Quanto è strano questo genere della pittura, la natura morta: ammiriamo le copie di quegli oggetti originali di quali non meritano nessuna ammirazione…
Blaise Pascal

La natura morta accompagna l’uomo durante tutta la storia dello sviluppo delle arti figurative.
Tra i tre generi principali della pittura (ritratto, paesaggio e natura morta) proprio la natura morta è quella più decorativa. Le immagini della frutta, dei fiori e degli arredi sempre furono usate sia come una parte degli elementi architettonici, sia come opere di per sé.
Le fonti di questo genere le possiamo trovare tra i decori delle case antiche: gli elementi delle prime nature morte infatti li vediamo negli elementi dei mosaici sui pavimenti, nonché nei decori dei fregi di locali interni. Nelle finiture dei palazzi dei nobili della Roma Antica si possono trovare degli esempi di natura morta nei tondi architettonici oppure tra gli altri elementi decorativi dei dipinti ornamentali delle pareti e dei plafoni del soffitto.
In generale, la natura morta dà nobiltà a cenacoli e terrazzi destinati al ricevimento degli ospiti. Con l’andare del tempo, la natura morta diventa meno primitiva, acquista tratti più complessi e ricercati. I dogi italiani, per dimostrare la propria ricchezza e status, decorano le pareti dei propri palazzi con le immagini di bellissima frutta, vino, selvaggina e fiori. Infatti, la natura morta si sviluppa insieme all’architettura e fino a un certo periodo non è considerata un genere come tale.
Con la crescita del potere ecclesiastico e quello dei Papi, l’accento nell’arte si sposta verso gli argomenti religiosi, e nei tempi d’Inquisizione la natura morta diventa un genere secondario che torna ad essere importante solo all’inizio del Rinascimento.
Il Rinascimento fu probabilmente il periodo più importante e brillante nella storia dell’arte. È un’epoca d’esaltazione delle belle arti e dell’architettura, soprattutto gli anni dell’Alto Rinascimento.
Dal momento dell’ascensione al trono papale di Giulio II che invitò alla propria corte i migliori artisti d’Europa, il centro delle belle arti si spostò da Firenze a Roma. Il mitico trio dei maestri geniali – Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti – ha portato la gloria eterna all’arte figurativa italiana, influenzando tutta l’arte del mondo in generale. Le loro somme opere ancora adesso sono considerati gli unici esempi di maestria per tutte le successive generazioni di pittori del mondo.
Secondo l’opinione di molti storici dell’arte, la natura morta fu introdotta nell’arte italiana grazie a Caravaggio, anche se la maggioranza delle sue opere sopravvissute è dedicata ad un genere assolutamente diverso, al ritratto, mentre la natura morta è solo una parte della composizione dei suoi quadri.
L’unico esempio di natura morta pura di Caravaggio, “Canestra di frutta”, si trova attualmente nelle sale della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Tuttavia esistono le ipotesi che anche questo quadro sia solo uno schizzo per un’altra opera.
Ma il maggior merito del grandissimo Caravaggio è di aver introdotto tra i primi la tecnica artistica del “chiaroscuro”: il metodo che evidenzia l’oggetto dipinto con un raggio di sole, soprannominato più tardi con “luce e ombra”.
In seguito, questa tecnica sarà molto utilizzata da altri pittori, soprattutto da quelli che hanno lavorato nel genere della natura morta.
Con lo sviluppo della pittura europea la natura morta ha riguadagnato la sua importanza perduta. E pian piano questo genere conquista palazzi, castelli e ville dell’alta società europea.
Nel Seicento la natura morta diventa un genere veramente autonomo e separato, quindi non è più considerato un elemento delle composizioni storiche oppure contenutistiche. Questa è un epoca d’oro per la natura morta.
Un’attenzione particolare merita l’arte della natura morta classica olandese. I pittori olandesi Jan van Huysum, Willem Heda, Van der Ast, i brillanti maestri della “tavola imbandita”, hanno sviluppano sino alla perfezione la tecnica della riproduzione sottile, quasi fotografica, dei dettagli. In molti capolavori dei maestri olandesi si può trovare il metodo introdotto nella pittura da Caravaggio: “luce e ombra”
Proprio nel Settecento si sviluppano in modo attivo le scuole nazionali di pittura, nasce la moltitudine di tipologie e di forme di natura morta: reale, rappresentativo, da cucina, provenzale ed altri. Una specie a parte è costituita dalla natura morta simbolica, dove gli oggetti sono ripresi secondo le modalità prescritte e gli oggetti stessi hanno un significato simbolico.
