Foto di copertina: Sergio Cotta, Accademico dei Lincei, Filosofo del Diritto. Commemorato nel 2020, nel centenario dalla nascita.
Lo storico filosofo italiano Sergio Cotta, Accademico al Lincei, con un ruolo ed una statura internazionale, è oggi di nuovo uno dei più importanti influenti grazie all’eccellenza delle sue idee. E insieme a Norberto Bobbio, l’altro grande filosofo del diritto contemporaneo, costituiscono un pensiero centrale se non il principale per l’attuale filosofia del diritto europea.
di Leonardo Dini
Sergio Cotta oggi
Il pensiero di Sergio Cotta, Accademico dei Lincei e maestro indiscusso nella filosofia del diritto italiano, è attuale nel dibattito filosofico del XXI secolo.
Il Conte Sergio Cotta è nato il 6 ottobre 1920 a Firenze, dove è morto il 3 maggio 2007. È stato un giurista e filosofo italiano, studioso del diritto. i suoi studi spaziano in Filosofia del diritto, Esistenzialismo, Fenomenologia, diritto italiano. Wikipedia
Ha insegnato prima a Torino, come assistente del noto filosofo del diritto, Prof. Norberto Bobbio, proseguendo poi la carriera accademica a Perugia, Trieste, Trento, Teramo, Firenze e infine a Roma, alla “Sapienza”, dove è di ruolo fino al 1995 e poi professore emerito. È tra i promotori della facoltà di giurisprudenza dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Teramo,
La Filosofia dell’Esistenza
Il suo esistenzialismo ontologico, che descrive cioè la Filosofia dell’Esistenza, direttamente connesso a una netta teorizzazione delle origini filosofiche dei principi generali e fondamentali del diritto, va oltre il semplice diritto naturale, raccogliendo delle linee di riflessione oggettivamente valide per il positivismo giuridico stesso (Cfr. Il diritto nell’esistenza,1985, Milano, Cedam, opera di Sergio Cotta del 1985).
In passato, analogamente alla dicotomia, al dualismo, tra scienze umanistiche e scienze pure, oggi sempre più vissuta come artificiale e forzata, si è contrapposto il pensiero giuridico naturale a quello positivistico, quindi scientifico, creando un’antinomia contrastante che nei fatti, atti e principi giuridici essenziali, realisticamente non vi è (Cfr. Il diritto nella esistenza, ib.).
Se esiste una notazione di attualità che contraddistingue l’opera filosofica del prof. Cotta, non può non cogliersi proprio nell’elevato grado evolutivo dell’esistenzialismo giuridico. Anzi, Cotta, ben lontano dal raccordarsi a istanze ontologiche superate, ha intuito e descritto bene il futuro del diritto.
Questo vale sia sul piano dei lineamenti generali di filosofia del diritto, sia riferendosi alla realtà attuale del diritto e dei sistemi giuridici vigenti e in fieri, dunque in divenire.

Così è stato quando, negli anni ’80 del secolo scorso, Cotta, sia con l’insegnamento ai discenti, sia con i suoi scritti, ha cercato di proporre un orizzonte condiviso di idee, anche oltre la filosofia del diritto, che possa definire l’Essere della filosofia in rapporto al Diritto, nonché la dialettica tra la filosofia universale e il diritto nell’esistenza.

Si delinea in tal modo proprio il principio generale dell’essenzialità della norma etica giuridica come elemento centrale dell’ec-sistere (esistere) nel mondo, umano e insostituibile (vedi Hans Kelsen, La dottrina pura del diritto, Il Mulino, Bologna, 1987).
Cotta ha saputo dunque vedere oltre la sua epoca e in questo senso è riuscito dove non sono riusciti Jaspers, il filosofo tedesco esistenzialista, e Heidegger, il maggiore filosofo tedesco.
Nella filosofia generale e nella filosofia giuridica soltanto l’italiano Norberto Bobbio e Hans Kelsen, il massimo filosofo giuridico austriaco, hanno avuto un’equivalente visione prospettica e d’insieme del presente e del futuro.

Se l’esistenzialismo tradizionale e le ontologie hanno subìto uno scacco Jaspersiano (dunque una crisi insostenibile) nel nuovo secolo, tempo che ha visto il tramonto delle ontologie e, in parallelo, il tramonto delle ideologie, oggi la filosofia di Sergio Cotta riesce a restare attuale, proprio per la sua neutralità idealistica, che la pone di fatto come super partes (al di sopra delle parti) nel presentare un orizzonte di filosofia che coincide pienamente con l’umano sentire dell’esistere, nella libertà e nel diritto (Cfr. con l’esistenzialismo tedesco di Essere e tempo, di Martin Heidegger, tr.it. di Pietro Chiodi, Longanesi,Milano,1990l).
Altro tema centrale del pensiero di Sergio Cotta non può non individuarsi nel prospettare il confronto tra libertà e legge.
L’etica laico-cristiana di Cotta
Quello di Cotta, negli anni ’80 e ’90, era il tempo della caduta del muro di Berlino, della fine delle tirannie nell’est; e l’epoca della costruzione del nuovo ordine internazionale da parte degli Stati Uniti di America. Un’epoca che ha visto nascere tante nuove libertà, anche mediante nuovi diritti e nuove Costituzioni e nuove democrazie.
L’etica di Sergio Cotta, d’altra parte, nasce come etica cristiana, ma finisce con l’essere anche laica perché, nell’oggettività dell’orizzonte giuridico filosofico, propone dei criteri universali e universalmente riconoscibili.
E oggi, più che mai, resta indispensabile costruire un’etica del diritto, universale e condivisibile.

