George Soros, un benefattore o un manipolatore?

Nell’era di Internet è sempre più difficile tenere nascoste le proprie attività, siano esse buone o no. La regola vale per tutti, anche per i personaggi più potenti. Il sito web DCLEAKS (http://dcleaks.com/) ha pubblicato tutti i documenti che i suoi hackers sono riusciti a violare dai computer della fondazione (Open Society) creata da George Soros, il noto miliardario ebreo-americano, ungherese di nascita.

di Guido De Simone

Alcuni documenti sembrano dimostrare che un gran numero degli eventi che sono accaduti nei paesi dell’ex blocco sovietico, come nel resto del mondo e perfino in Europa, sono stati “guidati” o “suggeriti” dai membri di questa organizzazione.

Considerando l’entità delle accuse, che imputano a George Soros ed alla sua fondazione una non indifferente attività manipolatrice degli eventi politici più rilevanti degli ultimi decenni, ma considerando che al momento tali accuse sono ancora da provare, è bene cominciare a conoscere meglio di chi stiamo parlando.

Chi è George Soros

George Soros è uno dei più potenti e ricchi uomini del pianeta (tra i primi 30), grazie al suo enorme successo come gestore di fondi finanziari (hedge funds).

Nasce a Budapest, Ungheria, il 12 agosto 1930, col nome di György Schwartz, in una famiglia di ebrei ungheresi non praticanti, padre avvocato, ex ufficiale ed investitore, madre abiente figlia di commercianti. Nel 1936, con la crescente minaccia dell’antisemitismo che stava appestando anche l’Ungheria, la famiglia cambia in nome in Soros, ma si nasconde continuamente per sfuggire i rastrellamenti nazisti.

Nel 1944, il padre, Tivadar, compra per lui documenti in cui risulta come suo padrino del supposto “battesimo” un ungherese che collabora con i nazisti alle confische dei beni ebrei e da allora dovrà assisterlo in tale attività. In un’intervista del 1998 dichiara di non sentire «… un senso di colpa perché, come nei mercati finanziari, se quel lavoro non l’avesse fatto lui, l’avrebbe fatto qualcun altro».

Nel 1947 emigra in Inghilterra per sfuggire al regime filosovietico, si laurea alla London School of Economics e poi prende un master in filosofia. Nel 1954 lavora in una merchant bank londinese, dove si specializza nell’arbitraggio finanziario.

Nel 1956 si trasferisce negli USA, dove viene assunto consecutivamente da 3 grandi aziende operanti nel settore finanziario, diventando uno stimato specialista ed analista in mercati finanziari europei. Nel 1969 dopo aver fondato alcuni fondi d’investimento, anche in paradisi fiscali caraibici (l’hedge fund “Double Eagle”), viene coinvolto da Jim Rogers nella creazione del Quantum Fund, da cui in dieci anni inizia a formarsi il suo primo grande patrimonio.

Il 16 settembre 1992, ricordato come il “Mercoledì Nero”, Soros divenne improvvisamente famoso perché vendette sterline “allo scoperto” per un equivalente di più di 10 miliardi di dollari (pertanto, non aveva fisicamente detta somma nella valuta inglese, ma semplicemente promettendo di vendere tale massa di sterline a breve termine ad un dato prezzo). In effetti, egli approfittò dell’indecisione della Banca d’Inghilterra nell’aumento dei propri tassi di interesse a livelli compatibili con quelli degli altri paesi del Sistema Monetario Europeo (SME) o nel lasciare fluttuante il tasso di cambio della sterlina. Quando la Banca d’Inghilterra fu costretta a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina, Soros comprò ad un prezzo molto più basso (svalutato) le sterline promesse in vendita ad un prezzo ben più alto di quello d’acquisto e, completata l’operazione di vendita (da cui chi aveva preso l’impegno d’acquisto, per lo più la stessa Banca ‘d’Inghilterra, non poteva tirarsi indietro) guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento fu noto come “l’uomo che gettò sul lastrico (“broke”, slang finanziario) la Banca d’Inghilterra”.

