Assemblea Generale delle Nazioni Unite: Speranze e paure dell’umanità

 

Il crollo dei mercati azionari, il crescente scontro tra Stati Uniti, Russia e Cina, la tragedia dei rifugiati che si sono riversati in Europa, la guerra in Medio Oriente – in questo clima difficile si è svolta la 70° Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Per la prima volta nella storia, un Papa, Papa Francesco, ha tenuto una relazione all’ONU. Il Pontefice ha invitato le leadership degli stati-membri a soddisfare i loro popoli con il «minimo dei beni spirituali e materiali, necessari per vivere con dignità, creare e mantenere la famiglia».

«Praticamente, questo “minimo assoluto” è composto da tre cose: casa, lavoro, terra, ma anche della libertà spirituale che comprende la libertà di religione, il diritto all’istruzione e altri diritti civili».

Nel suo discorso Il Papa ha rilevato che l’egoistica e sconfinata lotta per il potere e prosperità materiale porta a un uso improprio delle risorse naturali e l’isolamento dei deboli e degli svantaggiati.

Si è tenuto il primo vertice nella storia tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il leader cubano Raul Castro, è iniziato un dialogo che può cambiare molto. L’America Latina è in attesa di cambiamenti nella politica estera degli Stati Uniti. Cuba vuole sollevare il blocco economico dalla sua Isola della Libertà.

L’incontro del presidente degli Stati Uniti Barack Obama con Raul Castro, leader cubano. Foto: AP

Per la prima volta in dieci anni all’Assemblea Generale ha fatto una relazione il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. È stato uno degli eventi più attesi in questo Forum mondiale. Prima di tutto, perché c’era speranza di riavvicinamento dei due leader mondiali più forti e autorevoli oggi – Vladimir Putin e Barack Obama.

Nel suo discorso alla sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha toccato il tema dell’abuso del meccanismo di sanzioni da parte dei paesi occidentali, ma anche questioni di economia mondiale, la situazione in Siria e la crisi ucraina.Foto: EPA/UPG 

Contrariamente alle previsioni ottimistiche iniziali, non è accaduto quanto previsto. Barack Obama e Vladimir Putin non hanno intenzione di ritirarsi dalle loro posizioni.

Tuttavia, nel suo discorso, Barack Obama ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a collaborare con tutti i paesi, compresa la Russia e l’Iran, per risolvere il conflitto in Siria.

Dopo la riunione dei leader di questi due paesi, che si è svolta a porte chiuse, la Russia ha lanciato un’operazione militare in Siria. In generale però, per gli stessi problemi (siriano, iraniano, ucraino) le opinioni dei due presidenti differivano radicalmente.

Come ha dichiarato Vladimir Putin, la Russia considera un enorme errore il rifiuto di collaborare con l’esercito siriano e il presidente del paese Bashar al-Assad contro ISIL.

Barack Obama invece pensa che Bashar al-Assad debba dimettersi da presidente.

Vladimir Putin ha invitato tutti ad «essere guidati non da ambizioni, ma da valori condivisi e interessi comuni. Basandosi sul diritto internazionale, bisogna riunire tutte le forze per affrontare le nuove sfide e creare una vera e vasta coalizione internazionale contro il terrorismo», come è stata la coalizione anti-hitleriana.

Riunire le forze per combattere l’estremismo e la violenza, lo ha chiesto anche il presidente iraniano Hassan Rouhani, criticando gli Stati Uniti per la loro politica sul terrorismo.

Il presidente iraniano Hassan Rohani. Foto: Mary Altaffer / AP Photos 

«Noi siamo convinti, che per la lotta contro il terrorismo sia necessario adottare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante, in modo che, nessun paese non possa usare il terrorismo come pretesto per interferire negli affari di altri Stati», ha detto Hasan Rowhani.

Inoltre, Putin ha annunciato che nei prossimi giorni la Russia, essendo anche al comando del Consiglio di Sicurezza, convocherà una riunione ministeriale per un’analisi completa delle minacce da parte del Medio Oriente. Il presidente russo ha proposto di discutere la risoluzione concernente il coordinamento di tutte le forze che si oppongono allo “Stato islamico” e altri gruppi terroristici.

«La lotta contro il terrorismo è soprattutto una lotta di valori umani, per vincere le tenebre e la paura. Noi dobbiamo essere custodi di cultura e di pace», ha detto il primo ministro italiano Matteo Renzi nel suo discorso all’Assemblea Generale.

Il primo ministro italiano Matteo Renzi. Foto: Reuters

Un altro punto caldo in Medio Oriente è la Libia. Il presidente russo Vladimir Putin ha rilevato che i militari reclutati per la guerra in Siria provengono proprio dalla Libia.

La sovranità di questo paese è stata distrutta a causa di gravi violazioni della risoluzione №1972 del Consiglio di sicurezza dell’ONU; ed ora le file dei radicali si stanno ingrossando con i membri della cosiddetta opposizione “moderata” siriana, sostenuta dall’Occidente.

Il primo ministro d’Italia Matteo Renzi ha ribadito la sua posizione: «l’Italia è pronta a prendere l’iniziativa in Libia. Nel caso il nuovo governo libico lo chieda, l’Italia è pronta a prendere in mano le redini,  per collaborare, per sostenere e stabilizzare la situazione».

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a sua volta, ha detto che «l’America è pronta a sostenere qualsiasi governo legittimo della Libia».

