Corea, grandi manovre di un fine agosto e nulla più, se…

Grande apprensione nel mondo per la crisi che sta apparendo sempre più grave tra la Corea del nord e gli Stati Uniti. L’ultimo lancio di un missile passato sopra il Giappone e poi subito dopo caduto in mare ha messo in allarme l’intero paese. Ma in realtà, se si osserva tutta la cosa sulla base di alcuni dati oggettivi, si intuisce che c’è in corso qualcosa di diverso da quanto appare o viene fatto apparire.
Cosa sta accadendo realmente in Corea ed intorno ad essa?

Gittata dei missili della Corea del Nord

di Guido De Simone

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Roma, 30 Agosto 2017 – La cosa che lascia più perplessi e preoccupa non sono le azioni o le minacce della Corea del Nord e del suo “Leader Maximo”, Kim Jong-un, ma le reazioni esagerate nel resto del mondo.

Forse potrebbe essere utile rifletterci un attimo. Vediamo chi sono i protagonisti del caso.

1 – Kim Jong-un.

Il presidente nord coreano sembra imprevedibile, ma, a dire il vero, fin qui è stato coerente al suo ruolo. Un’immagine a metà tra il giovane scavezzacollo, a cui piacciono tutte le cose che piacciono a tutti i giovani del mondo, e il dittatore crudele e spietato che tiene il paese ferreamente sotto controllo. Come il padre, d’altro canto.

North Korea leader Kim Jung Un, center, applauding after the launch of a Hwasong-14 intercontinental ballistic missile, ICBM, in North Korea’s northwest (North Korea’s KRT via AP Video)

Quindi, tutto ciò ha per lo più un sapore alquanto “dinastico”. Ma, sinceramente, è più una fonte di sorrisi che di preoccupazione.

La Corea del Nord non rappresenta un vero pericolo. Per capire di cosa parliamo, se gli USA l’attaccassero, non sarebbe in grado di resistere che poche ore. La proporzione tra le forze militari e le armi dei due paesi è veramente improponibile. E chi lo fa o è ignorante, ovvero ignora i fatti (tanto per evitare che qualcuno faccia l’offeso, invece di riflettere), o fa un gioco che ha ben altri scopi.

2 – Donald Trump.

Il caso del presidente degli Stati Uniti è molto complesso, perché la sua apparente “incoerenza” sta diventando uno dei maggiori motivi d’incertezza del pianeta. In sostanza, al di là di quello che dice o del come si contraddice, nessuno è veramente certo di come agirà. E anche sulla Corea le cose non sono chiare. Come tutti i casi complessi, cominciamo a capire qual’è il contesto, altrimenti regna la nebbia più totale; ma se la nebbia comincia a dissolversi, qualcosa di più definito si intravede.

Un fatto è che gli americani hanno avuto ottime ragioni per votarlo e portarlo alla Casa Bianca, poiché era l’unico candidato che, da indipendente, anche economicamente, dai veri poteri forti americani, è potenzialmente in grado di mettere nell’angolo proprio tali poteri, gli stessi che per decenni hanno succhiato il sangue degli americani, così da rimettere il paese in piedi, levandolo dal pericolosissimo stato di degrado in cui è ridotto… ma di questo pochi sanno, perché la propaganda che circola sui media americani e nel mondo, quelli che contano, anch’essi controllati dai suddetti poteri, è che gli USA sono in “netta ripresa”… drammaticamente, profondamente, ipocritamente, pericolosamente falso.

Provate a chiederlo agli ormai oltre 150 milioni di americani ( il 45%!) che ha difficoltà economiche o è ormai ad uno spietato livello di povertà.

Mettiamo in chiaro chi sono codesti “poteri forti”. Sono quelli finanziari e industriali, costituiti da grandi tycoon (miliardari) e dalle grandi corporation (società private) che sono di fatto più potenti di uno stato sovrano, con un bilancio che è ben più grande di quello di uno stato medio e talvolta assomma quello di molti stati, ed una capacità pervasiva che ne fa un potere occulto che controlla tutto ciò che gli è utile controllare per continuare a perseguire i suoi scopi (profitto), inclusa la politica.

Pertanto, detti poteri hanno costruito nel tempo un controllo sostanziale e pervasivo dell’amministrazione pubblica americana… e non solo di quella americana. Questa virus può essere definito n molte maniere. Qualcuno lo chiama “establishment”, oppure “macchina” o “struttura” di potere, qualcuno lo definisce il “sistema”. In sostanza, è quel gruppo che di fatto (e non di diritto) ha sempre più controllato e gestito gli Stati Uniti d’America già da subito prima dell’assassinio di Kennedy (e ci sono molti motivi per credere che ne sia il vero mandante) e di certo da allora in poi in maniera crescente.

