Foto di copertina di Anton OVCHAROV: Il Principe Guglielmo Giovanelli Marconi nella sua residenza romana, Palazzo Bezzi-Scali in Via dei Condotti, nella stanza da dove il nonno, l’inventore e scienziato italiano, Marchese Guglielmo Marconi, accese via radio le luci via del Cristo Redentore sul Monte Corcoredo, a Rio de Janeiro.
Il titolo riporta le parole del Principe Guglielmo Giovanelli Marconi, nipote del famoso inventore italiano del telegrafo senza fili e della radio, durante l’intervista che ci ha concesso. Emergono i molti retroscena dietro i fatti storici, le “fake news” diffuse per esigenze politiche internazionali. Ne viene fuori la vera storia di Guglielmo Marconi, uno dei grandi innovatori italiani e del mondo, scienziato protagonista dell’evoluzione della Scienza e della Tecnologia che, come al solito, è riconosciuto e rispettato dovunque… tranne in patria.
L’interessante conversazione ci consegna anche una definizione di ciò che oggi dovrebbe essere il concetto di “nobiltà”, un modo di essere ed agire che dovrebbe essere adottato da chiunque acquisisce visibilità, a partire da chi opera in politica.
di Elena Buldakova e Guido De Simone

Abbiamo incontrato il Principe Giovanelli Marconi nella sua residenza di Roma, in via dei Condotti.
Qualcuno potrebbe pensare che le domande e le risposte che ne sono nate si siano imperniate sui suoi rapporti nel jet set, sul gossip e bla-bla-bla vari. Potrete invece scoprire che dietro un nome ci possono essere tanta Storia (perfino le falsità inventate di volta in volta dai politici di turno in funzione delle loro strategie economiche internazionali), un forte senso di responsabilità e un esempio di coerenza che molti personaggi in evidenza dovrebbero tenere in conto.
In effetti, sarà ricordato con fierezza e riconoscenza solo chi ha fatto qualcosa di buono per la società umana e per il mondo in cui viviamo. Perciò, non conta tanto diventare famosi, obiettivo che è diventato una devastante infezione sociale in quanto va ottenuto “a tutti i costi”, anche agendo in modi immorali. Quel che veramente conta è l’essere riconosciuti per la propria “nobiltà d’animo”, non dimenticando chi lo fa addirittura senza mettersi in mostra.

Ma se qualcuno è finito in prima fila suo malgrado, o ci è arrivato di sua volontà, perfino sgomitando, almeno abbia quel senso di responsablità che ne può fare un esempio positivo.
Questo vale per tutte le categorie con grande visibilità: dal mondo dello spettacolo a quello della ricerca, dal giornalismo al mondo imprenditoriale e delle professioni; e tanto più se si ha un ruolo di potere in politica.
Vi invitiamo a leggere quanto abbiamo scoperto intervistando il Principe Giovanelli Marconi. Vi confessiamo che ci dovremmo augurare atteggiamenti ed atti di questa qualità anche nella politica italiana. A voi farvi un’opinione.
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Planet360.info (Planet360) – Principe Guglielmo Giovannelli Marconi, vorremmo iniziare questa intervista chiedendole di parlarci di suo nonno, lo scienziato Guglielmo Marconi.

Guglielmo Giovanelli Marconi (GGM) – Mio nonno, Guglielmo Marconi, era uno scienziato atipico, non uno scienziato in senso stretto, per vari motivi. Il primo è che quando era giovane andava all’Università di bologna e venne bocciato diverse volte in fisica, perché i professori dell’epoca sostenevano che le sue teorie erano folli. Naturalmente questo fu un suo cruccio perché la laurea che ricevette fu solo dopo, ad Honoris Causa, dopo aver brevettato la radio.
Poi, era una persona che, oltre ad amare la scienza e la fisica, amava la musica, amava la cultura, era amico di Giacomo Puccini, era amico di Luigi Pirandello, di Gabriele D’Annunzio, quindi era una persona che spaziava oltre la scienza.
Inoltre, cosa molto importante, è stato il primo caso di inventore-imprenditore, perché molti inventori del passato non seppero sfruttare a livello commerciale le loro scoperte. Invece, Marconi, con la Radio, oltre ad averla creata, riuscì a commercializzarla, creando la prima compagnia multuimediale nel mondo, che è la Marconi Company di Londra. Questo lo fece perché, non essendo stato creduto in Italia, con la madre, che era mezza irlandese, Emy Jameson, andarono insieme a Londra e lì registrò, nel 1896, il primo brevetto sulle comunicazioni senza fili.
Quindi, uomo polivalente e non solo scienziato.
La voce registrata dello scienziato ed inventore Guglielmo Marconi
Planet360 – Lui ha conosciuto l’inventore russo Aleksandr Stepanovič Popov?