Quello stesso mercoledì, 16 settembre 1992, Soros fece altrettanto con la Lira italiana, partecipando con altri allo stesso tipo d’operazione speculativa (vendettero lire allo scoperto), cosa che contribuì ad una perdita valutaria di 48 miliardi di dollari ed una perdita di valore della Lira italiana del 30%, costringendo anch’essa all’uscita dallo SME. Secondo Soros, quella fu «una buona speculazione», perché «non si basava su contatti ed informazioni personali ma era il frutto di una buona intuizione sulla base di dichiarazioni pubbliche della Bundesbank tedesca.».

É opportuno ricordare che, in base alle attuali regole finanziarie internazionali, le vendite allo scoperto sono pienamente legali, ma sono anche ampiamente accusate di illegittimità morale in quanto ricercano il profitto sulla base di vendite di attività non direttamente possedute e che provocano perdite di valore a sfavore altrui o della collettività.

Può sembrare un paradosso, ma lo stesso George Soros si è più volte schierato contro un eccessivo ed aggressivo liberismo, dichiarandosi critico verso forme estreme di speculazione. I problemi odierni, secondo lui, sono dovuti a quello che lui definisce come “il fondamentalismo del mercato”. Second Victor Niederhoffer, egli crede: «… in una economia mista, in cui operi una forte autorità centrale internazionale il cui compito fosse di correggere le distorsioni causate da un eccessivo individualismo».

Una figura controversa, ma (cito da Wikipedia) «Soros traccia una distinzione tra l’essere un operatore nel mercato e il lavorare per cambiare le regole che gli operatori devono seguire. Sembra non avere problemi nel continuare ad adoperarsi per perseguire il suo proprio interesse economico, affiancando a questo un’attività di lobbying tesa ad una drastica revisione del sistema finanziario globale. In risposta alle accuse di essere personalmente responsabile di molteplici disastri finanziari, tra cui quelli di Regno Unito, Europa dell’Est e Thailandia, ha dichiarato: “Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.”».

George Soros si è sposato tre volte, nel 1960 con Annaliese, da cui ha 3 figli, nel 1983 con Susan, da cui ha 2 figli, e nel 2013 con la nippo-americana Tamiko, incontrata nel 2008.

Cosa sono le Fondazioni Open Society

Nel 1979, ormai miliardario, egli decide di (cito dal sito web della sua fondazione: Open Society Foundations) «… perseguire la sua ambizione di creare società aperte al posto di forme autoritarie di governo. “La società aperta si basa sul riconoscimento che la nostra comprensione del mondo è intrinsecamente imperfetta”, ha

detto Soros. “Ciò che è imperfetto può essere migliorato”». Il riferimento a Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics, è evidente.

Questa sua attività di promozione di una “società aperta” e più giusta inizia finanziando «… borse di studio per studenti neri presso l’Università di Città del Capo in Sud Africa e per i dissidenti dell’Est europeo per studiare all’estero.».

Nel 1984, dà vita alla sua prima fondazione fuori dagli USA, in Ungheria, dove egli è nato e da cui scappò quando, dopo il regime nazista, stava iniziando quello comunista.

Per contrastare il controllo ferreo del Partito Comunista sulla società dei paesi oltre cortina, egli ebbe l’idea di regalare alle università ed alle scuole dei paesi dell’est europeo “innocenti” fotocopiatrici, che consentirono loro di produrre e distribuire tra gli studenti ed i cittadini documenti contenenti informazioni strategiche su come ottenere una situazione migliore, così bypassando il divieto di stampa libera imposto dal regime.

Indubbiamente, il sindacato Solidarność in Polonia ed altri movimenti studenteschi in Cecoslovacchia, Ungheria, ecc. ebbero un grande aiuto da questa disponibilità.

