Immagine di copertina: Leader mondiali lottano assurdamente tra loro davanti ad un’umanità perplessa (composit di Planet360.info sull’opera ad inchiostro di Will Crawford)
EnglishIn un tempo in cui altre sembrano le minacce all’umanità, rischiamo di distrarre la nostra attenzione da un pericolo che ci minaccia da decenni e di cui sembra difficile liberarci: l’autodistruzione. Perché questo è e rimane uno dei problemi cruciali degli esseri umani: quando capiremo che farci la guerra tra noi è da perfetti imbecilli? È un aspetto che ci propone il filosofo Leonardo Dini. E forse sarebbe meglio tenerlo bene a mente e provare a ragionare, tutti.
di Leonardo Dini

Travolti tutti dalla insostenibile leggerezza della infinita querelle sul Covid, spesso dimentichiamo che esistono anche altre minacce globali, non meno serie:
- quelle naturali, quasi inevitabili, tuttora difficili da intuire: terremoti, tsunami, esondazioni, meteoriti, vulcani, ecc.
- e quelle che la specie umana, non stanca di due guerre mondiali, ha prodotto in serie dagli anni’ 40 del secolo scorso ad oggi: le armi nucleari.

Si è discusso tanto sul ruolo politico e di deterrente di esse, ma, di fatto, le maggiori potenze del mondo, talvolta ben oltre le intenzioni, continuano a giocare col fuoco. Gli arsenali atomici, a dispetto dei molti Trattati internazionali, formali e informali sul tema, restano una spada di Damocle, appesa sul mondo.
Chi infatti può garantire – il recente caso Corea del Nord sta a dimostrarlo – che la “Banalità del Male”non prevalga e che prima o poi nel futuro, non necessariamente remoto, qualche leader, presidente o generale non osi schiacciare il pulsante maledetto che innesca l’Armageddon.
O che qualche errore tecnico, banale, appunto, non scateni l’inferno nei cieli del pianeta.

Forse quando, come è accaduto ai Giapponesi nella crisi Coreana, vedremo sfilare missili atomici in volo davanti ai nostri occhi, capiremo cosa sta succedendo, ma sarà troppo tardi. Se infatti le guerre dell’antichità duravano cent’anni e quelle moderne alcuni anni, la 3° e la 4° guerra mondiale rischiano di durare pochi minuti e non, come profetizzato da Nostradamus, 27 anni. Dureranno il tempo di una o due battaglie a colpi di testate nucleari, ma quei fuochi di artificio che si vedranno anche dallo Spazio, spengeranno la specie umana, quasi del tutto. 34 milioni di morti: questo secondo un recente studio scientifico strategico, sarebbe il prezzo minimo immediato di uno scambio di colpi nucleari.
Non resta che auspicare che le armi atomiche siano usate in modo alternativo, contro meteoriti o comete che minacciano il pianeta dallo Spazio, appunto, dunque per difendere il pianeta da questi ed altri ancora più imprevedibili attacchi esterni.
Da dove possono venire le potenziali fonti di guai
Viene quasi da rimpiangere il tempo delle minacciate guerre con scudi stellari, peraltro ancora mai effettivamente realizzati o quantomeno non pubblicizzati, e il tempo della minaccia della bomba al neutrone, che avrebbe distrutto le persone e non le cose, lasciando vuote le costruzioni, testimonianza di una umanità cancellata dall’atomo.
A parte l’uso gravissimo e il rischio immediato del nucleare da parte dei cosiddetti “Bad States”, la Nord Corea in primis, ma anche l’Iran e per certi versi anche il Pakistan, esistono preoccupazioni, più che legittime, sull’uso militare del nucleare, strategico e tattico, da parte di India e Israele. Esistono dei dubbi su Bielorussia, Ucraina, Kazhakistan che ufficialmente hanno riconsegnato i missili nucleari alla Russia, i primi due nel 1997. Esistono degli interrogativi sulle oltre 2000 testate nucleari dichiarate, per non dire di quelle segrete e sperimentali e degli esperimenti in corso, negli Stati Uniti che, a fronte di una sua armata presente in ben 175 Stati, dispongono anche tuttora del maggiore e più evoluto arsenale atomico del pianeta. Esistono le oltre 1700 testate atomiche in Russia.
Una continua rincorsa reciproca