GGM – Sì, lui ha conosciuto Popov… E su ciò è importante sottolineare una cosa. Purtroppo nella “Storia ufficiale” vengono visti e descritti come due avversari. Questo è falso, perché tra loro c’era un buonissimo rapporto personale. Mio nonno venne invitato nel 1904 in Russia, dallo Zar Nicola II, ed andò lì con una nave militare italiana che si chiamava “Carlo Alberto”. Nel 1904 sulla Carlo Alberto arrivo a Kronestad, dove lo Zar Nicola II volle incontrarlo per essere informato sui suoi esperimenti. In quella occasione ebbe un primo incontro di persona con Alexandr Popov, con cui nacque una grande stima ed una grande affettività personale. Purtroppo Popov morì pochi anni dopo, mentre mio nonno muore nel 1937. Alla fine, le esigenze della politica li hanno descritti come uno contro l’altro, ma questo è un falso storico, perché non c’era alcuna rivalità. Anzi, tra loro c’era curiosità reciproca e un grande rispetto.
Mio nonno ebbe l’intelligenza di brevettare per primo la comunicazione senza fili perché, come sapete, la legge internazionale sulle scoperte dice che viene riconosciuto chi per primo brevetta. Lui ebbe questa grande intelligenza, quando arrivò a Londra nel 1896, di recarsi subito all’Ufficio Brevetti e registrare, appunto, la sua scoperta.

Planet360 – Qual’è stato il ruolo del “nonno” Guglielmo Marconi rispetto alla famiglia? È chiaro che una tale eredità può essere una cosa estremamente di prestigio, ma anche molto ingombrante. In sostanza, la famiglia ha motivi d’orgoglio soltanto per via del nonno o anche per tanti altri motivi?

GGM – La famiglia Marconi è una famiglia molto particolare. Innanzitutto è bolognese. Noi ci troviamo adesso a Roma, a Palazzo Bezzi-Scali; questo è un palazzo del 1692 ed ha la particolarità che corrisponde al cosiddetto stile “Barocco Romano”. Nel 1927, mio nonno, quando conosce mia nonna, Maria Cristina Bezzi Scali, la sposa e viene a vivere qui, a Roma. Quindi, nasce a Bologna, ma in questa casa poi morirà, avendo un attacco di cuore il 20 luglio del 1937.
Un aneddoto particolare, che mia nonna raccontava sempre ed è anche nei testi storici, è che quando venne data la notizia della morte di Marconi tutti i “marconisti”, i radiotelegrafisti del mondo, anche se appartenenti a paesi tra loro nemici, (inglesi, americani, giapponesi, tedeschi. ecc.), tutte le “marconiste”, perché spesso erano donne, tacquero per due minuti, in segno di rispetto per la morte di Marconi. Questo avviene la mattina del 21 luglio 1937, quando lui era morto da poche ore.
Planet360 – Suo nonno si è interessato anche di politica… E lei?

GGM – No, non mi occupo di politica in campo. Piuttosto, nonno si avvicina alla politica molto tardi perché lui da giovane va a Londra, abbandonando l’Italia dove non veniva creduto. Però rimane sempre un grande patriota, in quanto rifiutò sempre le offerte del governo inglese di avere la cittadinanza britannica. Sì, perché lui si sentiva italiano e voleva morire con il passaporto italiano.
Quindi, pur lavorando in Inghilterra e ringraziando gli inglesi, che gli hanno dato la possibilità finanziaria di fondare la Compagnia Marconi, volle rimanere italiano.
Con mia nonna, nel 1927, torna in Italia, si stabilisce a Roma e qua ha delle cariche importanti, pubbliche e politiche. Diventa il primo presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il CNR; questo avviene nel 1930. Sempre nel 1930, diventa presidente della Real Accademia d’Italia, che oggi si chiama Accademia dei Lincei, che era il massimo istituto che si occupava di scienza e cultura nel nostro paese. Prima ancora, nel 1927, diventa il presidente dell’Enciclopedia Treccani, che era la prima Enciclopedia italiana, fondata dal senatore Treccani; e dopo la sua morte Marconi ne diviene il presidente.
Pertanto, lui aveva queste tre cariche molto importanti, molto pesanti a livello culturale e scientifico.
Planet360 – Tra i vari figli e nipoti, chi avrà il titolo nobiliare?
GGM – La questione è questa: io mi chiamo Guglielmo Giovanelli Marconi, o mantenuto i cognomi delle due famiglie perché finiscono entrambi in me. Infatti, i Giovannelli sono dei principi di origine lombardo-veneta sotto l’Impero Austriaco, mentre i Marconi erano conti a Bologna e poi mio nonno, Guglielmo Marconi, per i suoi meriti viene fatto Marchese dal Re Vittorio Emanuele III. Il titolo viene trasmesso per via maschile, dal primogenito al maschio primogenito, tranne il caso in cui la donna sia l’ultima discendente della dinastia. E questo avviene prima di me in entrambe le famiglie. Quindi, questo spiega perché, essendo l’ultimo discendente di entrambe le famiglie, ne ho mantenuto entrambi i nomi.
Planet360 – Se ricordiamo bene, sua nonna è andata con lei a San Pietroburgo…