The “Open Society Foundations” (OSF, in italiano: “Fondazioni per una Società Aperta”) sono un’organizzazione capillare ormai presente in quasi tutto il mondo. Tale struttura dichiara che s’impegna nella diffusione della democrazia e nell’aiuto alla transizione nei paesi originalmente comunisti. Più precisamente, come viene affermato sul loro sito web: «Le Fondazioni Open Society lavorano per costruire democrazie vibranti e tolleranti, i cui governi siano affidabili ed aperti alla partecipazione di tutto il popolo».

Al di là delle prime impressioni

Se ci si basasse solo sulle critiche e sulle accuse da parte dei più acerrimi detrattori di George Soros e dei più convinti complottisti, per Soros non ci sarebbe alcuna scusante e sarebbe perfino augurabile un intervento del Tribunale Penale Internazionale, per crimini contro l’umanità.

Se ci si attenesse alle versioni date dal George Soros e dai suoi seguaci e dipendenti operanti nelle Open Society Foundations, o alle motivazioni e spiegazioni fornite dallo stesso Soros, quest’ultimo apparirebbe come un campione della difesa della Democrazia e dei diritti dell’uomo, al punto di meritare una candidatura al Nobel per la Pace e perfino un’eventuale causa di canonizzazione (nonostante egli sia, almeno nominalmente, di religione ebrea).

Come è probabile, la verità sta nel mezzo… e, visto che questa “zona grigia intermedia” è fin troppo ampia, l’unico dubbio è se essa sia più vicina all’uno o all’altro estremo.

Considerando che:

  • nessuna delle accuse fin qui lanciate è suffragata da sufficienti prove concrete, altrimenti presumo che il caso sarebbe già di fronte ai giudici del Tribunale dell’Aja,
  • gli intenti esposti ufficialmente da George Soros e dalle sue Fondazioni sono comunque condivisibili e difficilmente criticabili,
  • è comunque allarmante il fatto che alcuni dei documenti che sono stati pubblicati da DC Leaks non sono proprio un sinonimo di applicazione dei principii democratici,

… beh, mi sembra che sia opportuno inviare pubblicamente un messaggio al Signor Soros.

Caro Sig. George Soros…

Ora mi rivolgo a lei direttamente, perché mi sembra il modo più concreto per affrontare questa cosa.

Al fine di capire se veramente c’è un problema, ho spulciato molti dei documenti che riguardano l’attività della sua fondazione e che sono stati messi in mostra su DC Leaks.

Beh, innanzitutto le confesso che sono rimasto molto colpito dall’enorme lavoro di raccolta di informazioni (storiche, culturali, sociali, economiche e politiche) realizzato dalle persone        che operano per conto delle sue fondazioni nei tanti paesi dove le sue fondazioni sono presenti, nonché dal considerevole volume di analisi di tali dati e di valutazioni su quanto è accaduto in quei paesi e vi può accadere nel prossimo futuro. È comunque un lavoro utilissimo… se utilizzato bene e non con fini illeciti, ovviamente.

Non è il mio ruolo e non sta certo a me valutare se lei e/o la sua fondazione avete oltrepassato alcuni dei confini della legalità nell’operare in quei contesti, ne’ se ciò sia eventualmente accaduto per via di fatti contingenti, e/o a seguito di comportamenti ed abusi impropri e/o ingenui da parte di singoli operatori locali, ovvero in base ad un piano preordinato (stile “spectre”, per capirci) come molti le imputano.

Ne’ sopporto molto chi ipocritamente imputa solo ad una persona o ad una organizzazione tutte le colpe di quanto accade, così sottovalutando o nascondendo tutte le altre responsabilità, specialmente le proprie.

Però, da persona che ha speso tutta la propria vita battendosi per i principii fondamentali della DEMOCRAZIA, così come della LIBERTÀ e della GIUSTIZIA, individuale e sociale, proverò a suggerirle quanto segue, rivolgendomi a lei come ad una persona che voglio credere sia quantomeno in buona fede nel voler lottare per la vera democrazia.