Le varie diramazioni del genere della natura morta nate in Italia sono state assimilate dalle scuole artistiche di pittura in Spagna, Francia e Germania.
I pittori italiani Bonzi e Campidoglio lavorano con entusiasmo sul genere della natura morta, di passo in passo sviluppandolo e perfezionandolo. Creano una serie di quadri famosi. Nelle prime opere di questi pittori furono caratteristiche la mancanza di una composizione ben stabilita, il caos e l’affastellamento degli oggetti. Tuttavia, i pittori stessi considerarono che la composizione come tale non sia un aspetto primario, dedicando tutta la loro attenzione ai dettagli degli oggetti.
I primi tentativi d’introdurre nella natura morta l’integrità della composizione si può notare nei quadri di Ruoppolo, dove il pittore utilizza il paesaggio di sfondo per evidenziare la struttura della composizione del quadro.
La natura morta è il metodo (oppure: lo stile) pittorico preferito di Giuseppe Recco, nato in una famiglia dei pittori napoletani. È noto che in quel periodo Napoli fu sotto il protettorato spagnolo, ma molti storici dell’arte italiani considerano G. Recco uno tra i più importanti pittori della scuola italiana.
Le sue nature morte hanno un carattere particolare. I protagonisti principali dei quadri di Recco sono i pesci ed altri abitanti degli abissi marini. Con grande maestria il pittore riesce a riprendere tutti i tratti particolari della loro espressività plastica.
Recco studiò l’arte pittorica a Milano, presso lo studio del maestro lombardo E. Baschenis.
Il maestro E. Baschenis stesso era un sostenitore appassionato della natura morta. Le sue opere sono caratterizzate dall’austerità e dalla logicità delle composizioni. L’oggetto preferito delle sue nature morte sono gli strumenti musicali, la loro eleganza e la regolarità delle linee creano un’armonia irripetibile.
Tra tutti gli apologeti italiani della natura morta Baschenis fu uno tra i primi ad utilizzare la tecnica dei drappeggi angolari oppure superiori per creare un certo effetto di ambiente chiuso.
Le tecniche artistiche di Baschenis erano molto utilizzate nelle numerose scuole che si aprivano in tutta Italia. In queste scuole studiano non solo i giovani pittori italiani ma anche gli aspiranti artisti provenienti da tutta l’Europa. Fu molto prestigioso per i pittori di altri paesi europei diventare i discepoli dei maestri italiani.
Attualmente, nell’arte moderna l’interesse verso la natura morta come genere di pittura è notevolmente diminuito. Una delle cause è lo sviluppo tecnico travolgente, soprattutto della fotografia digitale. Un altro motivo è la qualità del quadro figurativo, che si sposta verso l’estrema convenzionalità e decoratività.
Però c’è la speranza che attualmente, come nel futuro, nonostante le nuove tecniche e le idee concettuali, il bisogno dell’uomo di decorare la propria dimora non sia perso per sempre. E che insieme alle nuove tendenze moderne verso la semplificazione delle forme e delle soluzioni coloristiche, la pittura seria che segue le migliori tradizioni classiche, così amata dagli amanti e dagli intenditori dell’arte, occupi la propria nicchia importante, suscitando l’interesse dello spettatore sapiente.
A cura di Natalia Zaizeva, basandosi sull’articolo di Emma Akkerman, 2011
INTERVISTA con Sergei Teplyakov
a cura di Radio MIR
Maestro Teplyakov, mi spieghi, a chi è venuta l’idea di questa esposizione?
L’autore di quest’idea è il signor Fabio Falsaperla. Proprio lui mi ha proposto di pensare all’organizzazione di una mostra personale quando ha visto le foto delle mie opere. E io ho appoggiato con gioia questa proposta. Mi sembrava che avrebbe potuto essere una cosa interessante. Discutendo alcuni aspetti particolari, abbiamo preso insieme questa decisione audace. E ho cominciato a ragionare sul concetto della mostra, perché l’esposizione deve essere un esperienza particolare: viva, attraente, ma nello stesso tempo deve riflettere le mie preferenze di pittore…
E proprio allora è arrivata l’idea di creare le “coppie” di nature morte?
Ancora prima, questo concetto mi sembrò più felice. Le due opere che si confrontano è una tecnica espositiva usata piuttosto spesso, perché permette di creare un’atmosfera particolare. Le coppie di vasi, di sculture, di candelabri e di quadri evidenziano in modo molto ricco lo spazio degli interni di uffici e soggiorni.