GGM – No, io andai a San Pietroburgo con mia madre. Andammo prima a san Pietroburgo e poi a Mosca, perché nel 1988 ci fu un evento molto importante. Fu celebrato in Russia il Millenario della Cristanizzazione della Russia, infatti si celebrava la conversione al Cristianesimo del Granduca Vladimir di Kiev, poiché da lì inizia la cristanizzazione dei russi. Quindi, fu mandata una delegazione dall’Italia per far visita al Patriarca di Mosca, che all’epoca era Pimen (n.d.r.: si pronuncia “Pìmien”), ed io ne feci parte.
In quella occasione – il 1988, erano gli ultimi anni dell’Unione Sovietica, che termina d’esistere nel 1991 – c’era Gorbaciov al potere. E noi in quell’occasione visitammo Zagorsk, dov’era il Patriarca Pimen. Poi andammo a Mosca, dove dormimmo all’Hotel Rossiya, ed infine ci recammo a San Pietroburgo, dove soggiornammo all’hotel Pribaltiyskaya.
La cosa bella di San Pietroburgo è che in un certo senso, come ci spiegò la guida, è una città molto “veneziana”; è chiamata la “Venezia sul Baltico” perché lo Tsar Pietro il Grande, quando era giovane, andò in incognito in giro per l’Europa, senza dire che era un Romanov. Viaggiò come una persona qualsiasi, perché era molto curioso, e si innamorò di Venezia. Quindi, quando decise di fondare questa città sul Baltico, che allora non esisteva – e infatti venne chiamata con il suo nome -, chiama molti artisti veneziani.
Perciò si vede un po’ questa bella atmosfera un po’ romantica sul Mar Baltico!
La cosa che mi piacque molto è che quando arrivai a San Pietroburgo c’era appena stato un matrimonio di un ufficiale della flotta sovietica con una ragazza, lui in alta uniforme. Io ho assistito alla fine della cerimonia, quando loro escono passando sotto le spade dei cadetti sovietici e la prima cosa che fecero, subito dopo, è di posare il mazzo di fiori sotto la statua di Pietro il Grande.
Perciò capii che, nonostante fosse ancora un paese comunista, c’era, almeno a San Pietroburgo, questo grande rispetto per lo Tsar Pietro.
Planet360 – Il titolo nobiliare è qualcosa che attualmente potrebbe sembrare fuori epoca, ma in realtà per voi Marconi e Giovanelli e per lei in particolare, cos’è oggi la NOBILTÀ?
GGM – Io sono un appassionato di Storia, perciò me lo faccia prima spiegare sotto questo punto di vista.
La “nobiltà” in questa nazione, in Italia, è legata all’Arte, all’Architettura, alle grandi opere prima del Medioevo e poi alla ricchissima epoca rinascimentale; ed ancora, fino ai tempi moderni.
Perché l’Italia è stata divisa per molti secoli in venti piccoli stati: granducati, regni, principati, ecc., ed ognuno di essi era in competizione con gli altri e cercava, diciamo, di “sponsorizzare” l’artista all’epoca più famoso.
Poi, nel 1861 abbiamo l’unificazione dell’Italia sotto la famiglia Savoia e tutti questi statarelli vengono assorbiti nel Regno d’Italia.

La mia famiglia, come ho detto prima, ha due rami: i Giovannelli, erano prima sotto la Repubblica di Venezia e poi sotto gli austriaci; ed il titolo di principi gli viene appunto attribuito dall’Impero Austro-Ungarico che allora governava anche sul Lombardo-Veneto.
I Marconi erano bolognesi, prima erano conti e poi nonno Guglielmo diventa Marchese per i suoi meriti, titoli di attribuzione pontificia, perché Bologna era allora sotto lo Stato Pontificio.
Tutto questo dura fino al 1861, con l’unificazione, e il nuovo regno riconosce i titoli precedenti. Questo va avanti fino al 1946, quando l’Italia diventa una Repubblica. Tra l’altro, allora si crea una situazione molto particolare, perché la Costituzione italiana in realtà dice esplicitamente che non riconosce i titoli nobiliari, ma neanche li abolisce. Quindi, chi conosce i titoli di una persona, dice “Conte…”, “Principe…”, come atto di cortesia. Non è riconosciuto dallo Stato, però non è neanche considerata una cosa disdicevole o proibita. Perciò, c’è un minimo di rispetto storico. Poi a Roma, la città in cui viviamo, la nobiltà ha continuato ad avere un potere anche nella Repubblica fino al 1970, quando Papa Paolo VI decise di abolire la “corte nobile pontificia”. Quindi, in Italia e a Roma, dal 1946 al 1970, la nobiltà ha continuato ad avere un’influenza perché c’era la Corte del Papa, dove varie famiglie nobili Avevano delle cariche ereditarie. Tutto questo finisce nel 1970.
Possiamo dire che è un passato molto recente e, a livello di interesse storico, ancora c’è un certo senso di rispetto.
Planet360 – Lei conosce ed ha incontrato altri principi delle varie case regnanti nel mondo?