“quando vedo troppe dita puntate contro lo stesso bersaglio, piuttosto che guardare il bersaglio cerco di capire di chi sono tutte quelle dita”

Innanzitutto, mettiamo da parte le convinzioni esposte dai suoi detrattori che lei sia sostanzialmente un criminale ed un manipolatore compulsivo. Come ho appena detto, quando vedo troppe dita puntate contro lo stesso bersaglio, piuttosto che guardare il bersaglio cerco di capire di chi sono tutte quelle dita.

Mettiamo altrettanto da parte l’idea che lei sia un “santo” che sta facendo il miglior uso possibile del suo patrimonio per perseguire un’encomiabile ed impeccabile causa sociale e politica. Da sempre lei afferma coerentemente, e gliene do atto, che lei è e rimane comunque un uomo d’affari e che non c’è nulla di male se a volte (“spesso” mi pare un po’ più realistico) fa profitto delle situazioni da lei “favorite”, distinguendo il suo ruolo di imprenditore da quello di “homo politicus”, anche se talvolta il primo ruolo prevale senza troppi scrupoli, ben al di là di quanto io possa concepire (pur essendo anche io un uomo d’affari, forse meno ricco proprio per via della mia tendenza a non distinguere troppo i due ruoli sul piano etico).

Quello che le vorrei sottoporre è un aspetto che rischia d’essere l’ennesimo tassello della sua apparente “contraddittorietà”. Ed è opportuno usare l’aggettivo “apparente” perché anche tale “contraddittorietà” andrebbe meglio valutata alla luce di molti aspetti della sua storia personale.

Prendendo per buoni gli intenti dichiarati ufficialmente, lei e le sue Fondazioni state cercando di perseguire un obiettivo molto apprezzabile.

Ma quello che appare fortemente criticabile o, nel caso più grave, da respingere ed avversare categoricamente, sono:

  • alcuni dei metodi e degli strumenti utilizzati per perseguire tali fini o per favorirli, anche se ciò fosse stato fatto per sbaglio, o in buona fede e con le migliori intenzioni.
  • l’eventualità (è solo un’ipotesi) che gli eventi provocati o “favoriti” siano stati sfruttati da lei e dalle sue società finanziarie per ottenere ulteriori profitti.

La Democrazia si fonda su principii e regole non negoziabili

La Democrazia, caro Soros (ma siamo convinti che lei lo sappia molto bene e perciò al massimo glielo possiamo ricordare), si basa su di alcuni principii fondamentali che ne costituiscono la forza solo se applicati senza ipocriti compromessi.

“Imporre la Democrazia è pura eresia e un insulto ai fondamenti stessi della Democrazia”

Tra tali principii emergono i seguenti:

  • La democrazia si basa sul libero consenso, frutto di un’onesta esposizione delle proprie convinzioni e proposte, ma anche sulla solida e piena convinzione che, lo sottolineo, altrettanto spazio di esposizione vada garantito a tutti coloro che non la pensano come noi; anche se le diverse parti sono avversarie perché credono in un modo diverso di gestire la propria comunità, i diversi partiti ed i loro esponenti e membri non sono e non debbono essere “nemici” o comportarsi come tali, perché comunque appartengono tutti alla stessa comunità e di certo vogliono tutti il bene della propria comunità, anche se a modo loro e nonostante non sempre esso sia il modo migliore sul piano oggettivo. Perciò, tutti devono ricordarsi sempre d’essere sulla stessa barca e che chi la vuole governare deve prima convincere la maggioranza dei passeggeri sulla bontà delle proprie intenzioni e se fallisce torna ad essere un mozzo o un passeggero come tutti gli altri.
  • Per garantire quel LIBERO consenso, la democrazia è garantita da un’ampia, equa, libera e corretta informazione a tutti gli aventi diritto, garantendo libertà di parola a tutti, a partire da chi l’informazione la fornisce e perciò da quella giornalistica; pertanto, anche la stampa deve essere libera e pluralista e non manipolata ad arte in un senso o nell’altro.
  • La democrazia si basa anche sulla partecipazione dei cittadini, libera e il più ampia possibile, alle decisioni cruciali che riguardano la comunità a cui appartengono; la partecipazione viene favorita da due fattori: la coscienza dell’importanza della partecipazione stessa, quale garanzia che, più persone partecipano, minore diventa il pericolo di abusi; l’effettiva conoscenza degli strumenti a disposizione per partecipare e decidere, poiché proprio questo rende possibile la maturazione della coscienza del proprio ruolo come cittadini e del proprio peso ed importanza fondamentale come elettori. Tutto ciò è favorito prima di tutto da una vera educazione pubblica e specificamente da una vera educazione civica. Pertanto, l’educazione è fondamentale e deve essere principalmente pubblica, perché la qualità dell’educazione deve esser controllata dalla comunità stessa.
  • L’informazione e la partecipazione devono essere garantite da regole che non le impongono ma le rendono possibili e le proteggono da abusi e da manipolazioni, di qualunque tipo e da parte di chiunque, a maggior ragione se da parte di chi ha più poteri e mezzi. Pertanto, le vere regole a garanzia della democrazia tendono a porre limitazioni a chi è troppo potente.

