Immagine di copertina: la locandina del Convegno MIGRANTI E RELIGIONI” svoltosi dal 18 al 20 novembre 2019 a Roma, a cura dell’UNEDI (Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso), della Conferenza episcopale italiana (CEI)
L’occasione di rifletterci ce la offre un’iniziativa che ha visto rappresentanti di tutte le confessioni cristiane, religiosi e laici, ritrovarsi insieme a ragionare su come aiutare gli europei (e gli italiani in particolare) a ritrovare il loro senso d’umanità. Ma anche come aiutare i migranti a integrarsi nella loro nuova patria, senza perdere la propria identità e nel rispetto dell’identità del paese che li accoglie.
di Guido De Simone
EnglishNon è un problema nuovo. Gli italiani lo hanno vissuto negli ultimi due secoli e, in quanto migranti, dovunque sono arrivati (Svizzera, Francia, Germania, Belgio, Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, ma anche Russia e più di recente Romania, Slovacchia, Polonia, Spagna, Portogallo, Irlanda, ecc., e ben più lontano: Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Venezuela, Santo Domingo, Messico, ecc., e molto più lontano: India, Thailandia, Singapore, Hong Kong, Cina, Giappone, Australia, ecc.), dove più dove meno, avevamo problemi simili, talvolta esattamente gli stessi che ora vivono i migranti che arrivano da noi. E, a dirla tutta, a causa degli ultimi dieci anni di vacche magre e specialmente l’incapacità della politica di dare vere risposte ai giovani, sono ormai centinaia di migliaia tra le ultime generazioni coloro che sono stati costretti all’esilio volontario.
Ne’ possono tirarsi indietro le tante altre popolazioni europee o quelle di ogni altro continente che per varie ragioni (guerre, carestie, violenza della natura, dissidi di confine, derive sociali… sempre cavalcate da qualcuno per motivi di potere, rancori non sopiti, nazionalismi vari… regolarmente degenerati in aggressione a danno degli “altri”, povertà e difficoltà economiche al limite del sopportabile, ecc.) per millenni sono state costrette a lasciare la propria casa e trovare rifugio altrove.
Tutti vivendo il problema e la speranza di ogni migrante: l’ACCOGLIENZA.
Il Convengo “MIGRANTI E RELIGIONI”
Il Convegno “Migranti e Religioni” (i dettagli sulla pagina web della CEI) ha portano oltre mille persone a discutere le proprie esperienze sul fronte dell’accoglienza ai migranti, cercando di immaginare ogni soluzione che possa migliorare l’attuale situazione.
In effetti, nonostante il fenomeno sia stato ridimensionato (si consiglia di verificare i dati su questa pagina web del sito www.termometropolitico.it), rimane il problema, perché le motivazioni per emigrare verso la ben più ricca e sicura Europa non sono diminuite, bensì sembrano peggiorate.

Non è assurdo appellarsi al buon senso delle persone. Si si smette di voltare la faccia per cercare di non vedere e tacitare la propria coscienza, come se una cosa così grave non ci riguardasse (e gli italiani men di tutti potrebbero affermare ciò, visto quello che ben 10 generazioni hanno passato), e se si prende atto di quello che gli attuali migranti che arrivano in Italia e tramite l’Italia in Europa stanno soffrendo pur di arrivare qua, straziati e maltrattati per mesi se non per anni, attraversando deserti, torturati o violentati nei campi di prigionia e, se ne escono vivi, rischiando ancora una volta la vita in una traversata dove sono seriamente in pericolo specialmente a causa del cinico comportamento dei trafficanti che hanno preso loro gli ultimi soldi… beh, allora basta domandarsi: “Ma chi glielo fa fare?! Perché subire tutto ciò?! Eppure lo sanno da chi è riuscito ad arrivare cosa si patisce e rischia se ti tenta una tale impresa! …Ma allora… può essere davvero che quello da cui scappano è addirittura ben peggiore di tutto questo?!!!”
E sì, basterebbe rifletterci.
