova quello russo, mentre sull’altro asse verticale siamo tra il Nord dell’Europa e il Sud del Mediterraneo. Siamo effettivamente in queste condizione e perciò l’Italia, Roma e il Festival della Diplomazia potrebbero essere un punto di interscambio estremamente strategico?
Sicuramente noi siamo, per condizioni geo-politiche e geo-economiche, al centro degli snodi di cui lei parla. Chiaramente, le cose del mondo sono difficilmente influenzabili da un solo paese. Indubbiamente, però, le condizioni di un paese che si trova in snodi come questi, se vi cresce la consapevolezza di questa situazione, può recare un contributo. Non bisogna illudersi che questo contributo sia necessariamente decisivo, ma non bisogna neanche cedere al pessimismo e pensare che sia irrilevante.
PLANET360 – diciamo che nel caso dei contrasti tra Stati uniti d’America e Russia l’Italia è stato l’unico fattore che fino ad adesso ha tenuto un po’ calme le acque.
Diciamo che noi sappiamo che c’è un livello delle relazioni internazionali molto impegnativo e molto diretto tra gli Stati uniti e la Russia. Ci sono paesi, come il nostro, che hanno buoni rapporti con entrambi, nel senso che siamo alleati e amici degli Stati Uniti, Siamo amici della Russia. Credo che su questo possiamo fare del lavoro in comune e credo che possiamo anche tentare di produrre dei risultati. Sopravvalutarci sarebbe eccessivo, sottovalutarci eccessivamente diminuente.

PLANET360 – A proposito di Europa e considerando quello che lei ha appena citato come l’appuntamento forse più atteso, quello a Maggio delle elezioni europee per il Parlamento, noi europei viviamo in una situazione un po’ ambigua, ovverosia, una vera Diplomazia Europea ancora non esiste. Ci sono tavoli internazionali dove sono presenti i singoli stati, ma purtroppo non c’è ancora una forza sostanziale e negoziale da parte di un’Unione europea che sembra un po’ svuotata a livello istituzionale. È possibile immaginare uno stimolo verso quella che potrebbe essere la nascita, concordata tra tutti gli stati membri, di una vera forza diplomatica europea e che dia un vero aiuto alla Mogherini?
Beh, ce ne sarebbe sicuramente molto bisogno. Credo anche che, anche in questo caso, la Storia non conosce salti, quindi ci sarà bisogno di un ulteriore processo di maturazione. La mia speranza, il mio auspicio è che i fatti del mondo, il loro incalzare ormai così rapido, così serrato, faccia compiere questo processo nel più breve tempo possibile.
PLANET360 – Parlando invece di diplomazia a livello mondiale – e con questo chiudiamo -, le propongo il problema dell’ONU. Per come è configurato attualmente, non è ancora un organismo estremamente democratico, perché i veti incrociati riservati a pochi evidentemente non consentono molte cose e creano un pesante conflitto d’interessi. Crede che possa essere in futuro uno dei temi da discutere presso il FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA e quindi che sia in grado di lanciare un messaggio a livello internazionale su di un bisogno che è sentitissimo? Si veda, per esempio, il caso del Venezuela, dove non si riesce ad intervenire perché, nonostante l’appello del popolo, ormai disperato e già con una fuga di profughi in massa, ogni azine internazinale è bloccata dal veto di uno o più stati che ne hanno il potere nel Consiglio di Sicurezza.
Beh, certo non si può dire che il multilateralismo in questa fase storica goda di straordinaria salute.. Ed è veramente un peccato. L’ONU, in particolare, risente di una sua costituzione, di una sua realtà, che ancora è frutto degli equilibri ereditati dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel frattempo sono ormai passati tanti anni (n.d.r.: 73 anni) e non casualmente l’Italia è tra i paesi promotori di un aggiornamento piuttosto ambizioso del meccanismo decisionale e, in generale, della riforma degli organismi societari. Vedremo. Anche qui credo che anche qui ci sia bisogno – rispondo un po’ come per quanto riguarda la politica estera dell’Unione Europea – di pazienza. Anche su questo fronte la Storia non farà un salto, ci vorrà il tempo necessario, ma spero che l’incalzare degli eventi acceleri i tempi.
PLANET360 – Io non posso che augurarle un buon FESTIVAL DELLA DIPLOMAZIA. Aggiungerei quasi un “in bocca alla Diplomazia!”
Grazie! Accetto con piacere! Non posso rispondere “crepi la diplomazia”, ma sicuramente “Viva la Diplomazia!“.