Il caso statunitense è uno dei più eclatanti di mancata applicazione di tale regola. Perciò, ancor prima di provare ad incentivare la Democrazia negli altri paesi, lei e le sue fondazioni, Mr. Soros, dovreste provare a porre rimedio ai gravi difetti del vostro paese, gli Stati Uniti, dove la Democrazia non è così tanto “perfetta” come qualcuno vuol credere o vuole far credere.

  • Prima d’essere applicato in un altro paese, tutto quanto ciò che ho elencato sopra DEVE sempre tenere in conto la diversa storia, tradizione e cultura di ciascuna comunità e nazione. Ogni tentativo di forzare qualsivoglia comunità/nazione/cultura verso un risultato o un sistema che non appartiene al suo contesto culturale senza averne il suo libero e pieno consenso, o addirittura operando nell’ombra e con sotterfugi, anche se mediante l’utilizzo di terze parti locali adeguatamente istruite e finanziate a tale scopo, è drasticamente classificata dalle leggi internazionali come una INGERENZA nei fatti interni di quel paese e di quella comunità ed è un reato penale internazionale.
  • In breve, la vera DEMOcrazia, non si impone. Imporre la Democrazia è pura eresia e un insulto ai fondamenti stessi della Democrazia. L’introduzione della Democrazia può essere solo è il frutto di una maturazione basata sul confronto aperto ed onesto tra chi la propone e chi vi si oppone, senza nasconderne i difetti, che ci sono, come in tutte le cose umane. Ottenere la Democrazia senza questo processo, per quanto lento, ha sempre creato dei veri e propri disastri, perché è come mettere un’auto potente in mano ad un minorenne. La teoria neo-con che portò il governo di George W. Bush a concepire di “esportare la democrazia con la forza” è una delle più pesanti macchie sulla storia degli Stati Uniti e dell’umanità. Ha provocato solo milioni di morti e distrutto intere culture e società civili. La situazione creata in Iraq, Afganistan, Siria, Libia… (limitandosi ai più recenti, perché l’elenco è veramente lungo) dovrebbe dare l’opportunità di riflettere.

“La vera DEMOcrazia, non si impone. Imporre la Democrazia è pura eresia e un insulto ai fondamenti stessi della Democrazia”

Al momento vorrei mettere da parte ogni accusa fin qui lanciata contro di lei e valutare la sua iniziativa come quella di chi vuole veramente realizzare un mondo più giùsto, libero e democratico. Quindi, Sig. Soros, devo ipotizzare che lei sappia molto bene quanto ho qui sopra ricordato.

Pertanto, il quesito che le dovrebbe essere sottoposto è il seguente: lei è assolutamente certo che le regole e principii fondamentali della Democrazia, come appena ricordati, siano stati sempre applicati dalle sue Fondazioni “Open Society”?

