“Gente del mondo, aiutateci!” Firmato “Venezuela”

Un popolo intero sta chiedendo aiuto. Il mondo intero dovrebbe almeno aprire gli occhi. Putroppo è innegabile che la pesante crisi economica ed i tanti problemi che stanno opprimendo quasi tutte le nazioni del mondo non aiutano certo a trovare il tempo e la voglia d’interessarsi anche dei problemi altrui. Nonostante cio, è bene ricordarsi che quello che sta accadendo in Venezuela può capitare a tutti, ovunque. E in tal caso ciascuno di noi vorrebbe l’attenzione e l’aiuto del mondo intero per uscire da un incubo tanto assurdo quanto evitabile.

AFP PHOTO / CARLOS BECERRA

 Roma, 29 Aprile 2017 – Noi siamo stati alla manifestazione di Roma, alle ore 15:00. In contemporanea (a Caracas erano le 10 di mattina), in venezuela milioni di persone si sono riversate in strada. Allo stesso tempo, dovunque ci siano venezuelani nel mondo, essi si sono riuniti in una piazza della città dove vivono e lavorano.

Foto: sotto la statua di San Francesco a Piazza San Giovanni, Roma, Umberto Calabrese direttore di AgoraMagazine.it, giornale italiano edito a Caracas, ha spiegato il dramma e la tragedia di un popolo rimasto senza niente (ne’ cibo, ne’ medicine, ne’ democrazia), salvo la propria dignità di cittadini che si battono per ritornare ad un Venezuela libero e democratico. Ed invita i giornalisti italiani a non parlare impropriamente di “lotta tra fazioni armate”, perché il popolo non lo è e subisce la prepotenza di chi non vuole elezioni libere e le armi le usa.

Tutti insieme, dovunque siano nel mondo, i venezuelani hanno manifestato pacificamente, protestando contro il governo del presidente Nicolas Maduro e le sue iniziative sempre più dittatoriali e chiedendo elezioni libere.

Il paese è ormai in guai seri. La crisi economica sta diventando crisi sociale. Non sono serviti i prestiti dei paesi amici (Russia, Cina), i quali ben difficilmente possono continuare a finanziare un governo che più che proporre un serio programma di riassetto del paese, presenta piani irrealistici (“progrmma alimentare”, “Nuovo Corso Agricolo”, “Legge dei Prezzi Giusti”, “Piano Nazionale di Valuta Estera”, Piano di Protezione dei Salari”, ecc.) che sembrano solo un libro dei sogni e non convincono il Fondo Monetario Internazionale che possano contenere un’inflazione ormai al 700% nel 2016.
Il debito pubblico è arrivato a 110 miliardi di dollari, di cui 65 sono in obbligazioni internazionali dello stato e della compagnia petrolifera statale “Petroleos de Venezuela”, talmente inguaiata che è stata d apoco costituita una nuova società, la CAMIMPEG.

Ad inizio anno la benzina, dopo vent’anni senza variazioni, è improvvisamente diventata più costosa del caviale. Elettricità e gas sono stati razionati, come il cibo, sempre più raro da trovare. Le medicine, anche i farmaci più essenziali e salvavita (per la dialisi, le cure oncologici, antibiotici, per la pressione arteriosa e le sindromi cardiache, ecc., ecc.) non se ne trovano più e ci sono sempre più morti per malattie che sarebbero facilmente curabili. Il nuovo virus “Zika” sta pericolosamente dilagando. Una situazione che ha precipitato il paese allo stato in cui versava oltre un secolo fa.

Perfino camminare per strada, a piedi o in macchina, è diventato pericoloso; furti ed omicidi stanno dilagando, solo lo scorso anno sono stati oltre 29.000 i morti dovuti ad atti criminali. Trovarsi una pistola puntata alla tempia va messo in conto se esci di casa, ma anche in casa non si è più sicuri.

È bene ricordare che ai cittadini non è permesso possedere armi. Pertanto, è pressoché certo che chi le ha o appartiene alle forze dell’ordine, o all’esercito, o alle “milizie popolari” che sono state armate dal governo, vere e proprie squadracce che stanno seminando il terrore.

Fonte: libya360.wordpress.com

Pertanto, non c’è da sorprendersi se la protesta che prima era limitata ai seguaci dei partiti dell’opposizione, di centro, liberali e di destra, ora si è estesa a molto di quel popolo che prima appoggiava con entusiasmo Chavez e poi Maduro, ma che ora è affamato e disperato.