E’ proprio quell’establishment che ha messo in ginocchio il paese teoricamente più ricco del mondo poiché, in nome di un liberismo ipocrita, ha messo a tacere i controlli necessari e così ha lasciato carta bianca alle banche che hanno potuto fare tutto quello che volevano. Perciò, del disastro finanziario del 2008 sono responsabili sia il sistema politico, evidentemente corrotto o soggiogato dai poteri forti, e il sistema finanziario, le banche (mai punite per ciò. bensì, paradossalmente, aiutate), in quanto queste ultima hanno letteralmente giocato d’azzardo a danno di mezzo mondo.

Bene, sapete chi si è preso l’80% delle case degli americani che non hanno potuto più pagarne i mutui non avendo più un lavoro proprio in conseguenza del crollo finanziario del 2008? Sì, proprio quelle banche che ne sono le responsabili di quel disastro.

Ed è proprio quell’establishment che ora cerca a tutti i costi di abbattere Trump o quantomeno di ricattarlo per evitare che metta il dito nella suddetta “macchina” e la smonti, mandando all’aria i meccanismi che ha riempito le tasche dei potenti e dei loro servitori negli ultimi decenni, a danno soprattutto degli americani, oltre che di mezzo mondo.

Ora, sia ben inteso: nonostante tutto questo faccia apparire Mr. Trump come un “salvatore”, però non rende Mr. Trump un perfetto presidente, ne’ l’ideale comandante supremo della potenza militare più grossa e pervasiva del pianeta.

Le carenze di Donald Trump sono sempre più evidenti, specialmente in politica internazionale. E purtroppo questo ha già causato qualche danno.

Un esempio di questa è la sua reazione all’esplosione di bombe chimiche in Siria dopo un bombardamento aereo siriano vicino a Aleppo (4 aprile 2017). Probabilmente emotivamente toccato dalla sofferenza dei bambini che CNN ha mostrato in pericolo di vita, dopo aver ascoltato alcuni generali e consiglieri (riunione del Gabinetto per la Sicurezza Nazionale in Florida, il 7 aprile 2017) che stavano spingendo per lanciare un “chiaro messaggio ad Assad”, lui ha ordinato ai missili americani di bombardare la base aerea da cui gli aerei siriani sono decollati 3 giorni prima e dove erano stanziati… senza prima raccogliere tutte le informazioni del caso (e c’erano fonti che sollevano dubbi circa una vera responsabilità siriana) in modo da controllare se queste bombe a gas erano state effettivamente lanciate da quegli aerei o erano a terra nascosti in un deposito ignoto da terroristi o forze ribelli che combattono contro il regime di Assad (ancora oggi, non esiste una definitiva prova della verità).
Ma i russi, per esempio, e non sono gli unici, sono certi che non erano stati i siriani), ed affermano che quelle bombe sono esplose quando il loro deposito nascosto è stato accidentalmente colpito dalle bombe siriane.

Se non si desidera creare un vero e proprio conflitto di grandi proporzioni e non si desidera dirigere i propri passi verso una strada senza ritorno, questi errori vanno evitati.
Mai agire senza riflessione e consapevolezza.

Forse da quel momento Trump sta ascoltando un po’ più (o un po’ meno) i suoi “consiglieri” … anche se alcuni di loro non sono affatto il ritratto dei “pacificatori”. E questa è un’altra delle debolezze del Presidente Trump.

Quindi, ciò che conta è che Donald Trump ci pensi molto prima di agire e comunque dopo aver ascoltato TUTTE le campane prima di decidere e ordinare. Se è così, c’è la speranza che alla fine la razionalità possa vincere e che non ci siano reazioni eccessive a quelle che, almeno in questo momento, appaiono solo come “fuochi d’artificio” per dimostrare che la Corea del Nord è lì e vuole una certa attenzione e rispetto …. Perché questo è tutto il punto.

3 – Xi-Jinping

Fin dalla sua nomina, il presidente cinese si è contraddistinto per una costante tendenza a perorare la pace e l’armonia tra i popoli. Glielo ha riconosciuto perfino Donald Trump, che gli ha stretto la mano e poi lo ha descritto come “… una persona che vuole veramente vuole la pace”.

Al contempo, la Cina ha da sempre preso le difese della piccola Corea del Nord, evitandole una sorte segnata.
Ma c’è da tenere in conto che certi comportamenti del giovane Kim Jong-un la stanno mettendo in un certo imbarazzo. Specialmente quando gioca a fare il “pronto-a-tutto-anche-alla-guerra!”.

Chinese leader Xi Jinping

Cosa che a Xi-Jingping può solo dare fastidio, non essendo coerente con la sua linea politica e perciò con la linea politica della Cina.

 

Pertanto, credo sempre più difficile che Kim faccia troppo lo spavaldo, perché, se commette un errore di troppo, stavolta la Cina gli volta le spalle. Forse l’unica cosa che Xi-Jingping cercherà d’evitare è che la popolazione coreana ne subisca le conseguenze, oltre ad aver subito un regime che la tiene sotto chiave da decenni.