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Guido De Simone
Un Workshop che invita a ragionare
Vi diamo qui seguito il resoconto del Workshop n. 2, uno dei 14 che si sono svolti a Roma durante i 3 giorni di incontri, dal 18 al 20 novembre 2019, durante il convegno “MIGRANTI E RELIGIONI” organizzato dall’UNEDI (Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso), della Conferenza episcopale italiana (CEI), con la partecipazione attiva di:
- l’Amministrazione delle Parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia
- la Chiesa Apostolica Armena d’Italia
- l’Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli
- la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI)
- la Chiesa d’Inghilterra
- La Diocesi Copto Ortodossa di San Giorgio a Roma
- la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia
- la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno (UICCA)
Tutte le confessioni presenti si sono ispirate alle parole del Mahatma Gandhi, in occasione dei 150 anni dalla sua nascita (1869-2019):
“Guardiamo alle religioni come alle mille foglie di un albero, ci sembrano tutte differenti, ma tutte riconducono a uno stesso tronco“.
PLANET360 è stato invitato al Workshop n. 2 come uno dei relatori in quanto è un organismo non governativo ed editore che con il suo giornale trilingue cerca di fornire un’informazione quanto più oggettiva, dando, tra gli altri fattori rilevanti (politica ed economia), alla società umana, alla cultura (e alla spiritualità, a cui abbiamo dedicato un’apposita rubrica) un ruolo fondamentale per creare un’opportunità e una ragione di dialogo, comunanza, condivisione e comprensione reciproca, tra tutte le etnie, religioni e culture.
Workshop 2 – LA CULTURA PER L’ACCOGLIENZA

(Martedì 19 novembre 2019 – ore 10:00/13:00)
NOTA dei redattori: in questo seminario la presenza delle varie religioni cristiane è particolarmente significativa perché in realtà più della metà degli immigrati in Italia appartiene a una confessione cristiana. La seconda religione dei migranti è l’Islam e il resto è condiviso da tutti gli altri.

Moderatore dell’incontro: il Rev. Alexey Maksimov (Vice-parroco della chiesa ortodossa russa di Santa Caterina Protomartire a Roma)
- Introduce l’incontro, presentando i relatori e sottolineando come sia importante mettere in evidenza il ruolo della Cultura, in tutte le sue sfaccettature, affinché l’accoglienza dei migranti, così come di qualsiasi straniero in visita, sia all’insegna della massima espressione del genere umano, fondata sulla conoscenza reciproca e di conseguenza sul rispetto.
Relatori
Rev. P. Marco Ivan Rupnik, SJ (Direttore del Centro Aletti, prof. della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Istituto Orientale)
- Ha messo in evidenza gli aspetti teologici dell’accoglienza, sottolineando quanto la crescita culturale vada costruita tra le nuove generazioni e consolidata in età adulta con l’esempio, grazie alle iniziative che le confessioni religiose, tutte, stanno profondendo per trasformare il proprio ruolo morale e spirituale in azioni concrete, a partire proprio dal saper accogliere.
Grande artista sloveno riconosciuto in tutto il mondo per le sue opere con tecniche pittoriche e mosaici, Rupnik, di formazione gesuita, propone la tradizione spirituale dell’Oriente cristiano per attingere al patrimonio della “Chiesa indivisa” del primo millennio e uscire dagli schemi della razionalità strumentale senza capacità simbolica. L’Arte è uno dei grandi linguaggi universali che consente il dialogo tra persone d’ogni provenienza ed estrazione. Rappresentare la bellezza del creato unisce e non divide.
Dott.ssa Yulia Bazarova (Segretario Generale dell’Associazione “Amici della Grande Russia”)
- Ha spiegato come, da cittadina russa che viveva ormai da tempo in Italia, abbia sentito l’esigenza di promuovere delle iniziative che allo stesso tempo tenessero vive le radici russe delle migliaia di concittadini emigrati nel Bel Paese, mettessero gli italiani a contatto con la cultura russa e promuovessero la ormai tradizionale assonanza tra la cultura italiana e quella russa in tutti i campi. Ne sono nati il “Premio Pushkin”, ormai alla sua terza edizione celebrata in Campidoglio, il Gran Ballo Russo, che a gennaio ogni anno è dedicato ad una pietra miliare della storia russa o ai suoi personaggi, nonché le altre numerose iniziative che costellano il panorama culturale italiano.
Dott. Paolo Dragonetti de Torres (Vice presidente dell’Associazione “Amici della Grande Russia”)
- Ha sottolineato come lui stesso abbia scoperto la Poesia grazie a Pushkin, padre della lingua russa moderna. Non sorprende, perciò, la sua scelta di affiancare Yulia Bazarova, contribuendo alla nascita dell’Associazione “Amici della Grande Russia” e alla realizzazione delle iniziative che stanno contribuendo a consolidare il denso e costruttivo rapporto ormai plurisecolare tra la cultura italiana e quella russa.