GGM – Sì, certo. Per esempio, io sono andato molte volte in Inghilterra, conoscevo molto bene il Duca di Norfolk, che è la famiglia cattolica più importante in Inghilterra. È considerato il “Maresciallo dei Conti Inglesi”. Anche se non è “anglicano”, visto che in Inghilterra la Chiesa Anglicana è la religione di stato, Norfolk, che è cattolico, mantiene un suo ruolo molto importante.
Sono stato tante volte in Spagna, dove ho conosciuto, quando era ancora Principe Ereditario, l’attuale Re Filippo VI.
Qualche settimana fa è venuto qua a Roma il Re emerito, Juan Carlos – non si dice “ex-Re”, bensì “Re Emerito” – e si è svolto un ricevimento dove sono stato invitato… Roma è sempre stata oggetto di grande attenzione anche da parte dei nobili di altri paesi europei.
Planet360 – Ancora, in merito alla “Nobiltà”, due curiosità: se dovesse essere invitato e comunque se si reca a Mosca, come pensa che sia opportuno che ci si rivolga a lei? Principe? Oppure…?
GGM – Di questo io oggi non ne sono certo. Sicuramente ci sarà un protocollo, ogni paese ha il suo. Non so in Russia com’è la legislazione a riguardo dei titoli nobiliari. In Italia funziona così: siamo una Repubblica, quindi lo Stato ufficialmente non riconosce i titoli, però allo stesso tempo li permette. Cioè, non c’è una proibizione.
Ecco, in Austria, per esempio, che è un paese che conosco bene, c’è una vecchia legge del 1918 in cui i titoli sono proibiti, perciò uno non può usarli. Invece, qui in Italia è un atto di cortesia. Pur mancando un riconoscimento legale, c’è un rispetto ed una consuetudine comportamentale.
Planet360 – Perciò. lei sarebbe annunciato con gli appellativi di…?
GGM – Sarebbe “Principe Guglielmo Giovanelli Marconi”. È la forma completa, visto che io ho unito le due famiglie che finiscono con me la loro discendenza… A meno che io non faccia un figlio, ovviamente!
Planet360 – Ecco, allora la Marchesia non fa più testo?

GGM – Certo che lo fa, ma prima viene annunciato il titolo principale, poi, eventualmente, si agggiungono gli altri, nell’ordine gerarchico. Quindi, sono dei titoli “combinati”, “associati”, diciamo. Ad esempio, ci sono delle famiglie in Sicilia che hanno cinque o sei titoli nobiliari.
In Russia non sono sicuro di quale prassi sarebbe seguita, perché viene da molti anni di comunismo. Però ho saputo una cosa alquanto importante: il Presidente Putin ha autorizzato la riapertura del “Circolo dei Nobili”, il cui presidente attuale è il Conte Tolstoj, che discende dal grande scrittore, Lev Nikolàevič Tolstòj. Questo è un segnale importante. Vuol dire che c’è una riscoperta della tradizione.
Peraltro, alla nobiltà italiana Putin piace molto, perché lo vedono come uno dei difensori dei valori europei e della tradizione. È piaciuto molto quando ha cambiato la bandiera russa, reinserendo lo stemma reale. Sono piccoli cambiamenti, simbolici, che certo non hanno un senso di “restaurazione”, ma per lo meno di rispetto della Storia.
Perché la “restaurazione” è un termine improponibile oggi, ma il rispetto della Storia è invece doveroso, perché ogni popolo è figlio dei suoi antenati.
Planet360 – A gennaio scorso si è svolta la sesta edizione del Gran Ballo Russo. Lei era presente, come lo era stato anche in precedenza.
GGM – Sì. Certo, in tutte le sei edizioni.
Planet360 – Cosa pensa di questa iniziativa, considerando che è attualmente uno dei tanti biglietti da visita della “Grande Madre Russia”?

