L’ordine finanziario mondiale sulla strada dei cambiamenti globali

La lotta tra la Cina e gli Stati Uniti per la regolamentazione finanziaria mondiale sta andando su di giri.

Sta crescendo molto rapidamente una nuova istituzione finanziaria, la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (Asian Infrastructure Investment Bank), che è stata creata per l’interazione finanziaria e la realizzazione di progetti infrastrutturali nelle regioni dell’Asia e del Pacifico (APR).

Il numero dei paesi-fondatori di questa Banca oggi supera i 50. Soltanto nel corso delle ultime due settimane questa lista è stata incrementata da 20 nuovi paesi, tra cui: Svezia, Israele, Sud Africa, l’Azerbaigian, Islanda, Portogallo, Polonia, Spagna, Corea del Sud, Russia, Australia (che all’inizio non ha mostrato grande interesse…).

Tra i primi fondatori dell’AIIB troviamo: il Regno Unito, la Francia, la Germania, l’Italia.

I politologi di diversi paesi sono d’accordo sul fatto che la Cina sta sfruttando questa occasione per far vacillare l’egemonia delle istituzioni finanziarie occidentali, come la Banca Mondiale (con 150-180 paesi-membri), la Banca Asiatica dello Sviluppo (con 48 membri regionali e 19 fuori regione) e il Fondo Monetario Internazionale (con 188 paesi-membri) che hanno funzioni e obiettivi analoghi della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture.

L’entusiasmo dei paesi-membri per la comparsa di questa nuova istituzione finanziaria è ben fondato. Ciascuno ha lo scopo di soddisfare i propri interessi e approfittare di nuove opportunità, sia in campo economico, che nella sfera politica. Secondo il sinologo Georgy Arsciavsky, politici e finanzieri cinesi sono convinti che nella realizzazione del progetto della Banca AIIB, la Cina potrà rafforzare significativamente la sua posizione in politica estera ed economica.

I paesi pragmatici dell’Europa Occidentale, che sono abituati da sempre a prendere decisioni con cautela ed a ragion veduta, hanno notato possibili prospettive per il loro futuro in questa nuova istituzione finanziaria.

L’AIIB offre opportunità anche all’economia russa, che oggi sta vivendo la crisi innescata dalle sanzioni imposte dall’Occidente un anno fa.

Nonostante ciò, la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture non apre la porta a tutti. Il portavoce dell’Ufficio di Pechino per gli Affari di Taiwan, Ma Xiaoguang, il 13 aprile ha dichiarato che la Cina, come membro-fondatore, ha negato l’ingresso di Taiwan nella Banca ed è stato un “no” categorico, senza motivazioni.

Giappone e Stati Uniti si sono astenuti dall’entrare in questa nuova istituzione finanziaria. Probabilmente, il Giappone ha preso questa decisione sotto la pressione degli Stati Uniti. Invece il Regno Unito, che da molti anni si trova sotto l’occhio vigile dell’America, si è tolto dalla sua “ala protettiva” e, senza il suo consenso, è entrato nell’AIIB, creando perplessità a sua “sorella maggiore”.

“La decisione dei paesi ricchi d’Europa d’aderire alla Banca Asiatica ha provocato la rabbia dei funzionari degli Stati Uniti”,- scrive in Asia’s Multilateralism il Prof. Joseph Stiglitza (Premio Nobel per l’economia, Professore di economia alla Columbia University, Vice-presidente della Banca Mondiale). Secondo lui, è molto probabile che “questa sia un’altra prova d’incertezza dell’America nella sua influenza globale, e vince la sua retorica idealista e indebolisce l’importante opportunità di rafforzare le economie emergenti in Asia”.

Il periodico The Foreign Policy ha già notato in precedenza che “è proprio per colpa degli Stati Uniti se la Cina ha creato la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture, per far concorrenza alla Banca Mondiale. Ed ora gli Stati Uniti dovranno abituarsi al fatto che non possono più mantenere la loro superiorità e far giocare tutto il mondo con le loro regole”.

La reazione degli Stati Uniti, sconvolti per i cambiamenti futuri, appare perplessa, ma anche sorprendente, perché, nonostante abbiano un’enorme quantità di centri scientifici e di ricerca politica, non sono stati attenti all’importante messaggio della Cina, per lungo tempo delusa dalla lentezza delle riforme e delle altre problematiche delle principali istituzioni finanziarie mondiali (FMI, BM e ADB).

Teymur Nabili, giornalista e commentatore da Singapore e Direttore generale di “The Signal Asia”, in un articolo per “L’occhio del Pianeta” ha notato che “l’attuale sistema finanziario globale, sviluppato 50 anni fa, quando non c’erano alternative e tutti erano felici d’accettare il ruolo-guida (ed i benefici) di Washington, non corrisponde più allo scopo iniziale”.

“Nelle istituzioni internazionali (la Banca Mondiale, FMI e ADB) gli Stati Uniti non soltanto dominano, ma anche impongono obbligatoriamente la loro ideologia a paesi in via di sviluppo, cosa che può fare più male che bene. E non parliamo del fatto che non hanno la forza di soddisfare le crescenti esigenze di sviluppo dell’Asia”,- afferma Teymur Nabili.

Secondo lui, “Il comportamento degli Stati Uniti sarebbe stato corretto soltanto se si fossero uniti alla comunità internazionale, avessero riconosciuto questo fatto ed iniziato a lavorare per garantire il successo di questa impresa”.

Nota: La creazione della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture è stata ideata e proposta due anni fa, nell’ottobre 2013, a Pechino, dal Presidente della Repubblica Cinese Xi Jinping, in occasione del summit tra i membri della Regione Asia-Pacifico (APR). 

La Cina ha dichiarato che era pronta a contribuire in gran parte al capitale azionario iniziale della Banca (50 miliardi di $). Con l’adesione di nuovi membri il capitale iniziale sarebbe aumentato (fino a 100 miliardi di $). 

Le priorità della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture sono gli investimenti nelle infrastrutture delle regioni asiatiche, compresa l’energia, il trasporto, le telecomunicazioni.

Red.

Posted by Redazione-Editors Planet360.info

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