Il governo chavista ha reagito organizzando una contro-manifestazione dei propri sostenitori, ancora molti, però ormai considerevolmente diminuiti rispetto anche a pochi mesi fa. È evidente che la fame che sta attanagliando la popolazione sta facendo perdere la “fede” anche a molti dei seguaci dell’erede di Chavez.

Pertanto, il vero rischio ora, è che tra chavisti, polizia ed esercito da un lato (potenzialmente tutti armati) e tutto il resto della popolazione dall’altro, si scateni una vera e propria guerra civile fraticida.

Il “misterioso” ruolo della Chiesa Cattolica

Di fronte a questo pericolo, la Chiesa sta ora tentando di porre rimedio al pesante passo indietro che lo scorso autunno ha improvvisamente vanificato il primo segno di debolezza del presidente Maduro. Sta di fatto che tale passo indietro è stato provocato da un improvviso intervento della Santa Sede che ha indirettamente consentito a Maduro di togliersi da una posizione scomoda, mettenfolo ancora una volta nelle condizioni di irrigidirsi.

il Vaticano, infatti, è improvvisamente intervenuto qualche mese fa, a novembre 2016, sorprendendo tutte le parti, governo ed opposizione, con un invito a sedersi intorno ad un tavolo negoziale.

Tale inopportuna proposta ha di fatto bloccato e poi congelato i risultati che le opposizioni, finalmente abbastanza unite, avevano faticosamente raggiunto con la forte pressione esercitata grazie alle sempre più oceaniche manifestazioni di massa organizzate nell’autunno scorso.

Infatti, Maduro era stato messo con le spalle al muro e ormai era abbastanza propenso ad accettare la loro proposta di indire le elezioni, come lo stesso Parlamento chiedeva.

Tale comportamento del Vaticano ha lasciato tutti molto perplessi.
Fatto sta che da dopo Natale scorso, 2016, la locale Conferenza Episcopale, sta lavorando ai fianchi il governo per convincere Maduro a mollare la presa ed indire le elezioni, con l’obiettivo di evitare una carneficina e portare ad una pacificazione nazionale.

Ma nel frattempo, Maduro ne ha approfittato e ha messo alle corde anche le istituzioni che lo stavano opponendo. Infatti, con la complicità del sistema giudiziario (la cui gerarchia egli controlla), negli ultimi mesi ha annullato le decisioni del Parlamento e alla fine ha recentemente sciolto l’Assemblea, inviando i suoi seguaci ad occupare il palazzo e buttare fuori i deputati.

Tornando al ruolo del Vaticano, è molto difficile capire cosa sia avvenuto per portare la Santa Sede ad un tale passo, poiché è difficile pensare che un Papa avveduto come Francesco abbia commesso un tale atto senza un motivo più che valido.

Il ruolo di Washington e dei “Neocon”

In effetti, negli ambienti del Mercosur e dell’Unasur echeggiano alcune parole pronunziate dall’ex Presidente della Bolivia, Eduardo Rodríguez Veltzé, secondo cui il Venezuela “sta pagando un prezzo molto alto” perché messo in secondo piano rispetto ai “negoziati ormai avviati al successo in Colombia e Cuba”. Queste parole fanno sospettare che in un certo qual senso il Vaticano sia stato messo “sotto ricatto”. Ed il sospetto ricade, non a caso, sugli USA.

Potrebbe essere possibile che da Washington (dove il democratico Obama era ancora in carica ed i Repubblicani avevano il controllo, come oggi, del parlamento, ma ambedue le istituzioni, almeno dai loro atti e comportamenti, sembrano facilmente influenzati, se non proprio controllati dai “Neocon”), sia arrivata la “proposta” che, per lasciare che i risultati diplomatici pazientemente e faticosamente ottenuti dal Vaticano a Cuba (il riappacificamento con gli USA) e in Colombia (la pace raggiunta tra FARC e governo dopo decenni di conflitto e morti) andassero definitivamente in porto senza “ostacoli”, la Santa Sede avrebbe dovuto mettere da parte, almeno al momento, il “dossier Venezuela”.

Tutto ciò potrebbe essere, come capita fin troppo spesso, dovuto al petrolio. In effetti, il greggio venezuelano è uno dei migliori del mondo per qualità. Pertanto, non è interesse dei petrolieri USA che esso sia gestito e sfruttato da un governo non “addomesticato”.