GGM – Io ho appoggiato subito, fin dall’inizio, il progetto realizzato dalla mia amica Yulia Bazàrova, con Danilo Graziano Luca e Paolo Dragonetti DeTorres Rutili, quando crearono l’Associazione “Amici della Grande Madre russia” che è stata un po’ il “motore” di questo Ballo per il Capodanno Russo.
Quest’anno abbiamo avuto una grande novità, importante, perché la Granduchessa Maria Vladimirova Romanova, attuale capo della famiglia imperiale russa, ha mandato un messaggio di saluto, che io ho letto al Ballo nella versione italiana.
Quest’anno organizzeremo varie cose, perché ricorrono i cento anni del massacro di Ekaterinburg, in cui tutta la famiglia Romanov viene uccisa per ordine dei Bolscevichi.
Tra l’altro, pochi sanno che non fu uccisa in quella occasione solo l’intera famiglia dello Tsar presente, ma anche i camerieri, la tata dei bambini e perfino i quattro cani,
Quindi, è stata una strage molto allargata. Tutti citano i romanov, ma in reraltà furono uccise anche persone non di famiglia. I cani, poi, non credo che fossero così “colpevoli”!
Oggi che c’è sensibilità per i diritti degli animali, ci si dovrebbe ricordare anche di quelli che sono stati uccisi ingiustamente, come in quella occasione.
È stato molto bello quando, all’epoca, il Presidente Eltsin permise di fare una cerimonia funebre in onore della famiglia Romanov, col Patriarca di Mosca, che poi beatificò tutta la famiglia imperiale. E questo è un atteggiamento che Putin sta continuando.
Per esempio, nel 2015, Putin fece delle grandi celebrazioni per commemorare la vittoria della Russia su Napoleone e, nell’occasione, andò a mettere una corona davanti alla statua dello Tsar Alessandro I, Romanov.
Sono gesti importanti. Non per restaurare nulla, perché la Storia ha un suo passo, che va avanti e non indietro; però, il rispetto e la conservazione della memoria è secondo me fondamentale.
Planet360 – Qual’è, secondo il suo personale punto di vista, di uomo, oltre che di membro di una famiglia nobile, il vero senso della “NOBILTÀ”?
GGM – Oggi, sicuramente, la vera nobiltà è “BUON ESEMPIO”! Perché non c’è più gestione del potere, come una volta, non essendoci più una monarchia, almeno in Italia.
Perciò, diventa una testimonianza storica, che va però applicata al mondo moderno.
Quindi è correttezza di comporamento, onestà, un’attitudine sempre sincera e leale verso i valori, nei rapporti interpersonali. Ed è soprattutto la difesa della cultura e del retaggio degli antenati. Quindi, conservare bene case o oggetti ereditati, promuovere la cultura e la conoscenza a partire da tali beni storici e simboli. Non è più gestione del potere, che fa parte del passato, però è comunque importante. Perché alla fine la cultura e proteggere la Cultura è uno degli elementi che fa grande un popolo.
Planet360 – Considerando il ruolo che suo nonno ha avuto in campo scientifico, la famiglia ha mai dato seguito a questo ruolo?


GGM – No, nessuno scienziato dopo di lui. Mio nonno, quando è morto nel 1937, ha donato lo Yacth Elettra allo stato italiano per farne un museo galleggiante, come l’Aurora in russia…
Planet360 – A San Pietroburgo…
GGM – … Purtroppo il governo italiano, dopo la seconda guerra Mondiale, non è stato molto all’altezza di questo regalo ricevuto da mio nonno ed oggi lo Yacht Elettra è smembrato in 5 pezzi, oguno dei quali finanziato da un comune legato alla memoria marconiana…. L’Italia, che ha un patrimonio artistico enorme ed in questo è fortunata, è meno fortunata per le persone che dovrebbero gestire questo patrimonio.
Planet360 – Prima ci stava raccontando che la tomba di famiglia è a Sasso Marconi. Che prese il nome proprio da suo nonno…


GGM – … È un paese che si trova a mezz’ora da Bologna, dove i Marconi avevano il palazzo di famiglia. Infatti, nel centro storico di Bologna, a Via San Vitale, vicino alle Torri degli Asinelli, c’è il palazzo che appartiene a mia madre. Ma a questo si aggiunge anche una villa estiva in questo paesino che si chiamava semplicemente Sasso, dove mio nonno, peraltro,fa il primo esperimento radio riuscito, nel dicembre del 1985. Ecco, nel testamento mio nonno dona quella villa allo stato italiano, come aveva fatto per il panfilo Elettra, per farci un museo; ed oggi lo è.
In aggiunta a ciò, è stato costruito un mausoleo a lui dedicato, progettato da Piacentini, che era un grande architetto degli anni ’30, e lì mio nonno viene seppellito alla sua morte, nel ’37. Poi, nel 1994, quando morì mia nonna, anche lei vi è stata seppellita accanto a lui. Mia nonna è vissuta fino all’età di 94 anni, in questa casa (n.d.r: si riferisce al luogo dove si tiene l’intervista, nel Palazzo Bezzi-Scali, in Via de’ Condotti, a Roma), ed è la persona che ha mantenuta viva la memoria del marito, trasmettendomela, raccontandomi aneddoti ogni giorno, anche di vita privata e personale, al di là di quanto era sui libri. Avere tutto ciò è stato per me una grande fortuna ed un bellissimo regalo.

