Il “Modello RIACE”

Immagine di copertina: il Sindaco di Riace, Mimmo Lucano, in mezzo ai bambini della comunità dove gli immigrati sono diventati non solo i benvenuti, ma addirittura la salvezza di una comunità che stava morendo e di un paesino che rischiava divenire un borgo fantasma (fonte: www.molfettalive.it)

Il problema dell’immigrazione e le soluzioni politiche più opportune per affrontarlo sono argomenti complessi e che comportano l’ascolto, pacato e non pregiudiziale, di ogni parere e proposta, cercando di capirne pro e contro.
L’importante è arrivare alla soluzione più giusta, quella più condivisa e che meno danneggi le parti, tutte le parti. È chiaro che l’Europa ed in particolare i paesi, come l’Italia, che sono in prima fila, devono trovare un modo per gestire la cosa, affinché il fenomeno non sfugga di mano e non diventi una fonte di veri guai, come in parte è accaduto.
Al tempo stesso, è bene che l’Italia e gli italiani di oggi ricordino che i loro nonni e bisnonni sono stati tra gli emigranti dei due secoli precedenti; così come è innegabile che dal 2009, a causa della profonda crisi economica che più di altri paesi ha messo l’Italia in una pesante fase di stallo, è ricominciato il flusso degli italiani emigrati all’estero per trovare opportunità e considerazione per il proprio spirito d’iniziativa. Perciò, viste queste caratteristiche storiche degli italiani, l’impressione è che tutta l’Europa si aspetti una soluzione proprio da chi, come l’Italia, conosce bene il fenomeno da ambedue i punti di vista.

a cura di Guido De Simone

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Domenico (Mimmo) Lucano, sindaco di Riace (fonte: www.today.it)
Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, assediato dai giornalisti dopo le sue dichiarazioni su Lucano (fonte: )

Riace è tornato agli onori delle cronache, anche stavolta con risonanza mondiale, a causa del fatto che proprio il suo sindaco, Domenico (Mimmo) Lucano,  è stato arrestato per aver favorito o addirittura istigato (questa è l’accusa) l’immigrazione clandestina. A questo si è aggiunto il commento alquanto tagliente del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha seccamente liquidato il fatto come, in sostanza, una “pulizia necessaria”, attirando ulteriormente l’attenzione internazionale in quella che sembra diventata una lotta tra il piccolo “Davide” ed il potente “Golia”. Va precisato che poi Salvini ha anche affermato “Mi auguro che lo assolvano, ma non ne facciamo un martire“.

Non è nostra intenzione sottovalutare ne’ le ragioni del Ministro e dei tutori della legge, che la Legge hanno applicato e devono applicare, ne’ le ragioni di chi ha preso le difese del sindaco di Riace, per aver avuto il coraggio di cercare soluzioni alternative a quelle, evidentemente da parte sua criticabili, imposte dalla Legge.

Precisiamo che il sindaco di Riace è stato arrestato in quanto è indagato per “istigazione all’immigrazione clandestina”. Addirittura si ipotizza che abbia organizzato delle “nozze di convenienza” fra cittadini di Riace e donne immigrate, forse per accelerare l’iter burocratico di concessione della cittadinanza italiana… La verità verrà stabilita dalle indagini e dalla sentenza del tribunale.

Rimane però il fatto che in politica raramente si incontrano persone che, con una coerenza se non altro apprezzabile, a costo di rimetterci la propria libertà, prende decisioni che ritiene più giuste di quanto la legge gli impone, evidentemente ritenendo quelle norme e direttive inadequate alla soluzione del problema che il semplice sindaco di quel paesino si è trovato a fronteggiare in prima persona, prendendosene tutte le responsabilità.

L’arresto del sindaco di Riace (fonte: www.opinione-pubblica.com)

Qualcuno ha sottolineato che questo è il tipico caso in cui si evidenza la differenza tra LEGGE e GIUSTIZIA. In sostanza, chi ha un vero senso della Giustizia potrebbe trovarsi di fronte ad una “legge ingiusta” e decidere, non solo di non applicarla, ma addirittura di fare ciò che quella legge ritiene un reato punibile.

Per contribuire al dibattito, pubblichiamo qui di seguito la lettera aperta scritta e resa pubblica dal sindaco di Riace, il piccolo paese sulle colline delll’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, noto finora solo per essere il luogo nelle cui acque marine furono trovate le due statue greche in bronzo divenute tanto celebri nel mondo ed esposte a Reggio Calabria.
Dai suoi arresti domiciliari, queste sono le sue parole, inviate ai tantissimi cittadini e migranti che hanno partecipato alla manifestazione di solidarietà nella piazza del paesino di Riace.

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“Abbiate il coraggio di restare soli” 

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci. 
A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie. 
Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste. 
Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione. 
Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia. 
La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. 
Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio. 
Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno. 
Vorrei però  dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. 
Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. 
Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. 
Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. 
Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie. 
Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. 
Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci. 
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere. 