Circa il rapporto tra libertà e regole, caro a Cotta ma anche a J. Derridà (Cfr. Jacques Derridà, Dal diritto alla filosofia, Abramo, s. l., 1990) illustre filosofo francese del ‘900, nella sua analisi della dialettica fra libertà individuali e Libertà collettive, egli afferma che la “norma delle norme”, la “regola assoluta” per definizione, va individuata oltre la Costituzione e le Costituzioni, proprio nei potenziali princìpi universali condivisibili, prettamente filosofico-teorici, che vanno oltre anche la Carta dell’Onu del 1945 e i principi della Dichiarazione dei diritti universali umani del 1789 e di quella, a livello globale, del 1948 sui Diritti Umani.
Questi princìpi, laici e anche condivisi dalle religioni, non possono non rinvenirsi nella filosofia e, in primis, nella filosofia del diritto.
Cotta, inoltre, ha costituito, a latere della sua filosofia dell’esistenza umana nel diritto, una filosofia della libertà del diritto nel tempo.
Il diritto trova il suo limite, anche ontologico esistenziale, appunto proprio nella libertà e nelle libertà. E la libertà, kantianamente, trova i suoi limiti effettuali proprio nelle norme (Cfr. Pietro Rescigno, Persona e comunità, Cedam, Milano, 1986).

Libertà e Legge, tuttavia, fin dalle origini dell’esperienza umana, non sono in conflitto insuperabile, se si coglie il dato, palesemente centrale nella filosofia di Cotta, della Libertà come norma esistenziale ed essenziale dell’agire umano.

La legge serve per armonizzare i comportamenti umani e non per trasformare il caos in ordine logico e razionale, È finalizzata a rendere pacifici e civili i comportamenti umani, individuali e collettivi e, estensivamente, anche i comportamenti delle comunità degli Stati.
In Cotta, Filosofia dell’Esistenza e Filosofia della Libertà non possono non essere direttamente correlate e armonizzate. Se l’esistere libero nella Libertà (Cfr. W. G. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza, Bari, 2009) è il presupposto del Diritto, allo stesso modo la libertà non può, ne’ deve, ne’ vuole essere, neppure dal punto di vista strettamente filosofico, prigioniera del diritto, di una giungla di leggi e leggine e di una meccanica di organizzazione sociale tutt’altro che Spinoziana o Rousseauiana, dunque ne’ ispirata a Baruch Spinoza, il filosofo spagnolo olandese del 1600, ne’ a Jean-Jacques Rousseau, il filosofo francese del 1700 (John Stuart Mill, Sulla Libertà, Rizzoli, Milano, 2006).
La razionalità e la ragionevolezza dell’agire sociale

Terzo aspetto, non trascurabile, della filosofia di Cotta è quello del fondamento razionale e ragionevole dell’agire sociale, in senso habermasiano, quindi secondo le idee di Jurgen Habermas, importante filosofo contemporaneo della sociologia, del e nel Diritto.
Infatti, Cotta ha preso totalmente sul serio l’impegno dei giuristi e dei filosofi nella società civile, fino a diventare, nel 1992, garante di un partito, la Dc, anche secondo il diritto, appunto, proprio nel periodo del declino della politica e dei partiti, negli anni ’90 del secolo scorso.
Impegno che Cotta ha vissuto a pieno anche nella Accadenia dei Lincei e anche in cattedra, dove ha saputo formare generazioni di studenti, senza mai porsi però come un Socrate o un Platone del XX secolo, ma attuando la sua opera intellettuale come metodo, davvero epistemologicamente, dunque metodologicamente valido, di formazione giuridica e intellettuale alla libertà e alla professione di giurista o di cittadino che si confronta quotidianamente con le leggi.