Cosa c’è dietro?

Ma tutto questo, siatene certi, Kim Jong-un lo sa. Pertanto, non ha alcun interesse a mettersi contro le uniche potenze che lo spalleggiano. Ne’ ha alcun interesse ad un VERO scontro con gli USA, perché è ben cosciente che ci rimetterebbe le penne. Senza dubbio.

… Allora perchè agisce così? Perchè ogni tot giorni o settimane tira fuori un lancio di missile o una minaccia addirittura al territorio degli Stati Uniti? … Anche se in versione “isola di Guam”, ben più vicina, seppure ben più a sud del Giappone, all’altezza delle Filippine e sul bordo sud della nota Fossa delle Marianne.

Beh, a parte l’ipotesi che voglia veramente mettere paura agli Stati Uniti, poco realistica, rimane una ipotesi che dovrebbe far riflettere.

La mia impressione è che si tratti un un mero “problema interno”.

Se ci riflettete un attimo, nei paesi democratici quando ci sono in vista le elezioni ci sono ogni tanto (anzi, anche troppo spesso ultimamente!) delle dichiarazioni sconcertanti, tra l’aggressivo e l’offensivo, a danno perfino di paesi stranieri o di razze e culture o religioni che non siano quelle del proprio elettorato, ovviamente, addirittura al limite della provocazione e dell’incidente diplomatico, cose che costui o costei non si sognerebbero mai di dire se ricoprissero un incarico istituzionale.
Infatti, tutto ciò ha il solo scopo di conquistare l’attenzione e la benevolenza di un certo elettorato per ottenerne i voti ed andare al potere.
Alla luce del teorema, per me tutt’altro che giustificante e piuttosto contestabile, che “in politica si può dire tutto ed il contrario di tutto”, costoro poi, una volta eletti, ritrattano tutta la merda che hanno spalato addosso a questo e quest’altro e addirittura affermano d’essere stati “fraintesi”. Sono certo che ognuno di noi, indipendentemente dal proprio paese, ha un certo elenco di persone di questo tipo in casa propria. Giusto?

 

Bene… ma in Corea del Nord non ci sono le “elezioni”! Tanto meno “democratiche”!

North Korean leader Kim Jong Un claps during the Supreme People’s Assembly in Pyongyang, North Korea (AP Photo/KRT via AP Video) TV OUT, NORTH KOREA OUT

Allora, perché dovrebbe fare quelle sparate? … Forse perché ha un problemino in casa propria? … Non è che, per caso, si tratta di un modo per rinforzare la propria immagine nel paese ed evitare tentativi di metterlo da parte?!

Cosa sta accadendo davvero a Pyongyang?

La verità prima o poi verrà a galla. Ma nel frattempo, statene certi, non è fuori della Corea del Nord il problema… purché tutti se ne stiano calmi.

Se sarà così, la “causa belli” (la motivazione per una guerra) rientra in breve tempo.

Il vero problema, qualora nessuno l’abbia notato, è che nel corso di una di quelle sparate, come quella del missile lanciato il 29 agosto, il caso può metterci lo zampino e creare un problema serio.

 

Il missile lanciato per dimostrare che i Nord Coreani sono in grado di fare quel supposto futuro lancio verso l’isolotto di Guam, non è che abbia funzionato proprio benissimo. Anzi, da quanto si è saputo, seppure passato a 550 chilometri da terra (gli abitanti non l’hanno di certo sentito o visto) sopra l’isola più a nord dell’arcipelago giapponese, Okkaido, subito dopo aver superato il territorio dell’isola è andato in pezzi, pare tre, che, PER FORTUNA, sono precipitati in mare, poco a largo della costa est di Okkaido, appunto.

Allora, immaginate cosa poteva accadere se uno o più di quei tre pezzi cadeva sul territorio del Giappone, magari provocando un’esplosione e probabilmente dei morti. Tecnicamente, secondo il diritto internazionale, si potrebbe considerare un “atto di guerra”.

Cosa avrebbe fatto, allora, il Giappone? E cosa, di conseguenza, gli Stati Uniti e la Corea del Sud, suoi alleati?
A poche ore dal lancio del missile nord coreano, l’aviazione della Corea del Sud ha effattuato un’esercitazione alquanto impressionante, sganciando otto bombe proprio a pochi metri dal confine con la Corea del Nord.

Ecco, queste sono le cose che andrebbero evitate. Ne’ più ne’ meno come Trump si e ci poteva risparmiare quella sparata in Siria, Kim Jong-un si poteva e ci poteva risparmiare la sua ennesima sparata del missile, che evidentemente i nord coreani sanno tutto meno che controllare e che perciò può fare davvero danno e provocare davvero una guerra.

Ed allora, caro Kim, basterà un puff e addio Corea del Nord! Cancellata dalle carte geografiche.

Ne vale la pena?

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Guido De Simone

Posted by Guido De Simone

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