Planet360 – Ci stava accennando che lo Yacht Elettra fu un’idea di suo nonno per evitare lo spionaggio…
GGM – Sì, lui viveva a Londra – tornò in Italia solo grazie a mia nonna – e nel 1919 comprò questo panfilo – yacht in inglese, ma è bene dirlo in italiano, panfilo – che era stato costruito per un Asburgo. La Prima Guerra Mondiale mette l’Austria contro l’Inghilterra, perciò gli inglesi sequestrano questo yacht, che si chiamava “Rovenska”. Mio nonno lo compra e gli cambia nome, chiamandolo “Elettra” con riferimento, ovviamente, all’energia elettrica ed alle onde elettromagnetiche. Il motivo per cui lo compra era che, poiché in quel momento storico c’erano altri che cercavano di appropriarsi delle sue idee e di spiare le sue opere, un momento di grande competizione internazionale nel campo della ricerca, lui così pensò di salvaguardare la sicurezza ed il segreto delle sue invenzioni, navigando in mare aperto, senza alcun disturbo.
Planet360 – Abbiamo citato i rapporti con Popov… Quali erano quelli con Edison?

GGM – Con Edison i rapporti erano buoni, perché si incontravano in America diverse volte, intorno al 1902, perché lui quell’anno comincia a costruire una stazione radio a Cape Cod, in Massachusetts, una stazione alquanto grande ed importante. Oggi, tra l’altro cè un piccolo museo a Cape Cod, molto bello, un “Marconi Museum”, e poi c’è una spiaggia davanti al Museo che si chiama, appunto, “Marconi Beach”, ideale nella bella stagione per prendere il sole e fare il bagno. Quello fu il periodo americano, quando lui va negli Stati Uniti.

Lasciate che vi ricordi i passi preliminari: lui nel 1895 fa l’esperimento in Italia, nel 1896 registra il brevetto a Londra, e nel 1897 fonda la Marconi Company Ltd. (n.d.r.: in origine fondata come “The Wireless Telegraph & Signal Company”, divenne “Marconi’s Wireless Telegraph Company” nel 1900 e “The Marconi Company” nel 1963, molto dopo la morte del fondatore, nel 1937), che è la prima grande multinazionale di telecomunicazioni nel mondo, ovviamente grazie ai finanziamenti inglesi.

Da quel momeno verrà chiamato in altri paesi per costruire stazioni radio. Nel 1902 va in America, poi nel 1904 costruisce la prima stazione radio nei Balcani, in Montenegro, a Bar. Poi, nel 1933 va in Giappone e costruisce la stazione radio di Osaka, ancora oggi la più potente stazione radio del Giappone. L’Imperatore Hirohito in quella occasione gli conferisce l’onorificienza dell’Ordine del Sol Levante, il più importante riconoscimento a

personaggi stranieri. Quindi, è un periodo di grandi viaggi, e molte curiosità.
Tornando ad Edison, si sono appunto conosciuti nel periodo americano…
Planet360 – La “competizione” di cui si parla spesso tra Edison e Marconi era poi effettiva o no?
GGM – No, c’era un grande rispetto anche tra loro. L’unico con cui ebbe un rapporto non buono era un francese che si chiamava Édouard Branly, che era abbastanza arrogante… ma fu l’unico caso (n.d.r.: ciò nonostante lo stesso Branly fu espliictamente nominato e ringraziato da Marconi pubblicamente, quando, nell’effettuare la prima trasmissione radio attraverso il Canale della Manica, Marconi inviò il seguente messaggio: “Mr. Marconi sends to Mr. Branly his regards over the Channel through the wireless telegraph, this nice achievement being partly the result of Mr. Branly’s remarkable work.”, testualmente: “Il Signor Marconi invia al

Sig. Branly i suoi ossequi attraverso il Canale della Manica grazie al telegrafo senza fili, una grande conquista che è in parte il risultato del notevole lavoro di ricerca del Sig. Branly”).
Con Popov i rapporti sono molto molto buoni, direi quasi affettuosi… Io ho visto le lettere in cui Popov si esprime con grande simpatia verso mio nonno. I rapporti con Edison erano buonissimi; giocavano a carte insieme, perciò vuol dire che di certo non si accoltellavano!
L’unico rapporto non ideale era con il francese Branly, perché aveva questa supponenza un po’ francese… e forse da lì è sorto qualche problema…