Rev. P. Germano Marani, SJ (Prof. Della Pontificia Università Gregoriana e Pontificio Istituto Orientale)
- Mettendo in secondo piano e quasi non citando i suoi notevoli studi antropologici e la sua esperienza nel linguaggio cinematografico (il film “Campane d’Europa” è un ottimo esempio di promozione della fondamentale condivisione di una cultura e di una spiritualità europea), Padre Marani ha perlopiù proposto la sua significativa ed attuale esperienza di esplorazione e contatto umano durante le sue ricerche in Russia delle prove della santità di un medico tedesco, il Dott. Friedrich Joseph Haass, ricordato in Russia come Fëdor Petrovič Gaaz, anch’esso emblema della migrazione umana, perché apprezzato e celebrato dalla corte dello Zar dove viene cooptato come medico di corte, ma dedito anche e particolarmente a portare il suo aiuto medico ai più deboli. Con un entusiasmo che trascende la sua formazione teologica, Padre Marani ha descritto i tanti episodi che gli hanno fatto scoprire l’umanità russa.
Dott.ssa Natalia Rymarenko (Autrice e realizzatrice del web-radio-progetto “RadioRussTime”)
- Venuta da una qualificante esperienza televisiva che ne fa una professionista della comunicazione mediale, quando Natalia Rymarenko si è sposata con un italiano ed è venuta ad abitare a Brescia ha individuato la sua nuova missione professionale, incoraggiata dal marito, nell’idea di dar vita ad una radio che parla sia russo che italiano e in particolare fornisce ai cittadini di lingua russa le informazioni che possono aiutarli a orientarsi nelle peculiarità del mondo italiano. L’entusiasmo e l’energia effervescente con cui ha descritto il suo percorso ha particolarmente colpito i presenti.
Dott.ssa Ekaterina Zarechnaya – Dott. Igor Puchkin – Dott.ssa Olga Puchkina (Cofondatori del Coro di Voci Bianche “Uniti per la Musica”)
- La musica è da sempre un linguaggio universale e l’infanzia ne è un’altra manifestazione, poiché trascende i pregiudizi nei quali gli adulti fin troppo spesso si intrappolano. L’idea del Coro di voci bianche è stata proposta dai suoi tre fondatori alla Parrocchia di Santa Ekaterina Protomartire, la basilica ortodossa a Roma, ottenendo il risultato sperato: un sempre maggiore numero di bambini coinvolti e l’entusiasmo con cui le loro esibizioni hanno dato voce al piacere di condividere i più popolari temi musicali russi e italiani. I tre video proiettati hanno dato piena dimostrazione di quanto sia stato realizzato.
A chiusura dei lavori, Padre Alexey Maksimov, con l’intento di fornire, al di là delle presentazioni della rispettive iniziative in materia, una sintesi delle testimonianze presentate e un raccordo tra gli argomenti affrontati, ha affidato un intervento finale ai giornalisti:
Dott.ssa Elena Buldakova, Presidente – Guido De Simone, Segretario Generale (Co-fondatori dell’Associazione Culturale PLANET360.info, editrice dell’omonimo giornale internazionale trilingue (italiano, russo, inglese) www.planet360.info)
- Il progetto della testata internazionale PLANET360.info nasce da un’idea di Elena Buldakova, nota giornalista russa nata in Kirghizistan, una delle repubbliche dell’Asia Centrale dove i russi erano emigrati o costretti a migrare in numeri rilevanti. Essa stessa migra nel 2008, arrivando prima a Mosca, dove collabora con molte istituzioni governative, e poi in Italia, come caporedattrice di Nasha Gazeta (la Nostra Gazzetta) primo giornale stampato in lingua russa d’Italia. Dal 2011 risiede in Italia, nel 2014 si sposa con un italiano e nel 2015 fonda il suo giornale web, PLANET360.info, con cui promuove il dialogo tra tutte le nazionalità e culture, sia sul piano politico ed economico che sociale, culturale e spirituale. Contribuisce alla nascita di Radio Piatnitsa, la trasmissione in russo di Ivan Melkumjan che in pochi mesi supera i 2 milioni di ascoltatori, spiegando alle persone di lingua russa, specialmente all’estero, quanto avviene in Italia ed Europa.
L’INCONTRO IN SINTESI
Una premessa essenziale
Qui di seguito viene citato il caso italiano solo perché è stato l’oggetto dell’incontro, ma è bene precisare che le considerazioni che ne conseguono sono facilmente estendibili a molte altre nazioni, europee e non (gli Stati Uniti ne sono un preoccupante esempio).