E se, certo, nella nostra epoca si dovrebbe ragionare sulla ridefinizione del ruolo del diritto nella esistenza, il villaggio globale odierno nasce proprio dalla convergenza globale del diritto e dei diritti, in un pianeta dove l’unificazione del Diritto a ogni livello diviene tema essenziale e che rende possibile la costruzione di una società civile globale e mondiale, oltre i confini e i neonazionalismi e i ritorni al passato.
Heideggerianamente, secondo la teoria di Martin Heidegger, filosofo esistenzialista tedesco, l’esistere è esistere nel tempo e nello spazio e la legge non esiste per limitare l’esistenza libera, la libertà e le potenzialità, ma per rendere possibile la piena espressione di queste potenzialità.
È la filosofia a porre come sua legge e regola la pienezza dell’agire libero, talvolta rispecchiandosi in una ipotesi di normatività della e nella natura come in Cotta (Cfr. Jurgen Habermas, L’inclusione dell’altro, Laterza,Roma,1998).
La filosofia di Cotta e la filosofia attuale.
Dunque possiamo vedere tutta l’attualità del pensiero di Cotta nella realtà di oggi nella centralità dei temi prioritari di Cotta: la libertà, l’esistenza, in rapporto alla norma, l’esperienza sociale del diritto. Infatti, si deve senza dubbio considerare valido ad oggi l’impianto complessivo della Filosofia di Cotta e anzi ritenerlo uno dei pochi esistenzialismi, teorie filosofiche della esistenza umana, tuttora efficaci nel definire la esperienza umana della legge (vedi Sergio Cotta, La liberta’, Rusconi, 1989).
Partendo dalla filosofia giuridica di Sergio Cotta si può riuscire a costruire una nuova teoria di filosofia del diritto, costruita sulla ottimizzazione della armonia fra norme (ec-sistenza, esistere nel mondo) e libertà; e questo era anche il punto di arrivo della riflessione di filosofo del professore di Firenze.
Schematicamente e sinteticamente, si può riassumere la prospettiva della attualizzazione del pensiero di Cotta nella capacità di migliorare la ricaduta e gli effetti della filosofia del diritto nel sistema giuridico e normativo vigente e nella consapevolezza e nell’agire di legislatori e giuristi attuali.
È anche il senso dello sforzo dell’Accademico Linceo Cotta, nel suo eminente e costruttivo ruolo di Presidente della Associazione nazionale dei Giuristi Cattolici.

Se Cotta ha saputo bene intuire il futuro, ha anche delineato nei suoi saggi la regola ideale della libertà nella giustizia, in parte ispirandosi, da perfetto Cristiano, alla lezione evangelica del rapporto tra Nomos=Regola e Liberta’, dall’altro proseguendo e riprendendo il discorso di Maritain filosofo francese del ‘900 e di P. Ricoeur, Studioso di teoria della esegesi francese, sull’umanesimo integrale e sulla ermeneutica dell’Essere, come esegesi interpretazione delle potenzialità degli esseri e dell’Esser-ci, esistere, nella Realtà.
Tutto questo ha anche permesso a Cotta di riflettere sul tema del rapporto interamente filosofico teorico fra Essere ed Esser-ci, Essere insieme nel mondo, degli esseri nel Tempo e sulla natura delle radici ontologiche essenziali esistenziali (Sergio Cotta, La liberta”, ib.) della Liberta’.
Si rivaluta quindi l’esistenzialismo di Cotta come il pensiero laico di Bobbio e, paradossalmente, li vediamo complementari su questo punto, come i migliori e più riusciti tentativi di analisi e di riflessione filosofica del secondo’900, nell’ambito della filosofia del diritto italiana e, per certi versi, anche della filosofia europea continentale, non soltanto nel diritto.
Senza dubbio Cotta e Bobbio sono in tal senso i punti di riferimento sino alle soglie degli anni 2000, sui temi della connessione tra libertà, norme ed esistenza, e se l’uno è riuscito a definirle bene, a cominciare da una impostazione etica Cristiana, il secondo efficacemente protende con le sue idee da una logica prettamente laica.
Bobbio e Cotta.
Bobbio ha sviluppato questi temi e più in generale i temi del Nomos e delle leggi secondo una riflessione sociologica Giuridica che trova un equivalente in Germania in Habermas e in Austria in Kelsen.
E se Bobbio ha percorso la storia del ‘900, della società civile e della politica italiana, da intellettuale di riferimento, così anche Cotta ha avuto un ruolo decisivo di maitre a penser: di pensatore e di intellettuale Cattolico socialmente impegnato, entrambi centrali nel costruire l’Italia attuale e la riflessione Filosofica del diritto di oggi.
Bobbio ha voluto dare una interpretazione filosofica della Libertà, come elemento che costruisce la democrazia e con essa il diritto e i sistemi giuridici. Invece, Cotta ha riaffermato la centralità dell’individuo nel contesto giuridico e sociale e la complessità ineludibile dei diritti individuali naturali e inalienabili.
Troviamo qualcosa di simile nelle riflessioni di Pietro Rescigno, civilista e teorico del Diritto, in Persona e Comunità, suo saggio quasi di filosofia del diritto.
In conclusione, Cotta, come un nuovo Rousseau, ha costruito le basi filosofiche normative nel mondo del Diritto per un rapporto evoluto, odierno e equilibrato, tra libertà e regole.
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Leonardo Dini
POLIS ETICA – Postuniversity Independent School of Civic e Political Education
Director of Department of International Politics
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