Sta di fatto che le elezioni parlamentari sono un test preliminare per ciò che potrebbe accadere con le elezioni presidenziali che si terranno nel 2017.
Da quando il Paese ha intrapreso la strada del parlamentarismo, le elezioni parlamentari hanno la stessa importanza di quelle presidenziali.
Peculiarità della campagna elettorale.
Questa campagna ha coinvolto più di 2.000 candidati per il mandato di deputato, ma ne saranno scelti soltanto 120. Questo voto avrà luogo non per i singoli candidati, ma per i partiti (di cui 14 sono sulla “dirittura d’arrivo” elettorale), ma nessuno di loro riuscirà ad ottenere più di 65 seggi in parlamento.
È noto come il fatto di avere un “seggio da deputato” in Kirghizistan sia associato ad un business molto redditizio, sogno della maggior parte degli ex funzionari e membri della vecchia élite (molti di loro per tanti anni – 20-25! – hanno occupato i seggi in parlamento, ma in pratica non hanno fatto niente, tranne i loro interessi personali). Così, i partiti costituiti tempo fa, non potevano aprire le porte a tutti. Nonostante il fatto che le elezioni sono una sorta di lotteria dove si può vincere ma si può anche perdere, l’importante non è diventare un membro del partito, ma entrare nel top dei primi venti nella lista dei partiti, ‘ché dà qualche speranza di entrare in parlamento, nel caso il tuo partito vinca.
Per loro sono stati creati alcuni “liste civetta”, meglio definibili come “cestini di riciclaggio”, come ad esempio: il “Bir Bol”, “il Kirghizistan”, “Butun Kyrgyzstan Emgek”, “Onuugu-Progress”, “La Repubblica Ata-Jurt”. Questi partiti, infatti, hanno politici di “tutti i colori”, arrivisti che puntano al potere con tutti i mezzi possibili. A proposito, se vogliamo credere a certe voci (ma come sappiamo: “non c’è fumo senza arrosto”), il valore dei primi 20 posti della lista di ciascun partito va dai 500 mila ad 1 milione di dollari!
Nel frattempo, insieme ai “paperoni”, la strada verso il mandato di deputato la stanno spianando le persone attivamente coinvolte in cause penali, comprese quelle indagate… e pure i latitanti! Questo lo ha dichiarato apertamente il capo della Commissione elettorale centrale del Kirghizistan, Tuygunaaly Abdraimov.
Il numero di candidati con precedenti penali è stato di 234 (quasi il doppio dei seggi disponibili in Parlamento: 120!), tre di loro addirittura al momento della nomina erano ricercati!!!
Il presidente Atambaev ha espresso la sua opinione molto chiaramente: «Vediamo che ora alcuni partiti vogliono fare un deputato di un uomo che è ricercato per corruzione. Voglio dire che questi sono partiti che ignorano la legge. E che cosa accadrà se i partiti che non rispettano la legge entrano in parlamento?!».
Il Presidente del Kirghizistan, Almazbek Atambaev
Sarà possibile, in queste condizioni, avere il cambiamento generazionale dell’élite e l’accesso alla scena politica di nuove persone, colte, istruite, con una diversa filosofia sul potere, i veri patrioti concentrati esclusivamente sulla tutela degli interessi del paese e del popolo?
Nonostante la composizione qualitativa dei candidati sia poco diversa dalla precedente, le elezioni parlamentari del 2015 hanno ancora delle caratteristiche distintive. L’opinione su questo tema l’ha espressa un noto analista politico in Kirghizistan, Igor Shestakov:
«Quando nel 2010 hanno avuto luogo le elezioni, le battaglie principali si svolsero tra i sostenitori e gli oppositori della rivoluzione di aprile (la seconda rivoluzione in Kirghizistan fu il 7 Aprile del 2010, con un’ondata di proteste anti-governative – n.d.r.), e adesso ci sono 5-6 partiti (“SDPK”, “Repubblica-Ata-Jurt”, “Onuugu Progress”, “Ata-Meken”) che sono considerati centristi e tra di loro non esistono gravi contraddizioni», spiega Shestakov.
«Se vi è la concorrenza, questa è una competizione tra i candidati ed i loro programmi elettorali. Nel loro insieme, le elezioni hanno preso una direzione centrista. Non possiamo dire che si tratta di una scelta idee, perché molti partiti hanno programmi simili».
