Edirne, a cavallo tra Balcani e Turchia profonda

Molti sono i turisti che possono dire di aver visitato Santa Sofia, di aver passeggiato per i corridoi del Palazzo del Topkapı o di aver fatto una crociera sul Bosforo al tramonto; ma Edirne, finora, è rimasta sostanzialmente al riparo dalle grandi rotte turistiche.

Edirne

Il viaggio in autobus da İstanbul dura tre ore – sebbene il servizio, gestito dalla Metro (https://www.metroturizm.com.tr/#), sia di ottima qualità – e la scarsa diffusione dell’inglese al di fuori dei luoghi turistici non è certo d’aiuto. Eppure, in virtù del suo interessante patrimonio culturale e dei suoi ancor più notevoli trascorsi storici, la città resta un’ottima destinazione per una gita di un giorno dalla città sul Bosforo. Fondata nel II secolo dall’imperatore romano Adriano, da cui il nome usato fino al 1928, Adrianopoli sarebbe in seguito diventata, a detta dello storico John Keegan, “il luogo più conteso della terra”. In virtù della sua posizione strategica al centro della Tracia, infatti, la città è stata teatro di non meno di 17 battaglie, da quella tra Goti e Romani del 378 ai numerosi scontri tra Bulgari e Bizantini per il predominio sui Balcani e sul mondo ortodosso, fino alla definitiva conquista ottomana nel 1362.

A seguito della conquista ottomana, Adrianopoli sostituì Bursa come capitale dell’Impero della Sublime Porta, e in quest’epoca fu arricchita con un palazzo imperiale e numerose moschee. Il Palazzo Imperiale è stato quasi interamente distrutto, vittima delle numerose guerre di cui la città è stata teatro; ma le moschee sopravvivono, e non mancano di stupire anche chi ha visitato le ben più blasonate moschee di Istanbul. Il capolavoro della città resta però la Moschea Selimiye, risalente a un’epoca in cui Adrianopoli aveva ceduto a Costantinopoli lo scettro di capitale dell’Impero da ormai più di un secolo. L’opera, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2011, è stata progettata da Mimar Sinan, una sorta di Michelangelo dell’architettura ottomana (tra le altre opere si annoverano la Moschea di Solimano di İstanbul e il Ponte di Mehmet Paša Sokolović a Višegrad, in Bosnia, anch’essi dichiarati Patrimonio dell’Umanità).


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Ottoman Way of Life

Eppure, per molti secoli, Adrianopoli ha continuato ad essere un esempio della Ottoman Way of Life, fatta di mosaici etnici e di coesistenza più o meno pacifica tra diverse religioni (seppure in un contesto in cui i Musulmani occupavano una posizione dominante e le altre fedi venivano ufficialmente discriminate). Nel 1905, alla vigilia delle Guerre Balcaniche, la città contava, su ottantamila abitanti, 30.000 Musulmani, 22.000 Greci, 10.000 Bulgari, 4.000 Armeni e 12.000 Ebrei sefarditi, ivi rifugiatisi a seguito della loro espulsione dalla Spagna nel lontano 1492. Oltre alle moschee, la città contava anche una sinagoga, recentemente restaurata, e diverse chiese ortodosse bulgare e greche. In un contesto in cui l’Impero Ottomano era vicino allo sfaldamento, però, Adrianopoli fu oggetto degli appetiti di Bulgari e Greci, entrambi desiderosi di riportare in vita passate glorie imperiali. Anche per questo i vent’anni successivi sarebbero stati decisivi per il futuro della città, che fu invasa più volte e vide l’espulsione delle componenti bulgara e greca dopo il fallimento delle rispettive occupazioni.

Edirne, non più Adrianopoli, è ormai una città pienamente turca e musulmana, ma ancora oggi mostra un carattere più balcanico che anatolico. Le donne velate sono molte di meno che a İstanbul, e trovare un chador o un niqab, ossia le tuniche nere che lasciano scoperti rispettivamente il volto e gli occhi, è quasi impossibile. Allo stesso modo, i ristoranti e i locali in cui si beve birra sono molto frequenti (a İstanbul, che pure non è Riyadh, essi sono una minoranza persino sulla centralissima İstiklal Caddesi), e la fisionomia prevalente non è mediterranea o asiatica, bensì balcanica. Anche dal punto di vista politico, Edirne si distanzia sensibilmente dalla media turca. Se nel novembre del 2015, alle ultime elezioni parlamentari, in Turchia l’AKP di Erdoğan ha ottenuto il 49,5% dei voti mentre il CHP, il partito di centrosinistra di ispirazione laica e kemalista, si è fermato al 25,3%, a Edirne il CHP ha superato il 55% e l’AKP è un partito d’opposizione.

Alla mente si affaccia l’inevitabile sospetto che gli Adrianopolitani, o almeno la maggior parte di loro, siano di fatto dei Musulmani balcanici, convertitisi in epoca ottomana e ancora fortemente legati ad alcune consuetudini preislamiche. Nei Balcani, dopotutto, la religione, come noto, è spesso poco più di un marchio identitario, un’adesione determinata dalla convenzione piuttosto che dalla convinzione. Una visita di una giornata, ovviamente, è troppo poco per dimostrarlo, ma il particolare percorso storico della città, tradizionalmente greca, a lungo bulgara e spettatrice negli anni Dieci e Venti del secolo scorso dell’arrivo di numerosi Musulmani espulsi dalla Grecia o dalla Bulgaria, rende quest’ipotesi tutt’altro che improbabile. Edirne, però, non è Sarajevo o Tirana, e anche un visitatore “mordi e fuggi” come il sottoscritto non tarderà ad accorgersene. La Köfteci Osman, nei pressi della Moschea Selimiye, è uno dei ristoranti più frequentati della città. Occupa due piani, e trovare posto all’ora di pranzo può non essere facile. Alle quattro del pomeriggio il locale era mezzo vuoto, e quindi di questi problemi non ne abbiamo avuti. Forse immaginando di non essere in Turchia, ma in un qualsiasi paese della Bosnia-Erzegovina, chiedo di poter accompagnare il mio piatto di köfte (una sorta di hamburger di vitello diffusa in Turchia) con un boccale di Efes. La risposta del cameriere, però, non lascia spazio alle illusioni: “Non vendiamo alcolici”.

Giuseppe Cappelluti

* Nato a Monopoli (BA) nel 1989, vive e lavora in Turchia. Laureato magistrale in Lingue Moderne per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, ha recentemente conseguito un Master in Relazioni Internazionali d’Impresa: Italia – Russia presso l’Università di Bologna. Pubblicista dal 2013, nel corso della sua attività si è occupato di tematiche storiche, sociali ed economiche relative soprattutto all’area eurasiatica. Collabora con Eurasia e con Planet360.info.

Edirne, a cavallo tra Balcani e Turchia profonda обновлено: ottobre 11, 2016 автором: Giuseppe Cappelluti

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