L’Enigma Bielorussia e i tentativi di mediazione italiani

Immagine di copertina: Putin e Trump giocano le loro strategie sulla sorte di Lukashenko… e del mondo

Riceviamo e pubblichiamo un interessante aggiornamento sulla situazione bielorussa del Prof. Leonardo Dini, consulente del Dipartimento Esteri del PD, Partito Democratico.

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di  Leonardo Dini

Maria Aleksandrovna Kolesnikova, musicista e leader dell’opposizione bielorussa, ora imprigionata, in una intervista a un quotidiano italiano prima degli eventi drammatici di queste ore ha indirizzato un saluto e un grazie all’Italia.

L’On. Laura Boldrini (a sinistra) e l’On. Lia Quartapelle (a destra) stringono le mani di Sviatlana Tikhanovskaja nell’incontro all’Ambasciata Italiana in Vilnius (fonte: LaRepubblica.it)

Molti, da sempre, in Bielorussia stimano l’Italia. È notizia di questi giorni il briefing-dialogo, all’Ambasciata Italiana a Vilnius, tra due coraggiose e idealiste deputate italiane, Lia Quartapelle e Laura Boldrini, e l’esponente politica che loro stesse considerano e definiscono – ed io condivido questa coraggiosa definizione – “la legittima nuova Presidente Bielorussa”. In effetti questa definizione nasce dalla politica estera della Lituania che, insieme alla Lettonia (come tutti i paesi baltici, ambedue notoriamente anti-russe), già riconosce la leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, come la Presidente eletta a fronte dei supposti brogli in sede di voto denunciati dall’opposizione.

Le parlamentari italiane hanno anche chiesto il difficilissimo visto per entrare in Bielorussia e andare a manifestare a fianco dei cittadini bielorussi a Minsk per la libertà e la democrazia.

A partire da questi presupposti, anzi, auspico che l’Italia trovi il coraggio di fare un passo in più: ospitare presso l’Ambasciata Italiana a Minsk, per la sua sicurezza personale, l’unica leader dell’opposizione rimasta coraggiosamente a Minsk, la premio Nobel per la Letteratura Sviatlana Aleksievic, perseguitata come Solgenicyn e destinata a una prigionia gulag se non tutelata dal pericolo di arresto.

Sviatlana Aleksievic, giornalista, scrittrice e premio Nobel per l a letteratura (fonte: Internazionale.it)

Ritengo, inoltre, che l’altra leader, Maria Kolesnikova, col gesto tenace e nobile di stracciare il proprio passaporto per non lasciare il suo Paese, tuttora imprigionata come accadde a Mandela in Sudafrica, abbia meritato di essere la prossima protagonista e premier della Bielorussia quando e se sarà risolto questo enigma e incubo.

Enigma, perché tuttora non si sa chi e perché stia manipolando la Storia per giocare, usando tutto e tutti, questa partita di potere sul confine tra i due attuali imperi economico politici, Russo e Americano.

Incubo, perché la Bielorussia è tuttora in una gravissima crisi, sospesa fra dittatura emergente e democrazia quasi impossibile.

E tutto ciò è stato evidenziato in questi giorni, in occasione di un confronto cui ho partecipato e che ha visti gli interventi di politici, esperti di esteri, nonché gli ambasciatori di Lettonia e Lituania e di altri Paesi. Erano presenti anche il direttore responsabile della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti), Raffaele Lorusso, e il rappresentante di Amnesty International, Riccardo Noury, che ha ricordato che tuttora esiste la pena capitale in Bielorussia, usata in modo subdolo ed efferato come nel vecchio Stalinismo Sovietico. In effetti, Omon e Kgb sono un discutibile patrimonio condiviso tuttora, anche nel nome e nelle tecniche, tra Russia e Bielorussia.

Proprio ieri un’avvocata di Mosca, esperta in relazioni estere, mi ha ricordato che la Russia stessa, che pure ha da sempre gravi problemi di evoluzione democratica, ha comunque abolito la pena capitale proprio con l’Amministrazione Putin.

Le recenti bullesche affermazioni di Lukashenko, che ricordano, ma al negativo, certe esternazioni in “stile contadino” di Krusciov, non fanno che esasperare la tensione in corso.

Vladimir Putin deve mantenere calma la situazione e i suoi protagonisti, a costo di apparire ambiguo (fonte: The New York times)

Putin mostra un doppio volto, di pacificatore ma anche di custode del potere Slavo e post-sovietico sulla Bielorussia. Tuttora, alla Russia brucia avere perso quei territori così storicamente importanti e così uniti all’anima Russa: Ucraina e Bielorussia.

La Crimea stessa é stata ripescata in modo avventuroso. In effetti, il successo della Rivoluzione di velluto a Minsk potrebbe effettivamente velocizzare il processo di democratizzazione e pacificazione della politica Russa. Ma è forse un problema questo? E lo è per Putin, che é al potere ininterrottamente da quando aveva 35 anni e davvero, con i suoi 21 anni di potere, appare vicino a scavalcare il record dei 29 anni di leadership di Stalin?

Un’unione, di fatto annessione, della Bielorussia alla Russia significa riportare indietro le lancette della storia al 1991 e portare avanti quelle del cosiddetto timer del pericolo di uno scontro nucleare, vicina alla fatidica mezzanotte.

Non a caso, Trump fa sfoggio dei suoi nuovi missili nucleari a fronte di un’oggettiva inferiorità rispetto alle armi classiche convenzionali, sul campo, di Russia ed Europa, in caso di conflitto.

Trump mostra i muscoli alla Russia nella forma di minacciosi missili puntati su Mosca (fonte: Business.it)

D’Altra parte, nel caso opposto, con una Bielorussia filo Usa, questo accerchiamento progressivo della Russia da parte di un’America al tramonto come potenza mondiale, peraltro già di fatto surclassata dalla Cina, in futuro e spesso fin d’ora, rischia di produrre effetti a catena che, come da un vaso di Pandora scoperchiato, rendano la pace difficile in un mondo che per ora ancora vive di guerre economiche e non più militari e mondiali.

Ecco dunque che il futuro di Minsk riguarda davvero tutti.

Leonardo Dini

 

Posted by Guido De Simone

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