«Anche se a nostra economia sta crescendo, la maggior parte delle nostre truppe militari sono rientrate dall’Iraq e dall’Afghanistan, noi vediamo nei nostri dibattiti sul ruolo dell’America nel mondo una nozione di forza che è definita dall’opposizione ai vecchi nemici, agli eventuali avversari, ad una crescente Cina, o ad una Russia che si sta rialzando in piedi», così ha descritto la sua politica il presidente degli Stati Uniti.

Vladimir Putin ha parato il colpo: «Alcuni nostri colleghi, purtroppo, continuano a essere dominati dalla mentalità della guerra fredda e dal desiderio di sviluppare un nuovo spazio geopolitico».

«Il popolo Ucraino è molto più interessato a unirsi all’Europa, e non alla Russia. Le sanzioni bloccano i flussi finanziari, l’economia russa e il rublo crollano, molte persone colte stanno emigrando all’estero. Se la Russia collaborasse con la comunità internazionale, sarebbe meglio per lei, per l’Ucraina e per tutti», ha detto Obama.

Il leader russo ha fatto un’osservazione. «I paesi post-sovietici sono stati messi davanti  ad una falsa scelta: stare con l’Occidente, oppure con l’Oriente. Prima  o poi, una tale logica  provocherà una grave crisi geopolitica, come è successa in Ucraina, dove è stata manipolata l’insoddisfazione della maggioranza del popolo sull’attuale governo, che è finito con un colpo di stato. Di conseguenza, poi è scoppiata la guerra civile».

Il presidente russo è convinto che fermare lo spargimento di sangue in Ucraina e garantire l’integrità del paese, sia possibile soltanto a condizione si rispettino gli accordi raggiunti a Minsk il 12 febbraio del 2015.

«Un vero e proprio pericolo per l’Europa non è la Russia, ma l’Ungheria, che sta costruendo un nuovo muro. Pensare al futuro dell’Europa senza la Russia è un tragico errore», ha detto il capo del Governo Italiano Matteo Renzi.

Lui ha parlato a nome delle persone responsabili e generose, che salvano migliaia di loro fratelli e sorelle profughi che muoiono tra le onde del Mediterraneo, cercando di raggiungere l’Europa.

«La vecchia Europa è stata fondata con coraggio e non ha nulla da temere», ha detto il primo ministro d’Italia. «Il problema ora non è nel numero di rifugiati, ma nella paura di loro. L’Unione Europea è stata creata per distruggere i confini tra gli Stati, e vedere nuove barriere, costruzioni di filo spinato nel centro del continente, è intollerabile».

Il problema dei rifugiati siriani è diventato uno dei più discussi nell’Assemblea Generale. Hanno espresso la loro grande preoccupazione anche i paesi non realmente coinvolti da questa delicata questione.

Il presidente degli Stati Uniti ha detto: «Stiamo iniziando una nuova campagna per aiutare i rifugiati, perché anche noi siamo una nazione di immigrati».

Anche il presidente russo ha confermato che i rifugiati, certamente, meritano compassione e sostegno, ma risolvere radicalmente il problema sarà possibile solo mediante il ripristino dello statalismo, dove è stato distrutto.

All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stato anche parlato dei successi di quest’organizzazione, il suo ruolo nel mondo. Sono state proposte alcune riforme ed innovazioni dell’ONU.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha proposto di realizzare riforme molto serie: «Abbiamo bisogno di un nuovo modo di lavorare per risolvere i problemi, e questo rende indispensabile la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per raggiungere il nostro obiettivo, dobbiamo agire con saggezza e trovare alleati».

Si tratta della riforma del Consiglio di Sicurezza, l’inclusione di nuovi membri e restrizioni al diritto di veto. Un’iniziativa simile è stata proposta anche dal presidente francese Francois Hollande e dal presidente Ucraino Petro Poroshenko.

La cancelliera tedesca Angela Merkel. Foto: IMAGO/TASS

Mentre il mondo si trova ad affrontare sfide globali e la minaccia reale di una guerra mondiale, solo il tempo può dire quanto sia importante questa iniziativa. Effettivamente, la riforma delle Nazioni Unite coinvolgerà quasi tutti i paesi del pianeta, e non si sa quello che fa presagire.

Nel suo intervento, Vladimir Putin ha messo in guardia i riformatori degli eventuali errori: «Siamo convinti che i tentativi di scuotere la credibilità e la legittimità delle Nazioni Unite è estremamente pericoloso. Può portare a far crollare “l’architettura delle relazioni internazionali”. Diventerà un mondo, in cui al posto di Stati indipendenti si moltiplicherà il numero dei protettorati, controllati dall’esterno dei territori».

L’attuale Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata dedicata alla soluzione del destino dell’umanità: avremo il futuro tutti noi, o il nostro mondo crollerà nel caos e il degrado.

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Foto: Reuters

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha detto giustamente: «Oggi noi siamo sempre più dipendenti l’uno dall’altro. Le attività di un paese influenzano direttamente gli interessi di tanti altri. Non esistono più  Paesi invulnerabili. Dobbiamo ammettere onestamente: non esiste un sistema efficace di divisione dei poteri e loro equilibri. Gli stati che pretendono di essere leader mondiali, purtroppo, non possono evitare la tentazione di usare la forza ed il ricatto economico per proteggere i propri interessi».

«Il mondo si sta avvicinando pericolosamente all’abbandono dei principi del diritto internazionale dell’ONU. Sono profondamente convinto, che le Nazioni Unite hanno urgentemente bisogno di un nuovo ampio dibattito sui principi della futura coesistenza delle nazioni e dei popoli. Dobbiamo riunirci e prendere una sola decisione – porre fine a guerre e conflitti».

Elena Putalova.

 

Posted by Redazione-Editors Planet360.info

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