Immagine di copertina: l’alleanza naturale, la più potente e costruttiva formula vincente della vita, basata sull’amore e sul rispetto reciproci.
Il problema di genere non è un mero esercizio di dibattito accademico o per addetti ai lavori o politici che ne fanno una bandiera solo l’8 marzo. È da millenni uno dei problemi principali della società umana, ovunque nel mondo. Per l’esattezza, è ancora a pessimi livelli in buona parte delle culture nazionali, quelle di solito più arretrate e povere.
Ma sebbene le nazioni e le culture più evolute lo abbiano affrontato e in parte risolto grazie al sistema democratico, bisogna ammettere che, non casualmente di pari passo, sia il problema della parità di genere che la realizzazione di una vera democrazia sono elusi grazie a regole non scritte che si rifanno a schemi tradizionali del scorso secolo o ancestrali, nascondendo con una facciata di perbenismo uno schema mentale retrogrado da cui molti uomini non riescono a distaccarsi, paradossalmente dimostrando, così facendo, la loro debolezza.
Prefazione ed intervista a cura di Guido De Simone
Le società più evolute, come quelle scandinave, hanno in buona parte superato il problema, ma non per questo lo hanno risolto completamente, perché rimane una parte di uomini che ancora si aggrappano al concetto di superiorità maschile come fosse un diritto naturale o addirittura divino. Ma è anche vero che una maggioranza di uomini, per fortuna sempre meno silenziosa, si sta ribellando allo schema mentale che i maschi aggressivi impongono come unico metodo per regolare i rapporti, ovviamente a loro favore.

Rimane il fatto che la stragrande maggioranza delle società moderne sono ancora organizzate in modo da non favorire la partecipazione femminile, così come tendono a non favorire, al di là dei proclami ufficiali sbandierati, la partecipazione dei cittadini in genere. Al punto che viene spesso il sospetto che le difficoltà economiche in cui versano perfino le società potenzialmente più ricche, non siano solo frutto del caso, ma un modo, tanto cinico quanto efficace, per tenere le persone comuni impegnate a sopravvivere.
Sta di fatto che la strategia regnante sembra quella di indebitare il cittadino medio, così che, anche se erudito, debba concentrare tutte le sue energie nel superare quello stato di cose.
Se le cosiddette culture più sviluppate continuano a vivere ipocriticamente sugli allori, finirà che quelle in via di sviluppo svilupperanno prima di loro una vera politica paritaria, superando quelle civiltà supponenti.
Ovviamente, in un mondo così concepito, le donne sono quelle che più ci rimettono. Perché, o si chiede loro di mettersi da parte e continuare a subire un ruolo assoggettato ad un’imposta superiorità maschile, per lo più economica ma solo avendo reso difficile l’accesso delle donne al lavoro o al potere e comunque pagandole meno, oppure se ne stravolge la natura, corrompendola nel negare la loro femminilità e maternità e dedicando tutte le loro energie alla carriera, magari diventando più cattive ed aggressive degli stessi maschi, come capita a chi, recitando una parte che non gli è naturale, deve enfatizzarne le caratteristiche più estreme, al limite dell’assurdo, pur d’essere credibili ed evitare, lo scherno e la sconfitta. Faccio notare che capita lo stesso nei maschi che si vogliono rendere credibili come donne, sul palcoscenico o come scelta di vita (cambio sesso).
Insomma, è una guerra tra poveri, cavie di un manipoli di “stronzi” che continuano a tenere la società sotto un regime oppressivo ed opprimente. Uno stato di cose che potrà essere superato solo quando ci sarà una vera alleanza tra uomini e donne, veramente alla pari, e le due metà della mela torneranno a dare frutto e non a marcire innaturalmente separate.
Ne abbiamo parlato con il Prof. Leonardo Dini, del Dipartimento Esteri del Partito Democratico, studioso di filosofia, il quale è anche autore di un bellissimo libro sulle donne, “IDEA DONNA”, edito da Aracne.
PLANET360 – Prof. Leonardo Dini, ci vuole spiegare quali sono state le sue motivazioni ed intenti con questo libro?
Questo libro nasce come punto di arrivo del mio lavoro di filosofo a partire dagli anni ’80 fino ad oggi. Dopo aver pubblicato molti articoli e molti saggi, ho pensato di porre come punto di arrivo una riflessione sul ruolo delle donne nel mondo e nella società attuale, perché l’uguaglianza oggi esiste in modo formale ed anche sostanziale, ma è un progresso ed un processo incompiuto. Allora ho voluto chiedermi con questo libro, sia sul lato filosofico che su quello politico e sociale, che cosa si può fare perché questo processo incompiuto riesca ad arrivare in porto, facendo diventare effettiva l’uguaglianza delle donne ad ogni livello territoriale, locale, nazionale, internazionale e globale.
PLANET360 – Secondo lei, come potrebbe essere misurabile l’effettivo successo di una presenza delle donne ad un livello paritario con gli uomini?
Un obiettivo di tale portata avrebbe un riscontro eccezionale. Cito nel mio libro la frase di Fukuyama (n.d.r.: Yoshihiro Francis Fukuyama, politologo americano) sulla fine della Storia. Io sono convinto che la presenza e l’irruzione delle donne nella politica, nel management imprenditoriale ed ai vertici delle istituzioni, dell’economia e della società ha significato la fine della guerra e la fine delle guerre, intese come guerre mondiali. Guerre che sono sempre state impostate, prodotte e scritte da uomini. Quindi, io penso che il contributo delle donne produrrà una maggiore pace a livello mondiale e universale, un maggiore equilibrio tra le nazioni ed anche un maggiore equilibrio sociale generale nel mondo.
PLANET360 – Tra gli studiosi dell’indole umana è prevalente il concetto che nell’essere umano, maschio o femmina, esistono sia una parte di “femminilità” che una di “mascolinità”, chiaramente prevalendo nel maschio equilibrato la parte maschile, ma dando spazio anche alla sua parte femminile (costruttività, pazienza, spazio ai sentimenti, diplomazia, ecc.), in una proporzione ideale rispettivamente di due terzi ed un terzo, proporzioni che sono invertite nel caso di una donna equilibrata. Appare perciò evidente il perché molti uomini, dando ascolto al proprio lato femminile, sono meno aggressivi e si battono piuttosto per la supremazia dei valori etici sia a livello sociale che politico. Questo processo, debitamente invertito, a suo parere avviene o no nelle donne e per quali ragioni e con quali modalità?
Ecco, questo è un tema molto interessante che va anche oltre quanto tratto nel mio libro. Nelle donne di oggi si avverte una progressiva maschilizzazione proprio quando acquisiscono dei ruoli di potere. Ne ho parlato specificamente in uno dei capitoli del mio libro. In quella posizione alcune di esse tendono a assorbire anche i difetti maschili, assumendo atteggiamenti che sono più coerenti con l’aggressività purtroppo tipica di molti uomini.
Oggi esistono donne in ogni contesto, nell’esercito, nell’Arma dei Carabinieri, donne poliziotto e in tali contesti sono in molte ai livelli di comando, fino al grado di generale. Tutte cose impensabili fino a poco tempo fa. Al tempo stesso, ci sono molti sviluppi nel tempo degli aspetti positivi, nel senso di questo riequilibrio tra uomini e donne, non solo nei livelli di comando ma anche nel dialogo reciproco e quotidiano. Cosìcche, dopo una prima fase di apparente maschilizzazione, si perviene ad una fase di ritorno alla propria natura femminile, ma con la consapevolezza del ruolo acquisito e quindi della posizione di potere acquisita.
PLANET360 – Quindi è un processo quasi hegeliano, venendo da una struttura mentale di provenienza, la “tesi”, attraversando una fase di “antitesi” che sembra quasi opposta, per confluire in una “sintesi” vera e propria, da donna con un progetto al femminile. Si tratta di arrivare alla conquista di una posizione che spesso comporta un recitare la parte maschile e quasi nascondendo la sua femminilità per ottenere il rispetto, e poi, a potere acquisito, arrivare ad un equilibrio con se stessa, recuperando anche la dimensione femminile e facendola pesare nel suo ruolo di potere, ottenendo il rispetto dei subalterni col consenso invece che con la coercizione.
Infatti, parlando proprio di un piano filosofico, la filosofia tradizionale era la filosofia dell’essere, ma la filosofia dell’essere era centrata su un essere tipicamente maschile, un prototipo maschile. Non si parlava mai di un essere al femminile. Invece nel mondo di oggi pur nel superamento attuale della filosofia dell’essere, perché siamo oltre la metafisica tradizionale – oggi la filosofia della scienza e tutta la filosofia è andata oltre quel modello – l’essere non è più definito come un essere maschile ma è identificato con l’essere cosmologico, quindi con una forma vivente universale.
Questo, da un lato consente di superare questa dicotomia di genere, tra uomo e donna, e dall’altro consente anche alla riflessione filosofica di andare oltre la filosofia di genere, che pure è stata importante – ne ho dialogato con la filosofa Luisa Muraro – nel costruire un nuovo equilibrio tra uomini e donne.

PLANET360 – Prof. Dini, partendo da libri come il suo, ma anche dai molti altri che hanno portato l’attenzione e il dibattito sul ritrovato e spesso recuperato, sul piano storico, ruolo delle donne anche sul piano socio-politico ed istituzionale, tra cui potrei citare il libro della giovane ma preparata ricercatrice, Maria Pia Di Nonno, dal titolo “Europa. Brevi ritratti delle Madri Fondatrici”, edizioni Comunità, che ha rivalutato le figure ed il ruolo delle non poche donne che hanno contribuito all’ascesa del concetto stesso di “Europa Unita” almeno quanto gli uomini definiti come i “Padri Fondatori”, questi libri sono un primo passo che possono incentivare il dibattito per rafforzare nella società il concetto che donne e uomini sono egualmente all’altezza di ruoli di alta responsabilità… Ma poi, nel concreto, quali sono, secondo lei, i passi sostanziali che devono essere compiuti affinché le donne intanto siano incentivate ad impegnarsi in politica e nelle istituzioni molto più di oggi e perciò abbiano una rappresentanza molto maggiore e più coerente con la loro prevalenza demografica, ma anche affinché siano rispettate in tale ruoli per quello che effettivamente valgono, apportando quell’atteggiamento etico costruttivo che purtroppo in molti uomini, specialmente di potere, viene a mancare?
Alla presentazione ufficiale del mio libro pochi giorni fa, alla Casa Internazionale della Donna, Dacia Maraini, che ha fatto un lungo intervento su questo tema, ha detto esattamente questo; e cioè che è importante che le donne non solo prendano consapevolezza di se, ma riescano ad andare oltre questa sottomissione arcaica e ormai millenaria che sembra invincibile ed insuperabile. Questo significa portare masse di donne, non solo le ancora poche donne di potere, da un lato alla consapevolezza di se, dall’altro ad entrare ed impegnarsi nei meccanismi della partecipazione sociale, ma anche, con l’empowerment (n.d.r.: emancipazione) femminile, nei meccanismi della politica e delle istituzioni.
È possibile, perché da decenni tante ragazze hanno studiato e stanno studiando ed ottenendo lauree sempre più prestigiose in tutti i campi e, diciamolo, hanno spesso molto più successo degli uomini negli studi. Perciò oggi possono entrare nei percorsi professionali d’ogni tipo (giuridici, economici e degli affari, ingegneristici ed architettonici, nella medicina e nella ricerca biologica e scientifica in genere, nell’astronautica, le ormai tantissime docenti non più solo scolastiche ma anche universitarie, nell’esercito e nelle forze dell’ordine, nella diplomazia; in sostanza quello che è anche uno dei temi trattati dal mio libro), ed arrivare ai livelli più alti.
Quindi, io penso che il futuro sia delle donne e sia un futuro positivo.
PLANET360 – La concreta partecipazione in molti ruolo professionali ed istituzionali dipende anche e soprattutto dalle forme con cui il lavoro è organizzato e, a dire il vero, il Mondo del Lavoro, così come quello della Politica, sembrano piuttosto strutturati per impedire alle donne di partecipare. Perché, a meno che non snaturino se stesse e quindi dimentichino di essere le uniche che possono mettere al mondi i figli, di certo una funzione che è loro esclusiva, per entrare in questi contesti, per come sono organizzati ancora oggi, devono mettere in secondo piano la famiglia e dedicarsi quasi completamente al lavoro ed alla carriera, Mi chiedo e le chiedo, non è possibile trovare una riformulazione del mondo del lavoro e della politica che in qualche modo tenga in conto che, di sicuro le donne, ma anche gli uomini, dovrebbero recuperare gli spazi ed i tempi per la famiglia e per le altre passioni (studio, ricerca, politica, viaggi e conoscenza della altre culture, ecc,) e che, visto che in una struttura organizzativa del lavoro così concepita, le donne riuscirebbero ben più facilmente a partecipare, ciò favorirebbe tutti quei benefici riequilibratori che la loro presenza aiuta a costruire? Un esempio sono alcuni paesi scandinavi dove il problema è stato affrontato e in buona parte risolto, permettendo alle donne un protagonismo molto più consistente e sostanziale senza snaturarne la maternità.