La Cultura per l’Accoglienza
L’accoglienza fa parte del DNA degli italiani, un popolo costituito da oltre mille razze incrociatesi negli ultimi 3 millenni. Gli stessi italiani sono da sempre migranti, sia nell’antichità, per via della dimensione cosmopolita e tri-continentale dell’Impero Romano, sia per via l’esigenza di cercare un’opportunità di sopravvivenza in altri luoghi del mondo, sfuggendo povertà, carestie e spesso ingiustizie. Pertanto, in Italia il rapporto con i migranti è in genere all’insegna dell’accoglienza.
Fa eccezione una minoranza, purtroppo cresciuta in questi ultimi 10 anni a causa di alcuni personaggi politici che, al mero fine di conquistare il potere “cavalcando la tigre” dello scontento e della paura di una situazione anche peggiore, hanno additato i migranti (e l’Unione Europea) come la causa principale della crisi endemica in cui l’Italia versa dal 2009, ma che è erede di problemi mai risolti negli ultimi 50 anni, così distraendo l’opinione pubblica da inefficienze, errori, e incapacità addebitabili principalmente alla classe politica italiana al potere, nessuno escluso.
La maggioranza degli italiani non è propensa a seguire questi atteggiamenti aggressivi e le relative politiche che tendono a dividerli dal resto d’Europa e a schierarsi contro i migranti in genere, come fossero degli “invasori” che vogliono il nostro male.
Però, se tali promotori della “divisione” e dei “muri”, contro tutto e tutti, restano i soli a farsi sentire ergendosi a “difensori” degli italiani, costoro rischiano paradossalmente di essere gli unici a proporre una via d’uscita dall’incubo in cui gli italiani sopravvivono da ormai 10 anni, per non parlare dei precedenti 40… Ma tutto ciò può avvenire solo se non si fa sentire una voce che propone un’alternativa costruttiva.
La CULTURA (e, estensivamente, la vera “Cultura Politica” che, a differenza della “politica di parte” ed “ideologica”, non si arroga il diritto e l’esclusiva della “verità”), promuove PONTI e non MURI, parla un linguaggio universale che è comprensibile in tutto il mondo ed in tutte le culture… ed estensivamente in tutto l’universo: se un giorno venissimo in contatto con un’altra forma di vita da un altro pianeta/galassia, i primi linguaggi con cui potremo comunicare saranno la scienza e la matematica (algebra e geometria) e la musica (matematica in forma armonica).
SCIENZA, MUSICA, ARTE, ARCHITETTURA, sono manifestazioni con cui gli esseri viventi esprimono la BELLEZZA e l’AMORE per l’armonia del creato e la creatività.
Pertanto, la CULTURA, sia essa sotto forma di SPIRITUALITÀ, RELIGIONE, FILOSOFIA e UMANISTICA, con i loro insegnamenti morali e non ideologici (quindi mai “contro”), o nei tanti campi della RICERCA SCIENTIFICA e TECNOLOGICA (dalla fisica quantistica alla robotica, dalle scienze mediche all’intelligenza artificiale, dalla chimica all’astronomia, ecc.), o celebrata dalla LINGUISTICA e dalle ARTI LETTERARIE (poesia, narrativa, saggistica, ecc.), oppure espressa dalle ARTI VISIVE (pittura, scultura, fotografia, ecc.) o dalla MUSICA in tutte le sue forme, e dalle varie forme di SPETTACOLO (balletto e danza, opera lirica, prosa teatrale, cinema e televisione, ecc.), tutto ciò, nel suo insieme è CULTURA. E la cultura è il messaggio più potente e costruttivo che il genere umano ha saputo creare.
Sta a noi tutti farne una voce potente, unendoci all’unisono in un vero e proprio CORO (e il richiamo alla capacità comunicativa del piccolo coro di voci bianche, di cui durante il workshop sono state mostrate alcune performance, ne indica il potenziale). Un suono che, per quell’emblematico fenomeno che è l’EMPATIA SOCIALE, moduli ed accomuni tutte le voci, da qualsiasi campo delle manifestazioni culturali e da qualsiasi luogo del pianeta, in un’unica tonalità armonica e potente, che sia un monito ed in invito alla politica e la riporti ad una moralità al momento sotto attacco.