Perché l’unico dubbio, a dirla tutta, è se Lei e le sue Fondazioni abbiate applicato anche in tale contesto la vecchia regola che “il fine giustifica i mezzi”.

La contraddittorietà di George Soros

Dopo aver letto la sua biografia, ho avuto un’istintiva intuizione. Mi è sembrato che quell’episodio nel 1944, quando lei aveva 14 anni, sia fin troppo significativo e che abbia impresso un marchio su tutta la sua esistenza.

Non è possibile dar torto a suo padre, che ha solo cercato di salvarla dalla furia nazista, perfino accettando, probabilmente a denti stretti, la strategia di far apparire suo figlio come il figlioccio e l’assistente di un uomo ungherese che era un collaborazionista degli stessi nazisti, costringendola a fare una cosa alquanto ripugnante, qual’è il gestire per conto dei nazisti, cioè di coloro che sono tra i peggiori criminali della Storia, i beni delle persone e di intere famiglie della sua stessa razza, perseguitate e e deportate, nonché assistere, impotente, alla loro persecuzione e misera fine.

Non è possibile dare la colpa a tuo padre, che ha solo cercato di salvarti dalla furia nazista, anche accettando, probabilmente a denti stretti, la strategia che consisteva nel mascherare il suo figlio come il figlioccio e l’assistente di un uomo ungherese che era un collaboratore di nazisti stessi, costringendo a fare qualcosa di ripugnante, per conto dei nazisti, tra i peggiori criminali della storia, che è la gestione dei beni di persone e intere famiglie della propria gara, mentre erano perseguitati e deportati, e si dovesse assistere, impotente, alla loro persecuzione e misera fine.

Si ha l’impressione che lei, George Soros, solo 14enne, sia stato gettato nella trappola mentale che “il fine giustifica i mezzi”. Una giustificazione a cui ogni essere umano si aggrappa se è costretto a fare cose che sa essere riprovevoli, a protezione della propria coscienza. Una forma d’autodifesa psicologica che viene definita “razionalizzazione”, tipica delle menti più raffinate ed istruite.

Sta di fatto che lei, George Soros giustifica il fare un mestiere che da molti viene considerato un’attività immorale, quello del “finanziere d’assalto”, che consiste, mi scusi la schiettezza, nello scommettere cinicamente sulle debolezze e gli errori umani, così come sulle bravura e gloria di altri, alla stregua di come si fa con i galli mandati a combattersi nell’arena, affermando che «se non lo facessi io, lo farebbe qualcun’altro».

Il fatto che lei, George Soros, sia cosciente che tutto ciò è “male” lo si rileva nel suo grande impegno, ufficialmente fin dal 1979, nel cercare di porre rimedio ad un mondo decisamente “ingiusto”, cercando di cambiarne le regole e lavorando per la Democrazia, che è il sinonimo di Libertà e Giustizia e della convivenza nel rispetto reciproco e nel rifiuto di ogni abuso o almeno non è rimasto impunito … che è tutto ciò che le è mancato durante la sua giovinezza.

Ho conosciuto molti politici i quali, volendo convincermi a scendere in campo nel loro partito ed avendo spiegato loro che a mio parere la Politica ufficiale (nei partiti) è, particolarmente negli ultimi decenni, troppo inquinata dall’immoralità per entrarci senza esserne sporcato, mi hanno confessato che il loro “piano” era d’avventurarsi in quell’ambiente mefìtico per provare a raggiungere i vertici e poi, da lì, finalmente cambiare tutto.

Di costoro, una buona parte è stata letteralmente inghiottita da quel pervasivo meccanismo che sfrutta chi vive di politica e nei partiti. Pertanto, essi hanno finito per diventare un ingranaggio dello stesso meccanismo che volevano combattere e che mantiene tutto quel marciume in vita.

Una piccola parte è riuscita ad arrivare a livelli superiori nella gerarchia del proprio partito, ma non abbastanza per poter fare veramente qualcosa. Perciò, essi vivono la loro illusoria posizione di potere tra rabbia e depressione.