Peraltro, tra le assurdità compiute da Chavez prima e ancor peggio da Maduro (di certo molto meno abile del suo carismatico capo), c’è stato anche l’allontanamento dei tecnici stranieri che facevano funzionare le raffinerie di petrolio venezuelane. A ciò si è aggiunto, poco dopo, la fuga degli stessi ingegneri venezuelani, che hanno trovato rifugio ed un lavoro ben pagato, a differenza di quanto stava accadendo in Venezuela, negli stati vicini. Per esempio, in Colombia, dove la capacità di raffinazione, infatti, è cresciuta del doppio negli ultimi anni.

Il risultato di ciò, al limite del paradossale, è che ora il Venezuela sta vendendo il proprio greggio proprio ai petrolieri americani (la Texaco di Mr. Bush, in prima fila), cioè proprio all’odiato nemico, la cui aggressiva politica di ingerenza in Sud a Centro America per decenni ha indotto Chavez a passare dalla prudenza alla paranoia, fino ad adottare una crescente e pericolosa “autarchia”, continuata da Maduro dopo la sua morte. In pochi anni, hanno sbattuto fuori del paese prima le imprese americane e poi tutti gli stranieri (aziende italiane incluse), i cui interventi strutturali, pagati con i lauti guadagni dovuti alla vendita del petrolio, stavano migliorando il paese (un esempio è il consorzio formato da Impregilo, Astaldi and Ghella, che non ha potuto completare la costruzione, seppure molto avanzata, del nuovo sistema di linee ferroviarie ad alta velocità che dovevano collegare tutte le maggiori città lungo le coste del paese), ma furono bloccati all’improvviso. Infine, il governo di Caracas ha perfino rifiutando di importare ogni prodotto straniero, cioé, tutto il benessere che i venezuelani, grazie al petrolio, si potevano permettere in abbbondanza.

Fatto sta che così gli “odiati” americani (questa è la propaganda che imperversa in Venezuela fin da pochi anni dopo la salita al potere del Presidente Chavez) sono proprio coloro che ora comprano, portano negli USA e lì raffinano il prezioso petrolio venezuelano, che poi rivendono come benzina (gasoline) e prodotti derivati vari nel mondo e (ecco il paradosso!) perfino al Venezuela, ad un prezzo decine di volte superiore a quello che i venezuelani avrebbero pagato se l’avessero raffinato in casa propria.

Infatti, il 18 gennaio scorso, il Presidente Maduro ha annunciato un’impennata clamorosa del prezzo della benzina alla pompa, di oltre 60 volte superiore al precedente (il prezzo di un gallone, 3,7 litri, è passato da 0,4 a 22 Bolivar).

In sostanza, il governo chavista è stato capace di trasformare la maggiore fonte di ricchezza del Venezuela in una fonte di costo insopportabile.
Per quanto il 90% del bilancio del paese sia dovuto al petrolio, qualsiasi governo decentemente lungimirante e democratico avrebbe investito in infrastrutture e servizi, creando lavoro e mettendo tutto il paese e tutti i suoi cittadini in grado di vivere nell’agiatezza e nell’abbondanza.

Invece, con una tendenza un po’ troppo paranoica, per quanto basata su quanto era accaduto spesso in alcuni paesi dell’america latina a chi aveva pestato i piedi agli “interessi americani” e temendo le passate strategie golpiste degli USA, Chavez ha progressivamente mandato via dal paese anche chi sapeva far funzionare le raffinerie.
Dopo la morte di Chavez, questa assurda “politica autarchica” è stata continuata anche dal suo delfino, Nicolas Maduro, eletto anch’esso presidente grazie all’appoggio del popolo più povero, cioè la stragrande maggioranza dei venezuelani, per i quali il governo ha speso buona parte di quanto aveva accumulato negli anni d’oro.

Tutto ciò ha messo il Venezuela ancor più in ginocchio. Infatti, è uno dei motivi per cui oggi il paese è letteralmente alla fame. E la cosa più assurda è che la sua ricchezza principale, il petrolio, ora è sfruttato per lo più dai petrolieri americani.

Pertanto, è alquanto ovvio che gli USA, ed in particolare i petrolieri, hanno almeno due ottimi motivi perché le cose non cambino in Venezuela e Maduro rimanga al potere:
1. non hanno più un pericoloso concorrente,
2. hanno a disposizione il loro petrolio senza alcuno sforzo e ci possono lucrare perfino con loro, che prima erano autonomi.

