Foto di copertina: Boris Ryzhy, il poeta che ha rivoluzionato la poesia
Nasce il Salotto Letterario Tevere, subito con un respiro internazionale. L’atmosfera è pregna di emozioni e aspettative, in un momento in cui la Cultura, più che mai, è e rimane il più concreto e costruttivo strumento di dialogo sociale e internazionale.
Le persone possono avere diversi punti di vista, spesso distanti tra loro, ma di fronte ad un concerto di buona musica o ad un’intensa pièce teatrale o immersi nelle parole di un buon libro, si sentono magicamente untiti da una passione comune a tutti, dalla condivisione di quanto di bello e intenso sa creare l’Uomo, creando i presupposti per un dialogo nel rispetto reciproco.
di Guido De Simone
Roma, Martedi 29 Maggio 2018 – Nella mite atmosfera di un tardo pomeriggio di fine Maggio, di fronte alle acque del fiume romano che il suo stesso nome richiama, gli intellettuali italiani e russi che hanno dato vita al “Salotto Letterario Tevere” si incontrano per la prima volta in pubblico, nel teatrino “Casa dello Scrittore”, presso la sede della FUIS, Federazione Unitaria Italiana Scrittori, sul lungotevere dei Mellini, 33/b.
L’importanza di un Salotto Letterario

Il Salotto, in realtà, nasce ancor prima, il 29 febbraio 2016, su iniziativa di una giovane artista italiana, Carlotta Ghirardini, provetta pittrice ed intensa ritrattista, fautrice della diffusione culturale ad ogni livello, e di un suo buon amico, Paolo Dragonetti de Torres Rutili, socio e dirigente del Consorzio Save Italy, nonché co-fondatore dell’Associazione della Grande Russia, da cui sono nati, tra le tante iniziative di prestigio, il Premio Pushkin e il Gran Ballo Russo, un grande appassionato di cultura in genere e, com’è intuibile, di quella russa in particolare.
Significativa è la spiegazione di cosa è stato ed è per Carlotta Ghirardini il “Salotto Letterario Tevere”: «Il Salotto nasce perché siamo bombardati dai mass media: ci mantengono in uno stato di paura, ignoranti e tristi, perché così siamo degli schiavi perfetti.»
«Il Salotto nasce per ricordarsi del bello, per eliminare il rumore, per ascoltare. Per ricordarsi dell’armonia e della grazia che sono nelle arti. Nasce per non essere schiavi!»
«È un progetto politico prima che artistico. Le persone felici, le persone che si ricordano della bellezza e del proprio potere non accettano ricatti o sottomissioni. Sono libere!»

Carlotta Gherardini e Paolo Dragonetti iniziarono invitando molti dei loro amici (esponenti di ogni arte, visuale o scritta, e molti operatori culturali) nel salotto della residenza romana di Carlotta, in Via Tevere, appunto, dal cui indirizzo venne spontaneo il nome del “Salotto”, un fiume che è simbolo della millenaria identità geografica della capitale italiana e del flusso continuo di idee che la cultura apporta all’umanità, nella metafora “il mare”.
Qualche mese fa, nel salotto di Carlotta arrivò per la prima volta anche Yulia Bazarova, co-fondatrice dell’Associazione Amici della Grande Russia, alla quale è venuto spontaneo chiedere ai fondatori ed ai presenti come mai quel “salotto”, così interessante, non era ancora uscito da quell’appartamento per divenire un punto di riferimento per ogni

