immagine di copertina: alcuni degli slogan che hanno animato la Manifestazione del 12 Maggio 2022 a Roma, in Piazza Santi Apostoli. Emerge al centro: “La Cultura è dialogo”, proprio quello che a volte, di recente sempre più spesso, sembra mancare alla politica (Foto di Svetlana Lisichkina)
Русский EnglishA Roma, in piazza dei Santi Apostoli, si è svolta una manifestazione a difesa della cultura in genere. Visti i deprecabili episodi contro i cittadini russi e la loro cultura, è diventata particolarmente una protesta contro la discriminazione e la “cancellazione” dei grandi capolavori con cui gli esponenti della Letteratura, dell’Arte, della Poesia, della Musica, della Coreografia e di ogni settore culturale russo hanno innegabilmente contribuito alla Cultura Universale.

di Guido De Simone
È la mattina di una giornata feriale, la stragrande maggioranza delle persone sono impegnate al lavoro… Eppure, diverse dozzine di persone sono scese in piazza per esprimere il proprio disaccordo sulla proibizione della cultura in genere e in particolare verso quella russa, aspetto di una più generale e vergognosa russofobia.
All’evento hanno partecipato membri di associazioni culturali e organizzazioni specializzate, rappresentanti delle professioni creative, nonché alcuni cittadini russi.
Gli episodi a danno di tutto ciò che è cultura russa sono stati tanti, come se i vari esponenti della politica o della Amministrazione Pubblica italiana dovessero fare del proprio meglio per cancellare tutto ciò con cui gli intellettuali russi hanno contribuito alla CULTURA UNIVERSALE. Tra gli episodi più eclatanti ricordiamo la cancellazione del corso su Dostoevskij a Milano, nonché del balletto su musiche di Ciajkovskij a Napoli, o di quello a Parma.
«La cultura non ha colore della pelle, né lingua, né confini. Appartiene al mondo intero», ha detto a RIA Novosti Yulia Bazarova, una delle esponenti della Associazione “Amici della Grande Russia”, che si è fatta carico di organizzare la manifestazione.
In precedenza, l’Associazione aveva chiesto di non portare in piazza bandiere russe, per non dare alla manifestazione una colorazione politica. La partecipazione alla manifestazione, hanno affermato gli organizzatori, serve a dimostrare l’importanza del diritto fondamentale alla conoscenza.
Secondo Yulia Bazarova, la necessità di una forma di dissenso pubblico era matura sin da quando proprio loro dovettero cancellare l’appuntamento di marzo per la presentazione del Premio Pushkin, evento previsto in ottobre. Alla manifestazione hanno partecipato membri di associazioni culturali e di organizzazioni specializzate, rappresentanti delle professioni creative e alcuni cittadini russi.
«Le due culture, quella russa e quella italiana, hanno un’enorme tradizione di comunanza e interscambio, plurisecolari. Abbiamo notato che la cultura, in particolare quella russa, in questo momento storico viene discriminata in modo estremamente ideologico, senza rispetto per la Storia e le tradizioni», ha detto ai giornalisti l’Avvocato Leo Maria Galati. «Questo è un errore enorme, perché la cultura aiuta a unirsi. Quando le persone comprendono le caratteristiche fondamentali di un altro popolo, si creano ponti, non muri ideologici che poi sarà difficile abbattere», ha aggiunto Galati.

All’evento ha partecipato anche Daria Pushkova, direttrice del Centro Russo per la Scienza e la Cultura a Roma, che ha affermato: “Ogni giorno vediamo i nuovi tentativi di cancellare la cultura russa, di annulare gli spettacoli e i concerti di autori russi, di non invitare gli artisti russi in Italia, di non lavorare con le istituzioni russe statali nel settore della Cultura – teatri, musei, orchestre ecc. –
Ma io so che la maggioranza degli italiani sono contro la cancellazione della cultura russa – io continuo, come ho sempre fatto, a credere nel popolo italiano e a favorire lo scambio culturale tra i nostri paesi.
La nostra storia nell’ambito culturale va ben al di là della politica in genere, specialmente di quella di oggi.
Per secoli, gli artisti italiani e russi si sono ispirati reciprocamente. Ogni giorno trovo un nuovo esempio della bellissima sinergia russo-italiana nell’Arte. Non possiamo negare questa storia COMUNE.”
Ed ha aggiunto: “Mi colpisce il fatto che le stesse persone che dicevano che la musica e l’arte ci uniscono, adesso cancellano la partecipazione dei russi in tutti gli eventi culturali. Vorrei ricordare loro che anche nel 1942-43, quando l’Italia era in guerra con l’Unione Sovietica, quando l’URSS era un nemico non solo fisico ma anche ideologico, eppure al Teatro di Opera di Roma mettevano in scena le opere di Alexander Borodin, Modest Musorgsky e Igor Stravinsky.
Quindi io vorrei di nuovo ringraziare tutti i politici e tutte le persone del mondo della Cultura che sanno la differenza tra la geopolitica e la cultura. Mi è piaciuto quello che ha detto la Direttrice Artistica della Fondazione “Arena di Verona”, confermando la presenza degli artisti russi quest’anno all’Arena. Cito le sue parole: “L’arte deve creare ponti e non deve mai distruggerli. Soprattutto la musica, che è l’unico vero linguaggio universale. Perche in tutto il mondo si legge uno spartito e lo sappiamo leggere tutti allo stesso modo.”
Cancellare la cultura russa vuol dire cancellare quella europea e non possiamo farlo semplicemente perché poi non ci sarà la belezza per salvarci tutti.”

Cancellare la cultura russa vuol dire cancellare quella europea. E non possiamo farlo semplicemente perché poi non ci sarà la bellezza per salvarci tutti dalla cattiveria e dal cinismo in cui a volte la politica si perde.
Come si è visto, qualsiasi siano le sanzioni, esse costituiscono un percorso distruttivo, che danneggia maggiormente le persone comuni. Abbiamo assistito all’effetto negativo delle sanzioni economiche contro la Russia, atto che, come un boomerang, è tornato contro gli stessi autori. È sufficiente verificare quanto sono aumentati i prezzi nei paesi dell’Unione Europea.
Le sanzioni, come le armi, sono strumenti di distruzione, mentre la cultura e l’educazione sono un’occasione per un dialogo pacifico e una soluzione.
Il razzismo verso tutti i russi, detto anche “russofobia”, e il tentativo di “cancellazione” della cultura russa è una grande perdita per la civiltà europea, che ha lottato per così tanto tempo per l’uguaglianza dei diritti, l’assenza di discriminazioni e ora sta tentando di cancellare tutto questo con le sue azioni.
Tornando agli organizzatori della manifestazione, l’associazione “Amici della Grande Russia” dal 2014 sviluppa e rafforza i legami culturali tra Italia e Russia.
Fin da quando ha concepito l’idea di organizzare tale evento di protesta, l’associazione aveva chiesto di non portare in piazza bandiere russe, per non dare alla manifestazione una colorazione politica. La partecipazione alla manifestazione, hanno affermato gli organizzatori, serve a dimostrare l’importanza del diritto fondamentale alla conoscenza.
La Russia è una delle culture che contribuiscono alla conoscenza universale. Farne a meno o addirittura far finta che non sia mai esistita, è come lobotomizzare, strappandola con violenza, una parte significativa del cervello dell’umanità.
Ma la cosa più grave è che si crei il precedente: se si può fare con una, si può fare con tutte.
Guido De Simone, Roma.
Foto: Svetlana Lisichkina




