Ma che diavolo sta accadendo in America?!

Le notizie si accavallano e fanno temere qualcosa di veramente grave: la “democrazia più evoluta nel mondo” sembra essere sull’orlo di una crisi istituzionale senza precedenti, quasi isterica… E forse anche peggio, come accadrebbe se gli USA cadessero in balia di una totale instabilità politica o di una guerra civile.

Il prossimo cruciale appuntamento ora è la Cerimonia del Giuramento del nuovo Presidente eletto degli USA, Donald Trump. Un evento che si annuncia come tutt’altro che pacifico.

di Guido De Simone

Le notizie che arrivano dagli Stati Uniti cominciano veramente a far preoccupare il mondo intero. Quella che dovrebbe essere la “democrazia più evoluta nel mondo” sembra essere sull’orlo di una crisi istituzionale isterica e senza precedenti… E forse anche peggio, come accadrebbe se gli USA cadessero in balia di una totale instabilità politica o di una guerra civile.

Tutti, anche coloro che non lo dicono esplicitamente, sperano che non accada nulla di traumatico e disastroso. L’evento che sembra diventato un obiettivo di chi vuole buttare all’aria i principi democratici sembra sia la cerimonia del giuramento del neo-eletto presidente, venerdì 20 gennaio 2017, at noon (US East Coast Time, 18:00 in Central Europe), atto con cui Donald Trump entrerà ufficialmente in carica… tra poche ore.

Forse ci si sta preoccupando troppo… o no?

NOTA: Vi faccio notare che, per completezza di informazione in merito a quanto riporto, troverete annotate al termine di questo articolo una serie di link a pagine web contenenti le fonti delle informazioni che ho rintracciato, così che ciascuno di voi sia in grado di verificarle di persona.

Alcuni personaggi (e neanche poco accreditati) paventano una specie di “colpo di stato” o anche peggio.

Alcune notizie ed informazioni poco pubblicizzate ma che da qualche mese si stanno diffondendo in rete, e che col tempo hanno trovato qualche riscontro, danno l’allarme sul fatto che già da qualche tempo le forze di polizia in tutti gli Stati Uniti vengono addestrate specificamente per sedare vere e proprie rivolte.

Inoltre, è stata denunciata l’ipotesi che in vari angoli del paese siano stati creati dei “luoghi di detenzione non ufficiali”. trasformando alcuni grandi capannoni grazie a lavori sui cui fini reali sono stati tenuti all’oscuro perfino le ditte e gli operai che li hanno eseguiti, tra i quali però qualcuno ha cominciato ad avere dei sospetti e a descrivere i fatti in rete. La cosa da notare è che gli stessi dettagli sono stati descritti da molti in varie località del paese, cosa che sembra andare un po’ troppo al di là delle mere coincidenze. Perciò, comincia ad essere difficile pensare ad una delle classiche bufale che girano in rete, ingigantite dalla credulità popolare.

Qualche commentatore ha cercato di spiegare che tali ipotesi e sospetti sono prettamente paranoici e sono per lo più dovuti alla dilagante insoddisfazione ed alla rabbia e paura che stanno opprimendo buona parte della popolazione degli Stati Uniti, la stessa popolazione in difficoltà che, dopotutto, ha fatto vincere Donald Trump.

In effetti, nonostante siamo quotidianamente bombardati dalla propaganda ufficiale americana, i dati della realtà sono i seguenti: ben il 40% della popolazione (130 milioni di persone) è ormai sulla soglia della povertà conclamata. I dati enfaticamente ottimistici diffusi dal governo uscente sulla “crescente occupazione”: «… mai così alta!», evidentemente sembrano non tenere in conto (… o ipocritamente sottaccere) il fatto che la maggioranza dei cosiddetti “nuovi posti di lavoro” sono pesantemente sottopagati ed incerti e vi sono costretti coloro che un lavoro decente e ben pagato lo hanno ormai perso e non lo trovavano più da anni, perdendo poi anche la casa, ed i cui nuclei familiari non arrivano a fine mese. La crisi finanziaria ed immobiliare del 2008, se qualcuno non lo avesse capito, ha letteralmente messo in ginocchio e fatto sparire la mitica “classe media americana”.