L’unico o i pochi, infine, che sono arrivati ai vertici, lo hanno ottenuto con tali compromessi e tanti coinvolgimenti in atti immorali (e/o violazioni della legge) che alla fine sono facilmente ricattabili da parte di chi vuole mantenere tutto come sempre (status quo).

Allora mi domando: lo so che è ben più dura se non impossibile combattere da soli contro un mostro così potente e ben organizzato.

Perciò, non sarebbe meglio se tutti coloro che vogliono un vero cambiamento si alleino, scoprano che sono molti di più di quei patetici politicanti che vogliono mantenere lo “status quo” e, forti dei propri principii, li applichino senza compromessi, fino a sconfiggere quel momdo marcio, rendendolo palese agli occhi di tutti ed inabile a nascondersi, specialmente a tutti coloro che finora hanno vissuti alla sua ombra proprio con l’alibi che “il fine giustifica i mezzi” e che “così fan tutti”?

Perché a me sembra evidente che costoro continueranno a dominare il pollaio e spradoneggiare indisturbati solo se riescono, come hanno fatto finora, evidentemente con successo, a tenere tutti gli altri (noi) artificiosamente divisi, in lotta tra noi, e perciò troppo impegnati e deboli… ovverosia applicando semplicemente ma efficientemente l’antico quanto sempre efficace assioma riassunto dai saggi romani in tre parole: “Dividi et impera”, “Tiienili divisi e li dominerai”

Ma, attenzione! Anche se riuscissimo ad unirci e a formare una massa critica e potente, se cadiamo nella trappola d’accettare “compromessi” sull’applicazione delle regole e dei principii fondamentali della Democrazia, ricadremmo nella trappola che ha finora distrutto ogni tentativo di cambiamento, cioè che “il fine giustifica i mezzi”; e perciò diverremmo come coloro che combattiamo.

Mi sembra meno ipocrita riconoscere che, più che accusare coloro che ci hanno fregato, dovremmo prenderci la responsabilità di aver peccato di presunzione, dimenticando che siamo umani.

Nel caso sia sfuggito a qualcuno, è quello che è accaduto fino ad oggi. E così siamo stati fregati.

L’Etica e la Legge sono gli strumenti che abbiamo adottato razionalmente e saggiamente proprio per far fronte ai nostri indubbi limiti e debolezze.

Pertanto, nemici o alleati?

Lo ripeto ancora: ancora non posso essere sicuro di quale sia il suo caso, caro George Soros. Ma di una cosa può essere certo.

“I veri democratici sono il vostro peggior nemico ed incubo o i vostri migliori alleati. Sta a voi.”

Se io e i tanti che la democrazia non si limitano a sbandierarla come una falsa bandiera, scopriamo che, in nome della Democrazia, lei e la sua “Open Society” avete calpestato i principii fondamentali della Democrazia perché ritenete che “il fine giustifica i mezzi”, … vi siete assicurati la più dura avversione dei vostri più potenti nemici ed il vostro peggiore incubo, perché saremo sempre in prima fila per combattere quello che con la vera Democrazia è incompatibile; e con noi, siatene certi, ci saranno miliardi di persone che non amano essere manipolate a piacimento da un burattinaio, chiunque esso sia.

Se, invece, lei e la sua “Open Society” avete operato in buona fede e con un vero intento costruttivo e non manipolatorio, anche commettendo qualche sbaglio, ma chiedendo pubblicamente scusa per quanto involontariamente causato ed impegnandovi seriamente nell’eliminarne le cause ed agire alla luce del sole, allora potete contare sul nostro appoggio ed aiuto, specialmente per evitare ulteriori errori.

Guido De Simone

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Fondatore e presidente del “Comitato Italiano per le Primarie Aperte”

www.primarie.org

 

George Soros, un benefattore o un manipolatore? обновлено: novembre 9, 2016 автором: Guido De Simone

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