Planet360 – Con Tesla c’è stato un ottimo rapporto, però…
GGM – Sì, con Tesla c’erano buonissimi rapporti. Anche perché Tesla parte da un’esplorazione di tipo “esoterico”, in quanto era uno “spiritualista”, un “esoterico”, che arriva alla Scienza dopo. Quindi, non ha quella smania di competere. Era una persona a livello molto profondo, spirituale, e considerava la Scienza come una parte del “Tutto”. Lui e Marconi ebbero un rapporto assolutamente buono.
Quando il 5 marzo del 1896 mio nonno brevetta per la prima volta a Londra le “comunicazioni radio”, l’unico a protestare fu Branly, ma tutti gli altri non obiettarono assolutamente nulla. Anche perché la legge internazionale stabilisce che il primo che brevetta è il titolare dell’invenzione. Poi, per fortuna, con le sue invenzioni guadagnò bene e riuscì a rinnovare i brevetti, ‘ché vanno rinnovati ogni 5 anni e bisogna essere in grado di pagare tale costo.

Planet360 – Cosa è accaduto poi alla società di Marconi?
GGM – La Compagnia Marconi (n.d.r.: Marconi Company Ltd.) non esiste più dal 2005. Dopo la morte di mio nonno scoppiò la Seconda Guerra mondiale, quindi il governo inglese blocco le azioni della famiglia che c’erano nella compagnia. Dopo la guerra venimmo liquidati, quindi non avevamo più un seggio nella società. Però mantenemmo degli ottimi rapporti. Andavo sempre a Chelmsford, dov’è la sede della Marconi Company (n.d.r.: e dove la prima fabbrica venne costruita nel 1898 a Hall Street). Questo va avanti fino al 2005, quando alla fine la compagnia Marconi Communications venne assorbita dalla Ericsson. Quindi, dal 2005 non esiste più.
(n.d.r.: per completezza d’informazione, la Marconi Company nel 1968 divenne una divisione della General Electric Company, nel 1987 fu rinominata “GEC-Marconi” e nel 1988 “Marconi Electronic Systems (MES)”, la quale nel 1989 si fuse con British Aerospace, formando BAE Systems. La Marconi Corporation divenne nel 1999 la General Electric Company (GEC). Pertanto, la Marconi italiana, con sede a Genova, era l’ultima società in cui ancora compariva il nome Marconi e fu, appunto, acquisita dalla Ericsonn nel 2005).
Planet360 – Cosa ci può dire, invece sul ruolo politico di Guglielmo Marconi? Suo nonno, al di là di aver dedicato la maggior parte della sua vita alla ricerca scientifica ed all’applicazione e costruzione dei risultati di tale ricerca con la sua compagnia, attività svoltasi per lo più a Londra e nel mondo, sucessivamente c’è questo rapporto che nasce con Mussolini…

GGM – Il rapporto con Mussolini nasce appena egli torna in Italia, nel 1927, perché l’Italia pre-fascista, non avendolo capito, aveva alquanto deluso mio nonno. Mussolini, che era comunque un uomo intelligente e comprendeva come far buon uso dei potenziali a disposizione, invece lo richiamò e lo riempì di onori e gloria.
Però, c’è da dire una cosa: pochi mesi prima di morire, nel luglio del 1937, mio nonno chiede un incontro con Mussolini a Palazzo venezia ed esprime la sua grande preoccupazione e la sua estrema contrarietà alla nascente alleanza con la Germania. Questo perché? Primo, per motivi suoi personali, poiché era da sempre un anti-tedesco. Secondo, perché lui aveva lui fondato la compagnia Marconi a Londra e la Telefunken tedesca era il grande competitor a livello commerciale della Marconi. Quindi lui era contrario all’alleanza con i tedeschi ed in particolare con Hitler, principalmente per motivi etici, ma anche, è innegabile, per oggettivi motivi commerciali.
Peraltro, anche la madre, irlandese, considerando che l’Irlanda faceva parte dell’Impero Britannico, costituiva un motivo di avversione contro l’aggressività tedesca.
Pertanto, come mi raccontò mia nonna, lui tornò a casa da quell’incontro con questa grande amarezza che lo opprimeva, avendo compreso che era in arrivo un vero disastro… Devo dire che è stata quasi una fortuna che lui fosse mancato subito prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, perché sicuramente si sarebbe trovato in una posizione lancinante, visto che sarebbe dovuto stare con un paese che dichiarava guerra all’Inghilterra, dove lui aveva la sua azienda, e tanti cari amici e parenti. Sarebbe stato un vero dramma…