Photo: julianadragoness.hubpages.com

Quindi, come si giustifica questa tendenza ad addestrare la polizia per sedare delle rivolte “annunciate”?

Forse questa strategia iper-difensiva si basa sull’ipotesi che la popolazione americana non ce la faccia più e che la ribellione esploda da un momento all’altro?

Oppure, questo allarmismo è motivato anche dal fatto che la reiterata ed inflessibile difesa ad oltranza del secondo emendamento, che dà a tutti il diritto a possedere un’arma (guarda caso, promossa e sponsorizzata da una delle più potenti e pericolose lobbies del paese, quella dei produttori di armi), ha suggerito al governo che fosse probabile una vera e propria ribellione armata?

Per capire cosa quest’ultimo punto significa in concreto, basta passare il confine tra il Canada e gli Stati Uniti. Pur essendoci sostanzialmente la stessa gente, gli stessi panorami e lo stesso tessuto urbano, sembra di passare da un incubo ad un paradiso.

Negli Stati Uniti, la polizia è terrorizzata, al limite della paranoia, dal timore che chiunque possa avere un arma e tirarla fuori, al punto che, se qualcuno fa l’errore di mettere una mano in tasca per prendere un documento senza averlo prima concordato con il poliziotto che gli sta di fronte o alle spalle, rischia di morire sotto il fuoco isterico di poliziotti che ne hanno viste di tutti i colori.

In Canada, la polizia è più sereno e ha pochi motivi per arrivare a tali atteggiamenti. In sostanza, negli Stati Uniti è come essere in una “zona di guerra”, in Canada, si vive bene e senza tutte queste paure e paranoie.

La differenza? Una regola costituzionale, una semplice regola anacronistica. Difesa da chi lo presenta al popolo americano come un principio fondamentale e uno delle loro principali libertà, ma in realtà voluta da chi ha solo tutto l’interesse ad ottenere che la gente comune in America sia abituata a vivere in un’atmosfera di guerra e, quindi, sia pronta ad andare in guerra in ogni parte nel mondo… Ops, la stessa strategia di ISIS. Ma probabilmente è solo un caso.

Quello che è certo è che chi ha paura di una “ribellione” popolare sono coloro che ci rimetterebbero, cioè i potenti, che lo sono sempre stati e che il paese ed i suoi abitanti li hanno sempre sfruttati, nonché quella minoranza che li supporta per convenienza, cioè le poche persone che vivono nel benessere e che, non a caso, sono diventate ancor più ricche proprio acquisendo i beni di chi li ha persi a causa della crisi.

Questo, dunque, dovrebbe giustificare chi sta istruendo la polizia a sedare le rivolte? La violenza non può mai essere giustificata, ne’ da parte di chi la usa per ribellarsi ad un sopruso e all’ingiustizia, ma tanto meno da parte di chi di quel sopruso ed ingiustizia è autore e responsabile.

Per parlare chiaro, non è giustificato Assad, non era giustificato Saddam Hussein o Gheddafi, e così via… ma ancor più non è giustificato chi poi va lì e cerca di destituire costoro con altrettanta o peggiore violenza… e magari senza prove.

Il guaio è che nel caso degli Stati Uniti non parliamo di un paesello sottosviluppato, insignificante e ben poco pericoloso. Quella che sembra a rischio del caos è la più grande potenza mondiale e la più grossa concentrazione di armi nucleari, la quale può anche schierare anche il più grande, potente e pervasivo esercito del pianeta.