Quindi, perché ci si dovrebbe meravigliare che il sospetto ventilato dall’ex presidente boliviano sia fondato e possa essere la vera ragione dello strano comportamento del Vaticano?

Foto: una lista alquanto scarna ma significativa di aluni tra I più noti membri di quello che viene definite il gruppo dei “Neocon”, probabilmente la più potente lobby del mondo.

Una NOTA (utile non solo ai Venezuelani):

Quando si parla del “governo americano”, ci si dovrebbe più realisticamente riferire a chi veramente comanda negli Stati Uniti d’America. Infatti, al di là di chi compare pubblicamente, ci si dovrebbe riferire ai poteri forti che vi sono dietro e che tirano i fili perfino del presidente, visto che tali potentati contribuiscono pesantemente (con molti soldi) ad eleggerlo.
Per essere più precisi, “Neocon”, o “Newcon”, o “Nuovi Conservatori”, o PNAC “Project for a New American Century”, sono solo alcune delle sigle con cui sono stati identificati, ma dietro alle quali molti altri si celano abilmente.
Ma quello che conta di più è che il governo americano non è il POPOLO americano, ne’ lo rappresenta pienamente, perché il sistema elettorale americano ha un paio di “falle” che permettono a poche lobbies di manovrare tutto, a partire dalla scelta dei programmi e dei candidati. Perciò, il popolo americano può scegliere solo il meno peggio e può solo subire le scelte fatte da quei potentati.
Infatti, il popolo americano è una delle vittime di costoro. Lo prova il fatto che, mentre costoro sono e rimangono ricchi, anzi, lo sono molto di più, al momento oltre 140 milioni di cittadini americani (il 40% della popolazione!) sono sotto la soglia della povertà, spolpati e distrutti da costoro con i loro raffinati quanto pericolosi e cinici giochi d’azzardo finanziari che dal 2008 hanno letteralmente messo in ginocchio il paese più potente del mondo… o quanto meno il suo POPOLO. Così come hanno messo nei guai tutto il pianeta.
Lo ricordino coloro, anche in Venezuela, che troppo facilmente sparano a zero contro “gli americani” in genere, facendone il “caprio espiatorio” di tutto, come se l’intero popolo americano corrisponda a quei pochi potenti che manipolano e sfruttano gli americani stessi, così come ogni altro popolo che capiti loro a tiro.
L’aver subito un’ingiustizia non dà automaticamente diritto a commettere un’ingiustizia verso gli altri.

… Alle volte mi domando se qualcuno ha veramente capito il messaggio di Gesù Cristo, concetti etici che, dopo di lui, sono stati nel tempo ribaditi da molti altri saggi, come, per esempio, Gandhi e Mandela.

Beh, forse è meglio se torniamo a parlare di Venezuela.

La reazione del Paese.

Fintanto che Maduro riusciva a sfamare il popolino, rassicurandolo che lui ed il suo governo erano lì per loro, per proteggerli dai “perfidi nemici capitalisti” che erano all’estero, ma anche annidati tra gli stessi imprenditori venezuelani che sono dalla parte dell’opposizione (ovviamente), egli ha potuto contare su di uno zoccolo duro, di fatto la maggioranza dell’elettorato, che gli garantiva di essere rieletto e mantenere il potere, perfino “democraticamente”.

Fonte: www.repubblica.it

Ma la strategia chavista è crollata come un castello di carte nel momento in cui gli USA hanno convinto l’OPEC (che si traduce opportunamente con Arabia Saudita) ad abbassare i prezzi del petrolio, così da mettere in ginocchio la Russia, l’Iran ed alcuni altri “fastidi” minori, come, appunto, il Venezuela.

Con il prezzo del petrolio sceso di oltre la metà, tutti i programmi di spesa a pioggia del governo Venezuelano sono saltati. A questo si aggiunge il fatto che le raffinerie locali, come ho spiegato prima, hanno presto smesso di lavorare per mancanza di personale all’altezza di assolvere un tale compito.