Come sarebbe stato anche contrario alle leggi razziali, perché nella Compagnia Marconi a Londra erano impiegati molti ebrei inglesi, come i fratelli Salomon e i fratelli Isaacs, che erano stati degli ottimi amministratori… Perciò, anche su questo gli fu evitato un’altro grande motivo di imbarazzo e di dolore.
Planet360 –C’è stato nessuno dei familiari che si è successivamente impegnato in campo politico?
GGM – No, nessuno si è più interessato, nessuno è mai entrato in Politica. Mia nonna, Maria Cristina, però fece una grande battaglia, che vinse, per completare a Roma la stele dedicata a Marconi nel quartiere dell’EUR. Infatti, nel 1937, alla morte di Marconi, Arturo Dazi, che era un allievo di Piacentini, inizia, per ordine del governo di Mussolini, a costruire questa stele in ricordo dell’inventore italiano noto a livello mondiale…
Planet360 – A piazzale Marconi…

GGM – Esatto, al centro di Piazzale Marconi, all’Eur. Poi arriva la guerra e la stele era incompleta, a metà dell’opera, e mia nonna, dopo la guerra, si batte per farla completare. E nel 1957, venti anni dopo la morte di mio nonno, il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, inaugura il completamento della stele a Marconi.
È una stele in marmo bianco, con altorilievi, scolpiti su tutta la superficie dei quattro lati, che illustrano la vita di Guglielmo Marconi. Su di un lato c’è perfino mia madre, da piccola, vestita da angioletto, ai piedi del basamento. Vi è riprodotto anche il panfilo Elettra, come le mappe dei vari paesi dove lui aveva promosso e realizzato lo sviluppo della radio.
Insomma, quella è stata una battaglia vinta. Quella sullo Yacth Elettra purtroppo è stata persa, poiché il governo italiano dell’epoca prese quella decisione scellerata.
Per ultimo, ora ci stiamo battendo per trasformare il palazzo di bologna, Palazzo Marconi, speriamo, nel futuro centro di ricerche storiche e scientifiche.
Planet360 – Questo, infatti, ci sembra essere il futuro della famiglia: continuare a dare lustro all’Italia…
GGM – Devo dire una cosa, però: all’estero sono sempre stati più riconoscenti che in Italia.
Come ho detto prima, in America, a Cape Cod, c’è un Marconi Museum e una Marconi Beach. A Polview, in Cornovaglia, da dove lui manda il

primo segnale radio transatlantico, tra Cornovaglia e L’isola di Terranova, nel nord del Canada, c’è una stele dedicata a Marconi. C’è una statua a Marconi, per esempio, a Montevideo, in Uruguay, perché lui andò anche in Sudamerica per costruirvi delle stazioni radio. A Rio de Janeiro c’è una grande lapide dedicata a Marconi alla base della statua del Cristo Redentore, sulla cima del Monte Corcovado, poiché lui nel 1931, proprio da questa stanza in Roma (n.d.r., nel salottino dove siamo seduti durante l’intervista), accende le luci del Cristo Redentore a Rio de Janeiro.
Quindi, all’estero ci sono più testimonianze della sua opera, con statue, lapidi, musei, ecc., che in Italia.
E, nonostante tutto ciò, lui rifiutò sempre le offerte dell’Inghilterra e di altri paesi che gli offrivano la cittadinanza e volle rimanere italiano fino alla fine.
Planet360 – Un’ultima domanda: a casa lei ha una radio? Le piace ascoltare la radio?

GGM – Sì, certo. Peraltro, io partecipo a varie trasmissioni radio. Per esempio, ogni tanto collaboro con Isoradio, dove pochi giorni fa ho parlato a lungo…
Mi piace perché, soprattuto in macchina, la radio tiene compagnia. La radio non distrae, mentre un televisore in macchina potrebbe essere pericoloso. In auto la radio è una voce che ti accompagna quando non puoi permetterti di stare seduto comodamente a guardare il televisore. Ed è un mezzo di comunicazione ancora molto importante. Basta tenere presente che ci sono conduttori radiofonici che vendono centinaia di migliaia di copie di un proprio libro dove parlano della propria esperienza in radio. Fiorello, per esempio, iniziò la sua carriera in radio e ne parla sempre. Fabio Volo idem, ecc. Ci sono tanti che non la radio hanno avuto un enorme successo e continuano ad utilizzarla…
Quindi, è l’antenata di tutte le comunicazioni, ma allo stesso tempo anche una “ragazza giovane” che continua a confrontarsi con le epoche moderne.
Planet360 – In effetti, si dice che anche se dovesse finire la civiltà come la conosciamo oggi, una delle poche forme di comunicazione che potrebbero funzionare sarebbe proprio la radio.

GGM – Esatto! Viva la Radio!
Planet360 – Un sentito grazie, Principe Guglielmo Giovanelli Marconi! Lei ci ha dato un’idea concreta di come un nome si affianchi alla Storia e sappia difendere l’indentità di una nazione e, ad ogni modo, rende più facile individuare le verità storiche oggettive, facendo del presente un motivo d’orgoglio e un punto di forza per il futuro. Auguriamo agli italiani che, come pressoché tutti gli altri popoli europei, sappiano far tesoro e siano orgogliosi delle proprie origini e di chi le difende.