Questo aspetto dovrebbero ricordarselo quelli che danno addosso a Putin ogni giorno, facendo finta ipocritamente di dimenticare o vivendo nell’imperdonabile ignoranza di cosa accadrebbe se non ci fosse uno come Putin a tenere a bada i tanti “guasconi” (generali, politicanti, mafiosi e trafficanti d’ogni risma) che scalpitano in Russia e che non vedono l’ora di poter mettere le mani non solo sul petrolio russo, ma anche sull’altro immenso arsenale nucleare che minaccia il pianeta e l’umanità intera e poi atteggiarsi a “padroni del mondo”, tenendolo sotto ricatto, o terrorizzando tutti con un uso incosciente e cinico di tali armi per far vedere che non scherzano affatto, oppure facendone un letale mercimonio a disposizione di tutti gli stronzi ed i pazzi del mondo.

Se fossi nei panni dei potenti del mondo, preferiei sostenere un Putin, anche se non amo tutto quello che fa. Ma così otterrei che ascolti i miei suggerimenti per far evolvere democraticamente la situazione nel suo paese (dal momento che lui non è eterno), e il suo aiuto quando fosse necessario. “Oriens Medius Docet” (Il Medio Oriente insegna).

Ora, immaginassero quegli stessi critici cosa accadrebbe se gli Stati Uniti non avessero più un governo democratico.

Inoltre, gli Stati Uniti sono quel paese che, qualora il suo sistema finanziario andasse a gambe all’aria, trascinerebbe nel baratro tutto il resto del mondo, visto che la quasi totalità del sistema finanziario mondiale è ormai condizionato (molti esperti direbbero “infettato”) dal virus “dollaro”, cosa che ha consentito agli USA un dominio incontrastato per decenni grazie a tale di pervasiva politica monetaria.

Ed ultimamente stanno prendendo forza i propugnatori americani della valuta virtuale, che vogliono eliminare il denaro stampato, il contante, per meglio controllare tutto e tutti… con la scusa ufficiale che così si eliminano traffici illeciti e corruzione… ma senza aggiungere che se tale “sistema” cadesse nelle mani sbagliate, si realizzerebbe un incubo ben peggiore di quello descritto da Orwell nel suo “Il Grande Fratello”. L’appetito di certa gentaglia non si ferma mai.

Se qualcuno non lo sapesse, i primi passi di tutto ciò è quanto è appena accaduto poche settimane fa.

Annunciato, senza alcun preavviso, il 9 novembre, e con l’ultimo termine il 31 dicembre 2016, il governo indiano ha dichiarato “fuori corso” tutte le banconote di maggior valore nominale (500 e 1.000 Rupie). Questo è chiaramente avvenuto su iniziativa e a seguito del “saggio suggerimento” dell’agenzia governativa americana USAID, che sta “casualmente” promuovendo al tempo stesso il proprio sistema di pagamento elettronico … Sta di fatto che tale iniziativa ha letteralmente sconvolto l’intera economia del paese (dove il 97% delle transazioni sono in contanti e con solo il 45% delle persone in grado di avere un conto bancario) ed ha precipitato i più vulnerabili nella povertà.

Il governo indiano ha annunciato che in realtà nuove banconote (500 e 2.000 rupie) sono destinate ad essere presto stampate ed immesse sul mercato, ma intanto il disastro è diventata l’unica realtà.

Un’altra operazione, senza troppi scrupoli per chi ci rimetteva (e perfino un ragazzino avrebbe potuto prevedere tale risultato), condotta stavolta dai poteri finanziari americani?

E cosa dire dello strapotere del sistema americano su Internet? Cosa accadrebbe se i server americani fossero improvvisamente sotto il controllo di forze tutt’altro che democratiche?

Perché, non vogliamo parlare del sistema mediatico? Tra i link che vi metto a disposizione ne troverete alcuni che denunciano lo strapotere degli americani sui media nel mondo e, tramite essi, sui sistemi politici locali.