Che ruolo ha avuto lei nella preparazione di questa mostra?
Da un lato, volevo al massimo avvicinarmi alla natura morta classica e di gala. Dall’altro, speravo di rendere al massimo la tecnica pittorica delle opere.
Che cosa significa “la tecnica pittorica”?
Vuol dire preservare la visibilità della pennellata, la struttura del colore e il contrasto delle linee. Non riappianare il transito dei colori ma mantenere la macchia dei colori. E io penso che sono riuscito a farlo.
Come si è sviluppato il lavoro? Ha riscontrato delle difficoltà?
Il lavoro è stato piuttosto duro. Visto che non disponevo di tempo a sufficienza, c’erano dei momenti in cui lavoravo più di 10 ore al giorno. Sinceramente, in questi ultimi tre mesi praticamente vivevo nel mio studio. Ma tutta la tensione è stata ricompensata dalla contentezza rimasta dopo il lavoro eseguito.
C’è qualcuno che l’ha aiutata? Sto parlando dei suoi discepoli.
Questa è una domanda cattiva. No, i discepoli non mi hanno aiutato. Ho considerato che questo lavoro è troppo importante e non sperimentale. Inoltre capii che non avrei avuto il tempo sufficiente per correggere gli eventuali errori. Dovevo lavorare con i colori con la massima precisione.
Come valuta lei stesso il risultato del suo lavoro, è riuscito a fare tutto come pensava?
Lo valuto con tutto il rigore necessario. Potrei dire solo una cosa: lavorando su questa collezione, sono stato costretto ad essere molto concentrato. E questo non durava solo uno o due giorni. Questo lavoro ha richiesto la mia piena attenzione nel corso di tutti e tre i mesi disponibili. È stata un’esperienza molto buona. Si pensa che agli artisti non piaccia lavorare con tale intensità.
Che cosa si aspetta lei da questa mostra?
Mi aspetto, senz’altro, una reazione positiva. Ma soprattutto vorrei sensibilizzare il semplice spettatore. Vorrei dimostrare che l’arte tradizionale è viva e vorrei farlo proprio in Italia, nella culla dell’arte figurativa e della scultura classica europea. La prova più chiara del fatto che l’interesse verso la pittura di questo tipo esiste ancora è la fila di coloro che vogliono visitare la Pinacoteca del Vaticano… No, questo non è un tentativo di paragonarmi ai grandissimi maestri dell’arte (cerco solo di avvicinarmi alla loro maestria). Vorrei solo dire che lì non ho visto opere dove sono dipinti triangoli, cerchi e trattini colorati.
Quindi, lei non accetta l’arte moderna?
No, non è affatto così. Il fatto è che tutti i grandi pittori che lavoravano con gli stili sintetici che oggi come oggi fanno tendenza, come il cubismo, l’arte astratta, l’avanguardia e molti altri, hanno scelto questi stili solo quando hanno imparato a disegnare. Però, moltissimi pittori moderni ignorano questa tappa importantissima, oppure la trattano senza la necessaria attenzione. Quando vedi i loro lavori, lo si nota subito. Il compito principale dei maestri di tutte le arti è creare e moltiplicare l’armonia del mondo, ma il caos non può essere armonia.
Così Lei considera il realismo la forma più alta dell’arte?
No. Semplicemente nel realismo si vede subito chi ha studiato e chi “ha studiato male”. Ci sono veramente poche persone che colgono l’armonia dello spazio e del colore sin dalla nascita. E adesso, quando i social network sono così tanti, quando la vita dall’ambiente reale si sposta nel mondo virtuale, qualsiasi persona capace di pitturare un rettangolo con un pennello già si dichiara un pittore di tendenza. Ma la persona senza l’esperienza di un critico d’arte professionale difficilmente può distinguere nell’arte moderna l’armonia dal caos. Soprattutto quando la componente narrativa artistica è piuttosto primitiva oppure addirittura non c’è.
Le auguro un grandissimo successo! Speriamo che la sua mostra non rimanga senza l’attenzione che merita! Le opere che ho visto mi sono piaciute tantissimo.
Grazie!
Arrivederci! E buona fortuna!
In onda su Radio ”MIR”
NOTA: Per scoprire di più su Sergey Teplyakov e vedere alcune delle sue opere, vi suggeriamo la lettura del seguente articolo:
