Tra gli Stati dell’Asia centrale, il Kirghizistan è considerato essere in una fase di islamizzazione radicale. L’estremismo religioso ed il terrorismo costituiscono una grande minaccia non solo per i movimenti religiosi nel territorio del Kirghizistan, che sono più di 300, ma anche per l’integrità e la sicurezza dello Stato.
Il 6 luglio 2016, Presidente della Repubblica del Kirghizistan, Almazbek Atambayev, nel suo messaggio di auguri per la Festa “Orozo Ait”, ha espresso preoccupazione per la politicizzazione della religione nel paese, invitando la gente a stare in guardia contro questa tendenza. Egli ha anche osservato che l’antitesi tra le credenze religiose e la cultura, le tradizioni ed i costumi nazionali, porta a pesanti divergenze e contrasti nella nazione e anche nelle famiglie. Questo si traduce in una minaccia per la sicurezza dello Stato, l’unità nazionale e l’armonia. Il Kirghizistan non è stato risparmiato dalla tendenza che prevede l’imposizione del credo religioso con le maniere forti, fino alla discriminazione e perfino la minaccia verso i concittadini che aderiscono ad un’altra religione o hanno un punto di vista ateo. È allarmante che un numero crescente di conflitti abbiano luogo a causa di questo processo di islamizzazione, e gli viene spesso dato un colore politico. L’esempio di un certo numero di paesi arabi ci mostra cosa succede quando i leader religiosi si immischiano nella politica. Il paese è in una fase di islamizzazione intensiva.
Iniziative radicali di un Ulama
In Kirghizistan ci sono già esempi. Per esempio, prima delle elezioni parlamentari, l’ulema (lo studioso) Chubak AJY Zhalilov ha presentato un’iniziativa per estendere la pausa pranzo di un’ora nel giorno della preghiera del venerdì ed ha minacciato i deputati che non sostengano la sua iniziativa. Questo ha causato un sacco di polemiche ed ha diviso la società in due campi ostili, in uno dei quali si afferma che le autorità hanno iniziato la persecuzione contro il Alim religioso e che adotta misure contro l’Islam.
Inoltre, ha esposto a pericoli i deputati che hanno votato contro la sua iniziativa a causa della rabbiosa reazione dei credenti che aderiscono a tale visione estremista. In tal modo, Chubak AJY Zhalilov ha dimenticato che le leggi del Kirghizistan forniscono la libertà di religione e di dichiarano che il paese è laico, con la religione separata dallo Stato. Costui, invece, esprime il suo parere non solo su temi religiosi, ma anche sui problemi socio-politici, tra cui anche delle sue proposte di legge. Si è detto che le sue idee non sempre coincidono con la politica statale, le leggi e la Costituzione.
L’esempio di Chubak Ajy Zhalilov mostra che in Kirghizistan, dove il credo religioso ed il punto di vista laico dovrebbero attualmente essere stabilmente in equilibrio, i soggetti che stanno iniziando ad avere una posizione dominante hanno tendenze fondamentaliste intolleranti ai dissidenti e pronti a dichiarare la Jihad non appena se ne verifica l’occasione. Questa è davvero una minacca reale.
La certificazione degli imam rivela che ben pochi la meritano
L’islamizzazione della società sta procedendo nonostante ben 800 imam non hanno passato le prove per la certificazione organizzate dall’Amministrazione Spirituale dei Musulmani del Kirghizistan. Baktybek Osmonov, vice direttore della Commissione statale per gli affari religiosi, ha detto che un totale di 1300 chierici sono stati ammessi per sottoporsi alla procedura; tuttavia, la maggior parte di essi non è riuscito a superare una valutazione positiva. Inoltre, 66 dei 71 direttori di istituti scolastici religiosi non sono stati addirittura ammessi per la valutazione.
Come si è saputo, la maggior parte dei leader religiosi che non hanno superato la valutazione sono rimasti nelle loro posizioni. Chi potrebbe essere incolpato se il Comitato di Stato per la Sicurezza Nazionale della Repubblica del Kirghizistan e del Ministero degli Interni del paese non sarà in grado di prevenire i conflitti religiosi, monitorare attività potenzialmente pericolose delle organizzazioni religiose e dei cittadini, e contrastare la propaganda estremista?