Basta vedere quali giornali e canali TV nel mondo si stanno palesemente schierando in questo momento contro la presidenza Trump, facendo passare il messaggio che sarebbe perfino “giusto” ostacolarla o addirittura farla fuori! In barba ad ogni principio democratico.

I veri democratici non buttano all’aria il tavolo istericamente, bensì accettano la sconfitta e si battono lucidamente, grazie ad una forte ma leale opposizione, così da preparare la vittoria la prossima volta.

Pertanto, quanto è accaduto negli Stati Uniti in questi mesi e quello che si prospetta all’orizzonte nei prossimi giorni e mesi comincia a creare non pochi timori nel mondo.

Ci si augura che Donald Trump, al di là delle pesanti dichiarazioni sbattute sul tavolo della campagna elettorale, sia in realtà più propenso ad un atteggiamento forte e deciso (e per controbattere la crisi che ha messo in ginocchio il suo paese, ad essere onesti, non potrebbe farne a meno), ma sufficientemente moderato e non troppo aggressivo nei confronti del resto del mondo, evitando che la corsa al recupero economico degli USA non diventi un incubo per tutto il resto del pianeta. Per esempio, non rigettando l’accordo per contenere il riscaldamento globale raggiunto l’anno scorso a Parigi, così da poter tornare ad aumentare l’inquinamento per produrre a basso costo, con le prevedibili conseguenze che rischierebbe tutto il mondo. Ne’ diventando uno schiacciasassi che mette in ginocchio le altre economie. E così via.

Però, quella che fa più paura è l’ipotesi che qualcuno si senta in diritto di sbattere fuori il neo-presidente dalla Stanza Ovale, magari prima ancora che possa entrarci (e le manovre organizzate dalla CIA ci autorizza a sollevare non pochi dubbi su chi sia il vero datore per cui la CIA lavora). O che, ancor peggio, lo si faccia letteralmente fuori.

Dopotutto, non è quello che è già successo nel caso del Presidente John Fitzgerald Kennedy? Il Presidente americano che, infatti, dava palesemente fastidio alla stessa tipologia di personaggi a cui Trump sembra dare sui nervi oggi.

E sì, sono sempre coloro che vogliono un’altra volta precipitare il mondo in uno stato permanente di GUERRA, quanto meno una “FREDDA”, così da giustificare una nuova corsa agli armamenti e i conseguenti milioni di miliardi di dollari che incasserebbero dalla vendita di armi in tutto il mondo ed in casa propria… Tanto i dollari americani non mancano mai, perché la Federal Reserve fa sempre in tempo a stamparne tutti quelli di cui gli “interessi americani” hanno bisogno. Giusto?

Da oltre 200 anni le lobby delle armi e quella finanziaria propongono la guerra come il più logico mezzo per il recupero della crescita economica degli Stati Uniti, nel nome dei più cinici tra i soliti “interessi americani” (che sono tutto meno che nell’interesse del popolo americano) ed allettando il governo con l’attraente prospettiva di ricreare milioni di posti di lavoro: insomma, un abile ricatto, senza mezzi termini, sfruttando la situazione di merda in cui spesso quegli stessi poteri hanno prima messo il popolo americano… la pesante crisi finanziaria in vigore dal 2008 è solo l’ultimo esempio nel tempo.

Quello che fa più pena è come negli Stati Uniti perfino alcuni dei politici più avveduti e democratici stiano abboccando a questa astuta forma di ricatto psicologico.

Alcuni di essi, evidentemente ormai pienamente convinti che la vittoria di un personaggio come Trump non sia assolutamente “accettabile”, sono pronti a dimenticarsi tutti i principi costituzionali e democratici per cui si sono battuti e di cui sono stati fieri difensori. E stanno addirittura incitando alla “rivolta”.

Ma quel che è peggio è che non hanno ancora capito che stanno diventando i capri espiatori di chi sta veramente tirando i fili di questa brutta storia. Infatti, codesti politici stanno di fatto aiutando chi ha suggerito loro che era “un loro dovere reagire in qualunque modo e con qualunque mezzo fosse possibile” e che hanno dato loro la sacra missione di trovare e convincere quanti più seguaci possibili, per farli diventare l’armata che favorisca il cambio della guardia e la “riconquista della democrazia”. E molti, come sciocchi (mi dispiace dirlo), ci sono caduti o ci stanno cadendo, pensando di farlo davvero nel nome della “democrazia”… pensate che paradosso!

Inoltre, ci sono informative inerenti nutriti gruppi di persone a cui sono stati offerte cifre per loro significative (e di questi tempi non è difficile trovare persone con l’acqua alla gola, peraltro alquanto arrabbiate con il “sistema” che le ha abbandonati e messe in ginocchio e che non vedono l’ora di sfogarsi con qualcuno ed essere perfino pagate), affinché si presentino in occasione della cerimonia del giuramento (e magari, se non fosse sufficiente, anche in successive occasioni) per protestare contro l’insediamento di Trump…

… Ma chi impedisce alle stesse persone che tirano i fili di infiltrare, tra le persone convinte d’essere nel giusto o pagate per esserci, un gruppetto di veri esperti della sovversione, che con la loro efficace azione farebbero passare tutti i presenti per dei rivoluzionari che “in nome del popolo” vogliono ribaltare un’elezione appena legalmente compiuta, magari perfino convincendoli, in stile linciaggio, a non fermarsi più?

Qualcuno ha accennato (vedete le fonti in fondo) che tutto ciò assomiglia a quanto accaduto a Piazza Maidan, a Kiev, dove la cosiddetta “rivoluzione arancione”, nella sua versione più violenta, non era affatto quanto volevano i cittadini Ucraini, bensì è stata letteralmente progettata, orchestrata, e “gestita” da un gruppetto ben organizzato che ha istigato tutti i presenti ad una ribellione di tutt’altra natura. Più, c’era un nutrito gruppo di altre persone che erano lì certamente non per scopi ideali, ma perché ben pagate.

A mio parere, questo si chiama “colpo di stato”, ben più astuto e molto più ipocrita di quelli fatti a faccia aperta, perché chi lo guida è dietro le quinte ed è stato tanto abile da manipoalre tutti, facendone le proprie pedine e sfruttando le leve della manipolazione collettiva e la difficoltà di fermare una folla senza controllo, ma in realtà guidata ad arte.

Certo, tutto questo potrebbe non accadere ed il buon senso degli americani, gli stessi che hanno DEMOCRATICAMENTE ed in massa votato alle recenti elezioni di novembre 2016, non permetterà a pochi facinorosi di prenderli in giro ed usarli per i loro scopi, che sono tutto meno che nell’interesse del popolo.

Ma faremmo bene a non sottovalutate quei manipolatori. Sono astuti e molto ben organizzati, almeno fintanto che avranno abbondanza di denaro e potenti amicizie.

Peraltro, qualora il blitz dovesse fallire, costoro potranno sempre accusare platealmente gli unici che sono comparsi pubblicamente, cioè quegli imbecilli di politici che si sono fatti ammaliare dai “buoni” intenti (o dalle loro generose offerte) di chi li ha abbindolati, cascandoci e facendo loro da vassalli.

Così, quei politici saranno alla gogna ed i soliti manipolatori attenderanno una prossima occasione, senza pagare per ciò che hanno fatto.

Ma almeno, se gli americani reagiscono, per il momento saranno stati fermati.

Perciò, sveglia americani, sveglia!

Perché, credetemi, tutto il resto del mondo conta su di voi e spera nel vostro amore per la Democrazia!

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Guido De Simone, Roma

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Ma che diavolo sta accadendo in America?! обновлено: gennaio 20, 2017 автором: Guido De Simone

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