Io penso che dovremmo partire proprio da queste “best practices” (n.d.r.: pratiche ottimali) che esistono nel mondo, come quelle dei paesi scandinavi, ma anche quelle applicate in altri paesi, come l’Inghilterra, che è molto sensibile a questi temi, o la Francia (n.d.r.: dove la politica che ha incentivato e supportato l’uso degli asili nido ha favorito una ripresa delle nascite) e la Germania.
Nel quadrante euro-mediterraneo, dove questo tema è tutt’ora molto controverso, è molto difficile superare i tabù ancestrali nei riguardi delle donne. Dacia Maraini, nel suo intervento di pochi giorni fa al convegno di presentazione del mio libro, faceva riferimento ad un’intervista a Rita Levi Montalcini. Io stesso ho discusso questo tema con la Montalcini e la conclusione per ambedue è la stessa: la Montalcini ha ammesso che ha dovuto rinunciare ad essere madre per essere una scienziata, perché ai suoi tempi era impossibile essere contemporaneamente un grande scienziato e poter essere anche madre e dedicare tempo sufficiente ad una famiglia ed avere dei figli.
Invece il futuro ci dirà esattamente l’opposto, conciliando gli aspetti del lavoro e familiari, quando le donne non saranno più madri sottoposte all’uomo o inglobate in un ruolo minore rispetto alla famiglia ma anzi saranno protagoniste nel costruire sia la famiglia che il proprio ruolo sociale indipendente.
PLANET360 – E quindi nel costruire anche una società molto diversa dall’attuale…

Nel costruire una società molto diversa da quella attuale, che non soltanto vedrà come normale l’uguaglianza, ma vedrà normale l’uguaglianza fin dall’inizio, fin dalla formazione. Infatti, le mie conclusioni al convegno di presentazione del libro erano proprio queste: io penso ad un futuro dove nativamente, fin dall’infanzia e durante l’adolescenza, maschi e femmine saranno abituati all’uguaglianza, al rispetto reciproco, e saranno quindi abituati a costruire un mondo dove non esistono donne con ruoli inferiori o sottopagati rispetto agli uomini, ma è normale l’interscambio di funzioni, la parità totale, sia nella famiglia, sia nel lavoro, e dove questa collaborazione tra uomo e donna è utile a migliorare il mondo nel suo complesso.
PLANET360 – Dalle sue parole, lei sembra un esponente di quella massa di uomini, probabilmente maggioritaria, che vorrebbero una presenza femminile ben più consistente in politica e nel mondo del lavoro, proprio perché avrebbero bisogno di qualcuno che dia loro manforte nel portare un po’ di etica in tali ambienti. Ecco, questi uomini cosa possono fare per aiutare le donne ad avere non solo più spazio, ma anche fiducia in un mondo che finora le ha tenute lontane e da cui esse stesse si tengono lontane, perché sono mondi ancora oggi regolati dal cinismo, dall’aggressività, dal tradimento, dall’abuso, dall’ipocrisia… Noi uomini che vediamo la presenza femminile come un aiuto sostanziale nel cambiare le cose in meglio, come possiamo aiutarle a superare questa loro ritrosia a scendere in campo?
Possiamo aiutarle proprio creando una politica trasparente e pulita, che è proprio quello che chiedono le donne. Nell’aprire le porte particolarmente alle donne ma, più estensivamente, ai cittadini in genere, la cui maggioranza sono, appunto, le donne, ben più della metà della popolazione, in Italia come nel mondo. Quindi, costruire l’empowerment delle donne corrisponde a costruire la partecipazione della società civile, molto più di quello che concede la politica attuale. Dall’altro lato, possiamo aprire le porte alle donne sul piano dell’uguaglianza, quindi andare oltre il discorso, che non è accettato più neanche dalle donne stesse, delle “quote rosa”, ma consentire su basi di parità reale, la partecipazione femminile, possibilmente portando tale atteggiamento a livello mondiale.
PLANET360 – Grazie, prof. Leonardo Dini!
Grazie a voi.
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Leonardo Dini, nato a Roma nel 1966, primogenito di una storica nobile famiglia di origini fiorentine e parigine, si è specializzato in Giurisprudenza con una tesi in Teoria della politica e Filosofia del diritto. Dal 1989 è filosofo del diritto ed epistemologo filosofo della scienza, socio SILFS e SFI, è attualmente attivo in politica nel Dipartimento esteri del Partito democratico. Fa parte del Comitato Liberal Pd, di Area Dem, ed è dirigente dell’ANPI. Dal 1984 è scrittore di saggi di filosofia, romanzi e poesie.