Molto opportuno il richiamo alle parole del Santo Padre Giovanni Paolo II, sottolineando la necessità della riconquista, al di là delle parole, anche del silenzio. “Senza il silenzio, manca la necessaria riflessione sulle parole dette e gli atti compiuti“.
È come correre lungo uno spettacolare panorama senza mai fermarsi: si è perso il senso stesso di quello che si sta guardando, senza goderne la bellezza. È in effetti la trappola in cui la società moderna sta perdendo la capacità di riflettere e capire, trasformando le occasioni di crescita che le nuove conoscenze offrono in una valanga che ci travolge e non ci dà il tempo di capire nulla.
Le vere Civiltà e la vera Politica, con l’iniziale maiuscola, si possono valutare verificando in quel contesto quante effettive energie (e disponibilità finanziarie) vengono investite nell’educazione e perciò nel dare l’opportunità a tutti di capire e valutare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, cos’è vero e cos’è falso. I greci la chiamarono DEMOcrazia, ma senza un “demos”, un popolo, capace di ciò la “democrazia” è solo una facciata che copre un’astuta “oligarchia”.
Perciò, un paese veramente civile paga bene i suoi insegnanti e li motiva ad aggiornarsi e dà loro gli strumenti per farlo con senso di responsabilità verso chi confida nella loro capacità di portare con PASSIONE la propria materia a conoscenza degli studenti, così da metterli in grado di fare quel passo in avanti che la CIVILTÀ solo così può permettersi.
Tutto ciò, invece, è ostacolato da chi cerca di tenere tutto e tutti sotto controllo, persone intelligenti, ma fondamentalmente “malate”, succubi della paura di essere loro i deboli e pertanto alla ricerca spasmodica del POTERE e del CONTROLLO grazie a cui sentirsi al sicuro.
Costoro, pertanto, sono logicamente attratti da POLITICA e AFFARI, sinonimi di POTERE, oppure servono il potente di turno per ottenerne la protezione e farsi delegare un po’ del suo potere.
È questo che la CULTURA deve combattere ed è bene che ne sia cosciente.
Così come tutti gli esponenti della vera cultura devono essere consapevoli che non devono MAI diventare come costoro e comportarsi come costoro, MAI (neppure e tanto meno con l’alibi che un compromesso è il modo più pratico per arrivare al potere e poi, una volta lassù, loro possono cambiare tutto in meglio… perché ben presto scopriranno di aver perso tutto e perfino se stessi, perché una volta scelto quel compromesso possono essere facilmente ricattati e quindi controllati).
Piuttosto, chi crede davvero in un modo equo ed eticamente elevato per gestire le cose, anche e soprattutto nei politici e negli affari, dovrebbe anche concepire l’dea per eventualmente aiutare coloro che si sono persi in pesanti compromessi per capire quanto DARE sia molto più soddisfacente del PRENDERE, e quanto è meglio UNIRE piuttosto che “DIVIDERE le persone, così da renderle deboli e regnare meglio indisturbati… AMATI piuttosto che ODIATI da tutti”.
Il ruolo della religione
Proprio in questi anni le religioni stanno dando l’esempio, unendosi nel proporre con voce potente il proprio messaggio morale e spirituale, affinché sia di guida per costruire ponti e non muri, per riscoprire il piacere di comprendere il senso delle cose e dell’utile contatto con i punti di vista più diversi; non per perdere e dissipare i propri riferimenti e le proprie radici, ma per costruire insieme un mondo migliore, con il contributo di tutti, nessuno escluso.
Va sottolineato che la religione usata come strumento politico non è più religione, bensì un comodo, cinico ed ipocrita sfruttamento dei dogmi religiosi per imporre alle masse le proprie decisioni POLITICHE sotto forma di DOGMI INDISCUTIBILI… ed uno dei grandi errori compiuti spesso nella Storia dagli esponenti religiosi è stato nel non isolare costoro immediatamente, chiamando le cose per quello che erano: un ABUSO, nulla di religioso e spirituale, bensì la peggiore forma di politica.
L’ultimo esempio, in ordine di tempo, ne è l’ISIS. Ma la Storia della cristianità, sia ben inteso, è fin troppo piena di brutti esempi.
Noi esseri umani dovremmo ricordare che, proprio perché umani e non “divini” non siamo perfetti. Pertanto, atteggiarsi a esseri superiori a chicchessia è già di per sé un atto di supponenza e arroganza inaccettabile e insopportabile. Il contrario di chi ascolta e cerca d’imparare qualcosa di nuovo, con umiltà e al tempo stesso forte e consapevole di sapere chi è e cosa può a sua volta dare agli altri.