Scendendo nel dettaglio sui singoli partiti centristi, Igor Shestakov spiega le loro peculiarità: «Nella sua campagna elettorale, il partito filo-presidenziale socialdemocratico SDPK ha dato un resoconto principalmente sul lavoro svolto negli ultimi 5 anni, durante i quali il Kirghizistan è entrato nella Comunità Economica Eurasiatica, con la realizzazione di progetti per lo sviluppo delle infrastrutture del trasporto, della produzione di energia e per lo sviluppo economico, con la costruzione di nuovi impianti». (Ad ogni modo, il popolo del Kirghizistan è molto ottimista circa l’adesione del paese all’Unione Economica Eurasiatica. Secondo il direttore dell’Istituto di EurAsEC, Vladimir Lepekhin, questo corso è stato sostenuto dall’83% dei cittadini del Kirghizistan, perché il popolo è stanco di agitazione e di rivoluzioni, e la sua speranza è incoraggiata dalla «tendenza eurasiatica, grazie alla quale non solo la situazione politica si stabilizzerà, ma l’economia si svilupperà» – N.d.r.).
Analista politico in Kirghizistan, Igor Shestakov
«Anche il partito “La Repubblica” propone un programma piuttosto interessante, che si basa sui cambiamenti costituzionali e chiede di tenere un referendum, per fare una scelta tra il potere presidenziale e parlamentare. “La Repubblica” lotta anche per la riforma del Parlamento, la riduzione del numero di deputati (al massimo 60) e la creazione di una seconda camera di rappresentanti dei consigli locali. Da notare che il Sig. Omurbek Babanov, leader del partito “Repubblica” ed ex primo ministro del Kirghizistan, parteciperà alle elezioni presidenziali (nel 2017), quindi questo programma e campagna è la sua “prova generale”».
«Un progetto abbastanza interessante lo propone il partito di “Onuugu Progress”», aggiunge Shestakov. «In origine questo partito si è dichiarato come regionale, ma ora è passato al livello nazionale e potrà farcela, secondo i sondaggi, perché punta sul settore agrario e lo sviluppo dell’agricoltura».
«Il partito “Kirghizistan” ha riunito i “pesi massimi” della politica del Paese che erano al potere per più di 20 anni. Ma anche qui nasce un problema: potrà questo partito conservare le sue forze, se avrà la necessità di un compromesso?» È la domanda che lascia in sospeso l’analista kirghiso.
Igor Shestakov conclude con una considerazione sui comportamenti degli elettori: «Di solito, l’interesse verso i programmi dei partiti lo mostrano soltanto i residenti della capitale, mentre la popolazione delle regioni identifica i partiti attraverso i loro leader (tra i quali ci possono essere connazionali, parenti, colleghi, ecc.) L’unica eccezione è il Partito Socialdemocratico, SDPK, che si associa al nome dell’attuale capo di Stato, Atambayev».
Nel suo insieme, la situazione nel paese in vista delle elezioni a volte fa anche sorridere perché, in realtà, come abbiamo già detto, si può comprare il posto nella lista elettorale, ma non gli elettori.
La gente comune ha poco interesse nei processi elettorali, questo si vede dallo stato d’animo della popolazione. Molti esperti concordano su questo fatto. Secondo l’analista politico Igor Shestakov, la stabilità generale del paese dipende dalla situazione economica. «La mia esperienza mi dice che le persone sono più interessate al cambio legale del som con il dollaro e non al corso del cambiamento dei partiti politici. A causa della crisi economica che ha travolto i nostri vicini e tutta la comunità internazionale, le persone hanno più interesse per le questioni di mercato».
Le elezioni parlamentari del 2015 sono il test preliminare per quanto accadrà con le elezioni presidenziali che si terranno nel 2017.
Un interessante punto di vista è venuto da una nostra conversazione con un noto analista politico kirghiso, che ha richiesto di mantenere l’anonimato. Secondo lui, per valutare le imminenti elezioni parlamentari dobbiamo guardare un po’ in avanti, al 2017, anno in cui si terranno le elezioni presidenziali.
Questo è il suo commento sulla situazione attuale e sui suoi possibili sviluppi: «Secondo la Costituzione attuale del Kirghizistan, il presidente non può rimanere in carica più di una legislatura. Per questo motivo, pochi mesi fa ci fu un tentativo di tenere un referendum sulle modifiche alla Costituzione, ma ben presto la questione è stata tolta dall’ordine del giorno, per non creare rischi inutili».
Poi continua; «Allora è stata sollevata la questione su come garantire al presidente il passaggio e la continuità del potere nel 2017, in modo che gli permetta di mantenere il programma politico in corso che il capo dell’attuale governo ha già messo in campo».
L’analista ci ha spiegato che secondo gli esperti locali, ora appaiono diversi scenari:
- Il più semplice, è quello di cambiare la Costituzione e in qualche modo garantire la sicurezza dell’attuale presidente e il suo ruolo di Capo di Stato, e cioè, creare un Consiglio di Stato, dove lui (il presidente) sarà al vertice (nota: un’ipotesi simile era già stata preparata per gli ex Presidenti Akayev e Kurmanbek Bakiev).