studioso o appassionato, fino al semplice curioso, così da sfamarne il desiderio di cultura e trovare un contesto dove meglio comprenderne il messaggio e la potenza. Le fu assicurato che se ne era già discusso e che quella sua proposta avrebbe avuto un seguito.
L’idea piacque anche ad Antonio Rossi, il presidente della FUIS, la Federazione Unitaria Italiana Scrittori , la più grande associazione e sindacato degli autori letterari, che concesse l’uso della sala teatro nella sua sede.
È così che siamo arrivati al 29 maggio 2018, quando il “Salotto” si è spostato da Via Tevere al Lungotevere, quasi un destino scritto nel nome.
Il primo appuntamento pubblico
Il tema princpale di questo primo incontro pubblico è molto accattivante ed intenso: alla scoperta di uno dei maggiori poeti a cavallo tra la fine del XX Secolo e l’inizio del XXI, Boris Ryzij, un giovane russo che pochi fortunati conoscono ma che nei pochi anni della sua breve vita ha di fatto portato una vera e propria rivoluzione nella poetica mondiale.
Sul piccolo palco del teatrino nella sede della FUIS si sono alternati per un primo benvenuto il padrone di casa, il presidente, Antonio Rossi, seguito dai due fondatori dell’Associazione culturale “Amici della Grande Russia”, Yulia Bazarova, e Paolo Dragonetti de Torres Rutili, cui si è aggiunto il messaggio augurale della fondatrice del Salotto, la giovane pittrice ed intellettuale Carlotta Ghirardini, e della nota e stimata poetessa e traduttrice Natalia Stepanova.

Poi la parola è passata alla professoressa Laura Salmon, slavista, Professore ordinario di Lingua e Cultura Russa e di Teoria della Traduzione all’Università di Genova, esperta traduttrice dal russo.
Laura Salmon è colei che si è occupata della traduzione di “… E così via”, la prima celebrata raccolta di poesie di Boris Ryzij. Un’impresa mastodontica per almeno due motivi: 1) Già tradurre dal russo è di per se un’attività complicata dalla diversità costruttiva e sintattica di questa lingua rispetto alle lingue occidentali. 2) Ma, in aggiunta a ciò, la poetica di Boris Ryzij è totalmente innovativa, anche per via dell’uso, vasto e originale, del linguaggio popolano, tipico della strada e addirittura delle prigioni e nelle miniere, spingendo la “licenza poetica” al punto di troncare le parole al termine di un verso, così da far coincidere la rima con il precedente (un’attitudine dopotutto in uso nel linguaggio di strada e tra i giovani, specialmente nella generazione del “Web” e del “Mobile”).
Pertanto, se riuscire a rendere il senso della poetica di un poeta russo è già alquanto complicato, nel caso del giovane e proficuo Boris Ryzij l’aggettivo “mastodontica” rischia di essere riduttivo nel far intuire l’entità dell’impresa. Anni di lavoro e studio per comprendere appieno e interpretare adeguatamente in italiano quello che il poeta ha voluto esprimere, cercando di non perdere la magia della rivoluzione da lui proposta.
Di sicuro, con il suo racconto, la prof.ssa Salmon è riuscita nell’intento di far comprendere ai presenti l’intensità ed il messaggio che il giovane cantore degli Urali ha trasmesso nella sua poetica innovatrice.
Senza mai cadere nella trappola di un approccio troppo accademico, ha descritto la storia, la passione e gli stati d’animo del giovane Boris, i traumi psico-sociali e politici che hanno sconvolto tanto la sua patria e l’intera società russa quanto lui, con la fine dell’Unione Sovietica e perciò, letteralmente, con la fine di un mondo a cui il giovane boris si sentiva totalmente legato, essendone parte indissolubile. Quel mondo in cui il giovane poeta è maturato e ha vissuto con felicità e dramma la scoperta dell’esistenza e da cui si è sentito strappato, sprofondando sempre più nella insopportabile sensazione che quel mondo era ormai perso, irrecuperabile, sentendosi perso anche lui, fino al punto di portarlo addirittura alla scelta del suicidio, a soli quasi 27 anni.
La Prof.ssa Salmon ci ha raccontato non solo le difficoltà nel tradurre un autore così profondo e innovativo, ma anche il fascino del gergo folcoristico che egli tramuta in poesia. Il lavoro pluriennale di interpretazione, più che di traduzione, l’ha portata ad un risultato molto apprezzabile. Lo hanno constatato i presenti nel teatrino della FUIS, tra cui molti intellettuali italiani e russi, ai quali la Salmon ha letto alcuni versi nelle due lingue… e il loro plauso ha detto tutto.

Ha fatto seguito l’ultimo intervento dal palco, affidato a Marco Ghitarrari, Presidente del Premio internazionale “Le Cattedrali Letterarie Europee”, un appuntamento prestigioso che vanta tra i suoi vincitori, tra gli altri, Umberto Eco, Francis Ford Coppola e l’attrice Meryl Streep. Ghitarrari è, peraltro, un fine cultore del cinema russo.
Il suo è stato un intervento breve (per dare più spazio possibile al dibattito con il pubblico) ma molto significativo, ricordando quanto «Ryzhy rappresenti queli tipo di poeta che, come lo definirebbe Pietro Citati, ha “la Malattia dell’Infinito” e che, come Orten (splendido scrittore praghese), “è un pellegrino, un viandante nella sua città, è l’uomo che non si aggrega e pensa come la mandria , ma diventa un randagio”, un uomo di passaggio.»

Molte le domande del pubblico e gli interventi significativi dei presenti in sala, tra cui spiccano le parole di Alexej M. Bukalov, recentemente premiato in Campidoglio con il Premio Pushkin per la letteratura (vedi il nostro articolo in merito all’ultima edizione), il direttore dell’agenzia di stampa ITAR–TASS a Roma, la città dove vive, divenendone uno dei più attivi intellettuali.
Boris Ryzhy, il poeta della società reale che ha amato tutti