Pertanto, il governo di Maduro ha finito di dare fondo alle sue scorte finanziarie accumulate negli anni precedenti ed ora non è più in grado di foraggiare il suo elettorato con il cibo necessario alla sua sopravvivenza. Nell’ultimo periodo, tutta la popolazione, povera o ricca, è stata obbligata ad usare carte di razionamento, ma i negozi sono vuoti e, di recente, molte volte neanche le estenuanti code sono sufficienti per ottenere un pezzo di pane o sapone.
Thousand of anti-government students lie on the ground during a protest in front of the Venezuelan Judiciary building in Caracas on February 15, 2014. Opposition and pro-government demonstrators were gathered at noon on Saturday in different places of Caracas and other Venezuelan localities in the fourth consecutive day of protests that have already left three dead. AFP PHOTO/ LEO RAMIREZ

 

Dopo il Natale 2016, il più povero di sempre in Venezuela (e per tutti), non è stato difficile per le varie fazioni dell’opposizione capire che era giunto il momento di raccogliere i frutti del loro paziente lavoro, di unirsi e di dare il colpo di grazia finale al governo chavista.

Pertanto, con la primavera 2017 sono ricominciate le manifestazioni contro il governo Maduro, e stavolta ancora più oceaniche, perché si sono aggiunti i poveri che sono ormai disperati e alla fame.

Nonostante ciò, come ho spiegato prima, Maduro può ancora contare su due alleati:

1. i fedelissimi, ancora numerosi, ma ormai ben sotto la maggioranza necessaria per vincere ancora le elezioni (ed ecco perché Maduro non le vuole indire), una massa di persone completamente asservite alla causa chavista come solo dei fanatici possono fare, negando anche l’evidenza. E non a caso alcuni gruppi sono stati anche armati.
2. L’esercito e la polizia, che Maduro controlla quanto la magistratura…

Fonte: AP, Ariana-Cubillos

… Ma… c’è sempre un “ma”.

Infatti, non è da escludere (anzi, è altamente probabile) che alla prima occasione in cui ad un battaglione, di polizia o dell’esercito, verrà chiesto di sparare sulla folla e tra questa ci saranno i parenti di quei soldati o poliziotti, non è improbabile che costoro sparino sugli ufficiali che gli hanno dato tale ordine. Tenete presente che il controllo e l’influenza governativi sono per lo più sugli ufficiali, non proprio sulle truppe. Dopo un primo episodio, una reazione a catena tra le fila dei miliziani non è improbabile.

Da quel momento, l’avventura del chavismo e di Maduro sarà finita. Purtroppo, qualora le violenze da parte del governo e dei suoi bracci armati (esercito, polizia e squadre di milizia popolare) avranno mietuto ulteriori vittime, non è improbabile un epilogo ulteriormente tragico, se la linea della vendetta vincerà e porterà a dure punizioni ed epurazioni.
… Salvo che la Chiesa non riesca a richiamare tutti ad un atteggiamento più moderato e cristiano.

Una carta da giocare

Quanto è accaduto finora e quanto sta accadendo in questi giorni induce a sperare che avvengano quattro fatti:
1. Che la Chiesa ritrovi il suo ruolo morale e induca le parti ad una riappacificazione nazionale. Non sarà facile se gli scontri, finora con pochi morti (sempre troppi!), si trasformeranno in una vera e propria carneficina. Allora diverrebbe difficile “perdonare”, per quanto sia un concetto profondamente cristiano; la fatica della Chiesa sarà davvero immane e non sempre vincente.
2. Che le opposizioni trovino la forza morale ed il senso di responsabilità di stipulare un PATTO NAZIONALE che porti il paese ad elezioni democratiche e non ad una guerra tra fazioni che, sospettose le une delle altre, generino un caos ed una tendenza di ciascuna ad aspirare al potere liberandosi degli “ostacoli” a tale obiettivo, ovverosia di tutti gli altri. Sarebbe la vera guerra civile. Il caso Libia ne è un esempio. Il caso Siria, se non gestito saggiamente, potrebbe essere il prossimo.
3. Che i venezuelani, proprio con questo “patto nazionale”, riescano a mantenere a bada i potentati stranieri, non permettendo loro di esagerare nell’influire sulla politica venezuelana, ma al contempo apprezzando la loro collaborazione ed ascoltando i loro consigli, da tutti, così da aprire a futuri rapporti con tutti. Tale atteggiamento, pur avendo buoni rapporti, consentirà di evitare tentativi di “manipolazione”, ‘ché in Sud America, purtroppo, non sono certo una rarità, bensì sono putroppo stati fin troppo spesso un “successo”… tranne che per la popolazione locale.
4. Per una vera “pacificazione nazionale” la strada più saggia potrebbe essere quella percorsa in Sudafrica. Una “Commissione per la Verità e la Riconciliazione” essere la soluzione operativa che proprio la Chiesa potrebbe perorare, Ne avrebbe il ruolo morale, specialmente con un Papa Francesco pienamente se stesso, come sta facendo in altri paesi Latino-Americani, ed ora perfino in Egitto con l’Islam.