- Il secondo è che l’attuale presidentedel Paese, Almazbek Atambayev, dia le dimissioni ma resti in carica come primo ministro.
- Il terzo scenario è ipotizzabile se il presidente in carica si dimette dopo aver trovato le “leve” per influenzare e tenere sotto controllo la situazione nel Paese.
«Tutti questi scenari sono possibili» ci ha spiegato l’analista politico da noi consultato. «Inoltre, secondo gli analisti politici locali, il presidente in carica in ogni caso cercherà di evitare gli scenari estremi ed è improbabile che andrà a cambiare la Costituzione. Possibilmente, lui passerà all’incarico di Primo ministro (perciò questo è il caso del secondo degli scenari appena elencati, n.d.r.), perché per lui sarà comodo avere allo stesso tempo il controllo, tramite il suo Partito (Partito Socialdemocratico del Kirghizistan), delle prerogative presidenziali e di quelle come primo ministro».
Per giunta, ora uno dei partiti (“Zamandash”) ventila l’idea di rinunciare alla figura istituzionale del presidente. «Questo è comprensibile», ha aggiunto il nostro esperto, «perché storicamente soltanto dopo il crollo dell’Unione Sovietica il Kirghizistan ha intrapreso la strada dello sviluppo autonomo e cominciò a creare la propria struttura di governo, guidato dal primo presidente del paese, Askar Akayev. Il partito ha proposto di sostituire la “monarchia” ed istituire un governo dove il presidente rimarrà un simbolo di una “monarchia indebolita”. In questo caso, la carica di Presidente con incarichi indeboliti può occuparla chiunque. Basta essere saggio. La sua influenza sarà ridotta al minimo».
Quale sarà “il tocco finale” dopo le elezioni?
La maggior parte di cittadini del Kirghizistan sono preoccupati non per il voto, ma per come sarà il periodo post-elettorale, perché le elezioni sono sempre stressanti, in un certo senso, sono le prove di forza della maturità della classe politica e della società civile.
Per correttezza va notato che, dato il grave passato rivoluzionario, nonché l’interferenza persistente negli affari interni dello Stato da parte dei “sostenitori della democrazia” dall’estero, per lo più i cittadini del Kirghizistan sono preoccupati dal periodo post-elettorale.
Su questo punto le previsioni sono molto diverse:
- Il paese si troverà di nuovo in stato di agitazione, che potrebbe destabilizzarlo per un lungo periodo. Questo può accadere quando della situazione “barcollante” approfittano forze esterne, “versando benzina sul fuoco”.
- I partiti che non riceveranno il numero necessario di voti, organizzeranno dei comizi, con lo scopo di garantirsi dei seggi in parlamento.
- Siccome lo spirito rivoluzionario del paese è completamente esaurita, non sono previsti forti turbamenti.
Ogni campagna elettorale comporta determinati rischi. Il caso vuole che in Kirghizistan il livello di rischio sia già abbastanza alto. Ora si è rilevato un altro problema, associato all’uso del nuovo sistema di voto su dati biometrici, che alimentano fortemente i famosi “combattenti per la democrazia”, gli Stati Uniti. L’apprensione della società civile per l’uso di nuove tecnologie non è infondata. Nonostante la campagna per la raccolta dei dati sia iniziata molto tempo prima della corsa alle elezioni, le persone non hanno alcuna fretta di lasciare i campioni delle loro impronte, il che significa che tutti coloro che non superano la cosiddetta “biometria”, non saranno ammessi al processo di voto.

Per questo fatto, l’affluenza alle elezioni sarà molto bassa. Secondo gli esperti, se nelle ultime elezioni hanno partecipato al voto 1 milione e 700 mila persone, ora sarà facile che siano soltanto 1 milione e 200 mila circa.
Le sorprese possono anche arrivare nel corso della votazione. Il fatto è che il nuovo metodo di identificazione, che è stato approvato nelle elezioni locali, ha fatto emergere una serie di errori allarmanti, tra cui l’impossibilità d’identificare tutti i cittadini con i dispositivi usati.
Prendendo in considerazione l’applicazione di nuove tecnologie, queste elezioni saranno per il Paese una specie di “prova”.
Va tenuto in conto il fatto che con l’utilizzo del sistema biometrico i vecchi partiti sono privato di ogni precedente meccanismo rodato e finalizzato alla “falsificazione! Dei risultati elettorali. Non è un segreto che tutti i partiti vorrebbero usare la strada più conveniente e cioè falsare i voti.