Il Kirghizistan ha una popolazione di più di 6 milioni di persone, di cui l’80%, che corrisponde a circa 4.800.000 persone, sono musulmani. E se si considera che circa il 25% della popolazione è sotto i 18 anni, il numero di musulmani adulti è 3.600.000 persone.
Secondo il teologo Sadykzhan Kamalov, non più del 10-15% dei credenti sono stati attratti dalle parole di miele degli estremisti e dei gruppi terroristici. Ma questo è in realtà corrisponde a circa 360/580.000 persone.
Il problema dell’islamizzazione esiste realmente
Sadykzhan Kamalov, tuttavia, ha detto che è ancora troppo presto a suonare un campanello d’allarme. Non c’è bisogno di esagerare le cose ed ingigantirle, come fa il Capo del Dipartimento 10 del Ministero degli Affari Interni della Repubblica del Kirghizistan. Può tale atteggiamento essere considerato come una pressione o un’interferenza sul lavoro delle forze dell’ordine? Potrebbe essere necessario vederla in questo modo.
Uno dei fattori collaterali è l’aumento del numero delle moschee in Kirghizistan. Attualmente ci sono più di 2.700 moschee nel paese, di cui oltre 500 sono state costruiti nel corso degli ultimi cinque anni. La costruzione della maggior parte delle moschee è finanziata da fondi pubblici, che ricevono denaro dai paesi arabi. Per non parlare dei dubbi fondamenti nell’insegnamento dell’Islam nelle madrasse (istituzioni educative) sponsorizzate dai paesi arabi, o le prediche che spesso si sentono nelle moschee costruite con il sostegno finanziario dalla stessa fonte araba. E ciò che viene predicato, non vi è il tradizionale Islam ma del vero e proprio Wahhabismo militante (movimento estremista islamico). Perché gli amici arabi non investono nell’economia reale o nella costruzione di ben più necessarie scuole ed ospedali?
Una nuova affilializione dell’Islam radicale in Kirghizistan
Nel mese di febbraio, le agenzie di stampa hanno riportato la diffusione di una nuova affiliazione islamica in Kirghizistan, i cui seguaci, uomini barbuti e dai capelli lunghi in abiti tradizionali pakistani, non accettano i frutti del progresso tecnologico e sollecitano i musulmani a vivere nel modo in cui la gente viveva al tempo del Profeta Maometto.
La nuova tendenza è emersa in Kirghizistan pochi anni fa ed inizialmente si è diffusa nel nord della Repubblica, nelle Regioni di Issyk-Kul e di Naryn. Ora, però, i suoi aderenti arruolano nuovi seguaci tra i loro ranghi un po ‘ovunque nel paese, con l’uso del Dawat, un sermone che invita la gente ad affidarsi alla fede.
In questi giorni, la proponente del Dawat è l’organizzazione religiosa internazionale “Jamaat Tabligh” (a volte detta “Tableeghi Jamaat”), dal cui si divise il gruppo “Yakyn Inkar” a causa di alcune differenze di veduta. Il primo dei due movmenti è vietato in Russia ed in tutti i paesi post-sovietici dell’Asia centrale, con l’eccezione del Kirghizistan. Allo stesso tempo, Yakyn Inkar non riconosce le leggi della Repubblica del Kirghizistan, e questo è già un elemento di radicalizzazione derivante da un’islamizzazione attiva.
Non siamo riusciti a trovare alcun materiale in lingua russa sulle attività del “Yakyn Inkar”. C’era solo un articolo, pubblicato nel marzo 2015, che ha espresso preoccupazione per il crescente numero di persone provenienti dalla regione di Issyk-Kul (Ysykköl) che partono per la Siria per prendere parte alla guerra. L’autore ha attirato l’attenzione sulla crescita del radicalismo tra i giovani, sottolineando la sua rapida diffusione; i chierici spiegano che “ciò avviene a causa dell’ignoranza della popolazione in materia di religione, per via del suo analfabetismo religioso”.
Oggi, quindi, è del tutto naturale chiedersi: non è forse troppo tardi che il Presidente della Repubblica del Kirghizistan Almazbek Atambayev abbia espresso solo ora la sua preoccupazione per la politicizzazione della religione nel paese?
È giunto il momento di opporsi apertamente all’islamizzazione radicale nel Kirghizistan e nell’Asia centrale.
Valery Sinko, Coordinatore del Centro Studi Eurasiatici “Lev Gumilev”, Kirghizistan