E qui si apre un mondo sulla amplissima e complessa sperimentazione difensiva Russa: per fare un esempio, il famoso missile Ss2, definito non a caso Satan 2 dalla Nato e in piena attività dal 2018 è in grado di lanciare fino a 20 testate su 20 Paesi che si staccano da un unico missile vettore. In pratica, si può agevolmente spazzare via l’intera Europa in pochi istanti, una apocalisse annunciata e tutt’altro che fantascientifica.
Ovviamente i mezzi americani sono altrettanto devastanti e puntati su Mosca e sulle maggiori città russe, ma nel 2020 il Presidente Putin ha annunciato ulteriori novità che consentono alla tecnologia Russa di fare quel che l’armata Rossa, all’epoca dell’Urss impegnata a conquistare l’Europa con i carri armati e le armi convenzionali, non ha mai potuto permettersi: un’arma finale e decisiva che prima il vettore Avangard, poi il Burevestnik, il super missile citato, rendono possibili.
Infatti, se gli esperti occidentali obiettano che è difficile comunicare attraverso il plasma nello Spazio e che quindi non è semplice pilotare i nuovi missili, e se si discute se i nuovi missili siano effettivamente invincibili di fronte alle protezioni antimissile odierne, di fatto gli Americani rinunciarono negli anni prima allo Scudo Spaziale, annunciato nel 1984 da Reagan, poi al progetto Pluton di vettori intercontinentali a bassa quota, la tecnica che ora i Russi possono vantare.
Infine gli Usa non hanno elaborato un uso militare degli Shuttle, estinti anch’essi a beneficio dell’uso della Soyuz per la Stazione Spaziale orbitante.
Ecco dunque che gli Usa, che hanno sconfitto tecnologicamente l’Urss grazie alla loro tecnologia informatica, ora sono scavalcati sul nucleare da Russia, Cina e perfino dalla Corea del Nord e dall’Iran.
Se l’altra volta l’inferiorità Russa ha evitato la guerra, questa volta la sua superiorità potrebbe favorirla.
Se con le armi convenzionali e sfruttando gli Oceani, gli Usa potrebbero vincere una guerra tradizionale, in una guerra nucleare le 1700 testate russe e le 250 cinesi, opposte alle 2000 Usa e alle 200 francesi e a quelle Inglesi se usate tutte o anche in modo parziale… potrebbero distruggere il pianeta 10 volte, senza contare il fall out radioattivo conseguente.
E non è il caso di fare una conta in una sfida tra missili Usa, GB, Francia e Israele, da un lato, e i missili di Russia, Cina, Iran e Corea del nord dall’altro. Forse vincerebbe l’alleanza Russa, ma a quale prezzo e con quali devastazioni anche in Russia e Cina, irreversibili.
Si pensi a Chernobyl, Hiroshima, Nagasaki,… inquinati per motivi differenti ma per millenni.
La Cina nella più recente conferenza sul nucleare ha detto polemicamente agli Usa che parteciperà al disarmo quando gli Usa allineeranno la loro potenza nucleare di 2000 missili e bombe a quella cinese di 250. L’orologio della mezzanotte nucleare, creato al tempo di Einstein, e l’ossessione degli Svizzeri per i bunker nucleari domestici purtroppo non sono anacronistici, la corsa al riarmo nucleare ha infatti cancellato i progressi fatti al tempo di Gorbaciov e del disarmo realmente avviato a est come ad ovest.

Esistono anche, heri dicebamus, i missili caricati sui sottomarini che portano a domicilio l’inferno nucleare sulle coste Usa, come in quelle di isole remote della Polinesia o dei Dominions dove navigano sottomarini Francesi o Inglesi.
Intanto, a fronte delle ormai storicizzate critiche di Edward Teller e degli eredi scientifici di Von Braun al progetto di Scudo Stellare, oggi gli Usa oltre a sviluppare la tecnologia antimissile che tuttavia non sarebbe certo infallibile in caso di un attacco con molti missili, puntano sulle armi laser sperimentali: satelliti armati in grado di emettere raggi laser sparati alla velocità della luce, sia per distruggere vettori balistici in volo, sia – e qui si apre un nuovo scenario, paradossalmente migliore – per colpire da fuori l’atmosfera terrestre.
Un’altra arma che si annuncia attiva entro il 2023 prevede l’uso di particelle catalizzate dallo spazio con elementi neutronici per disgregare appunto i missili offensivi. E qui di nuovo la tecnologia Americana si dimostrebbe più evoluta.
Perché?
Tuttavia il presupposto che resta valido è: perché popoli fratelli e della stessa specie (cinesi, russi, israeliani, americani, indiani, coreani, ucraini, francesi, inglesi) che potrebbero essere uniti e alleati, continuano a preparare per una futile lotta di potere e, di conseguenza, la distruzione reciproca?
“Cosa avete fatto!!” era l’urlo disperato nella scena finale della versione originale del film “Planet of Apes” (Pianeta delle Scimmie) di fronte ai resti di una New York cancellata dalla guerra nucleare e di cui sopravviveva solo la testa della Statua della Libertà.
Dopo la estinzione umana provocata da una guerra nucleare o con i laser resterebbero forse solo piante e animali e in numero ridotto. Di certo, se si arrivasse a convivere pacificamente e in una unica nazione “ONU” e un’unica civiltà sul pianeta, quella umana, si farebbe un notevole progresso vero.
Una notazione finale
Singolarmente, un pianeta senza più armi atomiche ma solo armi laser sarebbe più evoluto perché eviterebbe la distruzione totale, nonché il fall out e l’inquinamento radioattivo.
Però, a sua volta, un raggio laser potente che distrugge intere nazioni, sebbene sarebbe forse più ecologico, rimane ugualmente fatale per l’umanità.
Evoluzione?
Quando impareremo a fare a meno delle armi, usciremo dalla condizione animale primitiva per entrare in quella di specie evoluta… Ma qualcosa mi dice – e la Storia lo conferma – che tale traguardo è utopia.
Nel cosmo multiverso esistono molti universi e molti miliardi di sistemi stellari. Usiamo i missili e la tecnologia spaziale, atomica e laser, per esplorare lo spazio e per portarvi noi esseri umani. Abbiamo uno spazio infinito fuori e invece di valirizzarlo evolvendo, pensiamo a distruggere noi stessi e il pianeta.
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Leonardo Dini





