Immagine di copertina: Dalla tradizionale FISSIONE nucleare, potenzialmente pericolosa per quanto sempre più controllata, e fonte di scorie radioattive con cui fare i conti, alla FUSIONE nucleare, lo stesso processo che avviene nelle stelle, decisamente sicura, ma con due strade possibili FUSIONE A CALDO, che richiede molta energia per generarla e controllarla, e FUSIONE A FREDDO. estremamente sicura, tanto da essere gestibile in casa o in un qualsiasi veicolo e il cui carburante è l’acqua.
È una competizione iniziata molto tempo fa, già negli anni ’50 dello scorso secolo, ma tutti punt ano a liberarsi della FISSIONE NUCLEARE, con i suoi pericoli e le scorie radioattive che non si sa dove mettere, passando alla FUSIONE NUCLEARE, inizialmente tentata a caldo, ma ora anche a freddo, assolutamente sicura, tanto da poter essere usata anche in casa o in auto. Carburante? Acqua!
di Leonardo Dini, filosofo
Premetto che sostengo, senza se e senza ma, lo sviluppo delle energie pulite e alternative (eolica, solare, da biomassa, ecc.) e che stimo molto la ricerca scientifica italiana ed europea del CERN e dell’INFN sul tema. Tuttavia, ritengo un progresso paragonabile alla fissione di Enrico Fermi quanto è stato realizzato a Livermore (laboratori NIF (National Ignition Facility) )dall’equipe che ha sviluppato l’uso del laser nella ricerca nucleare. Nel Lawrence Livermore National Laboratory sono riusciti per la prima volta a ottenere una fusione nucleare a caldo con una produzione di energia superiore a quella impegnata per il funzionamento sicuro del rettore.

È superfluo dire quanto sia essenziale per il futuro dell’umanità trovare nuove e durature fonti di energia. Ed anche la strada intrapresa dalla ricerca per una fusione nucleare a freddo è fondamentale, perché se e quando riesce dà la maggiore garanzia di sicurezza e la massima produttività: pochissima energia per generare il processo di fusione, altissima quantità di energia PULITA prodotta.
I risultati che saranno ottenuti grazie agli esperimenti europei del CERN, così come dai ricercatori indiani con il reattore di HYNLER che utilizza la tecnologia LENR (Low Energy Nuclear Reactor) con idrogeno ed elettricità; ma anche negli Stati Uniti d’America, a Livermore oltre che al FermiLab (Fermi National Accelerator Laboratory) in Illinois (Batavia) è notevole e concerne tutto il futuro della specie umana e del suo sviluppo scientifico e tecnologico (si veda a fondo pagina il link all’articolo sul tema pubblicato sul sito web della Società Italiana di Fisica).
Al tempo stesso è la prova che il nucleare usato per produrre energia e non per distruggere e finalmente – e lo dico da ecologista – senza inquinare, può riproporsi come valida alternativa alle fonti non rinnovabili.

Com’è noto, la Francia ha dato il buon esempio, investendo molto negli anni in una ampia rete nazionale di centrali nucleari tradizionali (a fissione nucleare) che potrebbero essere riconvertite in centrali nuove a energia calda, trasformando radicalmente il modo di produrre energia e di portarla nelle case e nelle fabbriche.
La ricerca italiana e quella europea hanno sviluppato un progetto parallelo basato sul contenimento della fusione mediante la forza magnetica, mentre l’esperimento americano ottiene il contenimento con il laser.
A mio avviso, quest’ultimo metodo, che non a caso è arrivato per primo all’obiettivo, è il più efficace in termini di fisica delle alte energie, perché riproduce in proporzione e in cifra il metodo di produzione di energia delle stelle, incluso il nostro Sole.
Allo stesso tempo non escludo che in qualche parte del vasto Pluriverso Cosmo qualcuno non abbia già fatto qualcosa di meglio, costruendo energia artificiale consequenziale alla realizzazione di stelle artificiali, tuttora per la nostra scienza considerata erroneamente fantascientifica, e creando una energia nucleare più potente ancora e semplice da generare. Quindi, penso che questo non sia il punto di arrivo della ricerca, ma piuttosto una tappa di un complesso percorso evolutivo, che nel nucleare freddo trova un buon approdo.
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Leonardo Dini
Riferimento all’articolo in tema pubblicato sul sito web della Società Italiana di Fisica: CLICCA QUI