Come ha sottolineato il metropolita greco, l’Archimandrita Simeon Catsinas, rettore della chiesa greco-ortodossa di San Teodoro a Roma, la cultura occidentale ha le sue radici nel lascito GRECO e LATINO, a cui si aggiungono i fondamenti morali e spirituali GIUDAICO-CRISTIANI.
Coloro che non conoscono le proprie radici e non le rendono il trampolino di lancio per la loro crescita, non sanno da dove vengono e ignorano persino chi sono.
Pertanto, come tutte le persone che si sono perse e non sanno più da dove vengono, non raggiungeranno alcun obiettivo.
Un esempio concreto? Gli europei ora si lamentano di essere “invasi” e messi in pericolo da una supposta strategia islamica di conquista, ma nessuno ha il coraggio di riconoscere che semmai l’errore principale lo hanno compiuto proprio gli Europei.

Tra il 2002 e il 2004, a seguito della forte pressione esercitata da ogni parte d’Europa, di scrivere quella che avrebbe dovuto essere la “Costituzione europea”, i leader europei (Consiglio europeo) non hanno permesso ai cittadini europei di eleggere democraticamente un’Assemblea costituente, ma, senza una spiegazione accettabile, affidò una tale missione “strategica” a una “Convenzione europea” formata da un gruppo di “esperti” scelti dai rispettivi governi e conferì la presidenza a tre politici, la francese Valerie Giscard d’Estaing, l’italiana Giuliano Amato e il belga Jean-Luc Dehaene, che evidentemente apportarono troppi miglioramenti all’architettura attuale. Tanti e così rilevanti che, dopo la firma con grande fanfara e la trasmissione in diretta dell’Eurovision dalla Sala dei Cesari di Campidoglio, quel testo “troppo innovativo e democratico” è stato affidato al CIG (Conferenza intergovernativa) che, su precise istruzioni da i rispettivi capi di stato o di governo degli Stati membri, hanno letteralmente falciato qualsiasi novità vera o troppo “democratica”, presentando infatti come una “costituzione condivisa” quello che in realtà era un “mostro” illeggibile (oltre 580 articoli e oltre 1.500 pagine di attaccamenti!) che avevano sclerotizzato la struttura dell’Unione a quella esistente, senza progressi reali. Una delusione che ha segnato la fine di molte speranze e l’inizio della crisi dei valori europei.
Perciò, come meravigliarsi se tale testo, così vergognosamente concepito e arrogantemente gestito, evitando qualsiasi vero coinvolgimento popolare, fu miseramente bocciato dai cittadini alle prime due occasioni, in Francia (29 maggio 2005) e in Olanda (1 giugno 2005), in cui furono loro a doverlo convalidare con i referendum popolari?
Ma quello che nessuno sembra in grado di o propenso a ricordare è che, nonostante gli appelli del Papa cattolico e di vari altri esponenti religiosi, quei poteri forti decisero che era meglio non impegnarsi in un riconoscimento formale, tra i VALORI EUROPEI, delle radici morali GIUDAICO-CRISTIANE assieme alle radici culturali GRECO-LATINE.
In sostanza, non hanno capito di aver rinunciato a dichiarare e stabilire con fermezza la FORZA PRIMARIA della civiltà europea, le sue RADICI ETICHE E CULTURALI e quindi hanno indebolito il PRESIDIO UNIFICANTE principale e fondamentale, in grado di dare agli europei un IDENTITÀ, cosa noi europei abbiamo in comune.
Il potere principale di una popolazione e della sua patria è garantito dall’atto di dichiararsi al mondo come Popolo, il che è possibile se sanno chi sono, da dove vengono e perché esistono come popolazione e appartengono a quella terra , il continente europeo.
Evitando di affermarlo, abbiamo lasciato spazio a tutte le diversità e differenze, che esistono e non c’è nulla di sbagliato se contribuiscono a una comunità meglio diversificata e complementare, in grado di affrontare qualsiasi situazione.
Ma senza una radice comune e unificante, lasciamo che quelle differenze diventassero ancora una volta una ragione di divisione, facilmente sfruttata da chi voleva di nuovo il pieno e indisturbato controllo sulla propria terra d’origine… e sui propri concittadini.
Se c’è una cosa che ha offerto ai mussulmani più aggressivi (peraltro una minoranza inconsistente) l’occasione d’oro di tentare un’espugnazione della roccaforte europea è stato proprio quell’errore, rendendo di fatto quella minoranza molto più potente ed efficace di quello che era.