Mimmo Lucano.
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Foto: Riace, dove i miganti sono la soluzione alla crisi (fonte: www.today.it)

Mimmo Lucano, per spiegare la filosofia che ha ispirato il “modello Riace, ha detto: “C’è chi divide il mondo in italiani e stranieri. Io lo divido in privilegiati e fortunati da una parte e in diseredati e oppressi dall’altra”. La sua idea di accogliere e integrare migliaia di migranti che hanno ripopolato il borgo della Locride è divenuto un modello celebrato dal regista Wim Wenders nel cortometraggio “Il Volo”, dalla rivista Fortune che ha inserito Lucano nella classifica dei 50 più influenti insieme a Bergoglio, Bono Vox e Merkel.

In merito, Lucano ha affermato: “Mi dà un certo disagio la storia di questa classifica, non ne sapevo niente. Non faccio queste cose per una carriera politica. Mi sento di appartenere agli ultimi e non ai primi”. Un modello che che ha attirato negli anni in Calabria centinaia di attivisti, politici, artisti, da Padre Zanotelli a Saviano.

 

Ipotizzato il Premio Nobel a Mimmo Lucano

Dalla marcia della pace Perugia-Assisi l’organizzatore, Flavio Lotti, ha chiesto il Nobel per la Pace al sindaco di Riace, Mimmo Lucano. “Se c’é un motivo per cui oggi siamo qui” dice Lotti “è perché quello che sta succedendo attorno a noi è insopportabile: basta violenza, cattiveria, e attacco ai diritti fondamentali delle persone, basta attaccare chi salva le vite in mare, chi accoglie“.
Lotti ha poi annunciato “Chiediamo che al sindaco di Riace venga dato il Nobel per la pace, ci impegnamo perchè il prossimo Nobel per la Pace sia dato proprio al modello Riace“.

Vorremmo suggerire, non per raffreddare gli entusiasmi, ma per semplice realismo, che il Premio Nobel per la Pace è conferito a chi, con i suoi atti ha favorito la pace in contesti nazionali ed internazionali a rischio e soggetti a situazioni tragiche o altamente drammatiche. Peraltro, le candidature sono proponibili solo da pochi soggetti: precedenti Nobel per la Pace, la Corte di Giustizia dell’Aja,i  rappresentanti delle istituzioni nazionali (parlamentari, esponenti del governo, ecc.), accademici in campo giuridico, e pochi altri. Il suggerimento proposto potrebbe essere raccolto da alcuni di tali soggetti, ma è bene ricordare che le candidature sono tenute segrete e solo il vincitore viene pubblicizzato. Perciò, non si tratta di un processo “a furor di popolo”.

 

Considerazioni finali

Vorremmo sottlineare, suggerendo calma in chi in questi giorni si strappa le vesti scandalizzato dalle parole del Ministro Salvini (e spesso sono gli stessi che le leggi per risolvere il problema non le hanno fatte, sottovalutando il problema), che le forze dell’ordine hanno solo fatto il loro dovere, applicando la Legge, e che il ministro, anche se a modo suo (magari eccedendo un po’), ha solo sottolineato che era cosa giusta. Ciò non esclude che la legge applicata possa essere inadequata o forse ingiusta o non applicabile senza inaccettabili effetti collaterali in determinati contesti, come potrebbe essere il caso di Riace.

La disobbedienza civile non è una cosa  nuova. Manifestare il proprio dissenzo, anche a rischio di essere arrestato, è quanto accaduto a persone come il Mahatma Gandhi, Nelson Mandela, le operaie inglesi che si battevano per il voto alle donne, Aung San Suu Kyi per non essersi piegata alle imposizioni del regime militare birmano, i tanti italiani che non hanno accettato di adeguarsi ai diktat del fascismo e sono finiti in prigione o al confino o nei campi di sterminio nazisti, … l’elenco, fortunatamente, è lunghissimo.

Pertanto, quello che è accaduto tra quelle poche case di Riace è un’opportunità, è l’occasione di affrontare il problema con più saggezza, prendendo in esame anche una proposta alternativa a quella fissata dalla Legge, la formula ormai ribattezzata “MODELLO RIACE“, che a quanto pare potrebbe essere una soluzione alternativa, più adeguata a determinati contesti territoriali che, evidentemente, non sono stati valutati con sufficiente attenzione da chi a suo tempo ha scritto le regole del gioco.

Nulla di drammatico: scrivere una regola valida per tutti che sia perfetta per tutti non è affatto facile; c’è sempre il rischio di aver sottovalutato alcuni casi specifici. Sono i cittadini e le stesse forze dell’ordine o i tribunali che, al momento dell’applicazione di una legge, segnalano i casi in cui quella regola, invece di risolvere un problema, lo peggiora. Ed è allora che il legislatore, il Parlamento, deve valutare i fatti con saggezza, come i cittadini si aspettano da coloro ai quali hanno conferito la loro delega a legiferare in nome del Popolo Sovano.

Basta mettersi al lavoro, ragionando con saggezza e civiltà, non a colpi di proclami politici di parte, ne’ dell’una ne’ dell’altra parte. Questo si aspettano gli italiani. E questo si aspettano i cittadini europei, che non dimenticano affatto che la civiltà occidentale ha i suoi natali anche e soprattutto in Italia e perciò si augurono che l’Italia dia ancora una volta un contributo di CIVILTÀ.

Guido De Simone

Posted by Guido De Simone

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