Foto: l’abraccio storico tra Papa Francesco e il Grande Imam dell’Università Al Axhar del Cairo, Sheikh Ahmad Mohammed El Tayyeb, attualmente la più eminente figura dell’Islam.

Per quanto riguarda le regole ed il metodo di lavoro di tale “Commissione per la Verità e la Riconciliazione” in Venezuela, basta ricordare ed applicare quanto accaduto in Sudafrica, proprio per mettere una pietra tombale sull’Apartheid e sulle sue pesanti ferite.
La regola d’oro era che a tutti veniva garantito il perdono se dicevano la verità su quanto era accaduto, incluse le proprie responsabilità.
Al contempo, ovviamente, erano esclusi dal perdono i crimini più gravi, purché ampiamente provati, cioè quelli che hanno causato la morte di qualcuno ed in cui sia chiara una diretta responsabilità e la premeditazione.
Ed infine, e questo è fondamentale, è stata abolita la pena di morte.

Tale soluzione, come è avvenuto in Sudafrica, farebbe venire a galla i tanti errori e abusi commessi da ambedue le parti anche in Venezuela, chi più e chi meno, nonché i crimini commessi da parte dei singoli indidvidui che hanno usato la scusa di agire a nome della propria parte o causa politica e forte del potere che ne aveva al fine di perseguire quelli che in realtà erano solamente i propri interessi e fini personali.

fonte: en.prothom-alo.com

Questo metterebbe tutto il popolo venezuelano, nessuno escluso, in grado di capire che nessuno si dovrebbe mettere in cattedra e che tutti, chi più chi meno, hanno le proprie responsabilità.
Alla volte basta girare lo sguardo altrove, per essere dei “complici”, come è opportunamente ricordato sui cartelli venezuelani di questi giorni nelle piazze del mondo. Giusto?

Lo stesso Chavismo dovrebbe insegnare qualcosa, a partire dal fatto che ci si è arrivati perché le ingiustizie e gli abusi in passato non mancavano ed erano pressochè sempre e solo a danno dei più deboli e dei più poveri. O forse vogliano far finta che ciò non fosse?

Solo capendo ciò si potrà evitare in futuro di cadere nello stesso errore. Solo una società giusta equa e pienamente democratica può garantire l’armonia, la pace ed il benessere che il Venezuela ed i Venezuelani meritano.

Forse la soluzione è un’uscita di scena concordata

Fonte: AP-Ariana-Cubillos

La Chiesa Cattolica è evidentemente preoccupata per quanto sta accadendo in Venezuela. Una preoccupazione che coinvolge prima di tutto la Conferenza Episcopale del Venezuela ma arriva fino ai massimi livelli in Vaticano.

Le prime avvisaglie di quella che potrebbe ben presto diventare una vera e propria guerra civile tra i seguaci chavisti ed il resto della popolazione si sono giù intraviste in questi ultimi giorni, in particolare tra il 20 ed il 29 Aprile. Non ci sono stati solo scontri con la polizia, ma anche dirompenti attacchi agli esponenti dell’opposizione, perfino ai danni di Deputati dell’esautorato Parlamento, da parte di alcuni dei chavisti, facilmente individuabili perché per lo più vestiti in rosso, scesi anch’essi numerosi in piazza per le contro-manifestazioni in risposta a quelle oceaniche del resto del popolo.

Alcune indiscrezioni fanno pensare che ci siano stati pressanti contatti tra la Santa Sede, il Governo a Washington e gli stati membri dell’UNASUR (l’Unione delle Nazioni Sudamericane).

Fonte: oglobo.globo.com

Il fine è di riportare il Venezuela ad una situazione pacifica e democratica.
Sembra che la soluzione consista nel mettere fuori gioco la principale causa di questo scontro, l’attuale presidente in carica del Venezuela, Nicolas Maduro.
La modalità più incruenta consisterebbe nel farlo uscire dal paese, recandosi con la sua famiglia in un’altra nazione sudamericana che sia disponibile a dargli esilio politico.

