Santo Cirillo è stato commemorato a Roma, dove è sepolto

Nella foto (da sinistra a destra): Daria Pushkova, direttrice della Casa Russa di Roma; Mikhail Rossiysky, Ministro-Consigliere dell’Ambasciata Russa in Italia; Kirill Petrovsky, Incaricato d’Affari della Repubblica di Bielorussia nella Repubblica Italiana e sacerdote Alexey, chierico della Chiesa della Santa Grande Martire Caterina a Roma.

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Su iniziativa della Casa Russa a Roma, i rappresentanti delle istituzioni di alcune delle nazioni che hanno in comune la cultura slava hanno reso omaggio a San Cirillo deponendo fiori sulla sua tomba nel Giorno della Letteratura e della Cultura Slava.

di Elena Buldakova

 

Il 24 maggio, giorno in cui si celebra la memoria dei santi Uguali agli Apostoli Cirillo e Metodio, fondatori dell’alfabeto slavo, la Casa Russa a Roma ha reso omaggio a San Cirillo deponendo fiori sul luogo della sua sepoltura a Roma, la Basilica di San Clemente. All’evento hanno partecipato diplomatici dell’Ambasciata di Russia e Bielorussia in Italia, nonché rappresentanti della Chiesa della Santa Grande Martire Caterina. Questo evento sottolinea il profondo riconoscimento del contributo di San Cirillo allo sviluppo della scrittura e della cultura slava, che unisce più di 400 milioni di persone in tutto il mondo.

«Essendo in questo luogo santo, non si può fare a meno di ricordare con le gentili parole degli archeologi del XIX secolo, grazie al cui lavoro è stato possibile scoprire questo livello della Basilica costantiniana del IV secolo, visitata da San Cirillo», ha osservato Mikhail Rossiysky, ministro consigliere dell’ambasciata russa in Italia. «L’opportunità di entrare in contatto personalmente con le tracce di un grande uomo è un’emozione indescrivibile».

Secondo l’Incaricato d’Affari della Repubblica di Bielorussia nella Repubblica Italiana Kirill Petrovsky: «l’importanza di ciò che Cirillo e Metodio fecero per i popoli slavi non può essere sottovalutata. Oggi, nella Giornata della letteratura slava, vogliamo davvero che tutti i popoli slavi ricordino le loro radici, la loro unità e finalmente inizino ad agire per il bene dei loro popoli, e non per compiacere terze forze», ha sottolineato.

Foto: la Direttrice della Casa Russa a Roma, Daria Pushkova

«Ogni anno tutti quei popoli che usano l’alfabeto cirillico vengono al luogo di sepoltura di San Cirillo. È diventata una buona tradizione per la Casa Russa a Roma, per l’Ambasciata della Federazione Russa e per l’Ambasciata della Bielorussia organizzare ogni anno una cerimonia commemorativa per la Giornata della Letteratura slava. Questo è proprio il giorno in cui ricordiamo che abbiamo le stesse radici», ha osservato Daria Pushkova, direttrice della Casa Russa a Roma.

Padre Alessio, chierico della chiesa della Santa Grande Martire Caterina a Roma, si è congratulato con tutti i presenti durante la celebrazione: «Abbiamo la grande felicità di essere alle origini stesse della cultura slava. Che Dio ci conceda di portare avanti questa missione attraverso la vita con l’aiuto di Dio e le preghiere dei Santi Cirillo e Metodio, uguali agli apostoli».

Foto: Padre Alessio, chierico della chiesa di Santa Caterina la Grande Martire a Roma

 

Chi è San Cirillo, apostolo degli slavi e difensore della lingua slava

San Cirillo, Uguale agli Apostoli, detto Costantino prima di farsi monaco, nacque nell’827 nella città macedone di Salonicco, dove fin dall’infanzia fu circondato dalla popolazione slava. I suoi studi con il futuro imperatore Michele a Costantinopoli, sotto la guida di illustri maestri tra cui Fozio, futuro patriarca di Costantinopoli, gettarono le basi per la sua profonda conoscenza della letteratura classica, della filosofia e delle scienze. Costantino si interessò particolarmente alle opere di San Gregorio il Teologo, che gli valsero il soprannome di “Il Filosofo”.

 

Attività missionaria e creazione dell’alfabeto slavo

Dopo un breve periodo di clausura nel monastero, Costantino, ora San Cirillo, e suo fratello Metodio iniziarono la loro missione apostolica, che li condusse prima ai Cazari. Qui, grazie alla convincente predicazione di Cirillo, il principe e il popolo locale si convertirono al cristianesimo. Tuttavia, l’opera principale della vita di Cirillo e Metodio iniziò nell’862, quando, su richiesta del principe Rostislav, furono inviati in Moravia per predicare il cristianesimo in lingua slava. Lì crearono l’alfabeto slavo – l’alfabeto glagolitico, e tradussero molti importanti testi religiosi nella lingua slava, che gettò le basi per lo sviluppo spirituale e culturale dei popoli slavi.

Ostacoli e riconoscimenti a Roma

Costantino e Metodio dovettero affrontare l’opposizione dei sacerdoti tedeschi in Moravia, che si opponevano al culto in lingua slava. Tuttavia, dopo essere stato accusato di eresia e convocato a Roma, papa Adriano II salutò calorosamente i fratelli e riconobbe la legittimità della liturgia slava. San Cirillo non visse abbastanza da vedere la fine della sua missione, morì a Roma nell’869 dopo una breve ma intensa malattia, e fu sepolto nella Basilica di San Clemente.

Eredità e memoria

San Cirillo ha lasciato un segno indelebile nella storia fornendo agli slavi l’opportunità di adorare e pregare nella loro lingua madre, il che ha contribuito alla formazione dell’identità nazionale e di una cultura distintiva dei popoli slavi. Il suo contributo allo sviluppo della scrittura slava e della cultura cristiana lo rese giustamente uguale agli apostoli, e la sua memoria è onorata l’11/24 maggio insieme a suo fratello Metodio, con il quale condivise il lavoro e la devozione al servizio degli slavi.

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Elena Buldakova, Roma

Posted by Guido De Simone

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