Per aiutare i lettori a comprendere chi era questo giovane poeta, cresciuto in una non facile realtà industriale, ricordato oggi come uno dei più grandi e impareggiabili poeti russi, vi proponiamo qui di seguito le parole con cui lo descrive Natalia Stepanova, la poetessa russa di fama internazionale, riportate in due articoli pubblicati sul giornale Russia Behind The Headlines, con cui PLANET360.info intrattiene un ottimo rapporto di collaborazione.
Nel primo articolo, del 2013, dedicato più in genere all’evolvere della poesia e della poetica, ella afferma: «In Russia e in Olanda i giovani conoscono e amano Boris Ryzhy: davanti alla sua poesia impallidiscono i versi pluripremiati di tanti poeti contemporanei.»
Detto da una poetessa del livello della Stepanova, è più che significativo.
Il secondo articolo, nel 2015, è interamente dedicato a Boris Ryzhij, nella cui esistenza ci troviamo sempre più trascinati:
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«Con l’ultimo verso della sua poesia d’addio, “Vi ho amati tutti. E sul serio”, Boris Ryzhy, commuove e fa riflettere. Ecco chi era questo letterato, cresciuto in una non facile realtà industriale, ricordato oggi come uno dei più grandi e impareggiabili poeti russi.»
«La storia del poeta Boris Ryzhy è la storia dei destini umani e della fatalità. Della fragilità della vita, dell’amore e della solitudine, propria delle personalità straordinarie e geniali.
Il poeta russo è nato e cresciuto nella città industriale di Ekaterinburgo (Ekaterinburg), un luogo che ha condizionato la sua vita e la sua poetica. Una realtà non facile in una città industriale del Nord della Russia, dove il poeta vive a contatto con la delinquenza locale e in particolare con quella che vi si trova costretta a scontare la pena lavorando nelle miniere.
Tali frequentazioni lasciano il segno nella poesia di Boris Ryzhy. L’uso delle parole gergali e la presenza di queste persone sono una costante nella sua vita e nella sua poesia.»
«I suoi amici sono gli amici di sempre, i ragazzi con cui era cresciuto nei cortili della città, molti dei quali divenuti “i ragazzi della mala”. E, anche se Boris sapeva bene che da loro non ci si poteva aspettare nulla di buono, li amava lo stesso, di un amore fraterno, come dovrebbero amarsi gli esseri umani.»
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Per il resto della splendida descrizione vergata dalla Stepanova, vi consigliamo la lettura dell’articolo originale.
La Stepanova, peraltro, cita anche la biografia apparsa su Rossiyskaya Gazeta:
«Boris Ryzhy nasce a Chelyabinsk, in Russia, l’8 settembre del 1974, in una famiglia della intellighenzia locale. Inizia a scrivere versi all’età di 14 anni e nello stesso periodo si aggiudica il titolo di campione regionale di boxe.
Nel 1992 appaiono le sue prime pubblicazioni su Rossiyskaya Gazeta, il più importante quotidiano nazionale.
Dotato di grande talento, fascino e dolcezza, si sposa all’età di 17 anni con la sua compagna di studi, Irina Kniazheva.
Nel 1997 si laurea alla facoltà di Geofisica e Geoecologia dell’Accademia mineraria degli Urali. Pubblica diciotto articoli di ricerca scientifica sulla struttura della crosta terrestre e sulla sismicità degli Urali e della Russia.
Nel 1999 riceve il Premio letterario Anti – Booker. Vive a Ekaterinburg, lavorando come assistente alla ricerca scientifica all’Istituto di Geofisica e collabora con il giornale “Ural”.
Nel 2000 la Fondazione Pushkin pubblica una sua raccolta dal titolo “E cose così”.
Il 7 maggio del 2001 si toglie la vita, impiccandosi sul balcone di casa. Lascia moglie e un figlio (N.d.r.: da cui si
Infine, vi ricordiamo l’elenco delle raccolte di poesie dell’autore fin qui pubblicate, di cui solo una parte tradotte dal russo:
- · 2000 – Amore (Lyubov)
- · 2000 – E così via…(I Vsyo Takoye)
- · 2001 – Nel vento freddo (Na Kholodnom Vetru), posthumously published
- · 2003 – Versi (Stikhi, 1993-2001)
- · 2004 – Giustificazioni della vita (Opravdanie Zhizni)
- · 2006 – Come una canzone (Tipa Pesnya)
I prossimi appuntamenti del Salotto Letterario Tevere
Dopo aver apprezzato il primo incontro, siamo molto curiosi di vedere il seguito.E l’appuntamento è vicino, mercoledì 27 Giugno 2018, alle ore 18, sempre a Roma, presso il teatrino della Casa dello Scrittore, nella sede della FUIS, sul Lungotevere dei Mellini, 33 (il piccolo portoncino tra il 31 e il 33).
Sarà presentato il libro “D’OMBRA E SABBIA”, di Mariù Safier (Robin editore), il racconto in versi di 15 donne, protagoniste della Bibbia.
Nell’occasione sarà regalata ai presenti la lettura teatrale del capitolo “STORIA di SARA”, i cui protagonisti, Abramo e Agar, saranno interpretati rispettivamente da Gioacchino Maniscalco, attore e doppiatore, e da Laura De Luca, radiogiornalista, scrittrice e pittrice, mentre nella sala saranno esposti i bozzetti proprio di quest’ultima, che illustrano le figure femminili del volume.
Gli ospiti d’onore saranno una sorpresa.
A settembre, dopo l’interruzione per le vacanze estive, l’ttività riprenderà con cadenza quanto meno mensile, come ci ha confermato Yulia Bazarova.
In attesa che venga organizzato un sito Web dedicato al Salotto Letterario Tevere, troverete aggiornamenti, modalità per associarsi al Salotto, e ulteriori informazioni sul sito dell’Associazione AMICI DELLA GRANDE RUSSIA. Comunque, PLANET360.info darà notizia dei prossimi eventi.
Vi consigliamo di venire a curiosare. Se, come si suol dire, “il buongiorno si vede dal mattino”, siamo certi che non rimarrete delusi.
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