Una nota politologa e parlamentare colombiana, Maria Fernanda Cabal, in un tweet del 17 febbraio ha rivelato che in una riunione del governo colombiano è stato preso in esame l’idea di affrire l’asilo a Maduro su richiesta dell’UNASUR.

Fonte: ABC

Al di là di alcune reazioni di scherno o fastidio, una conferma della notizia sembra sia arrivata da Miguel Henrique Otero, direttore del quotidiano venezuelano “El Nacional” che parla di un “esilio dorato” che verrà offerto a Maduro in Perù o Colombia.
La notizia è uscita anche sul quotidiano spagnolo online “ABC”.

E la cosa potrebbe avvenire in poche settimane. Ogni giorno perso può essere un passo verso il baratro della guerra civile.

La principale finalità è lo sblocco della crisi venezuelana, il ritorno in campo del Parlamento di Caracas e la conseguente ineccepibile indizione delle nuove elezioni.

Fonte: www.ticotimes.net

Ma è chiaro che è anche un modo per far uscire Maduro di scena senza fargli perdere la faccia. Infatti, l’accordo a cui sono giunte le opposizioni venezuelane sotto Natale scorso, cioè già quattro mesi fa, consiste in una uscita di scena istituzionale del presidente entro sei mesi, cosa che poteva accadere tramite un referendum, un voto parlamentare di sfiducia (ricordiamo che l’opposizione ha la maggioranza in Parlamento), o la formazione di un’assemblea costituente, il cui prodotto (la nuova Costituzione) deve essere democraticamente approvato dagli elettori venezuelani.

La domanda che incombe è: quale sarà la reazione di Maduro? Si spera che capisca che questa è l’unica soluzione che non metta il paese in ginocchio o che, peggio ancora, lo precipiti nel caos più catastrofico, mettendo a rischio la vita di moltissimi venezuelani, ma anche la sua e quella dei suoi familiari.

Un ultimo colpo di coda di Maduro

Fonte: www.telesurtv.net

Poi all’improvviso, ieri, durante i festeggiamenti del 1° Maggio, la Festa del Lavoro, Maduro ha platealmente annunciato che sarà costituita una “Assemblea Costituente” per scrivere la nuova costituzione e così pacificare il paese.

Temendo il peggio (e, considerando i precedenti, ne hanno abbastanza motivo) e tenendo conto che nella proposta di Maduro non è previsto affatto un “referendum confermativo” che permetta agli elettori di dire “sì” o “no” alla Costituzione proposta, le forze d’opposizione lo hanno interpretato come un definitivo “colpo di stato” di Nicolas Maduro per ottenere tutto il potere, eliminare gli altri partiti e chiudere la bocca ai media.

Fonte: www.repubblica.it

Risultato? Dallo stesso pomeriggio del 1° Maggio si è scatenato l’inferno nelle strade di Caracas e poi in tutto il paese.
É ormai un vero e proprio scontro fisico tra le forze di polizia e le migliaia di cittadini che sono permanentemente in strada a protestare. O tra questi ultimi e le forze residue dei seguaci di Maduro.

Che cosa può accedere? Riusciranno le autorità ecclesiastiche e calmare gli animi, come si erano prefisse, e a realizzare il piano dell’esilio politico in poche settimane o addirittura pochi giorni?

Perché, a dirla tutta, l’alternativa per evitare la guerra civile sarà quella della “eliminazione fisica” di colui che sta sempre più apparendo come l’ennesimo dittatore sudamericano.

Foto: Juan Barreto, Afp. Fonte: www.repubblica.it

Un omicidio politico sarebbe un pessimo inizio per un nuovo Venezuela. Come si usa dire nella tradizione marinara: “una nave varata nel sangue è destinata a perire nel sangue”.

Ma se Maduro non diventa ragionevole e continua così, temo che qualcosa del genere diventi inevitabile.
E purtroppo le ferite sociali saranno ancora più profonde e difficili da mettere alle spalle.

 

Attenzione a non fare gli stessi errori dell’Italia

Fonte: www.FinanzaOnLine.com

Le ferite socio-politiche non sanate le conoscono bene anche gli italo-venezuelani, che in Venezuela sono oltre 2 milioni. Infatti, buona parte di essi, emigrati negli anni ’50, se non sono tra coloro che hanno una certa età e lo ricordano di persona, appartengono alla generazione successiva, per lo più nata in Venezuela, a cui è stato ben raccontato da genitori, zii e nonni, cosa accadde in Italia subito dopo la caduta del fascismo, la fuga dei nazisti e l’assassino di Mussolini.