Perfino i mussulmani moderati, la stragrande maggioranza, sono stati inguaiati da tale atteggiamento debole degli europei, perché quella minoranza estremista ha cominciato a bersagliarli e ricattarli in nome del Profeta (si tenga presente che uno dei 5 pilastri del Corano impone l’obbedienza a chi si erige nel nome del sacro libro e del profeta), propagandando la peggiore interpretazione “POLITICA” (e non religiosa) del Corano, secondo la quale, appunto, era “dovere” di ogni mussulmano dare supporto a chi tentava di prendersi la “rivincita sugli infedeli” e ottenere “il trionfo della parola del Profeta”.
Tutto ciò, qualora non fosse chiaro, corrisponde alla strategia dell’ISIS, che si presenta nelle comunità deboli come un rimedio ai guai locali grazie alla “religione” e, appena al potere, si impone con il terrore.
A dimostrazione che non è affatto una questione di una religione o di un’altra quando se ne abusa o la si calpesta, è anche opportuno tenere presente che quella appena descritta è la stessa strategia utilizzata dai nazisti (una minoranza insignificante fino al 1930) che sfruttarono le troppe incertezze della popolazione e delle autorità politiche, rese deboli dai loro dissidi e divisioni e dalla crisi economica, e perfino delle autorità cristiane. Una volta al potere, Hitler e i seguaci zittirono chiunque tentasse di ribellarsi in nome della sovranità e degli interessi della patria e della sua “razza”.
Seppure si possa essere fortemente convinti della fondamentale laicità dello stato, le radici etiche morali e spirituali “GIUDAICO-CRISTIANE e le radici culturali GRECO-LATINE sono il patrimonio comune a tutti gli europei. Rinunciare ad affermarle nella carta costituzionale equivale a spararsi alle gambe e non essere più in grado di alzarsi e affermare con fierezza chi siamo e da dove veniamo. Né possiamo difendere la nostra identità se affrontati da chi è molto più motivato e determinato di noi.
Il punto di vista del vero ISLAM, all’insegna del rispetto reciproco
Pochi giorni dopo il convegno MIGRANTI E RELIGIONI, voluto dalla CEI (Conferenza episcopale italiana), si è svolto a Roma dal 18 al 20 novembre 2019, a Palermo ha avuto luogo dal 22 al 24 novembre 2019 la 2° Conferenza EuLeMa – European Muslim Leaders’ Majlis (Consiglio dei Leader Mussulmani Europei) e ha inaugurato il Primo Forum del Pensiero Islamico Europeo.
Al di là della coincidenza temporale, il Forum musulmano ha lanciato parole significative che confermano che quando si tratta di vera religione, l’unica lingua accettabile è quella di pace, armonia e rispetto tra ogni credo, in nome di un Essere Supremo che, qualunque sia il termine terreno con cui sia definito, si aspetta da noi un uso intelligente e costruttivo di ciò che ha messo a disposizione tutti, a partire dalla nostra intelligenza e dalla meravigliosa natura in cui viviamo.

Tutti in riunione plenaria, mufti, imam, studiosi e leader religiosi, rappresentanti di oltre 20 paesi europei e comunità e islamiche europee, nonché numerosi numerosi esperti musulmani provenienti da diverse parti dell’area Euromediterranea, fra cui scienziati, accademici e ricercatori che hanno presentato riflessioni multidisciplinari sulle sfide dell’Islam in Europa, tutti insieme hanno innanzitutto ringraziato Palermo per la splendida accoglienza, a conferma dalle bellezze architettoniche e artistiche in Sicilia che testimoniano come questa regione al centro del Mediterraneo sia sempre stata “un luogo sicuro per studiosi, artisti e commercianti musulmani, interagendo con colleghi ebrei e cristiani e integrando costumi, tradizioni, espressioni e preghiere musulmane nella lingua, nella cultura e nelle istituzioni siciliane. La pace e la cooperazione reciproca sono state preferite alla guerra per affrontare le sfide della coesistenza di diverse religioni e culture nello stesso luogo.”
E nella dichiarazione finale hanno aggiunto: “Riteniamo che questo esempio di reale integrazione sia ancora realizzabile oggi nel mondo occidentale e specialmente in Europa”.