Perciò, più si avvicinano alle elezioni, più forte sarà il loro lamento sulle nuove regole ed il desiderio di annullare le elezioni stesse. Molti non perdono la speranza che il presidente ci ripensi all’ultimo momento e cancelli la novità della biometria e che perciò le votazioni si svolgeranno con il vecchio sistema. Questa opzione è possibile nel caso si verifichi un guasto tecnico generale. In tal caso sarà una questione di violazione della legislatura.
Chi avrà la forza per il “salto del gattopardo”?
Un’altra “preoccupazione” che provoca tensione e preoccupazione nella popolazione è una probabile ingerenza negli affari interni del paese da parte degli “amici d’oltremare”, con alcuni tentativi che potrebbero provocare incidenti e perfino una terza rivoluzione.
Vogliamo farvi notare che in Kirghizistan sono state lungamente attive alcune organizzazioni che hanno sostanzialmente “venduto” dei concetti di “democrazia” che lasciano molti dubbi. Come è il caso della Fondazione di George Soros, il miliardario americano di origini ungheresi, o il caso dell’IRI (International Republican Institute) “Istituto Internazionale Repubblicano per la Democrazia”. Oppure il Freedom House, o il NED (National Endowment for Democracy), tutti impegnati “coscienziosamente” a realizzare gli obiettivi stabiliti da Washington.
Dopo il ritiro della base militare americana in Kirghizistan (nel mese di luglio 2014) e dopo la denuncia unilaterale kirghisa (nel mese di agosto 2015) sull’accordo di cooperazione con gli Stati Uniti sottoscritto nel 1993, si sentono voci di una possibile “risposta”. Non a caso, a febbraio 2015 per l’incarico di responsabile provvisorio della missione degli Stati Uniti nella Repubblica del Kirghizistan è stato nominato Richard Miles, il cosiddetto “padre delle rivoluzioni di colore”, che è stato Ambasciatore degli Stati Uniti in Georgia, Serbia, Bulgaria ed Azerbaijan, proprio in quei periodi in cui in questi paesi vi è stato un cambiamento radicale della situazione politica.
Non a caso, appena arrivato nella Repubblica del Kirghizistan, Richard Miles ha cominciato a tenere incontri con i rappresentanti delle ONG, insoddisfatte del governo attuale. La stampa locale ha ipotizzato più volte che il diplomatico americano sia arrivato nel paese per svolgere compiti specifici: impedire l’ingresso del Kirghizistan nella Comunità Economica Eurasiatica (EurAsEC) e “tastare il polso” del Paese durante la preparazione delle elezioni parlamentari.
Dopo lo scandalo di quest’estate, che ha “incriminato” il diplomatico americano nella preparazione delle trasmissioni con la TV locale e la filiale della Radio “Libertà”, programmati per infangare alcuni alti funzionari, Miles è urgentemente tornato in patria. Un analista politico indipendente, Mars Sariev, ha commentato questa notizia così: “Non è riuscito a far vacillare la situazione”.
I Mass-media locali ed internazionali erano scandalizzati dalla storia di un “carico misterioso”, proveniente dagli Emirati Arabi, del peso di 150 tonnellate, il contenuto del quale solleva ancora molte domande, nonostante l’Ambasciata americana abbia fatto un goffo tentativo di convincere tutti che questo “carico” conteneva soltanto materiali edili.
Nel frattempo, questa situazione è stata strettamente sorvegliata dalle organizzazioni non governative (ONG), generosamente alimentate dall’Occidente e dagli Stati Uniti, ad eccezione di un piccolo numero di progetti socialmente orientati, ultimamente svolgono il ruolo di consulenti nella gestione di processi politici nel paese ed esperti di faccende governative, per formare un’opinione errata nella società civile. In Kirghizistan ci sono registrate più di 15.000 organizzazioni ONG! Secondo le analisi del Centro-laboratorio di sviluppo socio-politico dei paesi della CSI, 250 mila persone di Kirghizistan lavorano nel settore delle ONG, e ciò in un Paese con una popolazione di soli 5,5 milioni di persone! Questo è il 12% della popolazione produttiva del Kirghizistan. La percentuale operativa del settore non governativo è paragonabile al numero di persone impiegate nel settore minerario!”.
Questa forza crescente potrà essere utilizzata e “presa al volo” dai donatori nel caso di conflitto di interessi delle élite politiche. In questo caso, “Il salto del gattopardo” (il nome del programma di uno dei partiti partecipanti alla gara elettorale, il “Bir Bol”) sarà realizzato da altre forze.
Elena Buldakova, Roma
Traduzione di Valentina Sennik