Cosa avvenne? In una situazione che aveva vissuto solo di violenza e che con la violenza era stata risolta, perfino con l’assassinio “a fin di bene”, quale poteva essere l’unico modus operandi considerato “vincente”? E quale poteva essere la “forma mentis” dominante?

Fonte: AP, Ariana-Cubillos

Fatto sta che ognuna delle fazioni (comunisti, socialisti, cristiani, repubblicani, ecc., ecc.) che facevano parte della Resistenza italiana pensava d’essere la migliore scelta per il paese e, ovviamente, si credeva in diritto di prendere in mano il paese. Le differenti visioni politiche, le diverse appartenenze, che erano rimaste sopite fintanto che avevano un nemico comune da sconfiggere, sono venute tutte a galla, esplodendo con una violenza che è una delle pagine più vergognose della Storia italiana e di cui, proprio per questo, si cerca di non parlare.

Fonte: it.wikipedia.org

Stragi di innocenti, vere e proprie epurazioni e vendette, collettive e personali, fosse comuni per celare i misfatti, commessi in quei mesi, nascosti anche per decenni e che ancora oggi stentano a venire a galla.

Figlie proprio di quello scontro ancora non sanato, molte delle forze politiche italiane sono da allora fin troppo litigiose e, nonostante siano passati oltre 70 anni, si comportano ancora oggi più come fazioni le une contro le altre armate che vedono nell’avversario politico un “nemico” da sconfiggere/annichilire/epurare/eliminare, quasi come in una vera e propria “guerra civile” virtuale, alle volte neanche tanto “virtuale”.

Foto: newfotosud, R.Esposito- Fonte: leggo.it

È come se rifiutassero il fatto che, dopotutto, sono concittadini dello stesso paese.

In una sana POLITICA (che letteralmente significa: “etica della polis”, inteso che “polis” sta per l’insieme dei cittadini) quel che conta è il bene del paese e specialmente dei suoi cittadini. Pertanto, anche se vi sono diversi gruppi che possono avere visioni diverse, si suppone che essi si rispettino a vicenda. La vittoria delle elezioni non è una conquista a tutti costi del potere, non consiste nella soddisfazione di abbattere gli odiati nemici, bensì consiste semplicemente nel prendersi la responsabilità di governare, e, da persone sagge, che conoscono la fallibilità e le debolezze della natura umana, coloro che governano dovrebbero perfino chiedere alle opposizioni di bacchettarli se fanno errori.

Invece, le forze politiche italiane ancora oggi si combattono al limite dell’irragionevole e con sempre meno considerazione per le conseguenze sul paese e sui suoi cittadini.
Se vince l’altro, si fa di tutto per non consentitgli di governare ed ogni mezzo, anche il più sporco e vile, diventa lecito.

Il risultato di ciò è che da oltre 70 anni i partiti sono stati trasformati in bande armate di veleno politico e tengono il paese sotto scacco e lo stanno precipitando sempre più nei guai.

Tutta questa merda parte dal sanguinario inizio della nostra repubblica di cui nessuno si è mai preso la responsabilità, pur essendo tutti responsabili. Un trauma ed uno psicodramma di cui noi italiani siamo ancora prigionieri.

ROMA SCONTRI PIAZZA NAVONA – Fotografo: BENVEGNù-GUAITOLI-LANNUTTI

Con l’odio e sull’odio non si costruisce nulla. La confessione, l’innegabile consapevolezza che nessuno si può sentire innocente e, perciò, il PERDONO, reciproco… ma anche verso se stessi, insieme alla sincera volontà di evitare gli stessi errori: queste sono le uniche medicine.

Ecco perché ho ricordato i più fulgidi esempi nella Storia recente di una cura risolutiva alle nefandezze umane, come in India dove, grazie agli insegnament del Mahatma Gandhi, nessuno odia più gli inglesi; ed ancor più in Sudafrica, dove l’intelligenza e la saggezza di Nelson Mandela ha convinto tutti a voltare pagina e vivere come UN Popolo, libero dall’odio.

Ne tengano conto i venezuelani. Noi italiani auguriamo loro di non fare i nostri stessi errori.
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Guido De Simone
Redattore di PLANET360.info e Presidente del Comitato italiano per le Primarie Aperte

“Gente del mondo, aiutateci!” Firmato “Venezuela” обновлено: maggio 24, 2017 автором: Guido De Simone

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