Sono seguite delle importanti espressioni di stima per la religione cristiana, in tutte le sue sfaccettature: “Siamo stati profondamente colpiti dalla calorosa accoglienza del Centro protestante cristiano La Noce a Palermo, dove abbiamo avuto l’opportunità di osservare il loro lavoro a sostegno di rifugiati e migranti, sotto la direzione della direttrice Anna Ponente. EuLeMa è impegnato a sostenere il dialogo interreligioso in senso spirituale e pratico al tempo stesso, e in questo senso va portata avanti la collaborazione con le comunità cristiane, ebraiche e di altre fedi d’Europa per promuovere
il benessere e la dignità dei migranti come cittadini e credenti.”
A cui è seguito un plauso alle parole dell’arcivescovo di Palermo, S.E. Corrado Lorefice, che ha accolto nostro di rappresentanti mussulmani nello splendido monastero di Santa Caterina, “il nome di Dio non sarà mai una fonte di divisione”, ricordando che è “nostro dovere come religiosi ed esseri umani di lavorare per una Pace che richiami a quella del Paradiso”.
Tra gli obiettivi che hanno concluso la Dichiarazione Finale del Forum Islamico Europeo meritano attenzione i seguenti:
- comunicare meglio e collaborare tra le comunità islamiche europee, spesso troppo isolate (n.d.r.: la mancanza di una gerarchia ecclesiastica e, in base ad uno dei 5 pilastri del Corano, l’assenza di intermediari tra il credente e Dio, Allah, espongono più facilmente i singoli e le comunità alla manipolazione di chi ha l’intento di usare i dogmi religiosi mussulmani per fare di costoro la manovalanza per intenti di carattere meramente politico. Pertanto, tale collaborazione e comunicazione tra le varie comunità può prevenire o porre rimedio a tali tentativi)
- Citiamo integralmente il terzo punto: “Secondo la tradizione islamica, è fondamentale essere sempre sensibili al contesto reale in cui viviamo in un dato momento. Pertanto dobbiamo essere aperti ai rapidi e radicali cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società, ad esempio attraverso il progresso tecnologico. Accogliamo le opportunità che da esso derivano, senza però dimenticare i principi trascendenti che le nostre tradizioni ci insegnano.” (N.d.r.: chi conosce il radicamento della tradizione islamica è cosciente del fatto che questo è un passo evolutivo EPOCALE).
- Altrettanto per il quarto punto: “EuLeMa farà di tutto per facilitare il processo che aiuterà i musulmani europei a superare ogni senso di vittimismo ed essere più proattivi nel promuoversi come professionisti
altamente qualificati in ogni campo, come normali cittadini europei integrati.”- - Dall’ultimo punto: “Garantire la vera libertà di religione e di espressione per tutte le minoranze religiose in Europa, soprattutto quando prevale in modo eccessivo un paradigma laicista”. (n.d.r.: noi europei cristiani ne abbiamo appena avuto un pessimo esempio con il diniego, in nome di un falso secolarismo, di citare le nostre radici nella Costituzione Europea).
Insomma, c’è molto lavoro da fare e uniti lo si fa meglio.
Conclusioni
Sì. Indubbiamente è tutta una questione VALORIALE e CULTURALE. Perciò ben venga l’iniziativa delle religioni e la loro voce comune, affinché sia riportata al centro la possente forza dei valori etici e spirituali, che accomuna tutti gli esseri umani di buona volontà.
Quei valori etici e spirituali secondo i quali i migranti non sono un pericolo.
Non lo sono specialmente se l’identità della civiltà locale è ben chiara e solida, perciò quella civiltà non ha paura di confrontarsi con i punti di vista altrui. Quindi, bisogna lavorare affinché una futura Costituzione Europea (e ora più che mai ce n’è bisogno!) metta in evidenza che le espressioni più alte delle radici spirituali e culturali degli europei (di certo non gli abusi che ne hanno fatto certi personaggi del nostro passato a danno sia degli europei che delle altre popolazioni) sono motivo di orgoglio e le fondamenta della nostra attuale convivenza pacifica interna, in una comunità laica ma con valori profondi, così come sono il terreno fertile su cui coltivare i nostri rapporti costruttivi con il resto del mondo.
E in tutto questo i migranti non sono un pericolo ancor più se lo Stato Laico chiede a tutti, cittadini originari, nuovi cittadini e ospiti in genere, il rispetto delle norme dello stato di diritto.
Esattamente come un vero e sano Stato Laico non permette l’uso e l’abuso politico della religione, ma garantisce la piena libertà religiosa come espressione della convivenza pacifica e costruttiva di tutti.
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